La pace di Giaffa (anche trattato di Giaffa) del 1229, corrispondente all'anno 626 AH (Anno Hegirae) del calendario islamico, fu un documento sottoscritto dal sacro romano imperatore Federico II di Svevia e dal sultano ayyubide Al-Malik al-Kamil, nipote del celebre Saladino, che sanciva l'accordo per porre fine alla sesta crociata.
Durante i primi decenni del XIII secolo, nonostante un rinnovato fervore religioso della cristianità, le crociate si susseguirono con scarsi risultati, tanto che sia la quarta che la quinta crociata non raggiunsero nemmeno la Terrasanta. L'imperatore Federico II, sollecitato per lungo tempo dai pontefici Onorio III e Gregorio IX affinché guidasse una nuova spedizione, partì infine per l'Oriente nel 1228, nonostante la scomunica inflittagli da quest'ultimo. Il Vicino Oriente era allora sotto il controllo del sultano d'Egitto al-Malik al-Kāmil, al tempo principale guida dell'Islam.
Federico impiegò consistenti forze militari, ma la sesta crociata non vide significativi scontri armati. Federico e al-Kāmil, che da lungo tempo ricercavano reciprocamente una collaborazione, all'inizio del 1229 trovarono infine un accordo, risolvendo quindi pacificamente la situazione di conflitto. Il perfezionamento del trattato avvenne il 18 febbraio dello stesso anno: il testo già concordato e che il sultano aveva in precedenza munito del proprio sigillo e affidato all'abile diplomatico Fahr al-Dīn, veniva a sua volta autenticato con l'apposizione del sigillo dell'imperatore svevo alla presenza di testimoni e dello stesso dignitario islamico. La sottoscrizione del documento avvenne a Giaffa,. città oggi facente parte dello Stato d'Israele, che diede quindi il nome al trattato. I due regnanti, a cui va riconosciuto il merito dell'esito positivo dell'accordo, in effetti non si incontreranno mai personalmente, né in questa né in altre occasioni, pur rimanendo in rapporti cordiali per un lungo periodo. Con il trattato i sovrani assicurarono alla Terrasanta dieci anni di relativa pace, sancendo per la prima volta la convivenza pacifica tra cristiani e musulmani e la condivisione dei luoghi santi tra le due religioni.
La morte del sultano nel 1238 e lo scontro che contrapponeva Federico II alla Chiesa in Europa portarono nuovi attori geopolitici a sconfessare l'intesa e a riprendere il confronto armato. Il trattato di Giaffa fu l'ultimo tentativo negoziale tra cristiani e musulmani nel contesto delle crociate ad avere esito favorevole, e fu effettivamente l'unica e ultima tutela legale a permettere la sopravvivenza del Regno di Gerusalemme, che di lì a poco sarebbe crollato per la costante pressione islamica.
Preludio Genesi della sesta crociata
Le crociate inefficaci Gerusalemme era stata persa dai crociati e conquistata da Saladino nel 1187, generando al contempo costernazione nell'Europa cristiana, ma anche ravvivando l'impegno per la difesa della Terrasanta e il fervore verso nuove crociate. La terza, la quarta e la quinta crociata furono tuttavia fallimentari, frustrando le aspettative delle autorità ecclesiastiche di una riconquista della città santa dopo decenni in mani nemiche.
La spinta che aveva favorito l'organizzazione delle precedenti crociate si era in parte affievolita; l'entusiasmo che aveva messo in viaggio verso la Terrasanta una moltitudine di disperati in cerca di fortuna o spinti da fervore religioso, nonché cavalieri alla ricerca di facili bottini o terre da conquistare,. si era attenuato, quando non addirittura tramutato in critica.. Per chi poi era in cerca di fortuna, occasioni affini non mancavano nella stessa Europa, che infatti era stata essa stessa teatro di campagne religiose, quali quelle contro i cosiddetti albigesi (o catari).. Lo stesso interesse economico dei mercanti verso i territori della Palestina non era più così urgente, avendo trovato alternative più favorevoli per i loro commerci ed essendosi il Levante impoverito molto a causa delle continue guerre.. Era poi soprattutto venuto a mancare l'impegno dei regnanti, che avevano problemi di consolidamento del potere nei rispettivi territori oppure dovevano contrastare nemici interni che ne minavano l'autorità.. La stessa Chiesa, che dal fenomeno delle crociate aveva ricevuto grandi utilità (si pensi alle ricche donazioni che molti nobili disponevano in previsione del non ritorno, oppure alle immense decime raccolte per finanziare le spedizioni),. adesso doveva contrastare fenomeni interni alla cristianità, come appunto il movimento cataro, e le mire espansionistiche di evangelizzazione potevano essere dirette anche verso altri popoli europei non ancora convertiti (si pensi alle crociate del nord). Rimaneva intatta la volontà di riprendere il controllo dei territori che avevano visto agire Gesù, però Gerusalemme era in prospettiva ormai più lontana e non più allettante come nel secolo precedente.. Dovevano infine pesare anche gli smacchi militari subiti dalla cristianità, soprattutto la disastrosa battaglia di Mansura che nel 1221 fece fallire la quinta crociata..
Gli impegni di Federico II
Nonostante queste premesse, papa Onorio III (come in realtà aveva intuito il predecessore Innocenzo III al momento della proclamazione della quinta crociata). si convinse che l'unica figura in grado di guidare con successo una nuova spedizione fosse il più potente dei sovrani cristiani dell'epoca, ovvero il sacro romano imperatore Federico II di Svevia, con cui Onorio era in buoni rapporti. Il pontefice cominciò quindi a richiedere con insistenza all'imperatore la guida della nuova crociata, incontrando tuttavia forte riluttanza da parte di Federico. L'imperatore infatti non era ostile all'Islam come invece la maggioranza dei cristiani dell'epoca, rimanendone invece molto incuriosito.. Forse memore del precedente infausto occorso al nonno Federico Barbarossa, caduto in occasione della spedizione organizzata ai tempi della cosiddetta crociata dei re, Nelle note biografiche viene riportato l'evento del decesso. e poi al padre Enrico VI di Svevia, morto in procinto di partire per la crociata del 1197,. o più probabilmente meno interessato allo scenario mediorientale che finiva per distrarlo dalle vicende europee,. Federico II di Svevia riuscì quindi a procrastinare per vari anni la questione, nonostante avesse preso la croce già nel 1215. Le pressioni di Onorio III rimasero comunque forti e costanti, tanto che nel 1223 Federico accettò il matrimonio combinato dal papa tra lui e la giovane regina di Gerusalemme Jolanda di Brienne.. L'unione era stata appositamente escogitata dal pontefice per fornire a Federico la giustificazione per recarsi in Terrasanta e prendere le redini del disastrato Regno di Gerusalemme, ormai limitato solo a pochi feudi sulla costa levantina a causa delle costanti guerre contro i musulmani (anche se i baroni orientali diffidarono sempre dell'imperatore, opponendoglisi ogni qualvolta se ne prestasse l'occasione).
Federico si vide infine costretto a partire per la sesta crociata dopo molti anni di solleciti da parte di papa Onorio III e, dopo la sua morte, a causa della scomunica inflittagli dal successore, papa Gregorio IX, irritato dai continui rimandi dell'imperatore.. La data originaria della partenza della spedizione era stata fissata per il 1227;. l'impresa si prospettava talmente importante che il sultano d'Egitto al-Malik al-Kāmil aveva già inviato un'ambasciata a Federico per trovare un accordo diplomatico, al fine di potersi poi concentrare sul controllo dei propri domini,. e lo stesso Federico aveva già varie volte. spedito i suoi fedelissimi emissari Tommaso I d'Aquino e Berardo di Castagna al Cairo per continuare le trattative,. ottenendo anche doni leggendari come l'elefante di Cremona.. L'interesse dell'imperatore per la buona riuscita dell'impresa o, se si preferisce, una dimostrazione di spregiudicatezza nella gestione dell'affare, è testimoniata dal fatto che non si limitò a intavolare negoziati con il solo al-Kāmil; i suoi delegati, infatti, si recarono anche dal fratello al-Mu'azzam, allora padrone della Terrasanta,. per richiedere cosa potesse offrire in cambio della sua astensione dall'intervenire in favore del congiunto. La risposta di al-Mu'azzam fu sprezzante e chiuse sul nascere ogni possibilità di dialogo:
Il riferimento ad «altri» è un indubbio richiamo polemico nei confronti del fratello che aveva fatto concessioni a Federico II, le quali non erano oscure ad al-Mu'azzam.. Oltre ai sultani ayyubidi, Federico contattò anche la Setta degli Assassini, che prontamente invece gli si dichiarò alleata e non lo ostacolò in alcun modo in Terrasanta.
All'improvviso, tuttavia, un'epidemia colpì l'esercito e lo stesso imperatore Federico, provocando la scomparsa di uno dei suoi più importanti funzionari, Ludovico IV langravio di Turingia.. Il morbo che infuriò a Brindisi e nel resto della Puglia causò numerose vittime e costrinse quindi a rimandare la crociata all'anno successivo,. Gregorio non aveva creduto a tale versione dei fatti e, furibondo, aveva scomunicato l'imperatore il 28 settembre 1227.. L'anatema papale, pronunciato ad Anagni, fu confermato l'anno seguente a Roma sulla base di un giuramento fatto nel 1215 ad Aquisgrana. In quell'occasione, Federico aveva dichiarato che si sarebbe recato da crociato in Terrasanta e, nonostante diverse proroghe che gli erano state concesse,. l'impegno non era stato mantenuto, come Federico stesso riconosceva.. La condanna era motivata anche dall'ambizione di Gregorio di riaffermare la superiorità papale sul potere imperiale, utilizzando quindi la malagestione della crociata come scusa per arrivare allo scontro con Federico.. L'estrema severità del pontefice trova in parte giustificazione in punto di diritto dalle stesse parole pronunciate dal sovrano in occasione del suo ennesimo giuramento, ossia:
In virtù di siffatte considerazioni, Federico II risultava obbligato ad adempiere e, in caso di sua prematura scomparsa, l'incombenza sarebbe ricaduta sui suoi eredi, senza possibilità di opporre scusanti anche dovute a cause di forza maggiore. Nonostante il paradosso di avere una crociata guidata da uno scomunicato,. Federico si dimostrò determinato a partire, e nel giugno del 1228 salpò infine dai suoi domini nel Sud Italia.. La partenza di Federico era, in parte, motivata anche da notevoli ambizioni politiche. Egli intendeva infatti imporre la sua autorità sul Regno di Gerusalemme e anche sul Regno di Cipro, in virtù di un vecchio giuramento di vassallaggio reso da re Amalrico I di Cipro a suo padre Enrico VI di Svevia..
Federico II in Terrasanta