Il mind-wandering (in italiano reso anche con mente vagabondaStati e reti: mente vagabonda, rimuginio e REM, stateofmind.itMind Wandering: una mente vagabonda, researchgate.net) è latamente definito come pensieri che non scaturiscono dal compito presente. Il mind-wandering consiste di pensieri che non hanno relazione con un compito e sono indipendenti da stimoli. In generale, nel linguaggio comune il mind-wandering si potrebbe descrivere come l'esperienza di pensieri che non rimangono a lungo su un singolo argomento, specie quando si è alle prese con un compito che richiede attenzione. Si presenta in tre sottotipi: sogno ad occhi aperti (daydreaming) positivo costruttivo, paura colpevole del fallimento, e scarso controllo attenzionale.
Un primo contesto in cui spesso si manifesta è quello della lezione a scuola, ragion per cui un filone di studi in psico-pedagogia ha iniziato a indagare le cause e i risvolti positivi e negativi del mind wandering nell'apprendimento scolastico.
Un altro contesto in cui spesso si manifesta il mind-wandering è la guida di veicoli. Il motivo è che guidare in condizioni ottimali diventa un'attività quasi automatica che può richiedere minimo uso del task positive network, la rete cerebrale che è attiva quando si è impegnati in un'attività che richiede attenzione. In situazioni in cui la vigilanza è bassa, non ci si ricorda di quel che è successo nell'ambiente circostante perché si è occupati dai propri pensieri. Il fenomeno è noto come ipotesi del disaccoppiamento.
Gli studi che usano potenziali evento-correlati (ERP) hanno quantificato la misura in cui il mind-wandering riduce l'elaborazione corticale dell'ambiente esterno. Quando i pensieri sono irrelati al compito del momento, il cervello elabora in modo meno dettagliato sia le informazioni rilevanti per il compito, sia quelle che non lo sono.
Il mind-wandering appare un tratto stabile delle persone e uno stato transitorio. Alcuni studi hanno collegato i problemi di prestazione in laboratorio e nella vita di tutti i giorni. Il mind-wandering è stato associato a possibili incidenti stradali. Il mind-wandering è anche intimamente collegato agli stati d'animo. Alcuni studi indicano che i pensieri irrelati al compito sono comuni nelle persone con umore basso o depresso. Il mind-wandering si manifesta anche nelle persone che hanno assunto dosi eccessive di alcol.
Alcuni studi hanno rilevato un bias di prospettiva nel pensiero spontaneo poiché gli individui tendono a formulare pensieri che riguardano più il futuro che il passato durante il mind-wandering. È opinione comune che il default mode network sia coinvolto nel mind-wandering e nel pensiero diretto all'interno (del soggetto pensante), sebbene ricerche recenti abbiano messo in discussione questo assunto.
Storia La ricerca sul mind-wandering inizia nell'Inghilterra del XVIII secolo. I filosofi britannici non riuscivano a stabilire se il mind-wandering nascesse nella mente o se fosse una causa esterna a provocarlo. Nel 1921 Varendonck pubblicò The Psychology of Day-Dreams, in cui teneva traccia delle sue "'serie di pensieri' per identificarne le origini, nella maggior parte dei casi irrilevanti influenze esterne".
Wallas (1926) considerò il mind-wandering un aspetto importante di quel che chiamava seconda fase del pensiero creativo — incubazione. Solo negli anni 1960 si condussero i primi studi documentati sul mind-wandering, John Antrobus e Jerome L. Singer svilupparono un questionario e discussero l'esperienza del mind-wandering.
Detto questionario, noto come Imaginal Processes Inventory (IPI), fornisce una misura del mind-wandering in termini di tratto e valuta l'esperienza in tre dimensioni: quanto sono vividi i pensieri della persona, quanti di essi sono basati su colpa o paura, e quanto una persona va a fondo nel pensiero. Con lo sviluppo continuo della tecnologia, gli psicologi iniziano ad usare la risonanza magnetica funzionale, e a dipendere in minor misura dai racconti verbali.
Metodi di ricerca Jonathan Smallwood e colleghi diffusero la prassi di studiare il mind-wandering mediante campionamento di pensieri e questionari. Il mind-wandering viene studiato ricorrendo al campionamento di esperienze immediato o retrospettivo. Un paradigma comunemente usato per studiare il mind-wandering è il SART (sustained attention to response task, attenzione prolungata a un compito di risposta).
In un compito SART ci sono due categorie di parole. Una è data dalle parole bersaglio. In ciascun blocco del compito appare una parola per circa 300 ms, c'è una pausa, poi un'altra parola. Quando compare una parola bersaglio, il partecipante preme un tasto particolare. Circa il 60% delle volte dopo una parola bersaglio compare un test di pensiero, per verificare che i pensieri del partecipante fossero sul compito. Se i partecipanti non erano concentrati sul compito erano incorsi in pensieri irrelati al compito (TUT, task-unrelated thought), il che significa mind-wandering.
Un altro compito per giudicare il manifestarsi di TUT è lexperience sampling method (ESM). I partecipanti portano con sé un computer palmare che emette un segnale alcune volte al giorno. In quei momenti viene somministrato un questionario. Le sue domande sono varie, ma possono essere: (a) se la loro mente stava vagando in quell'istante (b) che stato di controllo avevano sui loro pensieri e (c) qual era il contenuto dei loro pensieri.
Si fanno anche domande sul contesto per misurare il livello di attenzione necessario al compito. Un processo usato consisteva nel dare ai partecipanti qualcosa su cui concentrarsi e in momenti diversi chiedere loro a cosa stessero pensando. Quelli che non stavano pensando all'oggetto assegnato venivano considerati "vaganti" (wandering). Un altro processo prevedeva che i partecipanti tenessero un diario del loro mind-wandering. Veniva loro chiesto di stilare una breve descrizione del loro mind-wandering e del momento in cui accadeva. Queste metodologie sono migliorative rispetto a metodi precedenti, che erano inconcludenti.
Neuroscienze Il mind-wandering è importante per comprendere come il cervello produca ciò che William James chiamava serie di pensieri e flusso di coscienza. Questo aspetto della ricerca sul mind-wandering mira a comprendere come il cervello generi i pensieri spontanei e relativamente sfrenati che si concepiscono quando la mente vaga.
Un meccanismo neurale da cui potrebbe derivare questo aspetto dell'esperienza è una rete di zone della corteccia mediale frontale e mediale parietale conosciuta come default network. Questa rete di zone è assai attiva anche quando i partecipanti stanno riposando con gli occhi chiusi facendo pensare che abbia un ruolo nella generazione spontanea di pensieri interni. Un risultato relativamente controverso è che i periodi di mind-wandering sono associati all'aumentata attivazione sia nel sistema di default sia nell'esecutivo; ciò implica che il mind-wandering possa essere spesso orientato ad un obiettivo.
È opinione comune che il default mode network sia collegato al mind-wandering. Il default mode network è attivo quando una persona non è concentrata sul mondo esterno e il cervello è in riposo vigile poiché esperienze come mind-wandering e daydreaming (sognare ad occhi aperti) sono comuni in questo stato.
È attivo anche quando l'individuo pensa ad altri, pensa a sé stesso, ricorda il passato, e fa progetti per il futuro. Tuttavia, studi recenti mostrano che il default mode network fornisce informazioni riguardanti modelli di dettagliata esperienza in stati di compiti attivi. Questi dati suggeriscono che la relazione tra default mode network e mind-wandering resti terreno di congettura.
In aggiunta ai modelli neurali, i modelli computazionali di coscienza basati sulla Global workspace theory di Bernard Baars suggeriscono che il mind-wandering, o "pensiero spontaneo", possa sottendere la competizione tra attività generate internamente ed esternamente, nel tentativo di ottenere accesso ad una rete centrale di capacità limitata.
Differenze individuali Ci sono differenze individuali in alcuni aspetti del mind-wandering tra adulti di diverse età. Benché i più anziani riferissero meno mind-wandering, questi partecipanti più vecchi dimostrarono la stessa quantità di mind-wandering dei più giovani. Ci furono anche differenze nel modo in cui i partecipanti reagivano ad un errore.
Dopo un errore, gli adulti più vecchi impiegavano, rispetto ai più giovani, più tempo per ritornare concentrati sul compito. È possibile che gli adulti più anziani riflettano maggiormente su un errore a causa della coscienziosità. La ricerca ha evidenziato che gli adulti più vecchi tendono ad essere più coscienziosi dei giovani. Anche la personalità può influenzare il mind-wandering.
Le persone più coscienziose sono meno inclini al mind-wandering. L'essere più coscienziosi permette di concentrarsi meglio sul compito e quindi di ridurre i casi di mind-wandering. Le differenze di mind-wandering tra giovani e anziani possono essere ridotte da questa differenza di personalità.
I disturbi mentali come l'ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività) sono collegati al mind-wandering. Seli et al. (2015) rilevarono che il mind-wandering spontaneo, lo spostamento incontrollato o ingiustificato dell'attenzione, è caratteristico delle persone nella condizione ADHD. Tuttavia, osservano che il mind-wandering deliberato, o il cambiamento utile della propria attenzione verso uno stimolo differente, non è una caratteristica coerente con la condizione ADHD.
Franklin et al. (2016) arrivarono a conclusioni simili; sottoposero i loro studenti di college a numerose valutazioni psicologiche che misurano la forza del sintomo ADHD. Poi, fecero leggere agli studenti un brano di un libro di testo di scienza generale. In diversi momenti e con intervalli casuali di tempo durante tale lettura, ai partecipanti veniva chiesto se la loro attenzione, prima dell'interruzione, fosse sul compito, leggermente sul compito, leggermente "fuori compito", o totalmente estranea al compito. Inoltre, veniva loro chiesto se, mentre leggevano, erano consapevoli, inconsapevoli dei loro pensieri, o né consapevoli né inconsapevoli. Alla fine, veniva dato loro il compito di premere la barra spaziatrice se fosse capitato loro di sorprendersi intenti al mind-wandering. Per una settimana dopo queste valutazioni, gli studenti risposero a domande di approfondimento, anch'esse volte a misurare mind-wandering e consapevolezza. I risultati di questo studio rivelarono che gli studenti con più alta sintomatologia ADHD mostravano minor controllo orientato al compito, rispetto a quelli con sintomatologia ADHD inferiore. Inoltre, quelli con sintomatologia ADHD più bassa avevano maggior probabilità di dedicarsi al mind-wandering utile o deliberato, ed erano più consapevoli della loro disattenzione. Un punto di forza di questo studio è che si svolse in situazioni sia di laboratorio, sia di vita quotidiana, e si presta perciò ad ampia applicazione.
Il mind-wandering di per sé non è necessariamente indicativo di carenze nella [capacità di] attenzione. Gli studi mostrano che gli esseri umani tipicamente passano dal 25% al 50% del loro tempo assorti in pensieri irrilevanti per le varie situazioni in cui si trovano.
In molti disturbi, quel che è alterato è la regolazione della quantità complessiva di mind-wandering, che porta ad un'aumentata distraibilità nell'esecuzione di compiti. Inoltre, cambia il contenuto del mind-wandering; i pensieri possono essere più negativi ed orientati al passato, particolarmente instabili e centrati sull'individuo [pensante stesso].
Memoria di lavoro