La battaglia di Rostov del 1942 si svolse nella fase iniziale dell'operazione Blu, la seconda grande offensiva sferrata il 28 giugno 1942 dalla Wehrmacht tedesca sul Fronte orientale durante la seconda guerra mondiale, dalla quale Adolf Hitler si attendeva la vittoria decisiva e il crollo definitivo dell'Unione Sovietica.
Dopo l'esito deludente della prima fase dell'operazione Blu, Hitler a partire dal 15 luglio 1942 decise di improvvisare una grande manovra di accerchiamento intorno all'importante centro strategico di Rostov sul Don con l'obiettivo di distruggere un gran numero di armate sovietiche in ritirata; la manovra non raggiunse il successo sperato dal Führer: Rostov venne occupata entro il 25 luglio 1942 e i tedeschi conquistarono preziose teste di ponte sul fiume Don da dove nelle settimane seguenti poterono avanzare verso il Caucaso, ma i sovietici riuscirono a sfuggire all'accerchiamento e ripiegarono in salvo verso sud.
La manovra di Rostov in conclusione fece perdere tempo ai tedeschi e frammentò le loro forze che furono disperse su un fronte troppo vasto contrariamente ai piani originari studiati dall'alto comando della Wehrmacht.
Storia L'operazione Blu
Dopo il fallimento finale dell'operazione Barbarossa, la Wehrmacht tedesca aveva subito, durante i lunghi e freddi mesi invernali del 1941-1942, le continue controffensive dell'Armata Rossa che, pur non raggiungendo un risultato decisivo, avevano messo in grande difficoltà i tedeschi che erano stati costretti ad abbandonare molte posizioni avanzate in tutti i settori del Fronte orientale, tra cui, nel dicembre 1941 l'importante città di Rostov sul Don che veniva considerata la "porta del Caucaso". Adolf Hitler tuttavia non aveva dato segni di cedimento e al contrario aveva deciso di sferrare, con l'arrivo dei mesi caldi dell'estate 1942, una nuova grande offensiva generale in Russia..
A partire dal 28 giugno 1942 le forze della Wehrmacht schierate nel settore meridionale del Fronte orientale avevano quindi dato inizio all'operazione Blu, la grande offensiva generale da cui Hitler si attendeva una decisiva vittoria militare e la conquista delle regioni strategiche del Caucaso e di Stalingrado, ritenute essenziali anche per ottenere importanti risorse economiche indispensabili per la macchina bellica della Germania nazista.. Nonostante impressionanti vittorie iniziali sul Donec e sull'Oskol da parte dell'ala settentrionale del Gruppo d'armate Sud del feldmaresciallo Fedor von Bock, le prime settimane dell'offensiva tedesca non raggiunsero i risultati attesi; Stalin e il comando supremo dell'Armata Rossa riuscirono a rafforzare il settore di Voronež che bloccò per molti giorni i reparti meccanizzati tedeschi, e furono anche in grado di ritirare il grosso delle truppe del "Fronte Sud-occidentale" del maresciallo Semën Timošenko verso est, evitando accerchiamenti catastrofici...
Deluso dai risultati raggiunti e irritato dall'atteggiamento ritenuto ostruzionistico del feldmaresciallo von Bock, Adolf Hitler decise il 13 luglio 1942 di cambiare completamente la pianificazione strategica prevista per la seconda fase dell'operazione Blu; ritenendo che la ritirata sovietica evidenziasse soprattutto un cedimento del morale del nemico e fosse un segno di dissoluzione della capacità di resistenza sovietica, il Führer decise di accelerare le operazioni e riorganizzare il suo schieramento per avanzare contemporaneamente verso il medio corso del Don e Stalingrado, e il basso corso del Don a Rostov e il Caucaso.. Egli inoltre sciolse il Gruppo d'armate Sud e rimosse il feldmaresciallo von Bock che venne sostituito dal generale Maximilian von Weichs che prese il comando dell'ala settentrionale del vecchio Gruppo d'armate Sud, con la denominazione di Gruppo d'armate B; l'ala meridionale prese invece la denominazione di Gruppo d'armate A al comando del feldmaresciallo Wilhelm List..
La disastrosa ritirata del "Fronte Sud-occidentale" del maresciallo Timošenko verso est aveva scoperto completamente l'ala destra delle armate del "Fronte Meridionale" del generale Rodion Malinovskij che rischiavano di essere tagliate fuori da una possibile manovra tedesca sulle linee di comunicazione; la pericolosa situazione strategica rendeva quindi inevitabile il ripiegamento verso il basso corso del Don per cercare di coprire di accessi ai ponti di Rostov che avrebbero aperto al nemico la direzione del Caucaso. In questa fase in realtà nonostante la delusione dei generali tedeschi, la situazione generale dell'Unione Sovietica era veramente critica; Stalin non aveva perso la sua determinazione e incitava continuamente i suoi generali a rafforzare la resistenza e mantenere il controllo delle truppe; fin dal 12 luglio l'alto comando sovietico sciolse il vecchio "Fronte Sud-occidentale" e costituì il nuovo "Fronte di Stalingrado", al momento lasciando al comando il maresciallo Timošenko, per sbarrare a tutti i costi la strada per Stalingrado..
Nonostante le delusioni della prima fase dell'operazione Blau, Adolf Hitler, la maggior parte dei generali tedeschi e in parte anche il capo di stato maggiore dell'esercito, generale Franz Halder, ritenevano che le forze sovietiche schierate nel settore meridionale del fronte orientale fossero vicine alla disintegrazione e alla sconfitta definitiva; l'alto comando tedesco quindi riteneva essenziale avanzare con la massima rapidità per distruggere le forze nemiche in fase di ripiegamento. I piani prevedevano che, mentre la 6. Armee del generale Friedrich Paulus avrebbe puntato direttamente sulla grande ansa del Don e poi su Stalingrado, le forze corazzate principali, raggruppate nella 1. Panzerarmee del generale Ewald von Kleist e nella 4. Panzerarmee del generale Hermann Hoth, avrebbero organizzato una grande manovra di accerchiamento intorno alla città di Millerovo per annientare i resti delle armate del maresciallo Timošenko che cercavano di ripiegare in parte verso est e in parte verso sud in direzione delle forze del generale Malinovskij a loro volta in ritirata..
La nuova manovra della Wehrmacht, iniziata il 14 luglio 1942, sembrò in un primo tempo avere pieno successo; i carri armati della 4. Panzermee del generale Hoth fin dal primo giorno avanzarono facilmente verso sud-est in direzione Morozovsk con le tre divisioni motorizzate del 48º Panzerkorps del generale Werner Kempf, mentre la 3. Panzerdivision del 40º Panzerkorps del generale Leo Geyr von Schweppenburg scese a sud e aggirò da est Millerovo tagliando la strada a tre armate sovietiche del fronte del maresciallo Timošenko. Infine a ovest di Millerovo la 23. Panzerdivision occupò la città e respinse alcuni confusi contrattacchi sovietici. A sud e sud-ovest di Millerovo si trovavano in quel momento i resti di cinque armate sovietiche (38ª, 57ª, 9ª, 24ª e 37ª Armata) con oltre venti divisioni, che rischiavano di essere completamente accerchiate a causa della contemporanea avanzata della 1. Panzerarmee del generale von Kleist a sud di Millerovo con le truppe corazzate del 14º Panzerkorps del generale Gustav von Wietersheim..
Il 15 luglio 1942 sembrò concretizzarsi la grande manovra d'accerchiamento prevista da Hitler e i suoi generali. In questa giornata i mezzi corazzati della 3. Panzerdivision del 40º Panzerkorps dell'armata del generale Hoth si congiunsero quaranta chilometri a sud di Millerovo con i carri armati della 14. Panzerdivision appartenente al 14º Panzerkorps dell'armata del generale Kleist, chiudendo apparentemente una trappola per le truppe sovietiche appartenenti a cinque armate del vecchio Fronte Sud-Occidentale del maresciallo Timošenko. Altre unità mobili della 23. Panzerdivision erano in azione a nord di Millerovo.. In realtà la situazione non era così favorevole ai tedeschi; le forze corazzate arrivate a nord, est e sud di Millerovo erano troppo deboli per chiudere saldamente la sacca e soprattutto mancavano o erano in ritardo le divisioni di fanteria che sarebbero state essenziali per bloccare il nemico e rastrellare il territorio. Di conseguenza le truppe sovietiche che rischiavano l'annientamento riuscirono in buona parte a sfuggire dall'area di Millerovo attraverso gli ampi varchi rimasti aperti e proseguirono la ritirata in piccoli gruppi; le divisioni della 38ª Armata del generale Kirill Moskalenko in particolare mantennero la coesione e ripiegarono in buon ordine verso est insieme ai resti della 57ª, 9ª e 24ª Armata; invece la 37ª Armata del generale Petr Michailovic Kozlov si ritirò verso sud-ovest dietro il fiume Glubokaja per collegarsi con le armate del Fronte Meridionale del generale Malinovskij.
La manovra di accerchiamento di Millerovo si concluse quindi con una grande delusione per la Wehrmacht; si trattò in pratica di un Luftstoss, un "colpo nel vuoto"; la grande maggioranza delle truppe sovietiche sfuggirono alla trappola e i tedeschi raccolsero solo prigionieri; inoltre l'eccessiva concentrazione di forze corazzate nell'area di Millerovo, appartenenti a due distinte armate corazzate, provocò enormi ingorghi di mezzi, confusione, ritardi, errori tattici e carenze logistiche per i rifornimenti in particolare di carburante..
La manovra di Rostov
Il 15 luglio per la prima volta il servizio informazioni dell'esercito tedesco all'est riferì in un rapporto dettagliato che i sovietici sembravano determinati a difendere con la massima tenacia non solo il Caucaso ma anche Stalingrado. Furono segnalate infatti le prime notizie dell'afflusso di armate di riserva nella grande ansa del Don; tuttavia, mentre il generale Halder apparve preoccupato da queste notizie e dimostrò viva ansietà per gli sviluppi della situazione nella direttrice di Stalingrado, Hitler, trasferitosi il 16 luglio al Wehrwolf, il suo nuovo quartier generale avanzato in Ucraina vicino a Vinnycja, non sembrò impressionato e nella sua direttiva del 17 luglio delineò un nuovo piano di operazioni sempre concentrato, nonostante la delusione a Millerovo, sul tentativo di combattere una grande battaglia di annientamento decisiva..
Nella direttiva il Führer infatti non affermava in modo categorico che Stalingrado avrebbe dovuto essere conquistata ma indicava che in caso di forte resistenza nemica sarebbe stato sufficiente raggiungere il Volga a sud della città per interrompere la navigazione sul fiume. Il piano di Hitler invece individuava come "primo e principale obiettivo" la distruzione delle armate del maresciallo Timošenko e del generale Malinovskij ammassate confusamente tra il Don e il Donec, nell'area di Rostov. A questo scopo il Gruppo d'armate del feldmaresciallo List avrebbe attaccato verso sud con la 1. Panzerarmee del generale von Kleist e la 4. Panzerarmee del generale Hoth, che sarebbero scese da Millerovo a sud-ovest in direzione di Rostov e, dopo aver concluso la manovra d'accerchiamento, avrebbero costituito teste di poste sul Don meridionale per la successiva avanzata nel Caucaso.. La manovra dei panzer da nord-est sarebbe stata completata dall'arrivo nella regione di Rostov del cosiddetto "Gruppo Ruoff", che, concentrato nell'area a nord di Taganrog e rinforzato dai mezzi corazzati del 57º Panzerkorps del generale Friedrich Kirchner, avrebbe raggiunto la città da ovest.