Fu direttrice della Biblioteca della Deputazione Subalpina di storia patria e redattrice del Bollettino storico-bibliografico subalpino e per l'Enciclopedia Treccani..
Biografia Maria Clotilde nacque a Torino nel 1901 da una nobile famiglia, i Daviso di Charvensod, originaria della Valle d'Aosta.
Si formò sotto la guida di Pietro Egidi e nel 1924 si laureò in Lettere all'Università di Torino. Negli anni trenta insegnò al liceo Massimo d'Azeglio e frequentò Enrico Persico e Gian Carlo Wick.
Specialista di genealogia sabaudaCfr. ad esempio le e storia medievale piemontese, per la Collana storica sabauda approfondì le figure di Iolanda di Valois e di Filippo II, redigendo anche il lemma dell'Enciclopedia Italiana su quest'ultimo.
Maria Daviso fu tra i primi studiosi italiani a dimostrare interesse e ad avvicinarsi alle nuove idee della corrente francese delle Annales, «ben poco seguite all'epoca in Italia». Indicata anche da Giuseppe Sergi come «innovatrice in storiografia», fu tra le prime donne ammesse alla Deputazione Subalpina di storia patria. In particolare, tra il 1936 e il 1941 fu la prima socia corrispondente dell'istituto, su chiamata del conservatore Francesco CognassoPer la collaborazione con Cognasso vedi anche , cit. in , mentre nel 1942 ne divenne deputata.Cfr. l'elenco dei soci in .
All'arrivo della seconda guerra mondiale e con la chiusura di archivi e biblioteche, per Einaudi tradusse le Memorie dello storico Philippe de Commynes, opera per la quale scrisse anche note e introduzione e che venne pubblicata postuma.
Democratica e antifascista, fu organizzatrice del movimento femminile del Partito d'Azione. Dopo l'Armistizio di Cassibile e a partire dall'ottobre del 1943 fu attiva nel movimento resistente Giustizia e Libertà come partigiana del comando regionale. Assieme ad altre partigiane quali Ada Gobetti, Silvia Pons, Lucia Lucca e Natalia Momo si adoperò per fondare il giornale clandestino La nuova realtà, organo del movimento femminile interno alla brigata partigiana suddetta. Mise a disposizione la propria villa del Borello, la quale diventò il centro organizzativo del Comando delle formazioni piemontesi di Giustizia e Libertà.Nella villa del Borello si trovava "confinata" Ada Gobetti prima della liberazione di Torino per «coordina[re] i collegamenti dei vari organi insurrezionali». Cfr. e Così il 4 marzo 1945 Ada Prospero descrive il Borello: «è questo 'Borello' — di cui avevo sentito parlare ma che non avevo mai visto prima d'oggi — una bella casa antica con un ampio giardino che, con generosità e coraggio notevoli, Maria Daviso ha messo a disposizione del Partito d'Azione come luogo di riunioni e deposito per la stampa, riduecendosi intnto a viver con sua madre in un piccolo alloggio vicino.» Cfr. Dalle pagine del Diario partigiano di Ada Prospero Gobetti emerge qualche stralcio della vita di Maria Daviso in quell'epoca: il 18 ottobre con Ada, Silvia e Costanza pianifica il secondo numero di La nuova realtà, il 25 aprile la scorgiamo attivarsi per far arrivare al Borello un enorme pacco di bandiere e bandierine francesi, inglesi e americane da distribuire alla popolazione per i festeggiamenti, il 26 aprile «tornò Maria Daviso da una fabbrica in cui era riuscita a penetrare nonostante l'accerchiamento nemico: era esaltata e commossa dallo spirito di solidarietà e di sicurezza che aveva sentito tra gli operai.». Una foto emblematica la ritrae davanti alla villa con le staffette partigiane nei giorni della Liberazione.
Nel secondo dopoguerra riorganizzò la Biblioteca della Deputazione Subalpina di storia patria sconvolta dagli eventi bellici e ne curò il Bollettino storico-bibliografico subalpino.. Si occupò inoltre della curatela de Le franchigie delle comunità del Ducato di Aosta di Jean-Baptiste de Tillier insieme a Maria Ada Benedetto. Fu anche libera docente di Storia medievale e attiva nella sezione Piemontese dell'Associazione italiana biblioteche, nonché segretaria della Deputazione Subalpina di storia patria dal 1948 fino alla morte.
Meno nota è la sua attività come segretaria della Sezione piemontese del Movimento Italiano per la Protezione della Natura, costituitasi a gennaio del 1951 sotto la direzione di Domenico Riccardo Peretti Griva. Questo ruolo va letto in continuità con il suo impegno pre-bellico, quando per tre anniDal 1930 al 1933. fu assistente volontaria del Museo di mineralogia dell'Università di Torino, sotto la guida di Emilio Repossi e, successivamente, di Luigi Colomba.
Maria Daviso di Charvensod morì prematuramente nel 1955..
Alla Biblioteca della Deputazione è conservato il Fondo Maria Clotilde Daviso di Charvensod, donato dal fratello (abstract del Convegno "Diritto alla memoria ed alla comunicazione: la risposta del Piemonte", a Torino il 23 aprile 2009 a seguito di lascito testamentario.
La famiglia ha anche intitolato alla storica la Fondazione omonima presso la Deputazione, che dal 1969 elargisce un premio annuale per monografie inedite relative alla storia subalpina.
Vita privata Alcune fonti lasciano intendere che Maria Clotilde Daviso di Charvensod fosse nubile.È indicata come "signorina" ad esempio in .
Opere (parziale)
Curatele
Note
Bibliografia (p. 219, p. 220)
(versione on line su Archive.org)
Voci correlate Resistenza italiana
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