La chiesa di San Pietro e rispettivo monastero è un complesso religioso situato nella città di Cagli (provincia di Pesaro e Urbino), storicamente legato alla presenza monastica benedettina femminile. L’attuale insediamento, collocato nell’area urbana nota come Pian del Vescovo, è il risultato di una lunga stratificazione storica che affonda le proprie origini nel Medioevo..
Storia
La prima attestazione documentaria relativa alla chiesa di San Pietro risale al 1301 ed è contenuta nelle disposizioni testamentarie di Bencivenne Paganucci.. In origine le monache benedettine non risiedevano stabilmente entro la cerchia urbana, ma avevano sede in località Valle di Fiave, poi nota come San Pietro fuori le mura, area sottoposta alla giurisdizione diretta del vescovo di Cagli..
Nel 1387 un atto di rinnovo dei rapporti con il vescovado stabiliva, quale canone annuale, l’offerta simbolica di una candela dell’altezza dell’abbadessa pro tempore. L’anno successivo, nel 1388, il vescovo Agostino concesse alle monache il permesso di erigere un altare consacrato all’interno di un oratorio situato entro la città, nel Pian del Vescovo, segnando l’avvio di una presenza più stabile del monastero all’interno dell’abitato urbano..
Nel corso del XIV secolo il monastero risulta legato alla Congregazione santucciana, fondata da Santuccia Terrabotti di Gubbio, promotrice di una riforma della vita monastica femminile in ambito benedettino..
Non è nota con precisione la data dell’abbandono definitivo dell’antica sede extraurbana; è tuttavia documentato che nel 1472 l’area di San Pietro fuori le mura era già occupata dai Canonici Lateranensi, subentrati alle benedettine..
Nel 1430 il vescovo Genesio dispose l’unione al monastero di San Pietro del vicino monastero di Santa Cecilia, il cui numero di religiose si era fortemente ridotto a seguito di una malattia contagiosa.
Durante l’età napoleonica il monastero fu espropriato (1808) e temporaneamente abbandonato dalle monache, che poterono rientrare stabilmente solo nel 1815. Dopo l’Unità d’Italia il complesso fu demaniato in applicazione delle leggi eversive; nel 1888, grazie all’intervento dell’autorità ecclesiastica, il monastero fu riacquistato dalla comunità benedettina, scongiurando la definitiva perdita dell’edificio..
Nel corso del Novecento il complesso è stato interessato da vari interventi di ristrutturazione e manutenzione straordinaria; nel 1989 la chiesa di San Pietro è stata riaperta al culto..
Descrizione architettonica
La chiesa con la slanciata facciata principale ha un portale in arenaria nel cui timpano sono a bassorilievo le chiavi di Pietro. L’interno, ad unica navata, ha volta a botte articolata da archi di volta e dal possente arco trionfale..
Il complesso monastico si sviluppa attorno alla chiesa ed è il risultato di ampliamenti successivi documentati tra il XVI e il XIX secolo, che interessarono anche ambienti destinati a educandato, noviziato e foresteria.
Opere e apparati artistici
L’altare maggiore del 1855, nei cui stilobati sono poste a rilievo le figure a mezzo busto dei Santi Pietro e Paolo, presenta la pala raffigurante La Vergine col Bambino e i Santi Pietro, Paolo e Scolastica di Gaetano Lapis. L’olio su tela, con uno schema piramidale di chiaro stampo marattesco, evidenzia quella capacità del “Carraccetto” (tale era il nomignolo del Lapis) di “coniugare le reminiscenze della tradizione barocca con una compostezza ed una serenità di linguaggio che, superando il capriccioso decorativismo rococò, si riallaccia ai modi dei grandi maestri emiliani del Seicento”.Dei due ovati, racchiusi in eleganti cornici lignee, che affiancano l’altare il solo Arcangelo Gabriele può essere ricondotto alla mano del Lapis. Nei sei medaglioni, con cornici in stucco, che adornano le pareti della chiesa sono raffigurati vari santi benedettini. Da sin., in senso orario, sono: Santa Matilde, Santa Giustina Martire da Padova, San Benedetto e Totila, San Placido, Santa Geltrude, Santa Lutgarde. I due altari laterali, con ornati lignei elegantemente intagliati, presentano a sin. la pala settecentesca della Madonna e i Santi Benedetto e Cecilia la cui elevata qualità pittorica aveva indotto a pensare ad Antonio Mancini, mentre sulla d. è la cinquecentesca statua lignea della Madonna di Loreto. Sotto la cantoria lignea riccamente intagliata, recante il trigramma di Cristo e le cui decorazioni del finale culminano con una grande grande conchiglia, è un Crocifisso ligneo, tradizionalmente ritenuto del XV secolo ma che fu realizzato attorno al 1562.
Il monastero
L'ampio complesso monastico di San Pietro è un monastero di clausura dell’ordine benedettino. Nel corso dell’Ottocento e del Novecento accolse anche un educandato femminile, frequentato anche da giovani della nobiltà e alta borghesia cagliese. Il complesso è dedicato a San Benedetto Giuseppe Labre, che vi sostò nel 1771, come ricordato da una lapide commemorativa posta nell’atrio del monastero..
Bibliografia essenziale R. Comolli, Il monastero dei SS. Pietro e Cecilia di Cagli, s.l., 1968. G. Palazzini, Le chiese di Cagli, Roma, 1968. G. Buroni, La diocesi di Cagli (Marche), Urbania, 1943. A. Tarducci, De’ vescovi di Cagli, Cagli, 1896. A. Tarducci, Gaetano Lapis, pittore da Cagli, Cagli, 1906. B. Montevecchi e A. Mazzacchera, Gaetano Lapis. I dipinti di Cagli, catalogo di mostra a cura di Benedetta Montevecchi e Alberto Mazzacchera (Cagli, Palazzo del Seminario e otto chiese urbane, 28 ottobre 1994 - 15 gennaio 1995) Urbania 1994. A. Mazzacchera, Le spoliazioni napoleoniche perpetrate nella diocesi di Cagli in Lo Stato della Chiesa in epoca napoleonica. Atti del convegno di studi (Fonte Avellana, 24-26 agosto 1995), Centro Studi Avellaniti, Fonte Avellana 1996, pp. 389–404. A. Mazzacchera, Il forestiere in Cagli. Palazzi, chiese e pitture di una antica città e terre tra Catria e Nerone, Cagli, 1997.
Note
Bibliografia
Alberto Mazzacchera, Il forestiere in Cagli. Palazzi, chiese e pitture di una antica città e terre tra Catria e Nerone, Ass. PLC, Urbania 1997. Alberto Mazzacchera, Cagli e le terre dal Catria al Nerone. Piccola guida sull'arte e il paesaggio, A.P.L., Cagli 1998. Alberto Mazzacchera e Benedetta Montevecchi, Gaetano Lapis. I dipinti di Cagli, Ass. Gaetano Lapis, Associazione Gaetano Lapis, Urbania 1994.
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