La guerra Israele-Hamas, a cui spesso ci si riferisce con il termine guerra di Gaza, è un conflitto armato iniziato in seguito all'attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023. Dopo il ritiro di Hamas con gli ostaggi israeliani portati dentro la Striscia di Gaza, l'8 ottobre Israele ha dichiarato lo stato di guerra avendo come obiettivo ufficiale la loro liberazione, la cancellazione definitiva di Hamas e l'occupazione militare permanente della Striscia di Gaza, iniziando prolungati bombardamenti su tutto il territorio.

Il 27 ottobre 2023 è iniziata anche l'avanzata di terra dell’esercito israeliano nella Striscia, con violenti combattimenti nelle aree urbane densamente popolate, dove Hamas aveva le sue strutture.

Il conseguente coinvolgimento della popolazione civile palestinese nei bombardamenti e negli scontri, con un alto numero di sfollati, feriti e morti, ha generato una crisi umanitaria destando l'allarme di numerose organizzazioni umanitarie e di alcuni governi, i quali hanno denunciato apertamente i metodi israeliani anche in sede ONU. Secondo alcune fonti ONU il 70% delle vittime del conflitto sarebbero bambini o donne.

La Corte penale internazionale ha emesso dei mandati di arresto nei confronti del premier israeliano Benjamin Netanyahu e dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, nonché del capo del braccio militare di Hamas Mohammed Deif, con l'accusa di crimini di guerra e contro l'umanità.

Inoltre, sia l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 che la successiva risposta militare israeliana sono oggetto di accuse di genocidio.

La guerra ha avuto ripercussioni in tutto il Medio Oriente, con lo scoppio della guerra Iran-Israele durata 12 giorni. Un anno di scontri tra Israele e Hezbollah ha portato all'invasione israeliana del Libano, mentre la crisi del Mar Rosso, alimentata dagli attacchi tra Israele e Houthi, ha ulteriormente destabilizzato la regione. L’indebolimento degli alleati della Siria a causa del conflitto con Israele ha inoltre contribuito alla caduta di Assad nel dicembre 2024.

Antefatti

Il 7 ottobre 2023 miliziani di Hamas, uscendo dalla Striscia di Gaza attaccarono di sorpresa il territorio di Israele uccidendo almeno 1194 persone fra civili israeliani e militari, e rapendone circa 250, catturate come prigionieri. Questa azione, a cui Hamas ha dato il nome di operazione alluvione Al-Aqsa (in arabo:,ʿamaliyyat ṭūfān al-ʾAqṣā), fu pianificata ed eseguita da Hamas, con il supporto di altri gruppi armati palestinesi, e motivata come "un atto difensivo nel quadro della liberazione dall'occupazione israeliana, della rivendicazione dei diritti palestinesi e sulla strada per la liberazione e l'indipendenza, come hanno fatto tutti i popoli del mondo sotto occupazione".

Tale attacco ha suscitato la reazione militare di Israele.

Il ministro della difesa israeliana Yoav Gallant, poche settimane più tardi, ha dichiarato a una commissione della Knesset che la guerra sarebbe stata composta da tre fasi principali: una prima fase che prevede attacchi aerei e una manovra di terra per "distruggere gli operatori e danneggiare le infrastrutture in modo da sconfiggere e distruggere Hamas", una seconda fase che "elimini le sacche di resistenza" e una terza che mira a creare "un nuovo regime di sicurezza" nella striscia di Gaza e nell'area circostante.

Il 9 ottobre 2023, Gallant ordina “un assedio completo” e il blocco totale delle forniture di cibo, elettricità e carburante a Gaza, affermando: “Stiamo combattendo animali umani e ci comporteremo di conseguenza.” Il giorno seguente informa le truppe dell’esercito israeliano di aver “tolto ogni freno” poiché si trovano a combattere contro “animali umani”. La Israel Electric Corporation, che fornisce l'80% dell'elettricità alla Striscia di Gaza, ha dunque interrotto l'erogazione di energia elettrica nell'area.

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha affermato che il Paese stava affrontando "un momento molto difficile" e ha offerto forza e incoraggiamento all'IDF, alle altre forze di sicurezza, ai servizi di soccorso e ai residenti che erano sotto attacco.

Cronologia 7 ottobre 2023 In seguito a una riunione di emergenza del gabinetto di sicurezza, il premier israeliano Benjamin Netanyahu dichiara che Israele si trova in stato di guerra e ordina la mobilitazione di migliaia di riservisti. L'esercito israeliano è intervenuto nell'area invasa dalle milizie palestinesi per cercare di riprenderne il controllo, e duri combattimenti si sono svolti casa per casa nei kibbutz israeliani. L'esercito israeliano ha riconquistato le località attaccate e occupate dai guerriglieri palestinesi solo il 9 ottobre 2023.

L'IDF ha colpito obiettivi strategici a Gaza: 17 basi militari di Hamas e quattro centri di comando operativo, utilizzando aerei da combattimento. Tra i luoghi colpiti la "Torre di Palestina", un edificio di 11 piani nel centro di Gaza, che ospitava le stazioni radio di Hamas. Israele ha anche colpito due ospedali, uccidendo un autista di ambulanza e un'infermiera.

8 ottobre 2023 Già nella mattinata dell'8 ottobre Israele ha bombardato 426 obiettivi nella Striscia di Gaza, tra cui complessi residenziali nella città di Beit Hanun, tunnel sotterranei, moschee, tra cui la moschea Al-Amin Muhammad, case di funzionari di Hamas e hub di provider Internet nella "Torre Watan".

Dopo oltre 18 ore dall'inizio dell'offensiva palestinese, l'IDF annuncia la liberazione di ostaggi trattenuti a Be'eri, mentre a Ofakim, due israeliani sono stati salvati a seguito di uno scontro a fuoco, nella quale muoiono quattro militanti di Hamas mentre 3 soldati israeliani sono stati feriti.

Hamas nella mattinata, colpisce un ospedale ad Ascalona con un razzo, vengono lanciati anche più di 100 razzi contro Sderot. Il FDLP ha dichiarato di essere impegnato in scontri a fuoco con le forze israeliane a Kfar Aza, Be'eri e Kissufim.

L'IDF riesce anche a ricatturare la stazione di polizia di Sderot, uccidendo più di 10 combattenti di Hamas. L'IDF riesce quindi a riconquistare 22 località, mentre scontri continuano in altre otto, tra cui Sderot e Kfar Aza. Più di 70 combattenti di Hamas, arrivano come rinforzo a Magen.

Nella serata il governo israeliano invoca "articolo 40 Aleph", dichiarando formalmente guerra contro Hamas, per la prima volta dopo la guerra dello Yom Kippur.

L'ex generale di brigata Gal Hirsch viene nominato responsabile del recupero dei cittadini scomparsi e rapiti. Mentre, l'IDF impone un blocco sulla Cisgiordania.

Dal 9 ottobre alla prima tregua del 24 novembre 2023 I combattimenti sul territorio Israeliano sono proseguiti fino al tardo pomeriggio del 9 ottobre 2023, quando l'esercito israeliano ha riconquistato tutte le località attaccate e precedentemente occupate dai guerriglieri palestinesi.

L'esercito israeliano ha quindi spostato le sue truppe meccanizzate e corazzate sul confine della striscia di Gaza, iniziando l'assedio del territorio palestinese e il blocco totale delle forniture di elettricità, carburante, cibo e acqua. Parallelamente unità speciali hanno continuato i rastrellamenti e i controlli nel territorio Israeliano, alla ricerca di incursori di Hamas.

A partire dal 10 ottobre 2023 la battaglia si è spostata sul territorio della Striscia di Gaza con continui bombardamenti da parte di aviazione ed esercito israeliani che cercano di colpire gli obiettivi militari di Hamas, situati dentro una zona densamente abitata da civili.

Nella serata del 12 ottobre 2023 l'IDF dirama un avviso di evacuazione per circa 1,1 milioni di residenti del nord della striscia di Gaza, lasciando loro 24 ore per raggiungere il sud, dopodiché l'intera area sarebbe divenuta zona di guerra. Nelle stesse ore Hamas invitava i residenti a restare a casa, asserendo che l'avviso israeliano fosse solo propaganda, mentre l'ONU richiedeva la revoca dell'avviso per l'oggettiva impossibilità di compiere un'evacuazione di tali proporzioni in così poco tempo senza incorrere in un disastro umanitario.

Durante questa fase l'esercito israeliano ha condotto diverse incursioni notturne all'interno della striscia di Gaza alla ricerca di informazioni e per segnalare all'aviazione i luoghi da bombardare. Il 17 ottobre il nord della Striscia viene raggiunto da pesanti bombardamenti israeliani dove trova la morte Ayman Nofal, uno dei leader di alto rango di Hamas.

L'8 novembre 2023 Hamas perde il controllo di territori a nord di Gaza, mentre il 14 e il 15 le forze di Israele avanzano da sud conquistando una presunta roccaforte delle brigate di Hamas realizzata all'interno dell'ospedale Al-Shifa dopo aspri combattimenti. Hamas e il personale sanitario negano di aver usato l'ospedale a scopi militari e le prove fornite da Israele sono state messe in dubbio da BBC e The Guardian. Fonti dell'ONU hanno poi riportato la scoperta di due fosse comuni nei pressi dell'ospedale da cui sono stati rinvenuti 30 cadaveri palestinesi, alcuni dei quali con le mani legate. Il 16 viene annunciata dall'IDF la conquista anche delle periferie occidentali della città di Gaza comprendenti tutta la fascia litoranea.

Il 24 novembre 2023 viene concordata tra Israele e Hamas una tregua di quattro giorni per consentire l'ingresso di aiuti umanitari nonché lo scambio di 50 ostaggi rapiti da Hamas con 150 tra donne e minori detenuti da Israele.

Ripresa delle ostilità (1º dicembre 2023) Dopo due proroghe della tregua, la mattina del 1º dicembre 2023 entrambe le parti dichiarano la ripresa delle ostilità. Hamas avvia una serie di lanci di missili verso i territori israeliani che si protrarranno anche nei giorni seguenti, senza sortire però effetti significativi. L'IDF invece riprende i raid aerei e l'avanzata di terra, penetrando anche nella parte sud della Striscia, dopo aver ordinato ai residenti e agli sfollati nuove evacuazioni, avvisandoli tramite volantini con codice QR che mostra una mappa delle zone sicure.

Le forze israeliane avanzano a fondo nella parte meridionale della Striscia tramite assalti combinati meccanizzati e di aviazione, incontrando resistenza ma giungendo comunque il 10 dicembre 2023 coi carri armati nel centro della città di Khan Yunis, che ospitava già numerosi sfollati del nord, mentre a Gaza l'IDF prosegue la difficile guerra urbana avanzando lentamente verso il centro città. Il 15 dicembre 2023 l'IDF lancia un primo imponente attacco sulla città Rafah presso il confine con l'Egitto. Il 17 viene scoperto dall'IDF uno dei più grandi tunnel sotterranei di Hamas lungo 2,5 km, profondo fino a 50m e largo abbastanza da permettere lo spostamento di uomini e veicoli, mentre altri tunnel erano stati sigillati o allagati nei giorni precedenti. Il 21 dicembre 2023 l'esercito israeliano annuncia di aver completato la conquista dei quartieri governativi nel centro di Gaza e di stare procedendo alla distruzione di bunker, tunnel ed edifici di Hamas.

Il primo di gennaio 2024 il portavoce dell'IDF ha annunciato una riduzione dei riservisti impiegati nel nord della Striscia di Gaza, facendo riferimento a necessità economiche (Israele sta impiegando nel conflitto una frazione notevole della propria forza lavoro, pari al 10-15%). L'esercito ha precisato tuttavia che non si tratta di un ritiro ma dell'inizio di una nuova fase della guerra che durerà almeno sei mesi e sarà caratterizzata da azioni di rastrellamento nelle aree occupate per identificare e catturare tutti i miliziani appartenenti a Hamas e altri gruppi armati.

Il giorno seguente un raid israeliano colpisce un edificio in Libano, nella periferia di Beirut, dove si erano rifugiati alcuni capi di Hamas tra cui l'importante leader Saleh al-Arouri la cui morte è stata subito confermata. Lo stesso giorno l'IDF ha annunciato di aver occupato dopo strenui combattimenti anche i quartieri a est di Gaza, conducendo parallelamente una nuova offensiva per espugnare i tunnel di Hamas anche nel sud della Striscia presso la città di Khan Yunis.