LIstituto climatico sanatoriale Emanuele Filiberto di Savoia, altrimenti conosciuto come Sanatorio Duca d'Aosta, o più comunemente e recentemente come Ospedale di Cuasso al Monte, fu una struttura sanitaria di Cuasso al Monte.

Storia Il Convento di Sant'Angelo, la colonia Dandolo, l'Opera Orfani di padre Gerardo Beccaro e l'occupazione militare

La parte più antica dell'ospedale è costituita dal vecchio convento carmelitano, fondata nel 1632. I monaci scelsero questa località, denominata Deserto per via della sua distanza dal centro paesano e la sua posizione in mezzo ai boschi, per costruire il loro convento. Rimase tale fino al 1798, quando venne soppresso dal Direttorio della Repubblica Cisalpina ed abbandonato. Venne acquistato dalla famiglia Dandolo, che trasformò la proprietà in villa privata. Nel 1906 viene acquistato da padre Gerardo Beccaro, Carmelitano, che trasforma la proprietà in colonia per bambini rimasti orfani. Nel 1917 viene occupata dall'autorità militare.

Il periodo sanitario

Inizi Verso la fine del 1917 il fabbricato dell'ex-convento venne acquistato, con il denaro raccolto da una sottoscrizione pubblica (lotteria), dalla Croce Rossa di Milano, che identificò nell'area del Deserto di Cuasso una zona ideale per istituire un istituto sanatoriale per la cura di malattie respiratorie. Questa particolare zona presenta una salubre qualità dell'aria a causa della sua posizione geografica: la vicinanza ai laghi varesini, la copertura offerta dalle montagne cuassesi, la boscaglia, essendo immersa in 138 ettari di boschi di faggi. Una tale qualità dell'aria rese l'area perfetta per la cura della tubercolosi. La popolazione era contraria all'edificazione di un sanatorio; il professore Pio Foà di Torino portò però avanti una campagna di sensibilizzazione che fece cambiare idea agli abitanti, permettendone la costruzione.

Dopo che la Croce Rossa ebbe acquisito la struttura, ne avviò una completa ristrutturazione, che terminò il 1º settembre 1918.

Apertura e primo periodo di attività sanitaria Pochi giorni dopo l'apertura ufficiale, segnata dalla fine dei lavori il 1º settembre, il 10 settembre 1918 i primi 10 malati, provenienti dall'ospedale militare di Viggiù, varcarono la soglia della struttura. L'attività di cura era guidata dal medico maggiore dottor Arturo Campani. Ne arrivarono altri il 21 settembre dello stesso anno, 4 provenienti da Milano e 26 da Gorgonzola, e 30 erano già in lista da quest'ultimo. L'ospedale, che offriva allora solamente 55 posti letto, era adibito a ricovero per soli individui malati di sesso maschile. L'assistenza ai malati era garantita, oltre che dal corpo medico con a capo il direttore sanitario, anche dalle Suore dell'ordine di Maria Consolatrice, con compiti infermieristici. A questo punto assumeva ancora la qualifica di Sanatorio o Istituto Climatico Sanatoriale.

La terapia climatica fu reputata così effettiva che l'afflusso di pazienti crebbe costantemente: fu quindi eretto in due anni il secondo padiglione (definito "centrale"), che offriva all'incirca 150 posti letto, per un totale di 200 circa. Il suo progetto fu redatto da Romolo Squadrelli e l'appalto affidato all'impresa di professor Chini. La prima pietra venne posata il 26 settembre 1918 e venne terminato nel 1920. Questo verrà poi rialzato di un piano tra il 1935 ed il 1937.

Il 3 aprile 1962 viene steso da Eugenio Rezia il progetto del terzo padiglione (definito "nuovo") e l'appalto viene affidato il 19 novembre 1964 alla ditta Valceresio, che lo terminerà il 31 ottobre 1966. I due padiglioni verranno uniti con un corpo di collegamento camminabile, il cui progetto venne redatto il 28 gennaio 1980 da Eugenio Persenico.

Attività dagli anni '70 al terzo millennio Il 26 maggio 1970 l'istituto passa da "Sanatorio" a "Ospedale provinciale per lungodegenti". Il 9 luglio dello stesso anno, con decreto del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat (DPR 1228), diviene ente ospedaliero autonomo. Il 14 maggio 1973, con decreto del presidente della Regione Lombardia, cambia nome da "Istituto climatico sanatoriale" a "Ospedale di Cuasso al Monte - Ente ospedaliero provinciale per lungodegenti".

Il 31 dicembre 1980 viene costituita la U.S.S.L. 4 di Arcisate con il decreto del presidente lombardo numero 637 (diventa presidio ospedaliero numero 4 della Provincia di Varese), e ad essa viene trasferita l'autorità sul neo-ospedale il 30 aprile 1981 (a decorrere dal 1° maggio) con il decreto numero 258.

Dal 1988 è gestito dall'Azienda Ospedaliera dell'Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi. Dopo un periodo di chiusura, venne riaperto parzialmente nei primi mesi del 2020 come punto di degenza per pazienti affetti da COVID-19 provenienti dall'intera provincia. A seguito della fine dell'emergenza pandemica l'ospedale (entrato nel patrimonio dell'ASST Sette Laghi) è stato nuovamente chiuso e lasciato in condizioni di abbandono e degrado.

Costruzione

Struttura

Padiglione ex-convento Dopo la soppressione dell'antico convento carmelitano e le due altre destinazioni che la struttura attraversò, viene acquisito dalla Croce Rossa Italiana, che iniziò una ristrutturazione completa con lo scopo di rendere il fabbricato un istituto per la cura delle malattie respiratorie e polmonari. Questa portò alla demolizione di gran parte degli interni del convento: la sezione del convento venne divisa in tre parti, e le infermerie vennero collocate nelle due vecchie chiese sovrapposte.

Padiglione "centrale" In seguito al crescente afflusso di pazienti, provenienti prevalentemente da altri ospedali della regione, la Croce Rossa decise di creare nuovi posti letto, facendo costruire un'altra sezione, con una capacità prevista di 150 pazienti. Il 26 settembre 1918 venne posata la prima pietra per il nuovo padiglione; venne terminato nel settembre del 1920. Durante la costruzione, il padiglione ex-convento funziona a pieno vigore, ospitando 55 pazienti, maggiormente malati di tubercolosi o di altre malattie polmonari.

Progetto Il progetto originale, steso da Romolo Squadrelli, prevedeva tre edifici uguali, di due piani, formati da un corpo centrale e da due ali laterali, sotto le quali ci sarebbero dovuti essere i sotterranei. La planimetria complessiva del territorio includeva anche edifici accessori come lavanderia, reparto di isolamento, obitorio.

Edificio Dei tre edifici previsti ne venne costruito solamente uno, appena dietro al padiglione ex-convento e ad un'altitudine di 750 metri. Venne eretto dalla ditta del professor Chini. L'edificio è formato da tre piani ed è costituito da un corpo centrale, lungo 95 metri, e da due ali laterali, originariamente verande poi murate, che gli fanno raggiungere una lunghezza complessiva di 122 metri. Sotto le ali vi sono i sotterranei. Le facciate si trovano a nord e a sud; verso sud vi era un giardino. La costruzione di questo giardino, che si estendeva verso valle, richiese la demolizione delle due chiese sovrapposte del convento, ove, fino a quel momento, vi erano le infermerie sin dall'apertura del sanatorio. Tra il 1935 ed il 1937 la struttura venne rialzata di un piano.

Nel settembre 1920 venne ultimato il secondo padiglione, ma subito venne dimostrata la necessità di un terzo edificio a causa dell'affluenza continua di malati.

Padiglione "nuovo" Nel 1964 iniziarono i lavori per la realizzazione del terzo padiglione, che finirono due anni dopo. Si trova a nord dei due precedenti edifici, in una posizione più isolata ed elevata. Tra i due padiglioni venne costruita una stecca di collegamento su progetto di Eugenio Persenico nel 1980. Il sanatorio raggiunse un numero totale di posti letto superiore ai 400.

Aree sanitarie e ricreative

Divisioni sanitarie L'ospedale, nella sua forma definitiva composta dai tre padiglioni, ospitava 400 posti letto e offriva ambulatori e interi reparti volti alle pratiche di chirurgia, radiologia, farmacia, fisiopatologia, otorino e odontoiatria. Nel 1971 viene riaperto il reparto di medicina, che comprendeva anche la medicina riabilitativa. Al piano terra della stessa sezione venne istituito il reparto di radiologia.

Il fiore all'occhiello della struttura rimaneva la pneumologia riabilitativa, che poteva contare su personale altamente qualificato, macchinari e tecniche all'avanguardia e spazi appositi come laboratori di fisiopatologia respiratoria. Erano inoltre garantite indagini diagnostiche routinarie per i pazienti, come spirometria, pletismografia, emogasanalisi e test di stimolazione aspecifica con nebbia ultrasonica.

Era attiva anche la sezione di cardiologia riabilitativa, formata da 18 posti letto. Conteneva ambulatori per visite cardiologiche, ECG e ECG da sforzo. Per questo, la struttura offriva palestre e sale di allenamento con cyclette computerizzate. Possedeva anche macchinari per l'elettrocardiogramma dinamico (Holter), l'Eco-Color Doppler cardiaco, la telemetria.

Altre aree Nell'ospedale non mancavano le aree ricreative: vi erano biblioteche e stanze con biliardi, biliardini, giochi da tavolo. Vi era anche un salone ampio adatto agli spettacoli teatrali e cinematografici. Era attiva anche una scuola di attività artigianali che permetteva ai ricoverati di dilettarsi in attività di falegnameria, erboristeria, calzoleria, sartoria, rilegatoria meccanica. Sul terrazzo giaceva anche una stazione meteorologica gestita dai pazienti stessi. Non mancavano cucine, refettori, aule per gli incontri, sale televisione, servizio di ristorazione per visitatori, laboratori, farmacia, officine meccaniche. Vi era inoltre un garage per autoambulanze e altri veicoli. Diventò, praticamente, un paese a sé stante, con tutti i servizi necessari.

Chiesa dell'Immacolata

All'interno dell'ospedale è situata la chiesa dell'Immacolata.

Storia L'assistenza religiosa dei malati è stata sempre garantita, grazie all'intervento del cardinale Ildefonso Schuster, che nel luglio 1942 elevò l'assistenza religiosa nell'ospedale a Delegazione Arcivescovile, mettendovi un cappellano stabile. All'epoca vi era solamente una semplice cappella, insufficiente.

Nel 1955, visto il crescente afflusso di malati, la Croce Rossa di Milano affidò all'ingegnere Eugenio Rezia la progettazione di una nuova chiesa da costruire nel sedime ospedaliero, in sostituzione a quella facente parte del convento, da tempo demolita. Padre Albino Bertoldi dei Frati Minori, cappellano, fu colui che chiese più vigorosamente la sua costruzione: raccolse fondi e materiali e accolse il supporto di volontari, malati fedeli e Suore. La prima pietra venne posata il 21 giugno 1958 dal cardinale Giovanni Battista Montini (il futuro Papa Paolo VI, all'epoca arcivescovo di Milano), lo stesso che il 7 luglio 1962 tornò per consacrarla una volta ultimata, dedicandola all'Immacolata Concezione della Vergine Maria.

In seguito all'abbandono dell'ospedale, anche la chiesa rimane in balia di vandali. Questo ha portato alla criminale introduzione di soggetti che ne hanno scardinato infissi, danneggiato gli interni, sottratto paramenti ed oggetti sacri dalla comunicante casa del cappellano, divelto mobilio (come il prezioso Tabernacolo, scardinato dalla posizione originale), rubato materiale religioso e non, tra cui un organo, e rotto un vetro dell'ampia vetrata sulla facciata, rappresentante un bosco.

Costruzione