Studiosa di astrologia e di erbe medicinali, spesso indicata come strega enormissima, divenne nota tra i contemporanei per la sua grande abilità nella guarigione. Intima amica di Ginevra Sforza, moglie del sovrano bolognese Giovanni II Bentivoglio, il 14 luglio 1498 fu messa al rogo dall'Inquisizione in piazza San Domenico a Bologna con l'accusa di stregoneria..

Biografia Gentile Budrioli,In alcune cronache dell'epoca e in alcuni studi del XXI secolo viene chiamata con il cognome del marito, variamente formulato: nel suo De strigimagarum demonumque mirandis (1575), Silvestro da Prierio chiama Gentile Budrioli la "strigimaga Cimera"; (2007) e (2011), "Gentile Cimitri". figlia di Nicolò Budrioli, nacque in una famiglia benestante di Bologna, anticamente denominata i Mascari. Sposò con una cerimonia sontuosa il ricco notaio Alessandro Rimieri (anche Zimieri, Rainieri o Cimieri),Il cognome Rimieri è usato dal nella sua opera Della historia di Bologna (1596), mentre studi successivi, come quello del (1872), riformulano il cognome in Rainieri. (2007), varia il cognome in "Ranieri"; Dall'Olio, scrivendone nella Storia di Bologna, vol. 3.2 (2008) usa invece Cimieri. probabilmente figlio di Carlo docente in legge dell'Università di Bologna, e andò a vivere con lui nel Torresotto di Porta Nuova, compreso nella mura del Mille, di fronte alla Basilica di San Francesco a Bologna..

Dal matrimonio nacquero sette figli: tre femmine e quattro maschi, uno dei quali venne chiamato Carlo.

Formazione e fama Coltivò il suo interesse per la scienza frequentando le lezioni di astrologia tenute da Scipione Manfredi da Mantova ospite di Tommaso Malvezzi, e apprese le arti curative erboristiche da alcuni frati francescani, tra cui frate Silvestro "che stava in casa di Tommaso di Montecalvo".Con il tempo acquisì una grande competenza medica. Tra i suoi pazienti di più alto profilo vi fu Ginevra Sforza (1440-1507), figlia del signore di Pesaro Alessandro Sforza e moglie di Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna, che la fece condurre a Mantova quando si ammalò sua figlia Laura, moglie di Giovanni Gonzaga, capostipite dei Gonzaga di Vescovato..

Gentile e Ginevra divennero rapidamente amiche intime. La competenza di Budrioli e la sua amicizia con la moglie del Bentivoglio le permisero di scalare rapidamente i ranghi della città. Quando riuscì nuovamente a curare e a guarire un figlio del signore di Bologna, Budrioli si attirò i sospetti di essere stata lei stessa a causare la malattia e di essere una "maga scelerata"..

Processo e tortura Nel 1489 Gentile Budrioli venne arrestata come strega e il suo caso gestito dallofficium inquisitionis di Bologna, di competenza domenicana, attivo dalla fine del XIII.Nel 1254 Innocenzo IV con la bolla Licet ex omnibus suddivise l'Italia in due zone inquisitoriali: la Lombardia con Bologna e Ferrara sino a Genova, affidata alla giurisdizione dei frati Predicatori, il territorio della Marca Trevisana, della Romagna e della Marca d'Ancona, ai frati Minori. Cfr.: Il processo, i cui verbali sono andati perduti, venne istruito dall'inquisitore Giovanni Cagnazzo da Taggia, e vi partecipò quasi sicuramente Silvestro Mazzolini da Prierio, allora maestro in teologia e poco dopo reggente dello Studio a Bologna. Esso si concluse con la messa al rogo della donna, condannata per aver «guastato et amaliato infinite persone e fattone morire assai»...L'evento, di una certa eccezionalità, venne riportato nelle cronache bolognesi contemporanee, tra cui il De strigimagarum daemonumque mirandis (1521) dello stesso Mazzolini, lHistoria di Bologna di Fileno dalla Tuata, le Historie di Bologna di Leandro Alberti (1479-1543), la Cronaca di Friano degli Ubaldini..

Nel suo De strigimagarum daemonumque mirandis (1521), nel quale difese la repressione della stregoneria da parte dei membri della Congregazione domenicana della Lombardia, Silvestro Mazzolini da Priero, attivo anche come esorcista (fu autore nel 1502 di un manuale per esorcisti, il Tractatulus de diabolo), scrisse come durante il suo mandato di maestro reggente egli avesse dovuto compiere un esorcismo per liberare dalla possessione demoniaca una nobildonna bolognese vittima da circa un decennio di un incantesimo lanciato su di lei dalla strega "Cimera", poi condannata al rogo.

Nel suo secondo volume della Historia di Bologna, scritto nel 1596 ma stampato solo nel 1657 per l'opposizione del Senato di Bologna, l'erudito e storico Cherubino Ghirardacci, frate agostiniano, scrisse che Gentile Budrioli, dopo essere stata arrestata, confessò di avere ammaliato e causato la morte di diverse persone e di essere stata in procinto di attentare alla vita dello stesso signore Giovanni Bentivoglio; di avere al suo comando 72 diavoli e di aver ceduto anima e corpo al demonio in cambio di due grazie: acquisire ricchezze e "aver grazia con gran maestri e signori". Il diavolo, rispondendole di non poterle donare ricchezze, non possedendole, le avrebbe insegnato l'arte di far ammalare le persone e poi di guarirle, indicandole come, attraverso tale pratica, avrebbe potuto assicurarsi denaro e fama..

Accettata questa offerta, secondo la ricostruzione di Ghirardacci, questa "grandissima incantatrice" avrebbe iniziato a rendere omaggio al demonio, adorandolo "come divino", recandosi a venerarlo alla basilica di San Francesco e accendendo di nascosto, davanti all'altare di San Michele, candele in onore del Maligno. Di notte si sarebbe inoltre recata più volte, "nuda come nacque", nel cimitero dei frati minoriSi tratta del cimitero del complesso conventuale di San Francesco, nei pressi del Pratello. Cfr. , estratto da , scoperchiando tombe per prelevare teschi e membra dei morti.. Erano in suo possesso "dodici sacchette di diverse polveri di membri umani"; quando intendeva "guastare una persona in un membro", lo toccava con la corrispondente polvere. Poco le sarebbe mancato per acquisire l'invisibilità, raggiunta la quale non avrebbe avuto paura "di persona al mondo".

Oltre due secoli dopo, l'artista e letterato di origini genovesi Giovanni Battista Sezanne, nel suo "racconto storico" su Giovanni II del Bentivoglio (1864), citando Ghirardacci, descrisse il caso di questa "infelicissima donna", "barbaramente abbruciata", come frutto della superstizione di tempi in cui lo spirito umano era "suscettibile alle impressioni di quanto sembrava fuori dall'ordine naturale", un periodo in cui "la luce del vero non aveva ancora diffuso i suoi lumi".. Soffermandosi sul racconto delle procedure seguite nei processi dell'inquisizione, l'interrogatorio e gli "infami supplici [...] dalla moltitudine ansiosamente richiesti", Sezanne così dipinse il contesto in cui sarebbe avvenuta la confessione della donna:

Esecuzione

La mattina del 14 luglio 1498, Gentile Budrioli venne portata in Piazza San Domenico, di fronte a casa sua, fu legata con le catene a un palo posto al centro della pira e cosparsa di pece.. Ghirardacci scrisse che "montò sul palco con tanta franchezza, e senza timore alcuno, che non è uomo, che lo credesse, e quindi fu abbruciata viva tutta"..

Gli ufficiali incaricati del rogo avrebbero gettato polvere da sparo sul fuoco per intrattenere gli astanti, molti dei quali si convinsero che le fiamme che si alzavano fossero causate dal diavolo, giunto a recuperare l'anima della strega. Dopo il rogo le ceneri della donna non ricevettero sepoltura, ma furono disperse al vento.

Ginevra Sforza non sarebbe intervenuta per difendere Budrioli, forse temendo che anche lei sarebbe stata punita se lo avesse fatto, e durante l'esecuzione si sarebbe ritirata, piangente, nei pressi della casa dell'amica. Dopo la morte di questa, si prese cura delle sue tre figlie, assicurando ad una di queste una dote, perché conseguisse un buon matrimonio, e collocando a sue spese le altre due nel convento delle suore di San Mattia.

Inquisitori e caccia alle streghe

Nel 1254 Innocenzo IV con la bolla Licet ex omnibus assegnò all'Ordine dei frati predicatori l'attività inquisitoriale nella "Provincia Lombardiae, a Bononia et Ferraria inclusive usque ad ultimos fines superiorum partium eiusdem Provinciae, ac Marchia Ianuensi", ossia il territorio compreso tra l’attuale Liguria, il Piemonte, la Lombardia ed il bolognese;Nel 1303 il papa suddivise ulteriormente la Provincia domenicana della Lombardia nelle due province della Lombardia Superiore (o provincia di San Pietro Martire, con sede a Milano) e Lombardia Inferiore (provincia di San Domenico, con sede a Bologna) e innalzò a dieci il numero degli inquisitori concessi: sette dovevano operano nella prima suddivisione, tre nella seconda. Cfr.: . con la successiva bolla dell'8 giugno 1254, Cum super inquisitione, divise l'Italia in otto circoscrizioni inquisitoriali, affidando il Regno di Sicilia ai domenicani e il restante territorio della penisola - Marca trevigiana, Romagna, Toscana, Marca di Ancona, Umbria, Lazio - alla giurisdizione dell'Ordine dei frati minori..

Nel XV secolo il distretto di Bologna, di competenza domenicana, era il più importante di quelli affidati dal 1474 alla Congregazione Osservante di Lombardia, l'istituzione sotto la quale papa Pio II (1458-1464), fece riunire i conventi domenicani delle due province lombarde create nel 1303 da papa Bonifacio VIII - Lombardia Superiore (sede Milano) e Lombardia Inferiore (sede Bologna).Papa Pio II (1458-1464), sotto il suo pontificato fece riunire i conventi domenicani delle due province lombarde create nel 1303 da papa Bonifacio VIII - Lombardia Superiore (sede Milano) e Lombardia Inferiore (sede Bologna) - in un’unica istituzione, la Congregazione Osservante di Lombardia. Bologna godeva di un notevole prestigio sia per la presenza nella grande chiesa conventuale della tomba del fondatore dell'ordine, sia perché sede di un importante Studium, integrato nella facoltà teologica dell'Università di Bologna. Esso annoverava tra i suoi docenti e laureati quasi tutti i principali rappresentanti del tomismo rinascimentale ed era ritenuto "il principale vivaio di aspiranti inquisitori dell'Italia rinascimentale".. Tra la fine del XV e il XVI secolo il tribunale inquisitoriale di Bologna rappresentò una delle sedi più prestigiose ed ambite..

Il primo inquisitore domenicano di cui è documentata la presenza a Bologna fu Aldovrandino da Reggio, attivo dal 1273.. Almeno fino all'inizio del Quattrocento, gli inquisitori che gli succedettero non operarono esclusivamente a Bologna, ma contemporaneamente in più sedi, come Ferrara, Piacenza, Parma. Durante il Rinascimento molti di questi furono anche maestri reggenti dello studium generale di San Domenico e occuparono posizioni di primissimo piano all'interno dell'ordine..

Giovanni Cagnazzo, l'Inquisitore che condannò Gentile Budrioli, venne destinato a questa funzione per la diocesi di Bologna nel 1494 e la mantenne fino al 1513;. presiedette la facoltà teologica dell'Università di Bologna tra il 1495 e il 1497 e svolse anche nei due decenni successivi importanti attività accademiche. Nel 1517 mandò in stampa Summa summarum quae Tabiena dicitur, una vasta enciclopedia di teologia morale e di diritto canonico, che consolidò la sua fama come eminente teologo; nel corso del Cinquecento venne ristampata quattro volte.. L'opera, fra le prime in lingua italiana a citare esplicitamente il Malleus Maleficarum del frate domenicano Heinrich Kramer, che Cagnazzo conobbe personalmente, contribuì a diffondere la credenza in una setta organizzata di streghe e stregoni eretici..