La penisola di Musandam (arabo: شبه جزيرة مسندم), detta anche Ru'us Al Jibal, è una penisola che costituisce la punta nord-orientale della penisola arabica. Gran parte della penisola è parte del governatorato di Musandam, facendone una exclave dell'Oman, mentre una parte nella regione sud-occidentale e sud-orientale fa parte degli Emirati Arabi Uniti.
Storia Per diversi millenni prima dell'era volgare, la regione di Musandam era conosciuta come Makkan. Makkan era coinvolto nel commercio del rame in Mesopotamia e la penisola dell'Oman è citata nelle tavolette sumere con il nome Magan. Shulgi, il re di Ur, ricevette oro da un “re di Magan” senza nome nel 2069 a.C. Sulla base delle prove archeologiche, lo studioso Daniel T. Potts postula che gli immigrati provenienti dall'altra parte dello stretto di Hormuz introdussero in Oman l'idea e le tecniche di produzione della ceramica intorno al 2500 a.C.
La parola utilizzata per indicare l'Oman era Makaa in antico persiano, Macae o Magi o Mykoi in greco, Makkash in elamita e Makkan in accadico, mentre in aramaico, l’Oman era chiamato Qādām, parola che significa “mattina, est”. Nel 536 a.C. Ciro il Grande conquistò l'Oman e il suo territorio fu governato da satrapi della Persia achemenide durante le dinastie di Dario I (522-486 a.C.) e Serse I (486-465 a.C.). Nelle iscrizioni di Serse di Persepoli egli chiama il popolo Maka o Mačiya coloro “che abitano in riva al mare e oltre il mare”. Durante il periodo achemenide, entrambe le aree costiere meridionali del Golfo Persico, Musandam e Hormozgan, erano conosciute insieme come Maka.
Nel 331 a.C. Alessandro Magno sconfisse Dario III nella battaglia di Gaugamela provocando la caduta dell'Impero achemenide e Maka cessò di essere una satrapia persiana. Nearco di Creta, ammiraglio navale di Alessandro Magno nel 325 a.C., registrò il passaggio di Musandam, che chiamò "Capo Maketa d'Arabia", e annotò una città mercato che probabilmente era Dibba.
Dopo la morte di Alessandro Magno e la disgregazione del suo impero, la regione di Musandam cadde sotto il controllo dei Seleucidi. I Parti strapparono il controllo della costa dell'Oman ai Seleucidi nel 250 a.C., valutando lo sbocco del Golfo Persico come una rotta marittima. Le dinastie dei Parti governarono l'Oman settentrionale per i successivi cinque secoli.
Nel 228 d.C. il re dei Parti Vologase VI fu sconfitto e il suo regno assorbito dall'Impero sasanide. Durante le epoche dei Parti e dei Sasanidi la provincia dell'Oman settentrionale divenne nota con il suo nome medio-persiano di Mazun. Secondo il diplomatico britannico Samuel Barrett Miles questo nome origina da Mazen, una "popolazione di grandi marinai discendente da Mazen bin Azd" della tribù Azdita dei Mazen.
La guida di navigazione del I secolo, il Periplus Maris Erythraei, ricorda le “grandi montagne” di Musandam chiamate Asabon. La mappa dell'Arabia di Tolomeo del 150 d.C. circa etichetta la penisola di Musandam come "Asaborum". Capo Musandam si chiama Asabon Promentory e gli indigeni Asabi.
Il primo re sasanide, Ardashir I (r. 224-241), desiderava sviluppare il commercio con l'Oceano Indiano che trattava seta, spezie, perle e incenso e che al tempo si svolgeva lungo il Mar Rosso, spostandolo nel Golfo Persico. A questo scopo era necessario disporre di una base nel nord dell'Oman e pertanto a Dibba venne insediata una guarnigione sasanide insieme a Sohar, e i persiani fondarono colonie agricole in Oman organizzate attorno a un sistema di irrigazione chiamato qanat (o falaj), ancora oggi esistenti. Le prove archeologiche dell'occupazione sasanide vicino a Khasab e nei villaggi sulla costa occidentale di Musandam e sull'isola di Jazirat al-Ghanam (detta anche Isola della Capra) risalgono all'inizio del IV secolo.
Nel tempo Dibba divenne un porto vitale che ha fornito per secoli un punto di accesso per il commercio del Mar Arabico alle città del Golfo Persico, evitando le acque pericolose dello stretto di Hormuz. Le merci provenienti dall'India e dai mercati orientali venivano caricate su cammelli e asini e portate via terra a Dubai e sulle città della costa orientale in tre giorni evitando il lungo e pericoloso passaggio via mare.
Durante l'epoca preislamica, l'Oman rimase sotto il controllo sasanide e Dibba fungeva da punto della costa orientale di un triangolo di insediamenti, che comprendeva anche Ed-Dur sulla costa occidentale e Mleiha nell'interno, che presidiavano le rotte commerciali arabe da e per il Mare Arabico. Per mantenere il governo dei territori i Sasanidi nominavano dei loro rappresentanti che svolgevano funzioni amministrative e militari. Il rappresentante militare dei persiani a Dibba nel VII secolo era Laqit bin Malik che, come da consuetudine, essi nominarono Dhu al-Taj, ovvero ’“individuo incoronato”.
Da notare che Laqit aveva una doppia veste: era un Malik, cioè un capo arabo azdita riconosciuto e come tale con profondi legami con le tribù arabe meridionali, ma era anche un Dhu al-Taj, cioè un rappresentante dell'impero sasanide e da loro incoronato che doveva quindi fedeltà alla Persia.
Nel 630 Maometto inviò il suo rappresentante Amr al-'As a Rustaq nell'Oman a presentare una petizione ai persiani affinché abbracciassero l'Islam e rinunciassero alla sovranità sul Paese. La petizione fu respinta, ma a seguito di ciò nel Paese ci furono disordini a Sohar e in altre regioni a seguito dei quali i Sasanidi furono espulsi dal Paese. La morte di Maometto nel 632 stimolò ulteriori movimenti indipendentisti in tutta l'Arabia. In Oman, Laqit bin Malik fu proclamato profeta e insorse contro l'appena dichiarato califfo di Medina, Abū Bakr. In breve tempo Laqit “riuscì ad estendere il suo controllo su tutto l'Oman, costringendo i due fratelli Julanda, Jayfar e 'Abd, che governavano la regione per conto di Medina dopo la loro adesione all'islam, a rifugiarsi sulle montagne da dove chiesero aiuto ad Abu Bakr.
La risposta del califfo a questi movimenti fu molto dura. Egli infatti formò prontamente un esercito e inviò le truppe per reprimere le rivolte locali in Oman, nello Yemen e nella regione di Yamāma, dando inizio a una serie di campagne militari che furono successivamente note come guerra della ridda. Inizialmente gli omaniti guidati da Laqit bin Malik prevalsero nelle battaglie del 632-633 e i Julanda si ritirarono a Sohar, mentre Laqit si insediava a Dibba.
Il comandante dell'esercito di Medina, Hudhaifa bin Mihsan, resosi conto che non aveva forze sufficienti per battere Laqit, chiese rinforzi ad Abu Bakr che invio Ikrima ibn Abi Jahl in suo aiuto. Nel novembre del 633 la forza combinata marciò quindi su Dibba, allora descritta come "un grande mercato e una città". Laqit ottenne un primo successo nella battaglia che ne seguì, tuttavia, successivamente l'esercito medinese prevalse dopo l'arrivo dei rinforzi, costituiti dalle tribù Beni Abdul Kais e Beni Najia che avevano abbandonato Laqit. La battaglia di Dibba fu una delle più grandi battaglie delle guerre arabe. Secondo lo storico arabo Mohammed ibn Tarir al-Tabari ci furono 10.000 morti e 4.000 prigionieri. Laqit fu ucciso, il mercato fu saccheggiato e la città fu quasi completamente distrutta. I prigionieri, un quinto del tesoro e il bestiame della città furono inviati come tributo ad Abu Bakr.
Dal 633 La penisola di Musdandam entrò a far parte del Califfato arabo: Califfato dei Rashidun (632-661), Califfato omayyade (661-750), Califfato abbaside (750-1258). Verso la fine dell'VIII secolo il Califfato abbaside iniziò a perdere potere e vi furono una serie di movimenti indipendentisti che caratterizzarono varie regioni. Fra questi uno dei più importanti fu quello dei Carmati che fra il IX e il X secolo formò uno stato con capitale ad al-Hasa nel Bahrein da cui controllarono la costa orientale dell'Arabia compresa la penisola di Musandam. Nell'XI secolo i Carmati furono sconfitti da una coalizione composta dagli Uyunidi sostenuti dagli Abbasidi e Selgiuchidi a seguito della quale nel 1077 venne fondato l'Emirato degli Uyunidi.
Nel XII secolo la penisola di Musandam divenne parte del Regno di Hormuz, uno stato vassallo del Sultanato Selgiuchide di Karman, che al tempo controllava entrambe le sponde dello stretto di Hormuz, e vi rimase fino all'arrivo dei portoghesi nel XVI secolo.
Nel settembre del 1507 l'ammiraglio portoghese Alfonso de Albuquerque giunse ad Hormuz con una flotta di 6 navi e in breve ottenne la resa della città e costrinse il re a firmare un accordo che prevedeva il pagamento di un tributo annuo di 15.000 ashrafiMoneta d'oro risalente al XV secolo che veniva utilizzata in alcune regioni islamiche del Medio Oriente, dell'Asia centrale e dell'Asia meridionale., la costruzione d un forte ed altre concessioni alla corona portoghese. Tuttavia, a causa di forti dissidi sorti all'interno delle sue truppe e all'ammuntinamento di alcuni suoi capitani, Albuquerque fu costretto ad abbandonare Hormuz a febbraio del 1508. Tuttavia Albuquerque tornò ad Hormuz nella primavera del 1515 e la sottomise definitivamente. Hormuz e i suoi territori rimasero sotto il controllo portoghese fino alla loro sconfitta nella primavera del 1622 ad opera di una alleanza anglo-persiana formata dalla forza navale della Compagnia britannica delle Indie orientali e da truppe dei safavidi comandate dal generale Imam Quli Khan.
Dopo la caduta di Hormuz i portoghesi si ritirarono nell'Oman e fecero di Mascate il loro centro regionale, rinforzandone le difese sia dagli attacchi dal mare che dalla terraferma, e da dove pensavano di poter continuare a portare avanti i loro commerci nella regione. Le ambizioni portoghesi vennero tuttavia infrante dalla nascente dinastia Yaarubi, che dopo la nomina di Nasir bin Murshid a imam dell'Oman nel 1624, diede luogo a una politica di unificazione ed espansione dell'Oman. Nel 1633 gli omaniti conquistarono la città di Julfar (attuale Ras al-Khaimah) che era al tempo presidiata dai portoghesi e dai persiani safavidi. Nel 1643 Nasir assediò Sohar che dopo una breve resistenza si arrese il 7 novembre 1643. Nel gennaio del 1650 gli omaniti, guidati dal nuovo imam Sultan bin Sayf, succeduto a Nasir, espugnarono Mascate costringendo i 600 portoghesi che vi abitavano a rifugiarsi a Diu sulla costa indiana. L'ultima roccaforte portoghese della regione, Khasab, chiamata Caçapo, nel nord della penisola di Musandam, venne abbandonata dai portoghesi nel 1656, ponendo di fatto fine alla loro presenza nella regione.
A seguito dell'uscita dei portoghesi, la penisola di Musandam divenne parte integrante dell'Impero omanita, che sotto la dinastia Yaarubi divenne in breve tempo una grande potenza marittima e commerciale. Verso la metà del XVIII secolo la dinastia Yaarubi fu dilaniata da una guerra interna per la successione che la portò alla dissoluzione. Di questa situazione ne approfittò la famiglia wahhabita degli Al Qasimi originaria della regione sud-orientale del Golfo Persico che riuscì a stabilire la propria autonomia nella città di Ras al-Khaimah entro la fine del 1710. Entro la fine del XVIII secolo i Qasimi erano diventati la potenza marittima dominante del Golfo Persico meridionale. Essi controllavano un gran numero di porti lungo la costa, compreso il porto di Sharjah ed ottennero il dominio sulla maggior parte delle tribù della penisola di Musandam con l'eccezione degli Shihuh e dei loro alleati.
Il dominio dei Qasimi sul Musandam fu più volte contestato dai sultani di Mascate, ma dopo l'accordo stipulato nel 1850 fra il sultano dell'Oman Sa'id bin Sultan e lo sceicco Qasimi Sultan I bin Saqr al-Qasimi, la sovranità dei Qawasim fu saldamente stabilita in tutta l'area costiera e montuosa a nord della linea tra la città di Sharjah e Khor Kalba con la sola eccezione dell'area montuosa e inaccessibile abitata dalle varie sezioni e alleati degli Shihuh a nord di Sha’am e Dibba.