La storia della Repubblica Italiana dal 1963 al 1981 è quel periodo della storia repubblicana successivo al miracolo economico caratterizzato dal punto di vista politico dai governi del centro-sinistra "organico", poi succeduti dai governi di solidarietà nazionale, e terminato con la nascita della coalizione del pentapartito. I numerosi attentati terroristici di matrice politica avvenuti a partire dal 1969 hanno fatto in modo che questo periodo venisse denominato nel lessico giornalistico come gli anni di piombo, locuzione ispirata dal titolo dell'omonimo film tedesco.

Il centro-sinistra di Moro (1963-1968)

La formazione del primo governo Moro

Alle elezioni del 1963 la Democrazia Cristiana (DC) si presentò profondamente rinnovata dalla figura di Aldo Moro. Esponente quarantenne della corrente dei dorotei, Moro ascese nel 1959 alla segreteria della DC con l'intenzione di terminare l'esperienza centrista e di coinvolgere nella compagine governativa gli esponenti del Partito Socialista Italiano (PSI) dando così vita a un centro-sinistra "organico", ovvero una coalizione che esprimesse nel governo anche ministri socialisti. Questa operazione venne facilitata a livello internazionale in seguito all'elezione del 1960 alla Presidenza degli Stati Uniti d'America del democratico John Fitzgerald Kennedy, che su consiglio di Arthur M. Schlesinger Jr. sostenne la nascita di un governo di centro-sinistra con la partecipazione dei socialisti essendo questo ideologicamente affine alla propria presidenza e utile a marginalizzare dalla scena politica il Partito Comunista Italiano (PCI).. Nello stesso periodo anche la posizione del neoeletto papa Giovanni XXIII mutò in favore del centro-sinistra, il quale nel frattempo ridusse gli interventi diretti nella politica italiana attuati tramite i Comitati Civici e l'Azione Cattolica nell'ottica di un rinnovamento della Chiesa da attuare tramite il Concilio Vaticano II.. Le prime giunte di centro-sinistra furono varate a Milano, Genova e Firenze in seguito alle elezioni amministrative del 1960, nel 1961 fu poi la volta del terzo governo Fanfani, che retto dall'astensione del PSI inaugurò la formula del centro-sinistra anche a livello nazionale. Nell'ottica di perseguire l'unità del partito Aldo Moro nel 1962 favorì l'elezione alla Presidenza della Repubblica Antonio Segni, uno dei dorotei meno convinti dell'alleanza con il PSI.

Alle elezioni del 28 aprile 1963 però la formula del centro-sinistra si riflesse in un allontanamento degli elettori più conservatori dalla DC, che scese per la prima volta sotto la soglia del 40%, mentre il PSI di Pietro Nenni subì una live flessione raccogliendo comunque quasi il 14% dei consensi.. A beneficiare della svolta a sinistra della DC e della sostanziale scomparsa dei monarchici fu principalmente il Partito Liberale Italiano (PLI) di Giovanni Malagodi che col suo 7% raddoppiò i consensi rispetto alle elezioni precedenti; il Movimento Sociale Italiano (MSI) di Arturo Michelini tornò a superare il 5%. Il PCI di Palmiro Togliatti, intercettando il voto degli immigrati meridionali delle città del triangolo industriale, riuscì a risalire superando la soglia del 25%. L'unica alleanza perseguibile per la formazione del nuovo governo rimase nei fatti solamente quella tra la DC e il PSI, ma in seguito al magro risultato elettorale la DC per recuperare il suo elettorato più conservatore si apprestò a moderare il programma di governo. Nonostante il raggiungimento di un accordo tra Pietro Nenni e Aldo Moro per la formazione di un nuovo governo guidato da quest'ultimo, nella notte del 16 giugno 1963, la cosiddetta notte di san Gregorio, l'ala sinistra del PSI guidata da Riccardo Lombardi e Antonio Giolitti unì i propri voti a quelli dei dissidenti di sinistra mancando così l'approvazione del programma di governo, che nonostante prevedesse l'istituzione delle regioni mancava della riforma urbanistica ideate dal democristiano Fiorentino Sullo e di altre riforme di carattere strutturale..

In attesa di nuovi sviluppi politici il 22 giugno 1963 venne formato un nuovo governo monocolore democristiano guidato da Giovanni Leone che per la sua durata limitata all'estate del 1963 fu soprannominato il governo balneare. L'esecutivo dovette però affrontare il 9 ottobre 1963 il disastro del Vajont, una frana che precipitando nelle acque del bacino alpino realizzato dall'omonima diga causò la tracimazione dell'acqua contenuta nell'invaso provocando l'inondazione e la distruzione degli abitati dell'alta valle del Piave, tra cui Longarone, e la morte di quasi duemila persone.. Le cause della tragedia furono ricondotte ai progettisti e dirigenti della SADE, l'ente gestore dell'opera, i quali con la collaborazione degli ispettori e dei tecnici del ministero dei lavori pubblici occultarono l'eccessivo rischio idrogeologico che caratterizzava i versanti del bacino. Nel frattempo all'interno del PSI la corrente facente capo a Riccardo Lombardi si ricompose con la dirigenza del partito, mentre l'opposizione di sinistra di Lelio Basso accusò la dirigenza socialista di portare il partito sulle posizioni dei socialdemocratici del Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI).. Anche nella DC il progetto del centro-sinistra "organico" fu osteggiato dall'ala destra del partito facente capo a Mario Scelba, che minacciò di non votare un governo partecipato dai socialisti salvo poi ritirare le proprie intenzioni essendo queste in contrasto con la posizione delle gerarchie vaticane.

Finalmente il 4 dicembre 1963 nacque il primo governo Moro con la partecipazione di DC, PSI, PSDI e del Partito Repubblicano Italiano (PRI): il segretario del PSI Pietro Nenni fu nominato vicepresidente del Consiglio e quello del PSDI Giuseppe Saragat ministro degli esteri. Il programma di governo presentato fu così vasto e di conseguenza poco attuabile che il presidente del Senato Cesare Merzagora lo ribattezzò ironicamente brevi cenni sull'universo, esso includeva tra le sue priorità l'istituzione delle regioni e riforme strutturale come quelle della scuola, dell'agricoltura, dell'edilizia, del fisco, delle pensioni e dei monopoli.. In seguito alla nascita del governo alla segreteria del PSI Nenni fu sostituito Francesco De Martino, mentre nella DC Moro fu sostituito dal doroteo Mariano Rumor. All'interno del PSI l'opposizione di sinistra di Lelio Basso optò infine per scissione, dando vita il 12 gennaio 1964 al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) nel quale confluirono anche diversi dirigenti della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) tra cui Vittorio Foa, membro di spicco della segreteria del sindacato..

La crisi valutaria e politica

Lo spirito riformista del primo governo Moro si affievolì completamente già nei primi mesi del suo insediamento trovandosi invece costretto ad affrontare la crisi della lira. Durante gli anni del miracolo economico si ebbe il raggiungimento della piena occupazione e un netto miglioramento delle condizioni dei lavoratori, che nel 1962 videro per la prima volta una crescita dei propri salari maggiore rispetto alla produttività.. Questo fenomeno fece aumentare i consumi interni, che correlato alle inefficienze del settore agricolo e commerciale, provocò un considerevole aumento delle importazioni dall'estero e quindi a un netto aumento tra il 1962 e il 1963 del disavanzo della bilancia commerciale italiana. Per porre un freno alla svalutazione della lira, il governatore della Banca d'Italia Guido Carli attuò una decisa stretta creditizia riducendo la possibilità delle imprese di accedere al credito e provocando in questo un crollo degli investimenti oltre che a una riduzione dell'occupazione e della produzione industriale. Questa linea fu sostenuta anche dal ministro del tesoro democristiano Emilio Colombo, che nel febbraio del 1964 per fronteggiare le problematiche economiche aumentò le accise sui carburanti, tasso l'acquisto delle automobili, furono introdotte nuove norme per contrastare le vendite a rate e per scoraggiare la fuga dei capitali verso l'estero fu introdotta un'imposta cedolare sui titoli azionari.. Per riequilibrare le perdite ed evitare un'eccessiva svalutazione della moneta il 10 marzo 1964 il governatore della banca centrale Guido Carli si recò negli Stati Uniti riuscendo a ottenere un considerevole prestito di un miliardo e duecento settantacinque milioni di dollari dal Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d'America, intenzionato a mantenere stabili i cambi degli accordi di Bretton Woods..

Col pretesto della crisi valutaria il governo rinviò tutte le riforme previste, provocando la protesta dei socialisti e in particolare del ministro del bilancio Antonio Giolitti. Fu rinviata l'istituzione delle regioni e la revisione dei patti agrari; venne mancata anche la riforma di Federconsorzi, che fu particolarmente osteggiata dal fondatore della Coldiretti Paolo Bonomi così come anche rimase lettera morta la riforma urbanistica,. nel frattempo moderata dagli emendamenti del socialista Giovanni Pieraccini.. Questa situazione ormai insostenibile per la delegazione socialista, si risolse il 25 giugno 1964 con una crisi di governo scaturita dalla bocciatura dell'assegnazione di un finanziamento alle scuole private voluto dal ministro dell'istruzione democristiano Luigi Gui. Nel corso delle consultazione successivi alla crisi di governo, il 15 luglio 1964 il presidente della Repubblica Antonio Segni convocò il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Giovanni de Lorenzo, probabilmente nell'ottica di ottenere il sostegno per la creazione di un governo tecnico.. Nominato al vertice del servizio segreto militare (SIFAR) nel 1955, portò avanti un'intensa attività di dossieraggio fino al 1962, quando assunto il comando Arma dei Carabinieri riammodernò la Divisione corazzata "Centauro" dotandola di nuovi autoblindo e carri armati.. All'inizio del 1964 de Lorenzo elaborò il "Piano Solo", un progetto che si proponeva in caso di insurrezione di assicurare all'Arma dei Carabinieri il controllo militare dello Stato per mezzo dell'occupazione delle prefetture e dei centri di comunicazione, oltre che all'enucleazione delle principali personalità politiche e del sindacato di parte comunista e socialista.. In seguito alla convocazione di de Lorenzo e alla paventata ipotesi di un governo tecnico, i socialisti ricomposero la crisi consentendo il 23 luglio 1964 la nascita del secondo governo Moro. Il 7 agosto 1964 Segni fu colpito da una trombosi cerebrale, impossibilitato a proseguire il suo mandato fu sostituito dal presidente del Senato Cesare Merzagora fino alle dimissioni formali avvenute il 6 dicembre 1964. Alle elezioni del Presidente della Repubblica venne eletto il 28 dicembre 1964 il socialdemocratico Giuseppe Saragat.