La querelle des femmes è una categoria di indagine storica utilizzata nel Novecento per designare il dibattito intellettuale sviluppatosi tra il XIII e il XVIII secolo in Europa, con epicentro in Francia, intorno a questioni connesse all’uguaglianza o l'ineguaglianza dei sessi, alla natura, al ruolo e al posto della donna nella società..

Tale dibattito, inizialmente fondato sull'idea dell'inferiorità femminile, sostenuta nei testi medievali attraverso argomenti filosofici, teologici, medici e giuridici per lo più provenienti dalla tradizione classica, dall'esegesi biblica e dagli scritti dei Padri della Chiesa, nel corso dei secoli si è manifestato in trattati, orazioni, opere poetiche e teatrali, saggi, romanzi e nella produzione artistica, trovando espressione in un'ampia varietà di toni - serio o satirico, volgare o faceto - e di temi: dalla discussione sulla natura, sulle capacità fisiche, morali, intellettuali delle donne, alla difesa o al rifiuto posto alla scrittura e all’istruzione femminile, alla valutazione del matrimonio, alle controversie sulla bellezza e sugli ornamenti nell'Italia della prima età moderna, al ruolo sociale assegnato alle donne, alle gerarchie di genere..

All'interno di questa lunga controversia, il primo scritto di cui una donna è stata autrice, e quello da cui tradizionalmente si fa iniziare la querelle, è La città delle dame (1405) della scrittrice Christine de Pizan (1364-1430); il dibattito da lei avviato, in risposta alle diffuse considerazioni misogine di altri autori, costituì una novità per l'epoca e secondo la studiosa Joan Kelly avrebbe rappresentato nei successivi quattro secoli «il veicolo attraverso il quale si sviluppò la maggior parte del primo pensiero femminista»..

Etimologia Il termine querelle, dal latino querela, significa lamento, dolore o lagnanza; dal punto di vista del diritto corrisponde a una denuncia, un atto con cui l'offeso dà avvio ad un'azione penale nei confronti di chi ritiene abbia compiuto un'infrazione alla legge.

Con quest'ultimo significato, di "accusa legale", il termine compare nei testi in francese antico fin dal XII secolo; riferito al dibattito/contesa tra i due sessi, sorto almeno agli inizi del Quattrocento, viene utilizzato per la prima volta nella forma di "querelle des dames" in un dialogo tra due personaggi maschili ne Le Champion des dames di Martin Le Franc, scritto intorno al 1440..

Nel corso del Cinquecento e Seicento, quando il dibattito raggiunge il suo apice in Europa, il lessema risulta raramente usato.. Compare ad esempio ne Le Jugement poëtic de l’honneur femenin (1536) di Jean Bouchet, ma viene progressivamente sostituito dai termini "apologie", "défense"; Marie de Gournay intitola un suo scritto del 1626, nel quale auspica l'uguaglianza tra i sessi, Grief des Dames (Lamento delle donne)..

Il termine Querelle ritrova utilizzo nei primi anni del Novecento nell'ambito degli studi letterari sul Rinascimento; Abel Lefranc intitola un suo libro sull'opera di Rabelais, Le tiers livre du "Pantagruel" et la querelle des femmes, pubblicato nel 1904 e andato in ristampa nel 1914 e 1937; nel 1937 Emile Telle lo ripropone nel suo saggio sulla scrittrice e poetessa francese Marguerite de Navarre, L’œuvre de Marguerite d’Angoulême, reine de Navarre et la querelle des femmes.

Secondo la studiosa tedesca Margarete Zimmermann la rinascita di questo lessema non sarebbe avvenuta per caso, ma costituirebbe il risultato di "una specifica costellazione storica: l’incontro tra il primo femminismo francese e lo storicismo, avvenuto intorno al 1900": entrambi avrebbero condiviso l'esigenza di storicizzare il femminismo nascente, indagando sulle sue origini..

Storia

La tradizione medievale cortese che omaggiava la donna, spesso identificata in una creatura divina, nel XIII secolo viene posta in discussione da un folto numero di scritti prodotti da chierici e laici, specie nella forma dei fabliaux, nei quali a prevalere sono contenuti osceni e la derisione e la svalutazione del genere femminile, del matrimonio e dell'amore cavalleresco; l'esempio più noto è rappresentato dal Roman de la rose (1277), un poema allegorico in versi, iniziato da Guillaume de Lorris nel 1237, a cui quarant’anni dopo Jean de Meung, l'autore a cui vengono attribuite le parti misogine, aggiunse circa 17.000 versi, più di quattro volte l'originale..

Alcuni studiosi collocano l'inizio della querelle nell'opera che la scrittrice Christine de Pizan (1364-1430) scrisse in risposta a de Meung, La città delle dame, pubblicata nel 1405, e ne individuano l'apice, anche come sistematizzazione di argomenti e stile, nell'età rinascimentale, quando aumentò in maniera sorprendente il numero delle tipografie e le nuove traduzioni dal greco e dal latino accompagnarono la rinascita dell’interesse per il pensiero classico..

Lo studio pionieristico sulla rappresentazione delle donne nel Rinascimento condotto da Ruth Kelso nel 1956, ha censito nel periodo compreso tra il 1400 e il 1600, 891 testi prevalentemente in lingua italiana e francese, con tema la donna, nei quali "sembra che il vituperio delle donne sia sempre stato, da quando abbiamo documenti, uno sport virile", senza limitazioni di regioni o di classi.. La "guerra dei sessi" che raggiunse il suo apice nel XVI secolo, avrebbe reso visibile quale posto veniva assegnato al sesso femminile nell'opinione rinascimentale..

In questo dibattito, secondo l'autrice, sarebbero distinguibili quattro atteggiamenti: il primo ritiene la donna completamente malvagia; il secondo, la convinzione più diffusa, la considera senza colpa, ma anche senza rimedio, debole di natura e inferiore all'uomo dai tempi della creazione divina; il terzo reputa la donna uguale all'uomo sia biologicamente che intellettivamente, e addebita la sua apparente incapacità di assolvere compiti diversi da quelli domestici, alla mancanza di istruzione; l'ultimo, infine, sostiene la superiorità del sesso femminile, un'affermazione radicale mossa principalmente da fini laudativi e a volte confinante con il paradosso, con la satira indiretta..

Alla produzione di scritti a favore delle donne contribuirono scrittori che intervennero nel dibattito sulle capacità intellettuali e la probità femminile con trattati, come il Dialogo delle Bellezze delle donne (1559) di Agnolo Firenzuola e opere in prosa come quelle di "Maggi, Bruni, Torquato Tasso e Bronzini, tra gli italiani; Bouchard, Agrippa, Billon, e Mademoiselle de Gournay, protetta di Montaigne, tra i francesi; e Nicholas Breton tra gli inglesi".

Un testo che nel XVI secolo ottenne particolare fortuna nel dibattito e che costituì il capostipite di scritti volti a ribadire la dignità della donna, ampiamente imitato da altri autori - in Italia, ad esempio, da Lodovico Domenichi e da Alessandro Piccolomini - fu De nobilitate et praecellentia foeminei sexus (1529, Nobiltà e preminenza del sesso femminile) dell'umanista tedesco Cornelio Agrippa, un'apologia del sesso femminile dedicata alla figlia dell'imperatore Massimiliano, Margherita d'Asburgo, che fu tradotta in francese, inglese, italiano e olandese, e che conobbe undici edizioni fra il 1567 e il 1714..

Nell'altro campo, ugualmente numeroso e di più lunga tradizione, intervennero scrittori e poeti che, ancora particolarmente attivi nel XVII secolo, diffondevano con versi per lo più di carattere satirico gli stereotipi misogini, come testimonia lAlphabet de l’imperfection et malice des femmes (1621) di Jacques Olivier, nel cui frontespizio è ritratta una donna dalla capigliatura di serpenti e i piedi a forma di zampe di gallina, che allatta dai seni penduli due gattini e regge tra le mani un pollo senza testa, un'opera che tra i Seicento e il Settecento conobbe quindici ristampe.

Altri generi utilizzati all'interno della querelle furono il dialogo, molto in voga tra gli italiani, come Michelangelo Biondo nel suo Angoscia, Doglia e Pena (1546), Sperone Speroni nel Dialogo delle lodi delle donne (1542), Ludovico Domenichi con La nobiltà delle donne (1549), Ortensio Lando con la struttura in domande e risposte su cui costruì Quesiti amorosi; il sogno, già utilizzato da Christine de Pizani; il genere epistolare, sperimentato da Hélisenne de Crenne nelle Epistres familieres et invectives (1539) e dallo stesso Lando in Lettere di molte valorose donne (1549), una raccolta di lettere di colte donne venete nelle quali il riscatto dal sesso maschile viene indicato nell'accesso delle donne all'istruzione. È stato notato da parte di diversi studiosi come il dibattito sulle prerogative dei due sessi costituisse un genere con argomenti, esempi, stereotipi, autorità prestabilite, e come spesso gli autori sfruttassero questi confronti per esibire la loro abilità dialettica, a volte intervenendo in entrambi i campi., , La maggior parte delle tesi veniva costruita sulle regole della retorica dimostrativa, sull'esegesi biblica, sulla mitologia e la filosofia classica, in particolare sull’opera di Platone e Aristotele, e sull'utilizzo di esempi storici, su modello del De mulieribus claris di Boccaccio. Quest'ultimo costituì il prototipo dei cataloghi di donne famose, di exempla, di aneddoti storici o di raccolte di citazioni, tra cui lo stesso Nobiltà e preminenza del sesso femminile di Cornelio Agrippa, basato su una selezione di figure femminili tratte dalla Bibbia e dalla tradizione classica, le cui biografie dovevano servire da modello da emulare, "secondo il precetto normativo dell'imitatio umanistica"..

Nei tre trattati femministi di François Poullain de la Barre (1647–1723) pubblicati tra il 1673 e il 1675, nei quali viene sostenuta l'uguaglianza dei sessi dal punto di vista biologico, intellettuale, sociale e politico, alcuni studiosi ravvisano un cambio di paradigma nello stile con cui fino ad allora era stata condotta la querelle; a prevalere sarebbero argomentazioni filosofiche, di matrice cartesiana, e non, come in precedenza, motivazioni galanti o fondate sull'eloquenza o la benevolenza..

Nella querelle si susseguirono e si contrapposero istanze e resistenze nei confronti dell’uguaglianza dei sessi, spesso intese a ridefinire le relazioni di genere. Alcuni critici hanno messo in guarda dai pericoli di anacronismo nell'interpretazione di tali discussioni, rilevando come la principale differenza tra la tradizione rinascimentale e della prima età moderna di difesa dei meriti delle donne con quella del femminismo otto-novecentesco, consistesse nel carattere apolitico della prima; gli scritti umanistici si muoverebbero su un piano teorico di affermazione dei meriti e dell'eccellenza femminile, e anche nei casi in cui uniscono la richiesta di maggiori opportunità di istruzione per le donne delle classi superiori, sarebbero dettati da motivazioni diverse, inconseguenti dal punto di vista del cambiamento reale dello status sociale delle donne: fini encomiastici, di compiacenza nei confronti dei propri mecenati, desiderio di posizionamento intellettuale (ad esempio nello schieramento contro la tradizione scolastica) o sociale (sostenere l'appartenenza all'ambiente laico e cortese anziché a quello clericale o accademico), desiderio di fare sfoggio di erudizione e di doti intellettuali...

L'identità dell'autore e la sua appartenenza all'uno o all'altro sesso rivestirebbe inoltre una fondamentale importanza: "un discorso di una donna in difesa delle donne chiede di essere letto in modo molto diverso da un discorso di un uomo": la denuncia delle conseguenze sociali della "tirannia" e degli abusi maschili (ad esempio il sistema delle doti matrimoniali, la monacazione forzata o la violenza sulle donne da parte dei loro mariti messa in evidenza da Pizan) non è un argomento condiviso dalla trattatistica di produzione maschile.. Francia