L'abbazia di Morimondo è un'abbazia cistercense sita nel comune di Morimondo, nella città metropolitana e arcidiocesi di Milano. Si trova sulla riva destra del Naviglio di Bereguardo..
Storia Il fervore dell'inizio L'abbazia di Morimondo, inizia la sua storia il 4 ottobre 1134 con l'arrivo di un gruppo di monaci fondatori provenienti dalla casa-madre di Morimond, in Francia. Accolti inizialmente a Coronate, a circa un miglio dalla sede definitiva, i monaci identificarono con il Campo di Fulcherio il luogo per la costruzione del loro monastero, e l'11 novembre 1136, quando si trasferirono a Morimondo, il cenobio doveva essere già parzialmente costruito e abitabile. Nei primi anni la comunità ebbe una progressiva espansione nel numero delle vocazioni, tanto che in breve furono fondate due abbazie: quella dell'Acquafredda a Lennosul lago di Como nel 1153, e quella a Casalvolone presso Novara nel 1169.
Un segno notevole dell'intensa spiritualità è testimoniato dalla fiorentissima attività dello Scriptorium, finalizzata alla costituzione della biblioteca monastica, e alla dotazione iniziale di testi fondamentali delle due nuove filiazioni. Anche dal punto di vista dell'attività agraria si ebbe una notevole espansione, con la bonifica di numerose paludi dislocate tra Besate e Abbiategrasso e con la realizzazione di un gran numero di grange insediate su un territorio di 36.000 pertiche milanesi (circa ).
L'espansione delle proprietà terriere dell'abbazia fu favorita dalla vicinanza al confine tra i territori di Milano e di Pavia, comuni rivali dai quali Morimondo ricevette tuttavia protezione e donazioni.
L'edificazione della chiesa abbaziale L'edificazione della chiesa fu iniziata nel 1182, ritardata rispetto all'edificazione del monastero a causa di controversie con la pieve di Casorate, e terminata nel 1296. Dal 2019 studi innovativi tendono ad anticipare l'edificazione della chiesa agli anni Sessanta del XII secolo, mentre il 1182 era proposto da Puccinelli e Ughelli sulla base di un'epigrafe perduta. Nel 1237 e nel 1245 per le incursioni delle truppe imperiali pavesi, che saccheggiarono il monastero riducendolo ai minimi termini, i lavori di costruzione dovettero subire lunghe interruzioni probabilmente di alcuni anni.
Dal XIV secolo alla commenda (fine XV)
Nel XIV secolo si registra un certo declino dovuto a cause esterne, come il saccheggio del 1314, o come la trasformazione in commenda intorno al 1450, peraltro comune a tutte le abbazie, sotto il cardinale Giovanni Visconti. Tra gli abati commendatari più insigni va ricordato il cardinale Giovanni de' Medici (futuro papa Leone X), che nel 1499, prendendo a cuore la riforma della vita spirituale di Morimondo inviò dall'abbazia cistercense di Settimo Fiorentino otto monaci per rivitalizzare la vita monastica.
Dal XVI alla fine XVIII secolo Attorno alla metà del XVI secolo, buona parte dei possedimenti dell'abbazia vennero rilevati dall'Ospedale Maggiore di Milano.
Il 1564, segna un'altra tappa importante perché l'abbazia viene eretta parrocchia da san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano. Nel Seicento l'abate Antonio Libanorio o Libanori (1648-1652) di Ferrara si impegnò per la rinascita culturale e spirituale di Morimondo.
La soppressione, avvenuta il 31 maggio 1798 sulla scia della Rivoluzione francese, pose fine alla presenza dei monaci cistercensi e causò la totale dispersione del patrimonio codicologico. Dopo la soppressione la parte cenobiale venne messa all'asta, acquistata da privati e successivamente destinata alla popolazione rurale; la chiesa abbaziale, il lato nord del chiostro, la sala capitolare e altri spazi ai piani superiori rimarranno in uso alla Parrocchia e di proprietà statale.
Dagli inizi del XIX secolo ai giorni nostri Dal 1805 al 1950 la vita religiosa venne animata da sacerdoti ambrosiani. Nel 1941 l'arcivescovo di Milano, il beato cardinale Ildefonso Schuster, in visita pastorale all'abbazia, constatatone lo stato di abbandono, volle riportare nel cenobio la vita religiosa. Prima vennero contattati i Trappisti delle Tre Fontane a Roma e in seguito, nel 1950, la Congregazione degli Oblati di Maria Vergine si stabilì nel monastero.
Il 30 dicembre 1982 il Comune di Morimondo acquistò il cenobio monastico dagli eredi di Angelo Comolli che ne era stato proprietario dal 1917. Artefici di questa iniziativa, che ha permesso la successiva valorizzazione del complesso monastico, sono stati l'allora sindaco Maurizio Spelta e le Amministrazioni comunali che si sono succeduti e che ne hanno curato le opere di restauro del cenobio condotte da Alessandro Rondena e Giovanni Carminati e concluse nel 2008.
Nel 1991 il cardinale Carlo Maria Martini affidò alla Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria la cura pastorale della parrocchia con un nuovo invito a rilanciare l'abbazia di Morimondo come centro di spiritualità e di iniziative pastorali.
Con la costituzione della Fondazione Abbatia Sancte Marie de Morimundo, nel 1993 si assiste a un rilancio di Morimondo con la valorizzazione del patrimonio spirituale e culturale dell'abbazia e del monachesimo di Cîteaux in generale.
A partire dalla fine del Novecento, l'abbazia è stata più volte usata come set per produzioni cinematografiche o televisive come ad esempio nel film Papà dice messa del 1996, nel film Cado dalle nubi del 2009 o la serie televisiva Benedetti dal Signore del 2004.
Dal 2006 è il clero diocesano che assicura la continuità nel mantenere vivo lo scopo di questo luogo fondato da un piccolo gruppo di monaci francesi nel 1134: realizzare un luogo di incontro tra Dio e l'uomo. La parrocchia ha visto la lunga presenza di don Mauro Loi (già presente a Morimondo dal 1991 con la Congregazione dei Servi del Cuore Immacolato di Maria) fino al 31 agosto 2017; poi è stata affidata per un breve periodo a don Mario Zaninelli e ora vede don Giancarlo Sala attuale parroco di Morimondo, Fallavecchia, Ozzero.
Il 18 novembre 2021 il comune di Morimondo, ha ottenuto dall'Agenzia del Demanio tutti i beni che erano stati incamerati dallo stato a seguito dell'attuazione delle soppressioni napoleoniche ufficializzate con atto notarile del 9 luglio 1805. Attualmente l'interno complesso monastico di Morimondo (chiesa compresa) è di proprietà comunale.
Descrizione
La chiesa Pur essendo la quarta fondazione italiana e la prima in Lombardia (1134.), la chiesa abbaziale si scosta da tutte le altre edificazioni cistercensi del XII secolo. L'aver rinviato la costruzione della chiesa fino al 1182 (data messa in discussione dal 2019) ha fatto sì che fruisse delle esperienze precedenti. Infatti, Morimondo è un esempio di architettura cistercense già evoluta verso lo stile gotico, com'è sottolineato dall'uso della volta a crociera ogivale, che può creare anche campate rettangolari. Infatti nella navata centrale, esse non sono a base quadrata, ma rettangolare, e ad ognuna di esse corrisponde una campata quadrata nelle navate laterali aumentando perciò il senso di verticalità. Inoltre la grandezza di Morimondo è dovuta alla presenza di ben otto campate, diversamente dalle chiese abbaziali precedenti normalmente più piccole. Ma la maestosità della chiesa di Morimondo è data anche dalla totale essenzialità e dal senso di ordine dei mattoni a vista. Il Rinascimento ed il Barocco non hanno alterato lo stile e l'ordine del XII secolo.
Il chiostro
Il chiostro si presenta come uno spazio caratterizzato dalla presenza su tre lati di colonne in arenaria, sormontate da capitelli ornati con motivi ispirati al mondo vegetale. Il lato nord conserva parzialmente la struttura delle origini.
Nel chiostro, nonostante gli inserimenti successivi (la costruzione dei tre porticati intorno al 1475 e la sopraelevazione dei lati nord ed ovest verso la metà del XVIII secolo), è ancora leggibile la tipologia del complesso monastico con l'usuale distribuzione degli ambienti. Tra questi vanno ricordati: la sala capitolare, che con le sue volte a crociera mantiene integralmente le sue caratteristiche originarie, e il refettorio con la cucina che si presentano in una splendida veste seicentesca.
Il monastero Peculiare e unica, rispetto alle più tradizionali abbazie cistercensi, è l'edificazione su più altezze dovuta alla collocazione dell'abbazia su di un avvallamento. Il piano del dormitorio, rialzato è in quota +4,90 metri rispetto al chiostro (quota +0,00), mentre la sala di lavoro dei monaci (altrimenti nota come Sala Colonne) è collocata a - 4,60 metri e la Sala dei Fondatori a - 8,80 metri; al livello del chiostro è presente la sala di lavoro dedicata nella parte terminale a sud allo Scriptorium. Visto da est e da sud il monastero quindi si presenta come un'imponente costruzione di quattro piani. Nonostante i saccheggi, i terremoti, nonché le modifiche seicentesche e la soppressione (1798), il monumento è sopravvissuto ed è stato ampiamente restaurato, nonché musealizzato. La Sala dello Scriptorium Rappresenta un unicum nel mondo cistercense poiché appare, contrariamente a quanto indicato nelle normative cistercensi sulla sobrietà, interamente decorata. Non ospita decorazioni a fresco, bensì delle pitture policrome a calce raffiguranti perlopiù elementi vegetali a volute classicheggianti. Curiose le casupole (antichi armaria) anch'esse decorate con elementi più o meno importanti per la vita quotidiana del monaco: per esempio, la gazza ladra che, bianca e nera, ricorda l'abito del monaco cistercense.
Ancora più uniche e particolari sono le espressioni pittoriche non decorative tracciate nei sottarchi: queste decorazioni semplici sono la traccia, secondo l'ipotesi di Sandrina Bandera, dell'uso di fare scuola di grafia ai novizi e quindi un esempio di come il sottarco, liscio, venisse utilizzato dai monaci come una sorta di lavagna.
La sala da lavoro (Sala Colonne) Conserva il suo aspetto più antico: totalmente sobria e sontuosa. Si presenta come un unico salone separato solamente da un colonnato centrale. Le pareti non sono decorate se non dalla bicromia del mattone rosso e dell'intonaco bianco nei sottarchi. È la sala più suggestiva dell'intero complesso poiché rende l'idea dell'aspetto più legato alle origini di questo complesso architettonico.
Il coro ligneo
L'attuale coro ligneo, eseguito nel 1522 da Francesco Giramo, un maestro da legname di Abbiategrasso, in sostituzione degli stalli originari, costituisce un interessante esempio di arredo ligneo rinascimentale per la struttura compatta e architettonica, modellata secondo gli schemi diffusi dal Bramante in Lombardia. Notevole è anche la decorazione degli schienali eseguiti con la tecnica dell'intarsio dove le differenti raffigurazioni di personaggi e simboli sono arricchite da precise profilature eseguite con taglio a doppia lama e riempite con una pastiglia scura. Fu luogo di preghiera come evocato anche dai simboli rappresentati; sebbene derivati dall'antichità classica secondo il gusto rinascimentale, essi rappresentavano valori spirituali come la generosità dei doni di Dio (il cesto di frutta), l'azione salvifica di Cristo (i pesci) o il protendere a Dio della vita del monaco (sfera armillare). Interessanti anche le raffigurazioni di personaggi legati alla storia della Chiesa e del monachesimo cistercense: san Benedetto da Norcia e san Bernardo di Clairvaux, san Roberto di Molesme e sant'Ambrogio, san Giovanni Battista e san Michele Arcangelo, San Pietro e san Paolo, santa Barbara e forse santa Scolastica, santa Maria e san Gabriele Arcangelo (figure nel retro delle porte centrali).
Fondazione e Museo