Lettere dal carcere è il titolo con cui sono state pubblicate (in varie edizioni postume) le lettere inviate da Antonio Gramsci durante la sua lunga detenzione voluta dalla dittatura fascista per reprimere la sua attività di oppositore del regime.

La prima edizione fu pubblicata dall'editore Giulio Einaudi nel 1947 per decisione di Palmiro Togliatti, che scelse di presentare una raccolta incompleta, di 218 testi, come primo volume delle "Opere di Gramsci". Il libro vinse il Premio Viareggio nello stesso anno.

Ulteriori edizioni, comprendenti via via sempre più testi, si sono succedute nel dopoguerra. L'opera è considerata un classico del '900, per il suo valore intellettuale, letterario e di testimonianzaFrancesco Giasi, Introduzione, in ..

Contenuto L'arresto, il confino a Ustica, la carcerazione preventiva L'8 novembre 1926 il deputato Antonio Gramsci fu arrestato, in violazione dell'immunità parlamentare; lo stesso giorno Mussolini aveva infatti disposto l'arresto dei deputati comunisti, in modo da impedire loro di partecipare alla seduta di Montecitorio del giorno seguente. Venne rinchiuso in isolamento a Regina Coeli, da cui uscì in manette il 25 dello stesso mese, diretto al confino di polizia di Ustica, che raggiunse il 7 dicembre dopo aver transitato per le carceri di Napoli e di PalermoCronologia della vita di Gramsci, in . Le sue prime tre lettere da Regina Coeli, datate 20 novembre, sono indirizzate rispettivamente alla moglie Giulia Schucht (spesso nelle lettere chiamata col suo diminutivo russo Julca o Iulca), alla madre (in Sardegna) e alla sua padrona di casa di Roma, quest'ultima lettera per domandare «scusa per i disturbi e i fastidi» arrecati e per chiedere l'invio di alcuni libri.. La permanenza nel carcere di Roma e il successivo viaggio in cattività fino a Ustica sono narrati nella lettera del 19 dicembre indirizzata alla cognata Tatiana Schucht. (qui, come spesso, chiamata col suo diminutivo Tania). Le lettere da Ustica testimoniano, fra l'altro, dei cordiali rapporti fra Gramsci e il suo compagno di confino Amadeo BordigaCfr. la lettera del 15 gennaio 1927, in ., nonostante i contrasti politici che avevano diviso i due dirigenti comunisti negli anni precedenti. Il 20 gennaio 1927 Gramsci venne nuovamente arrestato per essere tradotto al carcere di San Vittore a Milano, dove giunse il 7 febbraio dopo un lunghissimo viaggio con parecchie soste in carceri e caserme lungo l'itinerario; a San Vittore rimase in isolamento fino a novembreCronologia della vita di Gramsci, in .

La lettera da San Vittore del 12 febbraio 1927 (indirizzata alla cognata Tatiana e, per suo tramite, alla moglie) descrive il viaggio in manette dalla Sicilia:

Questa lettera, tuttavia, non giunse a destinazione, perché sequestrata a fini istruttori e allegata al fascicolo processuale di Gramsci. Più tardi, nell'ottobre 1931, Gramsci avrebbe alluso all'episodio definendo ironicamente «troppo sincera» la lettera sequestrata, e giustificando in tal modo il tono di dissimulazione che era spesso costretto ad assumere nella sua comunicazione epistolare..

A partire dal 1927 Tatiana Schucht era diventata «l'unico tramite di Gramsci con l'esterno» e in particolare col Partito comunista, che le aveva affidato espressamente l'incarico di assistere moralmente e materialmente il detenuto; compito che Tatiana assolse per il resto della vita del dirigente comunista. In questo compito Tatiana fu presto affiancata da Piero Sraffa, economista vicino al PCI, amico personale di Gramsci e di Palmiro Togliatti. Zio di Piero Sraffa era Mariano d'Amelio, senatore nonché presidente della Corte di Cassazione, «personalità molto influente che attivò le sue relazioni con l'alta burocrazia del regime a favore di Gramsci in più di una occasione.». Tatiana copiava le lettere inviatele da Gramsci e le inoltrava a Sraffa, che a sua volta le inoltrava a Togliatti..

Il 19 marzo 1927 Gramsci annuncia a Tatiana un programma di lavoro che intende svolgere durante la detenzione:

Si tratta del «primissimo progetto di quelli che solo due anni più tardi saranno i Quaderni.», che Gramsci inizierà a scrivere solo nel febbraio 1929.

Il 19 marzo 1928 gli venne notificato il rinvio a giudizio davanti al Tribunale speciale per la difesa dello StatoCronologia della vita di Gramsci, in .

La "strana lettera" di Grieco A fine marzo 1928 Gramsci ricevette a San Vittore una lettera inviatagli dall'estero dal dirigente comunista Ruggero Grieco, in cui quest'ultimo lo salutava a nome degli altri comunisti in esilio, gli comunicava una serie d'informazioni sulla situazione del movimento comunista internazionale e gli parlava di un progetto di pubblicazione di una scelta di articoli gramsciani degli anni precedenti, di cui avrebbe dovuto occuparsi Palmiro Togliatti:

La lettera venne intercettata dal giudice istruttore Enrico Macis (che aveva il compito di istruire il "processone" contro il gruppo dirigente comunista), il quale la mostrò a Gramsci definendola molto compromettente e insinuando che fosse stata inviata con l'intento di far condannare l'imputato.. La lettera fece nascere un rovello tormentoso in Gramsci, che avrebbe finito per persuadersi che essa fosse stata causa della sua condanna.. Egli vi avrebbe fatto riferimento una prima volta in una lettera alla moglie del 30 aprile, scrivendo di avere ricevuto «recentemente, una strana lettera firmata Ruggero» che lo aveva fatto «inalberare»., e poi più estesamente in una lettera a Tatiana del 5 dicembre 1932:

Pubblicata per la prima volta nel 1968Cfr. ., la "strana" lettera di Grieco suscitò da allora una ininterrotta disputa interpretativaCfr. .. Secondo alcuni storici (in particolare Paolo Spriano e Giuseppe Fiori), il motivo principale dell'irritazione di Gramsci sarebbe consistito nel fatto che Grieco gli si rivolgeva come a un capo del PCI, aggravando così la sua posizione processuale; questi studiosi ritengono che il turbamento di Gramsci sia stato, pertanto, ingiustificato, dal momento che gli inquirenti sapevano benissimo del suo ruolo dirigente e non avevano bisogno dell'ulteriore prova costituita dalla letteraCfr. .Giuseppe Fiori definisce «del tutto incolore» la lettera di Grieco, e ritiene che Gramsci abbia commesso un'«ingenuità» a fidarsi del giudice istruttore Macis: cfr. . Cfr. anche , secondo il quale in «realtà Grieco non ha scritto alcunché di censurabile».. Nel 2012, sulla base di una documentazione resasi disponibile nel frattempo, Giuseppe Vacca avanzò una diversa ipotesi interpretativa: secondo Vacca, «le responsabilità attribuite da Gramsci e dallo stesso Macis alla "strana lettera" non riguardavano la situazione processuale del detenuto, bensì le possibilità della sua liberazione». La lettera di Grieco a Gramsci (così come un'altra lettera, contemporanea, dello stesso mittente a Umberto Terracini) conterrebbe «trasparenti allusioni a una trattativa in corso fra il governo sovietico e quello italiano» avente ad oggetto la liberazione di Gramsci.. Grieco avrebbe, cioè, alluso a una prossima scarcerazione di Gramsci, di cui «rivendicava incautamente il merito all'impegno del partito: un impegno ininterrotto, dal quale Grieco mostrava di attendersi buoni risultati a breve». Tuttavia, continua Vacca, «se erano trasparenti per Gramsci, quelle allusioni lo erano anche per le autorità inquirenti, e consegnare nelle mani di Mussolini una prova che, se Gramsci fosse stato liberato, il partito avrebbe potuto rivendicarne il merito, era un gesto così sconsiderato da prestarsi al sospetto d'una macchinazione»..

Condanna e reclusione In una lettera datata 10 maggio 1928 Gramsci annunciò alla madre il proprio imminente trasferimento a Roma per essere processato:

L'11 maggio partì in cattività per Roma, dove venne nuovamente rinchiuso a Regina Coeli. Il 4 giugno, dopo un processo farsa che coinvolgeva ventidue imputati comunisti e il cui dibattimento durò solo sette giorni., il Tribunale speciale lo condannò a vent'anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Per le sue precarie condizioni di salute venne assegnato alla Casa penale speciale di Turi (destinata ai detenuti malati), dove giunse il 19 luglio. Qui gli venne inizialmente concesso di scrivere una lettera ai familiari ogni quindici giorniCronologia della vita di Gramsci, in . Nel gennaio 1929 ottenne il permesso di scrivere in cella e a febbraio iniziò a redigere i Quaderni del carcereCronologia della vita di Gramsci, in . A partire dal 13 luglio 1931 poté scrivere lettere ai familiari tutte le settimaneCronologia della vita di Gramsci, in . A Turi, Gramsci riceveva, a giorno e ora fissa, un foglio bianco di quattro facciate, che doveva riempire e consegnare alla guardia carceraria; talvolta, in una lettera a Tania, egli riservava una metà del foglio a un altro destinatario, al quale la cognata avrebbe poi provveduto ad inoltrare quel mezzo foglioPaolo Spriano, Un foglio bianco ogni quindici giorni, in .

Su sollecitazione di Sraffa (il quale, tramite Tatiana, lo incoraggiava a proseguire le sue ricerche e a comunicarne gli esiti per via epistolare), Gramsci scrisse il 7 settembre 1931 una notevole lettera sulla storia degli intellettuali italiani, che comprende una delle formulazioni della sua teoria dell'egemonia culturale:

Il 21 settembre 1931 indirizzò a Tatiana, perché la facesse pervenire a Umberto Cosmo (che era stato professore d'università di Gramsci), una sua interpretazione del canto X dell'Inferno di Dante.. Nell'autunno del 1931 ebbe luogo fra i due cognati uno scambio di lettere, che traeva spunto dalla visione da parte di Tatiana del film Due mondi; le risposte di Gramsci riassumono il suo punto di vista sulla questione ebraica, improntato all'assimilazionismo e al rifiuto tanto dell'antisemitismo, e del razzismo in generale, quanto del sionismoCfr. .Cfr. .Le lettere di Gramsci sono datate rispettivamente 13 settembre, 28 settembre, 5 ottobre e 12 ottobre: ..

Nella primavera del 1932 scrisse a Tatiana cinque importanti lettere sulla filosofia di Benedetto CroceLe lettere sono datate rispettivamente 18 aprile, 25 aprile, 2 maggio, 9 maggio e 6 giugno 1932: .. La lettera del 2 maggio torna sul concetto di egemonia, che Gramsci considera come «il tratto essenziale» del marxismo più moderno:

Nel giugno 1932 fu costretto ad abbandonare il sistema, avviato nella corrispondenza con la cognata, di inserire nelle sue lettere recensioni su argomenti culturali o letterari, perché la direzione del carcere aveva cominciato a insospettirsi. Il 29 luglio il Ministero di Grazia e Giustizia invitò il direttore a sorvegliare con cura particolare la corrispondenza di Gramsci e a bloccare le lettere con contenuto politicoCronologia della vita di Gramsci, in . Gramsci sviluppò comunque e approfondì nei Quaderni le tematiche politiche e culturali accennate nelle lettere.