Considerato tra i più grandi compositori siciliani, Lizzi ha ricoperto l'incarico di vicedirettore del Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo e del Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli.
Tra le sue composizioni principali si annoverano le opere: Pantea, dall’omonima protagonista discepola del filosofo agrigentino Empedocle, L’amore di Galatea, su libretto di Salvatore Quasimodo, e La sagra del Signore della Nave, trasposizione musicale da un atto unico di Luigi Pirandello.
Biografia
Origini familiari I genitori di Michele Lizzi, Virgilio e la moglie Maria, erano cugini, in quanto figli di fratelli, e appartenevano a un'illustre famiglia di musicisti, originaria di Troia in Puglia.
Virgilio aveva studiato a Roma violino con Tito Monachesi e clarinetto con Aurelio Magnani. Dopo il diploma, conseguito nel 1912, vinse il concorso per Ufficiale Maresciallo Direttore ad Agrigento dove, con il grado di maresciallo, diresse la Banda del V Reggimento di Fanteria.
Presa in moglie la cugina Maria Lizzi, entrò in contatto con i più importanti musicisti cittadini, Lauria e Balletti, succedendo a quest’ultimo nel 1930 come direttore della Banda Municipale. La sua mansione gli valse notevoli riconoscimenti, tra cui il "Premio Salzano" nel 1928, il "Risveglio Bandistico" nel 1946, il "Premio Fondazione Vessella" nel 1948 ed il premio "Filarmonica Borgononi", diversi anni più tardi, nel 1963.
Infanzia e adolescenza Michele Lizzi nacque nell'allora Girgenti, in una villetta che guardava alla Valle dei Templi, il 5 settembre 1915. Secondo di quattro figli, il padre inizialmente non auspicò che Michele intraprendesse la sua carriera, reputata poco redditizia. Tuttavia, la passione innata dell'infante lo spinse a perseguire il suo sogno con determinazione, fino ad affermarsi come un talento di spicco nel panorama musicale.
Da bambino, Michele accompagnava spesso il padre durante le sue esibizioni ed assisteva di frequente alle lezioni di pianoforte che questi impartiva. Già a tre anni egli lo portava sulle sue ginocchia, facendogli suonare semplici motivetti.
All'età di sei anni fu iscritto all'istituto Granata, in via Orfane, scuola privata gestita dalle suore di Sant'Anna. A partire dalla seconda elementare, il genitore cominciò impartirgli lezioni private, consentendogli di padroneggiare abilmente il pianoforte]già all'età di dodici anni.
Composta nello stesso periodo una prima composizione, la sottopose al giudizio dello zio AmedeoAllora residente in Napoli. , il quale gli consigliò di proseguire la carriera musicale e di iscriversi in futuro ad istituti rinomati.
Terminati gli studi inferiori, frequentò l'Istituto Tecnico "Nicolò Gallo" di Agrigento, dove non mostrò particolare propensione verso lo studio, conseguendo comunque il diploma di ragioneria nel 1927.
Gli studi romani Lizzi si trasferì quindi a Roma, frequentando il Conservatorio Santa Cecilia dove avevano già studiato lo zio Achille ed il padre. Qui ebbe come maestri Tito Aprea al pianoforte, mentre come insegnante di composizione Mario Pilati.
Ildebrando Pizzetti
Fondamentale nella carriera di Lizzi fu anche l'incontro con Ildebrando Pizzetti, il quale si affezionò molto a Lizzi, tanto da esortarlo eccezionalmente a seguire i suoi corsi di perfezionamento che teneva presso l'Accademia "Santa Cecilia".
Pizzetti, un uomo di grande cultura, scriveva personalmente i propri libretti, spesso ispirandosi a opere di Gabriele D'Annunzio, e attribuiva grande importanza al coro, influenzato dalla tradizione greca. Altre delle sue opere riflettevano invece la sua profonda fede cattolica, ispirata al Motu proprio di papa Pio X. Michele Lizzi, pertanto, risentì profondamente degli insegnamenti del suo maestro.
Ad Agrigento
Terminati gli studi musicali, Lizzi fece ritorno ad Agrigento, come era stata denominata Girgenti nel 1927, dove insegnò dal 1937 agli anni '50 presso l'allora Istituto Magistrale "Raffaello Politi"; nel frattempo, conseguì un diploma in strumentazione per banda presso il Conservatorio "Vincenzo Bellini" di Palermo, come del resto il padre e lo zio, ed in seguito anche la "Licenza di Organo Principale" nello stesso conservatorioChe era solito suonare, ad Agrigento, sul balcone della chiesa dell'Immacolata. .
Il teatro "Regina Margherita" di Agrigento Per festeggiare il primo premio ai "Littorali della cultura e dell'arte" di Bologna, il 18 maggio 1940 Lizzi organizzò un concerto da lui diretto, presso il teatro della sua città, con la partecipazione del Gruppo Universitario fascista e dell'opera Nazionale del Dopolavoro. Il concerto, eseguito dall'orchestra del Teatro Massimo di Palermo, comprendeva tutti brani di sua composizione e vide la partecipazione, ad esempio, del mezzosoprano Irma Colasanti, del tenore Augusto Ferrauto e del violinista Giuseppe Di Janni.
Nello stesso anno fu nominato titolare di cattedra presso l'allora Istituto Magistrale in cui insegnava. Gli alunni ne ricordano il particolare trasporto durante le lezioni.
Napoli e Palermo
Lizzi ormai cominciava a riscuotere grande successo di critica, e cominciava a voler ampliare i suoi orizzonti. Nel 1955, la sua Pantea gli meritò il Premio "Euterpe" al Concorso delle Nove Muse, indetto a Napoli. Contestualmente, venne nominato professore presso il Conservatorio di San Pietro a Majella sito proprio a Napoli, di cui in seguito diventò anche vicedirettore restandovi per circa cinque anni.
Pantea fu eseguita in prima assoluta al Teatro Massimo di Palermo il 14 aprile 1956. Lizzi, tuttavia, restò deluso che la sua opera non venisse mai eseguita ad Agrigento; il 14 febbraio 1960Insieme a Pietro Griffo, Giovanni Zirretta e Francesco Sinatra., venne dunque nominato cittadino benemerito proprio di Agrigento.
Ancora nel 1960 ottenne il trasferimento presso il Conservatorio "Vincenzo Bellini" di Palermo. Molti furono, per Lizzi, gli stimoli che la città gli offriva: in poco più di un decennio, scrisse le opere "L'amore di Galatea", rappresentata il 12 marzo 1964, e "La sagra del Signore della Nave", eseguita per la prima volta il 12 marzo 1971.
Una quarta opera lirica, basata sui fioretti di san Francesco, rimase incompiuta a causa della sua scomparsa.
Morte La diagnosi della cirrosi epatica fu ulteriormente acuita dagli sforzi sostenuti per la rappresentazione de "La sagra del Signore della Nave", oltre ai continui viaggi che sosteneva, da Palermo, per visitare ogni domenica i genitori a Messina.
Il mattino del 31 marzo 1972, un venerdì santo, all'età di 56 anni, Lizzi morì nel corso di un intervento chirurgico a cui si era sottoposto ricoverato in una clinica di Messina. Negli ultimi mesi stava stringendo accordi con l'Opera di Stoccolma.
Del recupero di Lizzi, agrigentino per molto tempo dimenticato, si sono occupati, negli anni, autorevoli figure di studiosi come Gaspare Agnello, Angela Bellia, Rita Capodicasa, Lilia Cavaleri ed altri ancora.
Opere La produzione lizziana, eseguita soltanto limitatamente, è vasta e comprende composizioni teatrali e sinfoniche, polifoniche, da camera e per pianoforte. La maggior parte dei manoscritti è rimasta alla famiglia, sebbene alcuni di essi si trovino presso il Conservatorio "Alessandro Scarlatti" a Palermo, in seguito a una donazione compiuta dal padre Virgilio, il 20 dicembre 1972, dopo la morte del figlio.
Quindi Michele Lizzi, accolto in via eccezionale come discepolo di Ildebrando Pizzetti, si inserì nel solco della tradizione del maestro: essendo però anche un profondo conoscitore della tradizione classica, risentì molto dell'influenza del mondo greco. Valente pianista, ma anche straordinario organista, scrisse composizioni da camera su poesie di autori celebri quali Dante, Guido Cavalcanti, Carducci e Pascoli.
Si può notare come Lizzi fu particolarmente prolifico tra il 1937 e il 1950, periodo coincidente con il suo insegnamento ad Agrigento.
Elenco delle opere
Opere liriche
Pantea, dramma lirico in tre atti su libretto di Gerlando Lentini. Vincitore del Premio "Euterpe", Napoli, il 14 aprile 1955 L'amore di Galatea, dramma lirico in tre atti su libretto di Salvatore Quasimodo (Palermo, Teatro Massimo, 12 marzo 1964) La sagra del Signore della Nave, atto unico su libretto di Luigi Pirandello con le scene di Renato Guttuso (Palermo, Teatro Massimo, 12 marzo 1971)
Musica sinfonica
La pioggia nel Pineto, poemetto sinfonico per orchestra, dall'omonimo componimento di Gabriele D'Annunzio Settembre in Val d'Akragas, composizione sinfonica, vincitrice del Premio "Città di Trieste" nel 1968 Inno a Venere, per voce e orchestra Cinque musiche per Teano, poemetto per voce recitante ed orchestra che gli varrà il premio "Alessandro Scarlatti" nel 1942: La morte della fanciulla Danza Funebre I secoli La profanazione del Sepolcro Invocazione espiatoria
Notturno e danza dei fauni, poema sinfonico rimasto ineseguito
Musica da camera
Marcia burlesca, per orchestra Introduzione, variazione e finale, per orchestra d'archi. Prima classificata ai "Littorali della cultura e dell'arte" tenutisi a Bologna nel 1940. Notturno e danza dei fauni, per orchestra, 1971 Cantico augurale, per coro polifonico e orchestra, 1946 Inesorabil Tanato, per coro e orchestra La leggenda di Malaspina, per voce di baritono e orchestra, 1951 Sonata in do, per violino e pianoforte, 1940
Musica pianistica
Sonata in la, dedicata all'amica Gigliola Rizzuto, 1955 Minuetto delle Quarte, 1938 Il piffero magico, fiaba per pianoforte Umoresca Trastulli infantili Marionette Armonie di Sant'Erasmo Il pianto di Sabina Danza funebre Viaggio sul Reno Marcia eroica Sonatina in fa Ninna nanna, per voce e pianoforte, da Giovanni Pontano
Musica per organo
Allegro Motivetto a tre voci
Musica vocale
Dittico, per voce e orchestra, 1938 Venere e le rose, per voce e pianoforte, tratta da Giovanni Pontano Ninna nanna, per voce e pianoforte, tratta da Giovanni Pontano Ad te levavi animam meam, mottetto cinque voci, vincitore del premio indetto dall'Unione Cattolica Artisti Italiani o U.C.A.I., 1946 Invocazione di Sabina, per voce e pianoforte Vergine Madre, Figlia del tuo Figlio, per voce e pianoforte, da Dante Alighieri, 1946 Madrigale, lirica per voce e pianoforte, da Francesco Petrarca La sabbia del tempo, lirica per voce e pianoforte, da Gabriele D'Annunzio, 1937 Implorazione, lirica per voce e pianoforte, 1944 Pianto antico, per voce e pianoforte, da Giosuè Carducci, 1939 Giorni tristi in Granata, per voce e pianoforte, da Federico García Lorca Madrigale, lirica per voce e pianoforte, da Guido Cavalcanti Nenia per addormire Lucietta, per voce, da Giovanni Pontano, 1938 Vigiak, lirica per voce e pianoforte, da una canzone popolare armena, 1944 Canzone folkloristica siciliana, vincitrice del premio "Città di Agrigento", 1937 Canzone folkloristica siciliana, vincitrice del premio "Città di Agrigento", 1938 Pesca notturna, lirica siciliana, 1939 Una lucciola, lirica siciliana, 1939 Sicilia Quadriglia, lirica siciliana, 1939 Mamma, meditazione per voce e pianoforte Inno per il Movimento Federalista Europeo Lauda a Santa Rita, per voce ed organo
La sabbia del tempo
Derivata da un'omonima composizione di Gabriele D'Annunzio, è una lirica per canto e pianoforte composta nel 1937. Venne eseguita dal tenore Augusto Ferrauto nel concerto, già accennato in precedenza, che Lizzi diresse il 18 maggio 1940 presso il teatro comunale di Agrigento in occasione della vittoria ai Littoriali di quell'anno.
Cinque musiche per Teano