La storia del Regno d'Italia dal 1922 al 1943 coincide con il periodo noto come ventennio fascista, o in forma abbreviata ventennio, durante il quale l'Italia fu governata dal regime autoritario di Benito Mussolini, duce del Partito Nazionale Fascista (PNF). Il ventennio ebbe inizio in seguito alla marcia su Roma, che si concluse il 31 ottobre 1922 con la formazione del governo Mussolini. Dopo una fase iniziale di governo formalmente di carattere parlamentare, il regime fascista consolidò progressivamente il suo dominio attraverso la censura e l'istituzionalizzazione dello squadrismo. In seguito al delitto Matteotti, il 3 gennaio 1925 Mussolini annunciò la svolta autoritaria, avviando la trasformazione dello Stato verso un regime totalitario con l'approvazione delle leggi fascistissime e l'assorbimento di tutte le associazioni culturali all'interno del PNF. La guerra d'Etiopia del 1935 rappresentò l'apice del consenso interno al regime e determinò al contempo l'isolamento internazionale dell'Italia fascista, che da questo momento iniziò ad avvicinarsi alla Germania nazista, formalizzandone l'alleanza nel 1939 con il Patto d'Acciaio. L'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale avvenne così al fianco della potenze dell'Asse il 10 giugno 1940; tuttavia le sconfitte militari e il peggioramento delle condizioni di vita della popolazione indebolirono rapidamente il sostegno al regime. In seguito allo sbarco alleato in Sicilia, il 25 luglio 1943, il Gran consiglio del fascismo votò la sfiducia a Mussolini, ponendo così fine al ventennio fascista.
Il fascismo al governo (1922-1925) La fiducia al governo Mussolini
Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre 1922, dopo mesi di violenze squadriste e in un contesto democratico ormai compromesso, le squadre d'azione del Partito Nazionale Fascista (PNF) cominciarono ad affluire in massa verso Roma, esercitando sulle istituzioni una pressione paramilitare per favorire l'ascesa al potere di Benito Mussolini. Le avvisaglie della "marcia su Roma" provocarono la crisi del governo Facta II, che rassegnò definitivamente le dimissioni la mattina del 28 ottobre in seguito al rifiuto di re Vittorio Emanuele III di firmare il decreto sullo stato d'assedio della capitale.. Sfumata l'ipotesi di un esecutivo guidato da Antonio Salandra che includesse anche ministri fascisti, il 29 ottobre il re conferì a Mussolini l'incarico di formare il nuovo governo.. I ministri furono scelti da Mussolini stesso attraverso colloqui individuali senza interpellare le segreterie dei rispettivi partiti politici, dando così vita a un governo di coalizione solo sul piano formale.. Mussolini, oltre alla presidenza del consiglio, si attribuì anche il ministero dell'interno e ad interim quello degli esteri. La compagine ministeriale era costituita dai fascisti Alberto de' Stefani (finanze), Giovanni Giuriati (terre liberate) e Aldo Oviglio (giustizia); i militari Armando Diaz (guerra) e Paolo Thaon di Ravel (marina); i demosociali Giovanni Antonio Colonna di Cesarò (poste e telegrafi) e Gabriello Carnazza (lavori pubblici); i popolari Stefano Cavazzoni (lavoro) e Vincenzo Tangorra (tesoro); il nazionalista Luigi Federzoni (colonie); il democratico Teofilo Rossi (industria e commercio); il liberale di destra Giuseppe De Capitani d'Arzago (agricoltura) e l'indipendente Giovanni Gentile (istruzione).. Il 31 ottobre il governo Mussolini prestò giuramento, e nel pomeriggio circa trentamila squadristi sfilarono insieme a reparti del Regio Esercito di fronte al palazzo del Quirinale per omaggiare col saluto romano il re e i due ministri militari.. Conclusa la parata, Mussolini ordinò la smobilitazione delle squadre fasciste, che fino alla sera del 1° novembre si resero responsabili di numerose violenze contro militanti e deputati delle opposizioni, provocando complessivamente diciannove morti e sessantacinque feriti.. La sera del 1° novembre 1922 Mussolini convocò la prima seduta del Consiglio dei ministri annunciando di voler ristabilire l'ordine pubblico e promuovere la "pacificazione nazionale".. Prima ancora di ricevere la fiducia dal parlamento, il governò approvò provvedimenti favorevoli a industriali e agrari: il 10 novembre fu abolita l'obbligatorietà della nominatività dei titoli azionari e venne ritirato il progetto di riforma agraria elaborato dai governi precedenti.. Il 16 novembre Mussolini fece il suo primo discorso alla Camera dei deputati per ottenere la fiducia. Nel "discorso del bivacco", il capo del governo denigrò e minacciò l'istituzione parlamentare, rassicurando al contempo la classe dirigente liberale con la promessa di nuovi finanziamenti alle imprese e del rispetto dei trattati internazionali. La Camera approvò la fiducia con 306 voti favorevoli e 116 contrari.. Il 19 novembre Mussolini debuttò in politica internazionale partecipando alla conferenza di Losanna per la definizione dei confini turchi, incontrando il ministro degli esteri britannico e il presidente francese. Il 25 novembre la Camera concesse al governo i pieni poteri per un anno, al fine di riordinare il sistema tributario e la pubblica amministrazione.. Infine, il 27 novembre, il governo ottenne la fiducia anche dal Senato di nomina regia, con 164 voti favorevoli e 26 contrari..
Lo squadrismo e le prime riforme fasciste
Il 15 dicembre 1922 Mussolini convocò lo stato maggiore del PNF presso il Grand Hotel de Rome, il suo alloggio a Roma, istituendo di fatto il Gran consiglio del fascismo. Durante la seduta si discusse di come regolarizzare le formazioni paramilitari e di introdurre una nuova legge elettorale maggioritaria.. Nel frattempo, nonostante le promesse del governo, le violenze squadriste non si placarono: tra il 18 e il 20 dicembre, per vendicare la morte di due fascisti, le squadracce di Torino attuarono una sanguinosa rappresaglia, uccidendo undici persone e ferendone ventisei... Per gli autori della strage di Torino non ci fu però alcuna conseguenza giudiziaria, dato che il 22 dicembre 1922 fu promulgata l'amnistia generale per tutti gli squadristi.. La repressione delle opposizioni fu messa in atto anche dal Ministero dell'interno, di cui Mussolini era titolare: i primi a esserne colpiti furono i dirigenti del Partito Comunista d'Italia (PCd'I), contro i quali, il 30 dicembre 1922, fu diramato l'ordine di arresto.. Sul piano politico, il PNF operò per assorbire e disgregare le formazioni dei "fiancheggiatori" del fascismo, integrando esponenti della destra liberale e dell'Associazione Nazionalista Italiana (ANI), confluita nel PNF il 26 febbraio 1923,. ma oltre alle correnti conservatrici del Partito Popolare Italiano (PPI), della Democrazia Sociale (DS) e del Partito Repubblicano Italiano (PRI).. L'aumento degli iscritti alimentò una spaccatura interna al PNF tra la corrente intransigente dei ras dello squadrismo, come Roberto Farinacci e Italo Balbo,. e quella normalizzatrice, composta dai neoiscritti della destra conservatrice.. Il conflitto emerse chiaramente il 29 maggio 1923, quando l'ex nazionalista Alfredo Misuri criticò Mussolini alla Camera per la mancata normalizzazione del fascismo, venendo aggredito dagli squadristi il giorno seguente. A richiedere la normalizzazione del fascismo e l'abolizione dei ras locali fu anche l'ex nazionalista Massimo Rocca, il quale, dopo uno scontro con Roberto Farinacci, fu espulso dal PNF il 27 settembre 1923. Il 1° febbraio 1923 fu istituita la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), un corpo di gendarmeria dipendente dal capo del governo che assorbiva le funzioni della Regia guardia per la pubblica sicurezza.. Con l'istituzione della MSVN fu disposto lo scioglimento delle squadre d'azione fasciste e delle milizie nazionaliste, i cui aderenti confluirono in massa nel nuovo corpo armato... Le violenze diminuirono, ma non cessarono: il 21 gennaio 1923 gli squadristi si resero responsabili di una serie di rappresaglie alla Spezia, con l'assassinio di diciannove persone,.. mentre nella cittadina di Molinella, nell'arco di otto mesi dall'insediamento del governo fascista, furono compiuti settanta omicidi, denunciati dal segretario del Partito Socialista Unitario (PSU) Giacomo Matteotti nel saggio Un anno di dominazione fascista.. Azioni squadriste si verificarono anche contro gli esponenti dell'opposizione liberale, come l'ex presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti e il deputato Giovanni Amendola. In questo periodo proseguì anche lo smantellamento delle amministrazioni locali di opposizione, messo in atto oltre che dagli squadristi, anche dai nuovi prefetti insediati dal governo,. i quali, tra maggio e dicembre del 1923, sciolsero 368 consigli comunali e 10 consigli provinciali.. In questo clima permeato dalla violenza squadrista e dalla repressione dell'opposizione da parte del governo, le elezioni amministrative tenute nel 1923 si conclusero in larghissima maggioranza con la vittoria delle liste fasciste.. Se da un lato la MVSN fu impiegata per la repressione delle opposizioni, dall'altro venne inviata a scopi propagandistici per prestare servizio di soccorso durante l'eruzione dell'Etna del giugno 1923 e il crollo della diga del Gleno del 1º dicembre 1923..
Nei confronti dei popolari, i fascisti attuarono una duplice strategia di repressione e apertura; nonostante il partito partecipasse al governo con due ministri, i militanti popolari continuarono infatti ad essere vittime della violenza squadrista.. Il 12 aprile 1923, al IV congresso del PPI, vinse la linea del segretario don Luigi Sturzo, che confermò la collaborazione col governo, a condizione che non venisse introdotta una legge elettorale maggioritaria che prevedesse un ampio premio di maggioranza.. Mussolini giudicò i popolari "essenzialmente antifascisti" e rispose facendo dimettere i ministri del PPI il 17 aprile 1923, provocando in tal modo un inasprimento delle violenze fasciste contro i cattolici,. culminato il 23 agosto con l'assassinio di don Giovanni Minzoni.. Contemporaneamente, il governo, tramite il gesuita Pietro Tacchi Venturi, avviò una politica di conciliazione con la Santa Sede: fu introdotto l'obbligo di esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e furono parificate le scuole cattoliche, cui furono garantite agevolazioni fiscali.. Tali misure furono implementate nel corso del 1923 dal ministro dell'istruzione Giovanni Gentile, nel frattempo iscrittosi al PNF, nel quadro di una complessiva riorganizzazione del sistema scolastico. Con la riforma Gentile l'amministrazione scolastica fu ulteriormente centralizzata e gerarchizzata, mentre fu privilegiata la formazione elitaria rispetto a quella di base. Nel febbraio del 1923, Mussolini interloquì col segretario di Stato della Santa Sede Pietro Gasparri per sostituire i vertici del Banco di Roma e salvare l'istituto di credito dal fallimento attraverso il Consorzio per sovvenzioni su valori industriali (CSVI), un ente della Banca d'Italia guidata dal governatore Bonaldo Stringher.. Su pressione delle gerarchie ecclesiastiche e dei cattolici nazionali, nel corso della discussione sulla riforma elettorale, il 10 luglio 1923 Sturzo si dimise dalla segreteria del partito.. Il 21 luglio, con un voto di fiducia a scrutinio segreto, la Camera, con 223 favorevoli e 123 contrari, approvò la legge Acerbo, una legge elettorale che garantiva i due terzi dei seggi alla lista che avesse raccolto almeno un quarto dei voti..
Il liberismo e le relazioni internazionali