I Tombeaux des Princes, nella forma estesa Tombeaux des Princes, des Grands Capitaines et autres Hommes illustrres qui ont fleuri dans la Grande-Bretagne vers la fin du XVII. & le commencement du XVIII. Siècle (Tombe di principi, di condottieri e altri uomini illustri fioriti in Gran Bretagna verso la fine del XVII secolo e e l'inizio del XVIII), sono una serie di dipinti e incisioni derivate su soggetti concepiti dall'impresario teatrale Owen McSwiny (1676-1754). I dipinti vennero commissionati dall'impresario a diversi pittori attivi a Venezia o Bologna, le incisioni furono realizzate a Parigi sulla base delle copie disegnate in Italia.
Storia e descrizione Owen (o Eugene) McSwiny (o Mac Swiny) era un impresario teatrale irlandese che produceva rappresentazioni di opere italiane nei teatri londinesi di Drury Lane e Haymarket. Nel 1713 oberato dai debiti e divenuto insolvente si trasferì nell'Europa continentale per quasi vent'anni per operare come agente per l'acquisto di opere d'arte per il suo protettore Charles Lennox conte di March ma anche come mercante. Qui viaggiò tra Parigi, i Paesi Bassi e Vienna finché si stabilì in Italia, per lo più a Venezia.
Nel 1720 l'impresario si accordò con il Lennox, che dal 1723 divenne secondo duca di Richmond, per procurargli una serie omogenea di opere destinate ad essere esposte nelle sala da pranzo della residenza ducale di Goodwood House dove rimasero fino alla ristrutturazione in stile Regency del 1790. Il tema generale era la celebrazione dei Whigs attraverso i suoi personaggi non solo i combattenti della "rivoluzione gloriosa" del 1688 ma anche i politici che ne attuarono le modifiche costituzionali e gli intellettuali fioriti nel nuovo ambiente liberale e preilluminista inglese.
McSwiny scelse di commissionare le singole opere a due o tre artisti specializzati rispettivamente nella pittura di figure, di prospettive architettoniche e di paesaggi. Una situazione abbastanza diffusa a Bologna dove l'alleanza tra figuristi e quadraturisti era piuttosto consueta all'inizio del Settecento. Un sistema di collaborazione praticato allora in misura minore anche a Venezia dove furono proprio alcuni artisti veneziani a iniziare la serie nel 1722.
Per quanto gli artisti interpellati fossero abituati alle collaborazioni trovarono i soggetti richiesti dall'irlandese, dall'atteggiamento riservato, piuttosto misteriosi. Questa situazione venne ricordata pochi anni dopo da Giampietro Zanotti:
L'esecuzione prevedeva l'illustrazione una serie di capricci rappresentanti fantasiosi monumenti sepolcrali dedicati ai vari personaggi illustri. Il gusto squisitamente rococò dei pittori li pone comunque lontani dall'apparente sentimento preromantico dei soggetti, lontani dal senso della morte che pervaderà poi i Sepolcri del Foscolo o lElegia del Gray, specialmente nel contorno di piccole figure aggraziate e anche festose. Un sapore non perfettamente consono al gusto inglese tradizionalmente contrario agli eccessi decorativi. E infatti alcuni dipinti vennero rifiutati. Tuttavia l'impresario riuscì invece a venderle a sir William Morice, piuttosto fortunatamente come ricordava Joseph Smith, futuro console inglese a Venezia, e amico di McSwiny, in una lettera del 1729.
Le stampe Per ottenere un maggior guadagno dal ciclo l'irlandese pensò anche di ricavarne una serie di stampe che nel 1734-35 promosse con un opuscolo intitolato To the Ladies and Gentleman of Taste in Great-Britain and Ireland [Alle signore e signori di buon gusto in Gran Bretagna e Irlanda] dove dei 24 soggetti previsti ne prometteva già 15, di cui 8 già disponibili ma ne furono realizzati a stampa solo 11.
Le pubblicazioni prevedevano anche delle pagine introduttive per ogni singola opera che avrebbero dovuto esplicitarne il senso. Alcune rimostranze dei sottoscrittoriÈ nota per esempio la lettera di John Conduitt, sposo di una nipote di Isaac Newton, in cui si lamentava la scarsa intelleggibilità delle opere indussero ad aggiungere un più esteso testo esplicativo stampandolo all'interno degli infolio delle pagine introduttive. In effetti George Vertue ricordava nei suoi appunti che nella dimora dello stesso duca di Richmond i quadri erano esposti accompagnati da un testo che ne spiegava il significato.I disegni per le riproduzioni erano stati affidati a Domenico Maria Fratta, come annunciato dallo Zanotti già nel 1737. Di questi ne sono stati rintracciati solo due, conservati attualmente alla National Gallery di Washington. Le incisioni vennero realizzate a Parigi da un gran numero di calcografi francesi la cui abilità godeva allora di un notevole apprezzamento, tra questi spicca la figura di Charles-Nicolas Cochin il Vecchio. Sempre aa artisti francesi vennero assegnati i bozzetti delle pagine introduttive François Boucher ne disegnò otto, Charles-André van Loo due e l'ornatista Pierre-Josse Perrot un'altra. Non è tuttavia al luogo di incisione che si deve l'uso estensivo della lingua francese quanto allo status socio culturale dei potenziali clienti: per l'élite inglese la cultura francese a quel tempo era vista come un modello di cortesia e istruzione. Le riproduzioni dei dipinti erano incise su lastre grandi ciascuna circa 64 x 44 cm e come d'uso riportavano i nomi dei pittori, degli incisori e dell'unico disegnatore oltre a qualche verso in latino a commento e alla sigla «Mac.S». È da segnalare come McSwiny rivendicasse la propria creatività segnalando i nomi degli artisti solo con «pinx.» (pinxit/pinxerunt) anziché «inv.» (inventavit/inventaverunt) oltre a commettere qualche errore e omissione nel comunicare agli incisori i nomi dei pittori.
Sette serie complete di stampe sono note: alla British Library di Londra, alla Bibliothèque Nationale de France, alla Biblioteca Marciana di Venezia, al Getty Research Institute di Los Angeles, alla New York Public Library e alla Morgan Library di New York che ne possiede due esemplari. Un altro serie completa è andata perduta a Berlino durante la seconda guerra mondiale. Esistono anche alcune stampe isolate sparse in qualche collezione.Basandosi su una nota manoscritta sul frontespizio calcografico dell'esemplare della BnF e a quella espressa a stampa nel frontespizio invece tipografico di altri esemplari, come quello della British Library, furono stampate in parte probabilmente a Parigi nel 1737 e ristampate a Londra nel 1741.. Anche le esecuzioni delle incisioni introduttive furono curate con attenzione da McSwiny segnalando le simbologie, per lo più basate sulla Iconologia di Cesare Ripa, atte ad evocare appropriatamente la personalità del dedicatario. Per la sua complessità vale la pena descrivere quella per la tomba allegorica di John Locke, Robert Boyle e Thomas Sydenham dove in una complessa struttura dominata da una piramide, simbolo dell'eternità, con la dedica REIPUBLICAE LITERARIAE TRIUMVIRIS BOYLEO, LOCKIO ET SYDENHAMIO (ai triumviri della repubblica delle lettere…). A sinistra sopra un alto piedistallo sono due statue allegoriche: una, la medicina di Sydenham, sostiene un gallo e reca un bastone su cui si avvolge un serpente; l'altra, la filosofia di Locke, porta uno scettro e dei libri, volge lo sguardo al cielo ed è coronata da un'aureola di stelle. Un trattamento diverso he l'omaggio a Boyle, indefesso propugnatore della ricerca empirica, rappresentato da una figura muscolosa che in una caverna alimenta il fuoco con un mantice affiancato da alcuni alambicchi. Alcuni elementi patriottici integrano l'immagine: l'urna che sormonta la piramide con l'elmo ed il drago del patrono inglese San Giorgio e in basso il leone britannico ruggisce minaccioso.
Non è chiaro il motivo per cui McSwiny dovette interrompere la pubblicazione della serie. È stato supposto uno scarso successo tra il pubblico dovuto al suo barocchismo lontano dal gusto inglese già tendente al classico, tuttavia la sopravvivenza di sette serie complete, sufficientemente alta per delle stampe antiche, fa invece supporre una discreta diffusione. Certamente l'irlandese non era molto oculato negli investimenti e potrebbe essersi trovato nuovamente insolvente. Un'altra ipotesi fa risalire la cessazione alla riduzione del prestigio dei Whigs, ai cui personaggi il complesso dell'opera era dedicato.
Opere rintracciate Dei 24 dipinti annunciati ne sono stati rintracciati 20, tra originali o copie, alcuni poco documentati.
Tomba allegorica di John Somers lord cancelliere d'Inghilterra Giambattista Piazzetta (figurista), Antonio Canal (prospettive), Giambattista Cimaroli (paesaggista), 1722 circa, olio su tela, 218,5x142,2 cm, Londra, Victoria and Albert Museum. Copia nella collezione Hinton Ampner, Hampshire.
Nel capriccio rovinistico due vescovi, uno portato su di un trono da alcuni religiosi, a sinistra della vasca sotto l'urna fanno forse riferimento a quando Somers sostenne legalmente i sette vescovi che si opponevano alla «Dichiarazione di indulgenza» per re Giacomo II. Il soldato galante, le fanciulle e le figure a destra sono probabilmente un divertissement. Il manto con la mazza ed il cuscino a terra fanno riferimento all'autorità di Lord Cancelliere del Somers. Alla sommità del monumento stanno le statue allegoriche della Giustizia e della Pace. Non è stato pubblicato tra le incisioni.
Tomba allegorica del primo duca di Devonshire Sebastiano Ricci (figurista), Marco Ricci (prospettive e paesaggista), 1725, olio su tela, 217,8x138,4 cm, Birmingham, Barber Institute of Fine Art.
Il dipinto fonde insieme le figure tardo barocche di Sebastiano con le fresche e luminose vedute immaginate tipiche della maturità di Marco. Non è stato pubblicato tra le incisioni.
Tomba allegorica dell'ammiraglio sir Cloudesly Shovell Sebastiano Ricci (figurista), Marco Ricci (prospettive e paesaggista), 1726 circa, olio su tela, 222,1x158,8 cm, Washington, National Gallery of Art.
Come nel dipinto per il Devonshire si fondono insieme le figure tardo barocche di Sebastiano con le fresche e luminose vedute immaginate tipiche della maturità di Marco. L'opera fu riprodotta a stampa da Jacques Tardieu, accompagnata dai versi «O Nimium coelo et pelago confise sereno» (O, fidatoti troppo del cielo e del mare sereno, Virgilio, Eneide, libro V, 870) la tavola introduttiva fu disegnata da Boucher ed incisa sempre dal Tardieu.
Tomba allegorica di Charles Sackville, 6º conte di Dorset Giambattista Pittoni (figurista), Pietro Paltronieri il Mirandolese (prospettico), Giambattista Cimaroli (paesaggista), 1726 circa, olio su tela, 220x140,25 cm, ubicazione ignota. Una copia di dimensioni ridotte e in grisaille era alla Cassa di risparmio di Venezia.
Le aggraziate figure del Pittoni si propongono con un gusto pienamente rococò mentre le architetture del Mirandolese ripetono il suo consueto repertorio classicheggiante.
La tavola di riproduzione fu incisa da Nicolas Dauphin de Beauvais e riporta i versi «Quem, Tu Dea, tempore in omni, Omnibus Ornatum voluisti excellere rebus» (Che tu, o dea, in ogni occasione hai voluto si distinguesse dotato di tutte le qualità. – Lucrezio, De Rerum Natura, 1, 26-27). La tavola introduttiva disegnata dal Boucher ed incisa da Michel Aubert.
Tomba allegorica dell'arcivescovo Tillotson Giambattista Pittoni (figurista), Antonio Canal (prospettico), Giambattista Cimaroli (paesaggista), 1722-1726, olio su tela, 218x138 cm, Liverpool, collezione privata?. Una copia è (o era nel 1977) in una collezione privata londinese, un'altra di dimensioni ridotte (80x53 cm) e in grisaille è al Louvre.
Nell'usuale capriccio rovinistico la statua della Carità domina il monumento, più in basso sono le statue sedute dalla Fede e della Speranza. Alla base è un altare con appoggiati un libro e gli episcopali pastorale e mitria. Dalle architetture dello sfondo traspare l'influenza di Marco Ricci sul giovane Canaletto. Le figure del Pittoni, finite quattro anni dopo il lavoro degli altri pittori, rivelano la sua maturazione ormai pienamente rococo.