Kegare () è il termine giapponese per definire uno stato di impurità e di contaminazione fisica o spirituale, per lo più associata al contatto, diretto o indiretto, con la morte, il sangue e la malattia.
Nello shintoismo tradizionale, per il quale la purezza è una condizione fondamentale per entrare in contatto con i kami, kegare è ritenuto causa di ira per gli dei e fonte di pericolo, avversità e sfortuna per gli esseri umani;. è considerato una forma di , uno stato temporaneo che può essere rimosso ripristinando lo stato di purezza con riti di purificazione chiamati o ..
Nel buddismo il concetto di kegare, più che all'impurità rituale si riferisce ad uno stato di imperfezione mentale e spirituale.
Fino al XIX secolo le donne, potenzialmente ritenute impure a causa della loro fisiologia, avevano un accesso ristretto o del tutto negato a determinati riti religiosi, luoghi sacri, incluse montagne e matsuri; alcune restrizioni vennero abolite dal governo con un editto nel 1872, ma altre sono ancora vigenti.
Il concetto di impurità è presente anche nella Bibbia, nelle regole dietetiche del Levitico, ed è comune a molte società in diverse parti nel mondo, come ad esempio in Africa in alcune tribù bantu, tra gli Yurok nella California settentrionale, o nel sud dell’India, dove il tittu, concepito come una sostanza invisibile che emana durante la morte e le mestruazioni, è uno degli elementi principali della religiosità tamil...
L'antropologa britannica Mary Douglas, nel suo studio sul concetto di impurità in diverse culture del mondo, ha evidenziato come le definizioni di puro e impuro riflettano il sistema simbolico e classificatorio con il quale i gruppi sociali regolamentano le relazioni e i comportamenti al proprio interno e individuano e gestiscono le potenziali minacce; l'impurità non sarebbe una proprietà intrinseca dell'agente contaminante, ma esisterebbe in relazione a un sistema culturale strutturato..
Diversi studiosi concordano nel considerare i rituali di impurità kegare una caratteristica fondamentale della vita sociale dei villaggi, includente "una categoria di minaccia che ha strutturato gran parte dell’interazione sociale giapponese"..
Etimologia
Gli studi di folklore giapponese o e di antropologia culturale hanno assegnato al termine origini diverse, a seconda del significato attribuito al kanji "ke": 褻・枯れ (ke -kare), in cui 褻 significa "profano", "quotidiano", "ordinario" e 枯れ avvizzimento); 気・枯れ (ki-kare) o 気・離れ (ki-hare, con il kanji 離 che significa separazione, distacco), in cui ke/ki 気 rappresenta la forza vitale.
Una delle visioni del mondo tradizionale giapponese è legata alla relazione hare e ke formulata dallo scrittore e folclorista Kunio Yanagita (1875-1962); lo studioso ha documentato varie pratiche associate a questa relazione, riconducendo la cultura e lo stile di vita giapponese alle due categorie ke (褻), riferita a tempi e spazi della vita quotidiana e hare (はれ; 晴れ; 霽れ), associata agli eventi straordinari di riti e cerimonie.
Alcuni studiosi, come Tanigawa, Tsuboi e Miyata, hanno ravvisato una corrispondenza tra questa classificazione e la teoria del sacro (hare) e secolare (ke) di Durkheim; secondo Itō Mikiharu, tuttavia, i due termini non dovrebbero essere considerati contrapposti, ma interdipendenti.
La controversia hare-ke-kegare A partire dagli anni settanta del Novecento nel dibattito tra gli studiosi sono stati rivisti e ampliati i significati attribuiti al concetto di kegare; Sakurai Tokutaro, allievo di Kunio Yanagita, ha sostenuto che originariamente il termine ke derivante dalla parola ki (気) si riferiva alla fonte di energia che consente all'agricoltura di essere produttiva e alle attività umane quotidiane di essere svolte, e che il kegare (ケガレ, 穢れ) - nella forma di invecchiamento, malattia, impurità causata da mestruazioni o parto - andava inteso non nel senso stretto di impurità opposta a "purezza", ma come appassimento, prosciugamento (kareru, 枯れる/涸れる) del ke. Eventi, feste e riti di purificazione non ordinari, spesso anche con contenuti orgiastici, "hare", avrebbero lo scopo di cancellare il kegare e rinvigorire il ke..
Questa interpretazione di relazione circolare tra tre elementi, nota anche come il ciclo ke→kegare→hare, e posta alla base della religiosità e delle credenze popolari giapponesi, è stata condivisa da altri studiosi, come l'antropologa Namihira Emiko che ha evidenziato come in questo processo - pur variabile a seconda del contesto - sacro (hare), profano (ke) e impurità/appassimento (kegare) risultino un continuum, siano tra loro interconnessi e complementari: la sfera mondana e quotidiana di ke medierebbe gli stati “non ordinari” di purezza e impurità..
La discussione tra gli studiosi, particolarmente vivace negli anni ottanta, è andata in seguito spegnendosi e le posizioni emerse sul significato e sulle relazioni tra i termini hare, ke, kegare, o tra hare e ke, risultano ancora mancanti di una definizione comune.
Caratteristiche
L'impurità nello shintoismo si riferisce ad una condizione causata da azioni e agenti che provocano una separazione dai kami e dal musubi, il potere creativo e armonizzante.
Kegare è spesso usato come termine generico per indicare uno stato di impurità, una contaminazione fisica associata alle mestruazioni, alla nascita, alla morte e alla malattia, trasmissibile per contatto diretto o indiretto, ma può estendersi anche all’inquinamento spirituale; le forme che assume e il grado di rilevanza variano a seconda dell’epoca, dell’ambito geografico, sociale e della categoria sociale coinvolta... La purezza rituale, inizialmente riferita ad una condizione fisica di integrità e di pulizia, nel tempo ha acquistato anche significati morali ed estetici.Fin dai tempi antichi la massima fonte di kegare è stata individuata nella morte, chiamata shi-e (死穢), o kuro fujo, impurità nera,. che comprende il contatto con moribondi e cadaveri, con i parenti stretti dei defunti, gli spiriti dei defunti, gli utensili utilizzati nei rituali funebri e lo spazio in cui è avvenuto il decesso...
Altre forme in cui si manifesta kegare, legate alla fisiologia umana, sono il sanguinamento, le ferite, le mestruazioni, il parto, le malattie, l'attività sessuale; gli eventi legati alla capacità riproduttiva femminile sono detti aka fujo, impurità rossa..
Nello shintoismo sono considerate causa di impurità anche gli atti distruttivi, le azioni umane dannose o proibite, come l'incesto, i crimini e le violazioni di tabù, tutti casi ricompresi nel concetto di .
La maggior parte del rituale shintoista ha lo scopo di rimuovere queste condizioni e di ripristinare la purezza, che sta alla base della comunione con le divinità; il misogi 禊, è una sorta di "lavacro" che elimina le impurità "come lo sporco del corpo che viene lavato via"..
Il buddismo attribuisce un diverso significato all'impurità; la sopravvivenza e la prosperità della comunità viene fatta dipendere dalla protezione mistica degli antenati, che per diventare spiriti guardiani devono essere purificati dall'impurità della morte, da conseguirsi da parte dei discendenti con appositi rituali..
Per il buddismo, inoltre, tutte le forme di sofferenza, ignoranza e vizio sono ritenute impurità; immagini di sporcizia, polvere o fango sono spesso usate come metafore per rappresentare la contaminazione mentale e l'illusoria vita terrena, il regno contaminato del samsara...
Riti di purificazione La purificazione può essere effettuata in modi diversi: attraverso l'intervento di un monaco che simbolicamente purifica una persona, un oggetto o un luogo agitando una bacchetta (spesso ricavata da un ramo di sakaki) ricoperta da strisce di carta (tama-gushi od ōnusa (大幣) ); attraverso l'acqua (misogi harai), con un bagno nel mare (l'acqua salata un tempo era considerata particolarmente efficace), in un fiume o sotto una cascata, o limitando il lavaggio alle mani, prima di entrare in un santuario; praticando l'astensione e il digiuno. Anche un luogo può essere purificato spargendovi sopra sale o aspergendolo con acqua.. Storia
I primi riferimenti ai concetti di contaminazione e tabù in un paese identificabile con il Giappone del periodo Yayoi sono rintracciabili nei resoconti del “popolo di Wo” raccolti nelle cronache cinesi del III secolo (Wei zhi 魏志, 297), nel Libro degli Wei. La loro registrazione in scritti autoctoni si colloca in un'epoca più tarda, verso la fine del VII secolo, ed è rappresentata da alcune preghiere purificatrici di ambito liturgico shintoista; nell'VIII secolo trova riscontri nei resoconti storico-mitologici del Kojiki e del Nihon shoki che riportano la storia giapponese fin dai tempi antichi...
La purezza come valore politico e religioso e come modello di un nuovo sistema di governo venne promossa nel VII secolo dagli imperatori Tenmu e Jitō, che a loro volta la assunsero come esempio dalla prima grande dinastia cinese degli Zhou.. Il carattere sacro (ming 明) della dinastia Zhou si esprimeva attraverso lo stato di purezza che distingueva e separava i regnanti dagli altri umani; chi accedeva al loro cospetto, doveva sottoporsi a riti di pulizia e purificazione del corpo..
Nella riorganizzazione della gerarchia ufficiale, Temnu mise a fuoco la nozione di corte celeste e utilizzò la purezza per conferire alla regalità un significato cosmico; ordinò a decine di "uomini dalla condotta pura" (jōgyōja) di ritirarsi dal mondo, istituì la Grande Purificazione o Ōharae come evento regolarmente previsto nel calendario liturgico di corte e nel 689 avviò la creazione del Jingikan (神祇官), l'Ufficio ritsuryō delle Divinità, incaricato dell'amministrazione del culto dei kami, della gestione dei templi shintoisti e del coordinamento delle pratiche rituali della corte e di tutto il territorio: pulizia e purificazione del corpo e dei luoghi sacri divennero una pratica religiosa..
Dall’inizio del IX secolo videro la luce codici formali per evitare l’impurità e la contaminazione, in connessione con le norme stabilite dalla corte attraverso il Jingikan; nel 927 tali norme vennero meglio precisate e definite nell'Engishiki 延喜式, o Procedure dell'era Engi (901-923).
La sistematizzazione e il processo di differenziazione dei concetti di 穢 kegare (contaminazione, inquinamento spirituale), (offesa, azione malvagia), (calamità, disastro naturale, disgrazia), tutti assimilabili a valori negativi e ritenuti tra loro interdipendenti,. si realizzò tra l'VIII e il X secolo, ossia tra il periodo Nara (710-794) e la prima metà del periodo Heian (794-1185), in stretta relazione con il mutamento delle strutture politiche e sociali allora in corso..
Tsumi, wazawai, kegare. Differenziazione dei concetti Alla fine del periodo Nara le famiglie nobili provinciali estesero il processo in corso di conversione al buddismo che coinvolgeva le loro divinità protettrici (i mamorigami, 守り神), alla rimodulazione del concetto di tsumi: non più esclusivamente riferito ad una colpa commessa contro gli dei, si estese a comprendere quella contro gli uomini. Anche le sentenze emesse dalla monarchia rifletterono questo cambiamento, diversificando la punizione a seconda della gravità della colpa commessa: estromissione dalla comunità, privazione delle funzioni e del grado, carcerazione, una "forma evoluta" del primitivo concetto di espulsione della contaminazione..La nozione di wazawai come calamità, disastro naturale conseguente allo sconvolgimento dell'ordine divino, si trasformò sotto l'influsso del concetto di yin e yang proveniente dall'antica filosofia cinese, assumendo il significato di violazione dell’ordine degli dei causata dal comportamento umano, cui dovevano seguire riti di purificazione per ripristinare l'ordine..