I cataloghi biografici femminili o "Plutarchi femminili"L'espressione, riferita all'opera di Plutarco Γυναικῶν ἀρεταί o De mulierum virtutibus, nella quale sono riportati ventisette aneddoti sul coraggio delle donne, ripresi da miti, leggende o fatti storici, è stata utilizzata in diverse pubblicazioni in età contemporanea, per indicare, più in generale, le gallerie di personaggi celebri femminili. Cfr.: sono repertori comprendenti elenchi, selezioni, gallerie di donne insigni, celebri o esemplari, organizzati su un tema, autonomi o contenuti in un testo più ampio, con finalità agiografiche, encomiastiche, erudite o moralizzanti e didascaliche..

Essi attraversano tutte le epoche e i paesi del mondo, dall'Europa fin dai tempi dell'antica Grecia, alla Cina del I secolo, all'Etiopia medievale, al mondo arabo almeno dal IX secolo, per radicarsi come tradizione in tutto il mondo alla fine del XIX secolo.

Storia Antichità

In Europa i cataloghi biografici femminili affondano le loro radici nell'antichità classica, all'interno di una tradizione letteraria avviata e prodotta da uomini.

Nella loro forma più semplificata essi svolgono una funzione genealogica, come il Catalogo delle donne di Esiodo, lIliade e lOdissea, e la stessa Bibbia,. opere nelle quali, secondo la studiosa Glenda McLeod, le donne elencate comparirebbero soprattutto in funzione della loro biologia, in quanto "incubatrici di eroi"..

L'uso degli exempla all'interno dei dialoghi e dei discorsi percorre gran parte dei più noti florilegi dell'età classica che enumerano personaggi femminili, tra cui il Factorum et dictorum memorabilium libri IX (31 d.C.) dello scrittore latino Valerio Massimo e l'Ab urbe condita di Livio.

Il De mulierum virtutibus di Plutarco viene citato con maggiore frequenza come il testo della classicità più rappresentativo di questa tradizione.Secondo Gianna Pomata rappresenterebbe il modello da cui avrebbe tratto origine il genere storiografico del catalogo biografico femminile. Cfr.: In quest'opera il filosofo greco, attraverso ventisette episodi, di cui quindici con protagoniste donne che agiscono collettivamente () e dodici individualmente, intende sostenere l'idea che le potenzialità fisiche ed intellettuali, nel bene e nel male, sono distribuite in egual misura tra i sessi..

Medioevo Nel medioevo, in generale, la biografia si confonde con la scrittura agiografica. I cataloghi femminili assumono un prevalente intento morale, rivolto all'edificazione dei lettori; le fonti sono perlopiù di natura biblica e i ritratti femminili riguardano principalmente sante, mistiche, martiri, eroine..

Il De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio inaugura il genere delle biografie di donne del mondo antico e contemporaneo in versione laica; non più solo personaggi femminili esemplari legati al cristianesimo, sante e martiri, ma anche regine, condottiere e poetesse, donne pagane non sempre esempio di virtù.. Rispetto agli esempi della classicità, dai quali trae ispirazione,Vittorio Zaccaria ha indicato tra le fonti di Boccaccio, Varrone, Livio, Plinio, Tacito, Ovidio, Virgilio. Cfr.: Giovanni Boccaccio, De mulieribus claris, in Vittore Branca (a cura di), Tutte le opere di Giovanni Boccaccio, vol. X, Milano, Mondadori, 1967 un forte elemento di novità è rappresentato dall'introduzione di elementi narrativi e dalla contestualizzazione storica, che umanizzano i ritratti femminili, non più semplici simboli o figure allegoriche; l'obiettivo dell'autore è soprattutto quello di interessare e di stupire, esercitare le sue doti di narratore, oltre che di svolgere, per mezzo di questi racconti, una funzione moralizzatrice.

Attraverso le biografie Boccaccio sostiene un proprio modello di donna, basato sull'esercizio della moderazione e della castità, essendo da lui ritenuto il vizio parte della natura femminile. La virtù, manifestata in rari esempi di donne, è definita "virile" e perlopiù associata alle virtù civiche e alla vita pubblica, dalla quale le donne sono escluse. A differenza del precedente catalogo di personaggi maschili, De casibus virorum illustrium, particolarmente legato alla storia, in cui Boccaccio usa l'aggettivo "illustre", nel senso di "ammirevole", per quello femminile sceglie l'aggettivo "claris", trattando di donne famose per le loro azioni meritevoli o malvagie..

L'evoluzione del genere biografico che si compie all'interno dell'umanesimo fiorentino si manifesta anche attraverso la separazione delle vite degli uomini da quelle delle donne..

Umanesimo e Rinascimento Il primo repertorio scritto da una donna è il Livre de la Cité des Dames della poetessa francese Christine de Pizan, composto tra il 1404 e il 1405. L'opera di Boccaccio, da poco tradotta in Francia e molto popolare negli ambienti di corte parigini, ispira alla scrittrice l'idea di comporre un proprio catalogo di donne famose, concepito come una difesa delle donne contro la misoginia maschile, creando un "importante precedente per la querelle des femmes".. Pizan contrappone a questa visione la sua "città", nella quale dialogando con le figure femminili allegoriche di Ragione, Rettitudine e Giustizia percorre la scala delle virtù femminili e confuta la triplice esclusione delle donne dalla virtù, dalla vita pubblica, dalla storia. La maggior parte del testo consiste in brevi biografie femminili tratte dalla storia e dalla mitologia, all'interno delle quali l'autrice applica un confronto diretto tra esempi di eccellenza maschile e femminile..

Sul solco del De mulieribus claris di Boccaccio, nel corso del Quattrocento vengono prodotti altri cataloghi di donne esemplari, i più famosi dei quali sono il Libro delle donne e commendatione delle donne (1484-1491?)La data di produzione dell'opera viene posta tra il 1484 e il 1491. Cfr.: . Un'edizione italiana è stata pubblicata nel 1999. Cfr.: Vespasiano da Bisticci, Il libro delle lodi delle donne, Roma, Lombardi, 1999. di Vespasiano da Bisticci, una galleria femminile, soprattutto di esponenti di famiglie del patriziato fiorentino, di cui vengono elogiate le virtù domestiche, non marcate dall'eccezionalità, ma indicate ad esempio per le ragazze nella vita familiare quotidiana;. la Gynevera de le clare donne (1490), dedicata a Ginevra Sforza, trentatré elogi di figure femminili scelte tra le più illustri famiglie di Bologna, scritta da Giovanni Sabadino degli Arienti (1445-1510); De plurimis claris selectisque mulieribus (1497), 184 biografie - di cui 72 presenti anche in Boccaccio - del monaco e letterato Jacopo Filippo Foresti.

Queste ultime due opere si differenziano da quella di Boccaccio per il folto numero di biografie di donne contemporanee agli autori, in parte ancora viventi.

XVI-XVII secolo Nel primo Cinquecento risulta esiguo il numero di raccolte biografiche di donne illustri, un genere praticato quasi esclusivamente dagli uomini. Tra queste, Les vies des femmes célèbres (1505), su esempio del Boccaccio, hanno per autore il domenicano Antoine Dufour che le scrive in omaggio ad Anna, duchessa di Bretagna e regina di Francia.

Accanto al genere delle biografie femminili, molte opere forniscono elenchi di donne illustri, come sezioni del Cortegiano di Baldassarre Castiglione o dellOrlando Furioso di Ludovico Ariosto; il giurista e umanista francese André Tiraqueau nel suo De Legibus connubialibus (1516) riporta gli autori - filosofi, umanisti, teologi, uomini di legge - che nei secoli precedenti hanno scritto sulle donne.

Nel 1589 il bolognese Ercole Marescotti, canonico della Metropolitana di Bologna, scrive Dell'eccellenza della donna, diviso in due parti: nella prima, ispirandosi a esempi di donne dell'antichità da lui ritenute eccezionali per talento, bellezza, lignaggio, commenta in termini generali le virtù e l'intelligenza femminili; nella seconda descrive una ventina di nobildonne viventi di Bologna, elogiandone le doti.

Nella seconda metà del Cinquecento e nel Seicento le gallerie e gli elenchi di donne illustri svolgono una funzione complementare al filone di trattati a sostegno delle rivendicazioni femminili: alcune scrittrici usano riportarli all'interno dei loro testi contro i sostenitori dell'inferiorità della donna, come esempio per dimostrare l'eccellenza e le doti intellettuali e morali del loro sesso; fra queste vi sono in Francia Jacquette Guillaume con Les Dames illustres (1665), in Italia Moderata Fonte con il suo dialogo Dei meriti delle donne (1600) e Lucrezia Marinelli con Le nobiltà, et eccellenze delle donne (1600), scritto in risposta all'opera misogina dello scrittore Giuseppe Passi; in Gran Bretagna Bathsua Makin con An Essay to Revive the Antient Education of Gentlewomen (1673)..

XVIII-XIX secolo Il genere biografico, nella sua accezione moderna, raggiunge la sua formale codificazione alla fine del Settecento.

Tra la fine del XVIII e il XIX secolo la tradizione si "femminilizza": molte più autrici si dedicano alla scrittura di biografie di donne illustri, per scopi commerciali o per sostenere e diffondere le proprie convinzioni, come l'opera in sei volumi, Female biography, or, Memoirs of illustrious and celebrated women of all ages and countries (1803) della femminista britannica Mary Hays..

In Francia Louise de Keralio pubblica un'opera di divulgazione sulle scrittrici francesi in quattordici volumi, Collection des meilleurs ouvrages français composes par des femmes (1787), mentre cominciano a comparire repertori apertamente rivolti alle bambine, come A Mirror for the Female Sex (1798) di Mary Pilkington, che intende offrire loro ispirazione di condotta attraverso le biografie e le virtù di donne esemplari.

Durante questi secoli si allarga anche la schiera delle donne ritenute "idonee" ai requisiti di notabilità: l'azione civica diventa oggetto di virtù, come in Noble Deeds of Woman di Elizabeth Starling (1835) e il suo corrispettivo americano Noble Deeds of American Women di Jesse Clement.

Sul finire del XIX secolo entrano a pieno titolo tra le donne da ricordare anche le femministe, spesso ad opera delle stesse protagoniste dell'emancipazionismo, come Millicent Garrett Fawcett che raccoglie e ristampa una serie di articoli in Some Eminent Women of Our Time (1889), dedicati a personalità famose per il loro impegno a favore dei diritti delle donne.

A partire dal XVIII secolo i Plutarchi femminili cominciano ad acquisire tratti diversi dalle gallerie di donne illustri scritte in epoche precedenti; si evolvono prosa e contenuti, si raffina l'analisi della condizione femminile e nel contempo il valore assegnato alla funzione materna. Nel secolo successivo si fanno strada nei paesi in cui sono in atto processi di unificazione nazionale, gli esempi di madri e spose patriottiche.

La produzione italiana nell'Ottocento

In Italia la produzione biografica di "genealogie" illustri è strettamente collegata alla costruzione della nazione e della sua rappresentazione; celebrità e maternità sono spesso collegate e nella ricerca del modello della "madre italiana" vengono utilizzate sia figure reali che allegoriche, spesso tratte dall'antichità romana, riferimento identitario delle origini: la "madre virtuosa" che incarna le virtù di castità, frugalità e abnegazione è rappresentata da Lucrezia, Porcia, Arria, da Azia e Cornelia, consacrate all'educazione dei figli, che fin dalla nascita vengono da loro stesse allattati, bandendo la nutrice..