Di seguito, un elenco dei collaboratori di giustizia di Cosa nostra in ordine cronologico dal momento in cui è iniziata la collaborazione con lo Stato italiano. La legge sulla figura del Collaboratore di giustizia in Italia viene emanata nel 1980, aggiornata una prima volta nel 1991, ed un'ultima volta nel 2001. L'elenco parte quindi dagli anni 1980.

Dall'entrata in vigore della legge 15 marzo 1991, n. 82, il livello dei collaboratori di giustizia di estrazione siciliana è arrivato a toccare la cifra record di 428 unità nel 1996 (la più alta rispetto alle altre associazioni criminali italiane) per poi calare sensibilmente negli anni successivi. Oggi, solo il 25% dei collaboratori di giustizia proviene da una militanza in Cosa nostra, dietro al 40% provenienti dalla camorra e davanti al 15% provenienti dalla 'ndrangheta.

Ante Litteram Salvatore D'Amico (1878), faceva parte della “fratellanza degli stuppagghieri” di Monreale che erano in guerra contro i "fratuzzi” di Bagheria e perciò iniziò a temere per la propria vita, decidendo di dire quello che sapeva ai giudici. Fu ucciso a colpi di lupara pochi giorni dopo la sua confessione.Amelia Crisantino, Della segreta ed operosa associazione. Una setta all’origine della mafia, Palermo, Sellerio, 2000. Melchiorre Allegra (1937), medico di Castelvetrano, confessò agli uomini dell'Ispettorato di P.S. la composizione di diverse "famiglie" mafiose ma le sue dichiarazioni non ebbero alcuna conseguenza e divennero di dominio pubblico soltanto nel 1962 grazie al lavoro del giornalista Mauro De Mauro. Giuseppe Luppino (1958), di Campobello di Mazara, scrisse un lungo memoriale che presentò ai carabinieri in cui accusava i membri della cosca mafiosa di cui aveva fatto parte di svariati crimini ma subito dopo questa confessione fu ucciso in un agguato.Salvatore Lupo, Storia della mafia, Roma, Donzelli, 1993.Mauro De Mauro, Un mafioso rivela i segreti della mafia, L'Ora, 10 settembre 1960.Michele Pantaleone, Il sasso in bocca, Bologna, Cappelli, 1970. Luciano Raia (1966), di Corleone, in passato gregario al servizio del dottor Michele Navarra insieme ai suoi fratelli, scelse di collaborare con il giudice istruttore Cesare Terranova e con il vicequestore Angelo Mangano accusando Luciano Liggio e la sua banda ma i giudici di Bari non gli credettero perché nel frattempo, forse indotto a simulare la pazzia, era ricoverato in un ospedale psichiatrico in quanto ritenuto un malato di mente e un omosessuale da svariate perizie psichiatriche, oltre che da gente di Corleone che lo conosceva.Leone Zingales, Provenzano. Il re di Cosa Nostra. La vera storia dell'ultimo padrino, Pellegrini Editore, 2001, pagg. 125-129, . Leonardo Vitale (1973), detto "il Joe Valachi di Altarello", nel marzo 1973 si presentò spontaneamente in questura e, con le sue confessioni, portò all'arresto di quaranta mafiosi delle borgate palermitane di Altarello e Danisinni. Dichiarato seminfermo di mente e rinchiuso in un manicomio criminale, non venne creduto ma la vendetta mafiosa lo raggiunse ugualmente nel 1984, quando venne assassinato.

Anni '80

Stefano Calzetta (1982), collaborò nella ricostruzione delle estorsioni e degli omicidi ordinati dalla feroce cosca di Corso dei Mille a Palermo. Ritrattò le sue confessioni e simulò la pazzia, vivendo come un barbone per il resto dei suoi giorni. Vincenzo Sinagra (1983), collaborò nella ricostruzione degli omicidi commessi dalla cosca di Corso dei Mille e consentì agli inquirenti di scoprire la "camera della morte" di piazza Sant'Erasmo dove i nemici della "famiglia" venivano torturati ed uccisi. Collaborò nel maxiprocesso di Palermo e fu condannato a 21 anni di reclusione. Salvatore Coniglio (1983), figlio di Angela Russo, 76 anni, soprannominata «nonna eroina» per il compito che le era stato affidato di andar su e giù per l'Italia con carichi di droga senza dar nell'occhio per la sua età avanzata. Coniglio, con le sue dichiarazioni, fece arrestare 53 mafiosi e, per vendetta, gli uccisero il fratello Mario. Salvatore Anselmo (1984), appartenente alla banda di «nonna eroina» come Salvatore Coniglio, rese anch'egli importanti dichiarazioni sul ruolo di Cosa nostra nel traffico di stupefacenti ma fu subito assassinato mentre si trovava agli arresti domiciliari davanti agli occhi della moglie e dei figli. Tommaso Buscetta (1984), detto "il boss dei due mondi", uno dei più celebri collaboratori di giustizia nella storia di Cosa nostra. Scelse di collaborare con il giudice Giovanni Falcone dopo che i Corleonesi di Salvatore Riina, non potendo arrivare a lui, gli uccisero due figli, il genero, un fratello ed un nipote. Le sue dichiarazioni portarono alloperazione San Michele con 366 arresti effettuati, oltre a Palermo, anche a Roma, Milano e Frosinone. Collaborò nel maxiprocesso di Palermo e nel processo "Pizza connection" negli Stati Uniti e, poi, nuovamente in Italia nei processi Andreotti e Contrada. Salvatore Contorno (1984), collaborò con il giudice Giovanni Falcone nelloperazione San Crispino, che portò a 127 mandati di cattura e 56 arresti eseguiti tra Palermo, Roma, Bari e Bologna. Collaborò nel maxiprocesso di Palermo e nel processo "Pizza connection". Arrestato prima nel 1989 e poi nuovamente nel 1997 perché tornato a delinquere, è stato espulso dal programma di protezione. Vincenzo Marsala (1984), di Vicari (PA), collaborò nel maxiprocesso-bis contro le cosche di Caccamo e Vicari. Carlo De Caro (1986), consentì di arrestare 17 mafiosi della "famiglia" di Partanna-Mondello. Giuseppe Alleruzzo (1987), di Paternò (CT), collaborò con il sostituto procuratore Giuseppe Gennaro nelloperazione Adrano, con 66 arresti.

Antonino Calderone (1988), fratello di Giuseppe (capo-famiglia di Catania ucciso nel 1978), collaborò con il giudice Falcone e consentì l'emissione di 170 mandati di cattura in tutta la Sicilia. Francesco Marino Mannoia (1989), collaborò con il giudice Falcone e, per ritorsione, gli uccisero la madre, la sorella e la zia. Le sue dichiarazioni produssero 14 mandati di cattura e 50 avvisi di garanzia eseguiti tra Palermo, Roma e Napoli. Collaborò nel processo "Iron Tower" negli Stati Uniti e, poi, nei processi Andreotti, Contrada e "Golden Market" in Italia. Giuseppe Pellegriti (1989), di Adrano (CT), consentì 86 arresti nel «triangolo della morte» tra Adrano, Paternò e Biancavilla. Rese dichiarazioni anche sugli omicidi dalla Chiesa, Mattarella e Fava ma il giudice Giovanni Falcone lo incriminò per calunnia in quanto scoprì che mentiva. Rosario Spatola (1989), di Campobello di Mazara (TP). Collaborò prima con il procuratore Paolo Borsellino e dopo con il sostituto procuratore Francesco Taurisano. Fecero scalpore le sue accuse nei confronti di alcuni politici, che però non trovarono riscontro. Collaborò nel processo Contrada. Nel 1997 fu arrestato ed espulso dal programma di protezione.

Anni '90 Vincenzo Calcara (1991), di Castelvetrano (TP), collaborò con il procuratore aggiunto Paolo Borsellino nelloperazione Palma con 43 arresti. Gaspare Mutolo (1992), iniziò a collaborare con il giudice Paolo Borsellino e le sue dichiarazioni confluirono nelloperazione Golden Market del 1994. Collaborò al processo Contrada. Leonardo Messina (1992), di San Cataldo (CL), iniziò a rendere dichiarazioni al giudice Paolo Borsellino. Collaborò alloperazione Leopardo con 200 ordini di cattura e un centinaio di avvisi di garanzia in tutta Italia. Collaborò nel processo Andreotti e in quello sulla strage di Capaci. Giuseppe Marchese (1992), cognato di Leoluca Bagarella, collaborò nelloperazione Golden Market e testimoniò al processo Contrada. Giovanni Drago (1992), collaborò nelloperazione Golden Market. Paolo Severino (1992), collaborò nelloperazione Leopardo. Claudio Severino Samperi (1993), collaborò alloperazione Orsa Maggiore nei confronti degli affiliati a Cosa nostra catanese. Nel 1997 fu arrestato insieme a Maurizio Avola per alcune rapine. Salvatore Cancemi (1993), collaborò nel processo Dell'Utri e in quelli relativi alle stragi di Capaci e di via d'Amelio. Controversa fu la sua scelta, presa dopo alcuni anni dall'inizio della collaborazione, di autoaccusarsi di gravi crimini che aveva in un primo momento taciuto, come la strage di via d'Amelio. Baldassare Di Maggio (1993), collaborò nelloperazione Belva che portò all'arresto di Salvatore Riina. Collaborò nel processo Andreotti ma non fu considerato attendibile. Nel 1997 commise alcuni omicidi mentre era nel programma di protezione e fu condannato all'ergastolo. Mario Santo Di Matteo (1993), di Altofonte (PA), collaborò nelle indagini per la strage di Capaci e, per ritorsione, fu sequestrato ed ucciso il figlio Giuseppe. Nel 1997 fu arrestato insieme a Gioacchino La Barbera perché sospettati di voler tornare a delinquere e quindi entrambi espulsi dal programma di protezione. Gioacchino La Barbera (1993), di Altofonte (PA), collaborò nelle indagini per la strage di Capaci e, per ritorsione, fu ucciso il padre Girolamo. Nel 1997 fu arrestato insieme a Mario Santo Di Matteo perché sospettati di voler tornare a delinquere e quindi entrambi espulsi dal programma di protezione. Francesco Pattarino (1993), di Siracusa, figlio illegittimo del boss catanese Francesco Mangion, collaborò alloperazione Orsa Maggiore. Marco Favaloro (1993), confessò l'omicidio dell'imprenditore Libero Grassi. Pietro Scavuzzo (1994), di Vita (TP), collaborò nelloperazione Petrov e la sua testimonianza confluì nel processo Contrada. Pietro Romeo (1994), consentì di arrestare i responsabili delle stragi di Roma, Firenze e Milano del 1993. Salvatore Grigoli (1994), confessò l'omicidio del parroco Pino Puglisi e il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo. Luigi Sparacio (1994), di Messina. Nel 2000 fu arrestato perché tornato a delinquere insieme a due giudici accusati di favoreggiamento. A causa del suo pentimento è emersa una rete para-massonica di accordi, anche nazionali, ed una collusione nelle istituzioni cittadine definita "verminaio Messina". Gaetano Costa (1994), di Messina. A suo dire iniziò a collaborare con la giustizia a causa del suo rifiuto di uccidere Gianni De Gennaro, vertice della Criminalpol, sentendosi "usato" da Cosa Nostra, senza che ci fosse possibilità di uscire dal carcere e temendo ripercussioni sulla famiglia. Va specificato che l'affiliazione di Costa è alla 'Ndrangheta (come membro della Santa) e non a Cosa Nostra, ma le sue dichiarazioni hanno influito sull'emergere di collusioni tra Cosa Nostra e politica nel corso del Processo Andreotti. È stato per quattro anni compagno di cella di Leoluca Bagarella. Giuseppe Pulvirenti (1994), di Belpasso (CT). Filippo Malvagna (1994), di Belpasso (CT), nipote di Giuseppe Pulvirenti, depose al processo Orsa Maggiore e in quello relativo alla strage di Capaci. Maurizio Avola (1994), confessò l'omicidio del giornalista Pippo Fava e le sue dichiarazioni confluirono nel processo Orsa Maggiore. Nel 1997 fu arrestato insieme a Claudio Severino Samperi per alcune rapine. Gioacchino Pennino (1994), con le sue rivelazioni fece arrestare il deputato Calogero Mannino, poi assolto definitivamente dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Testimoniò nei processi Andreotti e Contrada. Vincenzo Scarantino (1994), confessò il proprio ruolo nella strage di via d'Amelio e fece condannare all'ergastolo cinque innocenti, ritrattando più volte queste accuse. Nel 2009 ammise di essere stato costretto a dichiarare il falso perché seviziato e minacciato dai poliziotti che conducevano le indagini. Orlando Galati Giordano (1994), di Tortorici (ME), con le sue dichiarazioni contribuì all'operazione Mare Nostrum, con 223 ordinanze di custodia cautelare che colpirono le cosche delle Madonie e dei Nebrodi. Nel 1997 fu arrestato per traffico di droga e gli venne revocato il programma di protezione. Emanuele Di Filippo (1995), fratello di Pasquale. Pasquale Di Filippo (1995), collaborò all'arresto di Leoluca Bagarella e di altri mafiosi.