Le grotte di Schmerling (anche note come Grottes d'Engis) sono un complesso di cavità sotterranee nel territorio di Flémalle in Vallonia in Belgio, dove nel 1829 furono trovati i resti di un bambino chiamati Engis 2, di quello che, riconosciuto come tale solo a posteriori, è stato il primo ritrovamento di Homo neanderthalensis.

Descrizione Più che un unico grande spazio abitativo, si tratta di un insieme di cavità carsiche che hanno restituito depositi ossei, reperti litici e resti umani entrati molto presto nella storia della paletnologia, tanto che la grotta di Schmerling è oggi considerata uno dei luoghi fondativi della paleoantropologia, anche perché consentì già nell’Ottocento di collegare la presenza umana a una fauna pleistocenica estinta e a manufatti in pietra.

Qui Philippe-Charles Schmerling mise in evidenza che resti umani, fauna scomparsa e strumenti lavorati appartenevano allo stesso quadro deposizionale, e questa intuizione, anche se non fu subito compresa dai contemporanei, anticipò di decenni il pieno riconoscimento dei Neandertal come umani fossili.

Scavi Le ricerche iniziarono nell’inverno 1829-1830, quando Schmerling esplorò le cavità della zona e recuperò, nella grotta di Engis, due calotte craniche, una adulta e una infantile, insieme ad altri resti umani, ossa animali e strumenti; la sua opera pubblicata nel 1833 fu decisiva perché presentò questi materiali in modo analitico e illustrato, sostenendo esplicitamente la coesistenza dell’uomo con animali pleistocenici ormai estinti. Dopo Schmerling, il sito fu oggetto di ulteriori interventi, in particolare da parte di Édouard Dupont nel 1872, di Julien Fraipont nel 1885 e di altri ricercatori nel corso del novecento, compresi gli studi dei Chercheurs de la Wallonie.

Stratigrafia La stratigrafia del sito è notoriamente difficile da ricostruire in modo lineare, perché gli scavi furono condotti in epoche molto diverse e con criteri descrittivi non omogenei; le sintesi moderne insistono infatti sulla necessità di correlare con cautela le descrizioni di Schmerling, Dupont e Destexhe-Jamotte, e rilevano che la posizione precisa dei reperti umani e archeologici non è sempre ricostruibile con piena sicurezza.

Ritrovamenti Il ritrovamento umano più celebre è Engis 2, un cranio infantile con frammenti di mascella e denti appartenente a un bambino morto intorno ai tre anni; il fossile fu scoperto nel 1829, si frantumò in parte durante l’estrazione per la sua estrema fragilità, ed è oggi uno dei reperti chiave per la storia degli studi sui Neandertal. Il sito ha restituito anche Engis 1, una calotta cranica di adulto, oltre ad altri resti frammentari attribuiti in passato ad almeno altri individui, ma il loro inquadramento tassonomico e cronologico non è uniforme.

Note

Voci correlate Patrimoni dell'umanità del Belgio Siti neanderthaliani

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