I Cinque Grani/Chicchi/Cereali (zh. ) sono un gruppo di colture di particolare rilevanza nella storia della Cina, sia per la loro funzione storica di alimento base sia per complessi motivi mitologico-culturali. Le messi stesse dei Wǔ Gǔ potevano essere considerate sacre e/o un dono del Cielo, riconducibile ad un'origine mitologica o soprannaturale. In senso più ampio, i Wǔ Gǔ erano, nella cultura cinese, una sineddoche riferita a tutti i "prodotti agricoli", a prescindere dal fatto che questi avessero o no una forma granulare.

La lista dei Wǔ Gǔ è variata nel tempo e diversi autori hanno identificano diversi cereali, categorie di cereali e alimenti vegetali non appartenenti ai cereali (es. la soia, presente fin da principio nella lista) come facenti parte del novero dei Wǔ Gǔ..

Dati mitologico-culturali L'agricoltura nel folclore e nella mitologia cinese

Al tempo delle testimonianze scritte, lo sviluppo dell’agricoltura in Cina era ormai fortemente mitizzato e c'erano varie correnti interpretative riguardo a quale degli dèi/ancestrali progenitori introdusse i nel Celeste Impero. Folclore e mitologia cinesi associano pertanto oggi diverse entità all'agricoltura e ai grani/cereali:.

Suiren (zh. o "Uomo del fuoco", composto con ), sorta di Prometeo cinese, uno dei Tre Augusti nell'antica Cina primitiva, un saggio con tre occhi che scoprì come accendere il fuoco e inventò la cucina. Shennong (zh. ), chiamato anche (da cui l'associazione astrologica con il pianeta Marte), o , un mitico dio-antenato vissuto secondo la leggenda intorno a 5.000 anni fa, forse dal 2738 a.C. al 2698 a.C. stando alla ricostruzione cronologia dello storico Sima Qian;. fu lui, secondo la tradizione, a introdurre in Cina le tecniche dell'agricoltura e la fitoterapia ed è specificamente accreditato quale tedoforo della coltura e del consumo dei Cinque Cereali. Lo descrive Shennong che trasforma la società umana da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori:

Nel distretto forestale di Shennongjia (lett. "Scala di Shennong"), nel Hubei, secondo il poema epico orale datato alla dinastia Tang (618–907), Shennong trovò i semi dei Cinque Grani:

Huangdi (zh. ), il cui nome nella sua incarnazione mortale sarebbe stato Gongsun Xuanyuan (zh. , di cui Xuanyuan significa "Asse del Carro" o "Carro Assiale", in riferimento al Grande Carro del polo nord celeste, collocato al 2699-2588 a.C. da Sima Qian) è un dio-antenato accreditato quale fondatore della civiltà cinese e quindi primo maestro di coltivazione dei suoi sudditi. Houji (zh. ), dio dell'agricoltura e antenato della proto-storica dinastia Zhou (XII-III secolo a.C.). Le "Odi della dinastia Zhou" nello Shijing (zh. ), la più antica raccolta di testi poetici cinesi di cui si sia a conoscenza nonché uno dei Cinque Classici del canone confuciano, elogia appunto Houji per aver inventato sia l'agricoltura sia i correlati sacrifici.. "Signore miglio" è un titolo conferito a questa figura da Shang Tang, fondatore della proto-storica dinastia Shang (XVII-XI secolo a.C.), poi soppiantata dagli Zhou, e potrebbe essere stata una delle prime cariche ufficiali in un governo cinese. Successivamente fu venerato come uno degli dei protettori dei raccolti abbondanti, come Lai Cho,. tanto che il descrive la sua tomba come un luogo ove «crescevano fagioli [di soia], riso, miglio appiccicoso [glutinoso] e miglio non appiccicoso dal buon sapore. C'erano centinaia di cereali che si auto-seminavano qui e crescevano naturalmente sia in inverno sia in estate.» Houtu (zh. ), dèa del suolo e presumibile progenitrice del gigante Kua Fu, adorato presso gli altari Shejitan (zh. )..

La cerealicoltura nella storia della Cina Antica Il senso di sacralità che circonda i Cinque Grani deriva dalla loro tradizionale attribuzione ai Santi Sovrani a cui viene attribuita la creazione della civiltà cinese. Erano visti non semplicemente come cinque colture scelte tra molte opzioni ma come l'elemento originante della società agricola e quindi della civiltà stessa. «Sperperare i Wǔ Gǔ» era visto come un peccato degno di tormento nel Diyu, l'inferno cinese.

Il simbolo tradizionale cinese della civiltà e dello stato era appunto , qui inteso come sineddoche per "prodotti agricoli", da cui l'importanza dei Wǔ Gǔ.

Il Libro dei riti (), un altro dei Cinque Classici confuciani datato alla dinastia Zhou, nel capitolo , utilizza la cottura del cibo e il consumo dei grani come termine di paragone per marcare la divergenza culturale tra il "Regno di Mezzo", cioè la Cina, e i c.d. "Quattro [Regni] Barbari": Yi a oriente, Man a meridione, Rong a occidente e Di a settentrione:

Il sinologo Kwang-chih Chang (1931–2001) interpretò questo passaggio del Libro dei riti come: «Si poteva mangiare grano ma anche carne cruda o si poteva mangiare la carne cotta ma non mangiare grano. Nessuno delle due pratiche era completamente cinese. Un cinese, per definizione, mangiava grano e cucinava la carne»., ciò anche in ragione del legame semantico, prim'ancora che culturale, tra la cerealicoltura e l'uso del fuoco per cucinare nuovamente rappresentato da Shennong-Yandi, ad un tempo dio dell'agricoltura e dio della fiamma..

Al tempo delle prime dinastie della Cina Imperiale, la dinastia Qin (221–206 a.C.) e la dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.), le tecniche agricole cinesi furono rivoluzionate. Applicando le conoscenze idrauliche efficacemente impiegate dai Qin prima nella realizzazione del Canale di Zhengguo (circa 268 a.C.) e poi nel mirabile Sistema di irrigazione del Dujiangyan che, intorno al 250 a.C. aveva fatto del Sichuan, prima una provincia flagellata periodicamente dalle esondazioni del Min (principale tributario del Fiume Azzurro), la regione più produttiva della Cina,L'annessione del Sichuan, crocevia economico (agricolo) e commerciale della Cina, fu appunto uno dei tasselli fondamentali nella strategia di conquista dello Stato di Qin, originario del Gansu e dello Shaanxi, per emergere quale potenza dominante tra i c.d. "Stati Combattenti" dell'Antica Cina - v.si i terreni coltivabili del neonato impero furono convertiti in risaie capaci di garantire due o più raccolti all'anno, aumentando significativamente la produzione cerealicola per un paese perennemente "affamato" dalla necessità di foraggiare diversi milioni di abitanti e, in conseguenza, favorendo la deforestazione. In un simile contesto, i Wǔ Gǔ divennero imprescindibili alimenti di base nella cucina cinese....

L'accresciuta importanza dell'agricoltura nella Cina "pacificata" dagli Imperatori è ben dimostrata dal fatto che il figura quale seconda, per importanza, tra le Quattro occupazioni (zh. ) nel tradizionale sistema feudale cinese, il Fengjian. Ciò non fece però della Cina rurale un paradiso in terra poiché, come osservato dal sinologo Kristofer Schipper (1934–2021):

I sopracitati altari Shejitan (zh. ) erano il centro rituale dello stato cinese. In origine, era il "Dio della terra" e il "Dio del raccolto" (v.si Houji sopra), e il composto sheji "dèi del suolo e del grano" assunse significato metaforico di "Stato; Nazione". Così il sopracitato Shijing riporta che per stabilire una nuova dinastia era atto fondante eliminare gli sheji della dinastia precedente ed erigerne di nuovi, onde appropriarsi del suolo-nazione e dei suoi prodotti.. Parimenti, una eclatante protesta politica nei confronti di una nuova dinastia "usurpatrice" poteva essere la pubblica astensione dai Cinque Grani: es. come protesta contro il rovesciamento della dinastia Shang da parte degli Zhou, Boyi e Shuqi si rifiutarono ostinatamente di mangiare i Wǔ Gǔ. Il rifiuto dei cereali per ragioni politiche subì uno sviluppo complesso nel concetto di bigu (zh. ) la pratica esoterica taoista di raggiungere lo stato di xian (zh. ) evitando determinati cibi.

Le offerte di grano, liquore a base di cereali (es. Baijiu) e carne erano infine necessarie non solo per i sacrifici sheji ma anche per i sacrifici richiesti dal culto degli antenati (zh. 拜祖 bàizǔ, o 敬祖 jìngzǔ), la cui alimentazione era un obbligo morale fortissimo nella società cinese.Es. v.si Ecc.

Campany così riassume l'importanza culturale del «sacrificio dei grani» per nutrire sia gli spiriti naturali sia quelli ancestrali:

Il carattere cinese per si scrive, non a caso, con il radicale di uno dei Grani/Cereali più noti, il riso, .

Dati storico-archeologici

Le evidenze archeologiche collocano i primordi della cerealicoltura cinese intorno al IX-VIII millennio a.C. Nella Cina neolitica, si distinguono due diverse aree di culture e colture: la Cina del Nord, lungo il corso del Fiume Giallo, culla della coltura del miglio (zh. 黍), sia nella sua variante non glutinosa, il panico (zh. 稷), sia in quella glutinosa, e la Cina del Sud, lungo il corso del Fiume Azzurro, culla della coltura del riso (zh. ).

La Cina settentrionale fu, insieme alla Mesopotamia ed alla Mesoamerica, uno dei siti in cui l'agricoltura ebbe spontaneamente ed indipendentemente origine. Nella Cina del Nord, le popolazioni sinotibetane domesticarono il miglio (a partire dal miglio verde) tra l'8000 ed il 6000 a.C. Nel dettaglio, la Cultura di Nanzhuangtou (ca. 8500–7700 a.C.) sul medio corso del Fiume Giallo, nella provincia del Hebei, disponeva di strumenti di macinazione e pertanto, presumibilmente, consumava granaglie, specificatamente il miglio. La successiva Cultura di Xinglongwa (ca. 6200–5400 a.C.), nella Mongolia Interna orientale, consumava miglio ma non è certo che lo coltivasse: le uniche tracce di agricoltura si trovano infatti nel sito di Xinglonggou. La Cultura di Dadiwan (ca. 5800–5400 a.C.) lungo il corso superiore del Fiume Giallo consumava invece certamente miglio da agricoltura. Dalla Cultura di Yangshao (ca. 5000–3000 a.C.) in poi, i popoli del Fiume Giallo coltivavano ormai ampiamente il miglio. (insieme ad orzo e grano, introdotti dall'Asia occidentale,. riso ed alcune verdure), allevavano maiali e tessevano canapa (zh. ) e seta,. praticando quindi una qualche forma di sericoltura che potrebbe però esser stata limitata al taglio migratorio e ai metodi di agricoltura bruciata. Con la Cultura di Longshan (ca. 3000–2000 a.C.), sul medio e basso corso del Fiume Giallo, l'agricoltura e la sericoltura sono ormai avanzate e si verifica la costruzione delle prime città, mentre si marca il passaggio dal Neolito all'Età del bronzo. In questa coltura, taluni studiosi collocano oggi il momento d'origine della tradizione dei Wǔ Gǔ.

Nella Cina del Sud, la domesticazione del riso (a partire dal riso selvatico originario della valle del Fiume delle Perle) venne realizzata con un processo più lungo (11500–6200 a.C.) che arrivò comunque a maturazione entro la fine del VII millennio a.C. dalle popolazioni austronesiane e Hmong-Mien che svilupparono contestualmente il sistema di coltura della risaia. Nello specifico, la Cultura di Pengtoushan (ca. 7500–6100 a.C.), lungo il corso del Fiume Azzurro, ha lasciato attrezzi per la coltivazione del riso in alcune località, anche se non nel sito tipo. La successiva Cultura di Hemudu (ca. 5000–4500 a.C.), nella baia di Hangzhou a sud dello Yangtze, coltivava invece sicuramente il riso.. La particolare orografia del paesaggio cinese meridionale (soprattutto estremo meridionale) rendevano però, a quel tempo, complesso il massiccio ricorso ad agricoltura su vasta scala, anche nel caso delle risaie, tanto che la successiva Cultura di Liangzhu (ca. 3400–2250 a.C.), l'ultima della cosiddetta "Cultura neolitica della giada" del Fiume Azzurro, ancora affiancava alla risicoltura l'acquacoltura e fu con buona probabilità spazzata via da un disastro naturale di natura idrico-idraulica: inondazione o monsone.