L'alcelafo (Alcelaphus buselaphus ) è una specie di antilope africana di prateria, descritta per la prima volta da Peter Simon Pallas nel 1766. Gli adulti misurano poco più di 1 m al garrese. I maschi pesano 125–218 kg, e le femmine sono leggermente più piccole. Il colore del manto varia a seconda della sottospecie, da quello color sabbia dell'alcelafo occidentale a quello quasi nero dell'alcelafo di Swayne. Le corna sono presenti in entrambi i sessi; misurano 45–70 cm di lunghezza, e la loro forma varia moltissimo da una sottospecie all'altra. Gli alcelafi possono vivere 11-20 anni in natura, e fino a 19 in cattività.
Gli alcelafi sono animali sociali che formano branchi di 20-300 individui. Di indole generalmente tranquilla, gli alcelafi possono diventare aggressivi quando vengono provocati. La loro dieta consiste prevalentemente di erba, alla quale si aggiungono, in ogni periodo dell'anno, piccole quantità di parti verdi e baccelli di erbe del genere Hyparrhenia. L'epoca della riproduzione varia in base alle stagioni, e dipende sia dalla sottospecie che dalla popolazione. Gli alcelafi raggiungono la maturità sessuale a uno o due anni di età. Dopo un periodo di gestazione di otto mesi, nasce un unico piccolo. L'alcelafo vive in savane, aree boschive e distese aperte.
Ognuna delle otto sottospecie di alcelafo ha un differente Conservazione. L'alcelafo bubalo è stato dichiarato estinto dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) nel 1994. In passato l'alcelafo era presente in gran parte dell'Africa, ma le varie popolazioni hanno subito un drastico declino a causa della distruzione dell'habitat, della caccia, dell'espansione degli insediamenti umani e della competizione con i bovini domestici per il cibo. L'alcelafo è estinto in Algeria, Egitto, Lesotho, Libia, Marocco, Somalia e Tunisia. È stato introdotto in Swaziland e Zimbabwe. Costituisce una preda molto ambita per i cacciatori a causa della sua carne molto apprezzata.
Etimologia «Alcelafo» è l'italianizzazione del termine latino Alcelaphus, a sua volta forma composta derivata dal greco ἄλκη, «alce», e ἔλαϕος, «cervo». Il nome inglese della specie, hartebeest, deriva invece dall'afrikaans hertebeest. Tale nome gli venne attribuito dai boeri, che avevano notato la sua somiglianza con il cervo. In olandese, la parola hert significa «cervo», e beest significa «bestia». Il termine venne utilizzato per la prima volta nella letteratura sudafricana nel diario Daghregister dell'amministratore coloniale olandese Jan van Riebeeck nel 1660. Egli scrisse: «Meester Pieter ein hart-beest geschooten hadde (Il Signor Pieter [van Meerhoff] aveva abbattuto un alcelafo)».
Evoluzione Il genere Alcelaphus fece la sua comparsa circa 4,4 milioni di anni fa, in un clade comprendente anche i generi Damalops, Numidocapra, Rabaticeras, Megalotragus, Oreonagor e Connochaetes. Un'analisi effettuata sulla base di aspetti filogeografici ha suggerito la possibile comparsa della specie nell'Africa orientale. Si ritiene che da lì essa si sia successivamente diffusa al resto del continente. Le analisi filogenetiche hanno mostrato una prima e più antica diversificazione genetica avvenuta all'interno delle popolazioni meridionali e settentrionali di alcelafo. La linea evolutiva settentrionale si suddivise a sua volta in due ulteriori lignaggi, orientale e occidentale, probabilmente in seguito all'espansione della fascia di foreste pluviali nell'Africa centrale e alla conseguente contrazione degli habitat di savana durante un periodo di riscaldamento globale. Questi importanti eventi avvenuti durante l'evoluzione dell'alcelafo sono strettamente correlati a fattori climatici, che potrebbero aver giocato un ruolo di primaria importanza nella storia evolutiva della specie. Resti fossili di alcelafo rosso sono stati rinvenuti a Elandsfontein, Cornelia e Florisbad in Sudafrica, nonché a Kabwe in Zambia.
L'alcelafo è ben rappresentato in siti risalenti alle epoche natufiana e neolitica, nonché all'età del bronzo e del ferro. In Israele, resti di alcelafo esposti su terreno aperto sono stati trovati nel Negev e nelle pianure di Shephelah e di Sharon. I fossili più recenti sono stati rinvenuti a Tel Lachish. In epoca storica la specie era limitata alle distese aperte delle regioni più meridionali del Levante meridionale. Con tutta probabilità l'alcelafo veniva cacciato in Egitto, e ciò potrebbe aver portato alla diminuzione degli esemplari del Levante, separandoli dalla popolazione principale africana.
Tassonomia Descritto per la prima volta dallo zoologo e botanico tedesco Peter Simon Pallas nel 1766, l'alcelafo viene ancora indicato con il suo nome scientifico originario, Alcelaphus buselaphus. È l'unica specie del genere Alcelaphus. La specie può essere suddivisa in tre gruppi principali sulla base della struttura del cranio: il gruppo A. b. buselaphus (comprendente anche A. b. major), il gruppo A. b. tora (comprendente anche A. b. swaynei, A. b. cokii e A. b. lelwel) e il gruppo A. b. lichtensteinii (comprendente anche A. b. caama). Analisi genetiche più dettagliate indicano una maggiore affinità tra i gruppi A. b. buselaphus e A. b. tora.
La posizione tassonomica dell'alcelafo di Lichtenstein viene discussa da tempo. Gli zoologi Jonathan Kingdon e Theodor Haltenorth lo consideravano una sottospecie di A. buselaphus. Nel 1979, la paleontologa Elisabeth Vrba istituì un nuovo genere, Sigmoceros, appositamente per questo alcelafo, basandosi sulle sue maggiori affinità con il genere Connochaetes; in seguito, nel 1997, fu la stessa studiosa, dopo ulteriori studi, ad accantonare il nuovo genere. L'analisi del DNA mitocondriale non ha riscontrato alcuna prova tale da giustificare l'istituzione di un genere a parte. Nel corso della stessa analisi è stato dimostrato che la tribù degli Alcelafini è monofiletica, ed è stata scoperta una stretta affinità tra i generi Alcelaphus e Damaliscus - sia da un punto di vista genetico che morfologico.
Sottospecie
Le sei specie di alcelafo riconosciute dai vecchi autori sono state successivamente considerate sottospecie, quando si è dimostrata possibile l'ibridazione tra alcune di loro. Le sottospecie riconosciute attualmente sono le seguenti: Queste sottospecie vengono trattate di nuovo come specie nell'ultima revisione di Groves & Grubb (2011).
A. b. buselaphus † (), l'alcelafo bubalo o alcelafo settentrionale, era diffuso in passato nell'Africa settentrionale. L'ultimo esemplare venne abbattuto in Algeria, ed è stato dichiarato estinto nel 1996 dalla IUCNMallon, D.P. (Antelope Red List Authority) & Hoffmann, M. (Global Mammal Assessment) 2008, Alcelaphus buselaphus buselaphus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.. A. b. caama (), l'alcelafo rosso o alcelafo del Capo, è molto popolare tra gli appassionati di caccia grossa. È ampiamente diffuso e comune in Africa e il numero di esemplari è in aumentoMallon, D.P. (Antelope Red List Authority) & Hoffmann, M. (Global Mammal Assessment) 2008, Alcelaphus buselaphus caama in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.. Talvolta viene considerato come specie a parte, Alcelaphus caama. A. b. cokii , l'alcelafo di Coke o kongoni, è originario di Kenya e Tanzania. A. b. lelwel (), l'alcelafo lelwel, è diffuso in Repubblica Centrafricana, Ciad meridionale, Repubblica Democratica del Congo nord-orientale, Etiopia sud-occidentale, Kenya, Sudan del Sud, estremità nord-occidentale della Tanzania e Uganda settentrionale e occidentale. La drastica diminuzione della popolazione ha confinato la maggior parte degli individui all'interno delle aree protetteMallon, D.P. (Antelope Red List Authority) & Hoffmann, M. (Global Mammal Assessment) 2008, Alcelaphus buselaphus lelwel in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.. A. b. lichtensteinii (), l'alcelafo di Lichtenstein, abita le aree boschive di miombo dell'Africa orientale e meridionale. È stato considerato anche come specie separata. È originario di Angola, Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Mozambico, Sudafrica, Tanzania, Zambia e Zimbabwe. A. b. major (), l'alcelafo occidentale, è diffuso in una fascia di territorio compresa tra il Senegal e il Camerun settentrionale. A. b. swaynei (), l'alcelafo di Swayne, viene spesso confuso con l'alcelafo torà a causa dell'aspetto fisico molto simile. È diffuso solamente in Etiopia e il numero di esemplari è in diminuzione. A. b. tora , l'alcelafo torà, è diffuso in Etiopia nord-occidentale ed Eritrea.
L'alcelafo di Jackson, un altro tipo di alcelafo, non ha una posizione tassonomica ben definita. Il primo esemplare noto di questo alcelafo fu quello ospitato allo zoo del Bronx (USA) nel 1913. Viene considerato un ibrido tra l'alcelafo lelwel e quello di Coke. Gli studiosi dell'IUCN/SSC Antelope Specialist Group (ASG) riferiscono che le antilopi nate dagli incroci tra un alcelafo del Kenya e un alcelafo lelwel dell'Uganda sono del tutto identiche nell'aspetto all'alcelafo di Jackson. L'African Antelope Database (1998) considera l'alcelafo di Jackson come un sinonimo dell'alcelafo lelwel. Questo alcelafo è presente nelle zone dove gli areali dell'alcelafo lelwel e di Coke si sovrappongono - nel Kenya occidentale e nel distretto di Karamoja (Uganda nord-occidentale). A ovest del Nilo è rimpiazzato dall'alcelafo lelwel.
Genetica e ibridi Sia nell'alcelafo rosso che nelle popolazioni di alcelafo di Swayne del santuario naturale di Senkele e del parco nazionale di Nechisar è stato riscontrato un alto grado di variabilità genetica. Anche tra le popolazioni di alcelafo di Swayne, quelli del santuario naturale di Senkele hanno mostrato una maggiore diversità genetica di quelli del parco nazionale di Nechisar. Molti aplotipi mitocondriali e alleli microsatelliti presenti con elevata frequenza tra gli esemplari di Senkele non erano presenti tra gli individui di Nechisar. Per questo motivo, i programmi di conservazione e riproduzione devono tenere conto di questo aspetto allo scopo di mantenere pura la diversità genetica di queste popolazioni.
Il numero diploide di cromosomi nell'alcelafo è 40. È risultata possibile la nascita di un maschio sterile frutto dell'ibridazione tra un alcelafo rosso e un blesbok (Damaliscus pygargus), il cui numero diploide di cromosomi è 38. Si ritiene che la sterilità dell'ibrido sia dovuta a problemi nella segregazione incorsi durante la meiosi. Altre possibili cause tirate in ballo per spiegare questa disfunzione sono l'azoospermia e un numero inferiore di cellule germinali nella sezione trasversale dei tubuli seminiferi.
Due forme ibride frutto di incrocio tra diverse sottospecie vengono riconosciute da alcune agenzie organizzatrici di battute di caccia grossa.
Alcelaphus buselaphus lelwel × cokii. L'alcelafo dell'altopiano del Kenya è frutto di un incrocio tra l'alcelafo lelwel e quello di Coke. Rispetto all'alcelafo di Coke questo ibrido presenta una colorazione più chiara e dimensioni maggiori. Il manto è color camoscio chiaro, e la testa è più lunga di quella dell'alcelafo di Coke. Le corna, presenti in entrambi i sessi, sono più pesanti e lunghe di quelle dei genitori. Diffuso in passato lungo tutti gli altopiani occidentali del Kenya, tra il lago Vittoria e il Monte Kenya, oggi è relegato alla valle di Lambwe (Kenya sud-occidentale) e a Laikipia e alle zone vicine nel Kenya centro-occidentale.