Il 43M Turán III è stato un carro armato medio derivato dal precedente 40M Turán I, sul quale si basava per lo scafo e la meccanica. Il 40M Turán I era il principale carro armato medio in forza all'Esercito ungherese nel corso della seconda guerra mondiale, derivato da un prototipo disegnato in Cecoslovacchia alla fine degli anni trenta come miglioramento del carro armato leggero LT vz. 35. Venduto dalla Germania nazista all'Ungheria, fu modificato in alcune sue componenti, prodotto a partire dal 1941 e immesso in servizio nel 1943 con le divisioni corazzate del paese. Ebbe il battesimo del fuoco nella primavera 1944 e si dimostrò una macchina superata per l'armamento (un pezzo da 40 mm), la corazzatura e la tecnologia impiegata. Nonostante la sua arretratezza, fu il carro armato più diffuso e usato nell'Esercito ungherese.
Nel 1943 ne fu progettata una versione dotata di un cannone corto da 75 mm, della quale furono assemblate circa 140 unità: anche questo mezzo, denominato 41M Turán II, si dimostrò del tutto obsoleto per i campi di battaglia del 1944. A corto di mezzi corazzati, l'Ungheria basò sull'affidabile meccanica dello scafo per realizzare il 43M Turán III equipaggiato con il cannone KwK 40 tedesco da 75 mm con una lunghezza di 55 calibri. Non fu mai prodotto in serie, ma rimase soltanto al livello di prototipo.
Storia Sviluppo Nel dicembre 1937 la divisione tecnica della Škoda iniziò i lavori su un progetto di carro armato medio, derivato da quello del carro armato leggero LT vz. 35 e detto S-II-c. Si trattava di un mezzo dal peso in ordine di combattimento di 16,5 tonnellate, con una torretta girevole armata di un cannone Škoda A9 vz. 38 da 47 mm; doveva inoltre essere dotato di due mitragliatrici e montare un motore da 250 hp con cilindrata da 13,8 litri, superiore a quello dell'LT vz. 35. La corazzatura frontale fu un poco aumentata a 30 mm. L'esercito cecoslovacco, preoccupato dal clima internazionale sempre più teso, richiese immediatamente la fabbricazione di due prototipi che però erano ancora in costruzione quando, nell'ottobre 1938 e poi nel marzo 1939, la Wehrmacht procedette all'occupazione della Cecoslovacchia. I tedeschi acquisirono i due carri armati, li completarono e li collaudarono, dando loro la nuova denominazione T-21. In seguito decisero di apportare alcune migliorie al progetto iniziale e ordinarono alla Škoda di assemblare due altri prototipi, designati T-22.
Nel novembre 1940 il Regno d'Ungheria sottoscrisse il Patto tripartito e la Germania nazista offrì il T-22 all'Esercito magiaro, che aveva manifestato interesse per i veicoli. I mezzi giunsero nei primi mesi del 1941 nel paese e dopo alcune prove furono sottoposti a modifiche: la corazzatura frontale di torretta e scafo fu portata a 50 mm, il motore fu rimpiazzato da un modello ungherese già in uso sul carro armato leggero 38M Toldi e, infine, il cannone A9 da 47 mm fu rimpiazzato dal pezzo Škoda A17 da 40 mm (noto anche come 41M), l'arma anticarro standard dell'esercito e opportunamente modificata per l'installazione su veicolo. Lo stato maggiore fu soddisfatto dalle modifiche e il mezzo entrò in servizio con la denominazione "40M Turán I".
Il carro fu in seguito potenziato nella dotazione offensiva, sostituendo il pezzo da 40 mm con un cannone corto da 75 mm allo scopo di meglio contrastare i blindati sovietici. La conversione ebbe la denominazione "41M Turán II" ma si rivelò mediocre.
Produzione Il 40M Turán I fu fabbricato dall'ottobre 1941 a buona parte del 1944 dalle aziende Weiss Manfréd Acél- és Fémművek (70 esemplari), Waggongyár (70 esemplari), MÁVAG Diós-Győr (50 esemplari) e infine Ganz di Budapest (45 esemplari), per complessivi 235 esemplari. Due fonti parlano invece di 285 unità completate, senza specificare la ripartizione tra le varie ditte. La Manfréd e la MÁVAG si occuparono inoltre di fornire i cannoni e gli apparati motore. Nel biennio 1943-1944 queste ditte, o solo alcune di esse, furono coinvolte anche nella produzione del 41M Turán II, che si concluse alla quota di 139 esemplari. Le linee di montaggio, che avevano continuato a funzionare nonostante l'occupazione tedesca, chiusero definitivamente dopo alcuni bombardamenti aerei anglo-statunitensi e l'invasione dell'Ungheria da parte dell'Armata Rossa alla fine del 1944. Il totale di carri serie Turán oscilla tra 374 e 424 esemplari.
Progetto del Turán III Sebbene il Turán I e II non avessero ancora visto il combattimento, già nel febbraio 1943 lo Stato Maggiore ungherese decise che era necessario iniziare un programma di modernizzazione per migliorare i carri armati. Nell'aprile 1943 lo Stato Maggiore ungherese discusse se costruire il Turán III oppure ottenere la licenza per produrre il Panzer IV a canna lunga. Il generale Zoltan Harmos affermò che il Panzer IV non era tanto superiore al Turán III progettato da giustificare il prezzo che i tedeschi avrebbero chiesto per la licenza di produzione.
Nell'agosto del 1943, il primo prototipo del Turán III fu costruito sul telaio di un Turán I (matricola H-830). Questo primo prototipo aveva una nuova torretta e ulteriori 25 mm di corazza aggiunti alla parte anteriore e posteriore del carro armato. Un secondo prototipo era previsto per il dicembre del 1943, ma non fu completato fino al giugno del 1944. Il secondo prototipo aveva circa 75-95 mm di corazza sulla parte anteriore della torretta e sullo scafo, e ciò aumentava ulteriormente il peso e rallentava il veicolo rispetto alle precedenti varianti del Turán.
Caratteristiche
Il 40M Turán I era un carro armato medio con equipaggio di cinque uomini. Nella torretta a pianta esagonale sedevano il comandante (sinistra posteriore), il cannoniere (sinistra anteriore) e il caricatore a destra, più arretrato rispetto a quest'ultimo. Cannoniere e caricatore disponevano ciascuno di un periscopio ruotabile in incamiciatura corazzata, mentre il capocarro usufruiva di due periscopi corazzati e girevoli installati sulla cupola; subito a sinistra del cannone era stato ricavato un oculo chiudibile, atto a utilizzare armi portatili dall'interno del carro. Nello scafo anteriore si trovavano a destra il pilota e alla sua sinistra un addetto alla mitragliatrice in casamatta, ciascuno con il rispettivo periscopio mobile con guaina corazzata; il pilota, inoltre, osservava l'esterno anche da una feritoia ricavata su un portelletto corazzato che, quando il mezzo non era in battaglia, era tenuto aperto. Tra questo e la postazione del mitragliere si trovava una seconda apertura per l'impiego di armi, di norma sigillata con un cappuccio corazzato. L'equipaggio entrava attraverso due portelloni ad anta singola sui lati della torre e dalla botola in due metà che chiudeva la cupola. Il Turán disponeva della radio R-5/a, la cui antenna era fissata all'angolo anteriore sinistro della sovrastruttura; i carri dei comandanti potevano accogliere una seconda radio nel retro della torre, al cui esterno si trovava un piccolo supporto per l'antenna relativa.
Nel vano posteriore si trovava l'apparato motore, un Manfréd Weiss da 8 cilindri a V, cilindrata di 14,9 litri, erogante 260 hp a giri al minuto: servito da serbatoi per complessivi 265 litri di benzina, era collegato a una trasmissione anteriore con cambio a tre velocità e tre retromarce (o sei marce avanti e sei indietro). Il raffreddamento del propulsore avveniva grazie a una presa d'aria superiore, spostata sulla destra dell'ampio pianale dello scafo, e a due altre griglie ai lati della sovrastruttura posteriore; sopra la parte terminale di queste erano state sistemate due marmitte, una per lato. La manutenzione era possibile grazie a un totale di cinque portelli vincolati a cardini, distribuiti sull'intera copertura del vano motore. La potenza arrivava alle ruote motrici anteriori che muovevano cingoli in acciaio larghi 420 mm, con maglie unite a secco e munite ciascuna di guida a dente centrali. Il treno d'appoggio era formato da otto ruote portanti a battistrada gommato, riunite a due a due mediante elementi orizzontali con perno; ognuna delle coppie era quindi vincolata a un braccio ricurvo che, libero di oscillare attorno a un perno, era assicurato all'estremità di un longherone inchiavardato al fianco dello scafo parallelamente al terreno: in corrispondenza della giuntura tra questa intelaiatura e ogni coppia di bracci (formanti un carrello) era inserita una sospensione a balestra. Infine erano presenti cinque doppi rulli superiori, una ruota di rinvio posteriore a doppia corona dentata che serviva a controllare la tensionatura dei cingoli, una nona ruota d'appoggio posta davanti alle altre e dotata di un proprio ammortizzatore. Il sistema di guida era quello convenzionale dell'epoca: ai lati del sedile del pilota vi erano due leve direzionali con freni integrati, di fronte, i pedali dell'acceleratore e della frizione; per sterzare, si premeva la frizione e si tirava la leva desiderata, bloccando il cingolo dipendente e svoltando così a destra o a sinistra.
Il Turán era armato con il cannone 41M da 40 mm da 51 calibri (L/51), in torretta, e con due mitragliatrici 34/40.M da 7,92 mm, una coassiale al pezzo e l'altra nello scafo anteriore sinistro: entrambe erano inserite in supporti a sfera e avevano la canna rivestita con una guaina corazzata che, per quella nello scafo, era estesa anche al mirino disassato a destra. Il cannone 41M era la versione veicolare del pezzo anticarro standard della fanteria e poteva impiegare anche le munizioni del Bofors contraereo, del pari in servizio con l'esercito; il proiettile perforante pesante 880 grammi usato dal 41M era sparato a una velocità iniziale di 875 m/s. Da 100 metri era capace di penetrare una lastra corazzata inclinata di 30° di 51 mm; mantenendo l'inclinazione, la penetrazione diminuiva a 40 mm se lo sparo avveniva da 500 metri, 33 mm se da metri, 25 mm da metri e 19,5 mm da metri. L'alzo del pezzo e della 34/40M coassiale era ottenuto manualmente e copriva da -10° a +25°; anche il brandeggio della torre era meccanico. La riserva di munizioni ammontava a 101 granate e cartucce.
La corazzatura era formata da lastre in acciaio modellato e unite agli assali del telaio tramite rivetti, soluzione economica che andava a discapito della solidità. Era spessa 50 mm sullo scafo frontale, 40 mm sui lati verticali, 8 mm sul cielo e 25 mm per il fondo; non è nota quella posteriore. La torretta aveva corazza da 50 mm frontale, da 25 mm su fianchi e retro e da 13 mm sul tetto. Gli ultimi esemplari del 1944 furono dotati in fabbrica di piastre aggiuntive da 10 mm sul lato anteriore di scafo e torretta, nel tentativo di aumentare le probabilità di sopravvivenza e, al contempo, non affaticare eccessivamente il motore. Sul campo, invece, spesso furono aggiunte lamiere distanziate dalla corazza, a imitazione delle Schürzen adoperate dai Panzer III e IV.
Il Turán I era lungo 5,55 metri, alto 2,39 metri e largo 2,44 metri, con una luce libera (distanza tra fondo dello scafo e terreno) di 35 cm. In ordine di combattimento pesava 18,20 tonnellate; sviluppava una pressione specifica al suolo di 0,78 kg/cm² e godeva di un rapporto peso/potenza di 14,29 hp/t. Su strada piana e preparata raggiungeva la velocità massima di 47 km/h, mentre l'autonomia sulla stessa superficie a media velocità era di 165 chilometri con un consumo di 100 litri di carburante ogni 120 chilometri. Il carro gestiva pendenze sino a 45° calcolati dall'orizzontale e gestiva guadi fino a 0,90 metri, ostacoli verticali alti fino a 0,80 metri e fossati larghi 2,20 metri al massimo. Il raggio di sterzata era ampio 12 metri.
Versioni 41M Turán II