Meleagro () è una tragedia di Euripide oggi perduta, ad eccezione di alcuni frammenti sopravvissutiVentotto in tutto nella classica edizione Snell-Kannicht..

Trama Davanti al palazzo di Oineo, a Calidone, Artemide appare a recitare il prologo:

La dea racconta l’oltraggio che ha subito dal sovrano, reo di essersi dimenticato della divinità durante un’offerta agli deiFrr. 515-516. , per poi esporre al pubblico la punizione che colpirà il re. Artemide, infatti, invia un grande cinghiale, nella cui caccia avrà compimento la sorte sciagurata di Meleagro, insita già nel nomeFr. 517. .

Dopo il prologo, entra il coro, probabilmente formato dalle donne di Calidone. Forse già nel canto d’ingresso viene espressa curiosità per gli eroi radunati; difatti la caccia costituisce l’argomento da cui inizia l’agone, nel quale sono contrapposti Meleagro, Altea e Atalanta. L'eroe, di fronte alle preoccupazioni della madre, che teme per la vita del figlio, ha un tono rassicurante, ma descrive la propria partenza per l’impresa come un’indispensabile prova di valoreFrr. 518-519. , parlando poi sull’ἀρετή femminileFr. 526. e, in particolare, sulla figura di Atalanta, che parteciperà alla caccia. L’eroe ammira l’eroina arcade, con cui potrebbe generare ottimi figliFr. 520 e fr. 527., ma tali affermazioni provocano la dura reazione di Altea, che rifiutaFrr. 521-522. una condotta femminile che vada contro il proprio ruolo. A questo punto, interviene direttamente AtalantaFr. 525., per insistere sul modello positivo del proprio genere di vita, in quanto, benché rifiuti il matrimonio, sarebbe in grado di generare figli migliori rispetto alle altre donne. Di fronte a tali parole, Altea condanna la cacciatriceFr. 528., sentita come una donna che ammanta con belle parole un pessimo comportamento, mentre dovrebbe dedicarsi al tradizionale lavoro femminile della tessituraFr. 528a..

Un messaggero riferisce a Oineo della cacciaFrr. 530-531 + 531a.: presenta il catalogo dei partecipanti all’impresa e riferendo l’accaduto durante la caccia, cioè l’uccisione del cinghiale, la lite per le spoglie e la morte dei Testiadi, cognati di Oineo.

Altea, di fronte a tali eventi, pronuncia un monologo esitante tra la propria funzione di madre e di sorella, fino a quando getta tra le fiamme il tizzoneFr. 538., a cui le Moire avevano legato fin dalla nascita la vita di Meleagro, sull’altare all’entrata del palazzo, circondata da statue di divinitàFr. 539.. La sovrana entra nella reggia, dove si suicida, come viene poi raccontato a Oineo da una vecchia nutriceFrr. 529, 533, 534., che contrappone la luce della vita al buio della morte.

Davanti al re, prostrato per la morte della moglie, giunge un secondo messaggero per informarlo dell’improvvisa sofferenza che ha colpito Meleagro che, sorretto da Tideo e Deianira, giunge moribondo sulla scena dove, dopo essersi scagliato contro la sorteFr. 535., muore davanti agli occhi di Oineo, mostrando, come commenta il coroFr. 536., il rapido mutamento del destino umano.

Atena ex machina conclude il dramma, annunciando gli eventi futuri della casa reale calidonia: infatti si profetizza l'atto di cannibalismo compiuto da Tideo ai danni di MelanippoFr. 537: «Raggiungerà il piacere da cannibale, / strappando dalle fauci sanguinanti / la testa di Melanippo» (trad. A. D'Andria)..

Note

Bibliografia F. Jouan-H. Van Looy (a cura di), Euripide, Tragédies, t. VIII/1, Paris, Les Belles Lettres, 2002.

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