Biografia Era figlio di Andrea Matteo III Acquaviva (1458-1529), Duca di Atri, Marchese di Bitonto, Conte di Giulia, Conte di Conversano, e Principe di Teramo, e di Isabella Piccolomini Todeschini (1462-1506), figlia di Giovanni Piccolomini Todeschini, Duca di Amalfi, e di Maria d'Aragona, figlia naturale del Re di Napoli Ferrante I d'Aragona, pronipote di Enea Silvio Piccolomini poi Papa Pio II e nipote di Francesco Piccolomini Todeschini, incoronato Pontefice a Siena nel 1503 con il nome di Pio III.
Giovanni Francesco venne educato dal padre al più alto livello culturale dell'epoca, venendo a contatto presso la corte di Napoli con educatori umanisti come Jacopo Sannazaro e Giovanni Pontano, entrambi amici del padre Andrea Matteo, il quale oltre che politico e uomo d'arme, era noto come letterato, pubblicista, traduttore ed umanista.
Egli trascorse la gioventù tra Atri, Napoli, Roma e Siena, venendo a contatto con le raffinate corti di famiglia e con artisti come Raffaello, Pinturicchio e Tiziano Vecellio.
Educato alle armi e alla politica, in virtù della morte che colse improvvisamente il primo figlio del Duca d'Atri, il fratello maggiore Giovan Battista, morto all'età di tredici anni, Giovanni Francesco ereditò il titolo di Marchese di Bitonto dal padre e divenne l'erede dell'enorme territorio feudale posseduto da Andrea Matteo III, e lo affiancò nel tentativo di arginare l'espansione politica degli Aragonesi spagnoli nel Regno di Napoli e in quello di difendere gli eredi di Ferdinando I d'Aragona dalle pretese ereditarie sul Regno.
Infatti, dopo la morte di Alfonso II, Andrea Matteo III e Giovan Francesco I iniziarono un progressivo avvicinamento alle pretese francesi sul Regno di Napoli, che fu alla base delle alterne vicende che riguardarono la loro vita. L'avanzata delle truppe di Ferdinando II il cattolico e gli accordi segreti da lui condotti con il Re di Francia per la spartizione del Regno di Napoli, la morte di Alfonso II e di Ferrandino, avevano colto di sorpresa i grandi feudatari del Regno, che dovettero schierarsi per forza dall'una o dall'altra parte dei pretendenti al trono.
Le sue fortune a corte andarono scemando allorché il re Alfonso II venne esiliato da Napoli nel 1494 e di conseguenza venne accusato di aver parteggiato per il re Carlo VIII di Francia, riuscendo tuttavia ad evitare una condanna. Carlo VIII di Francia discendendo verso Roma entrò in Siena con grandissima pompa il 2 dicembre 1494, per la Porta Camollia e ivi risedette per due giorni. Ad attenderlo alla corte di Siena il Cardinale Francesco Todeschini Piccolomini, futuro Papa Pio III, con la sua famiglia, la nipote Isabella, il Duca d'Atri Andrea Matteo III ed il piccolo Giovan Francesco I Acquaviva d'Aragona con gli altri fratelli. L'intento dei Piccolomini era di allontanare da Roma i Borgia, che avevano avviato una politica di espansione famigliare e di palese appoggio alle pretese spagnole di Ferdinando II d'Aragona di Trastàmara.
Uomo d'armi al servizio dei Francesi, partecipò alla battaglia di Ravenna nel 1512 nella quale rimase ferito e condotto in prigione a Bologna. Il padre Andrea Matteo III, uno dei più noti principi rinascimentali, pagò un notevole riscatto per la sua liberazione, versando un'enorme somma di danaro alla parte avversa spagnola. Nel 1513 fu alla battaglia de La Motta. Combatté il 13 e 14 settembre 1515 alla battaglia di Marignano a favore di Francesco I. Nell'aprile 1521 l'imperatore Carlo V gli concesse la signoria di Teramo, dietro esborso di 40.000 ducati; per vincere l'opposizione della popolazione condusse nel novembre dello stesso anno 5.000 uomini all'assedio della città, ma venne sconfitto. Esiliato in Francia da Carlo V, stette alla corte francese fino alla morte, ricevendo il titolo di Signore di Brie e partecipando a tutte le campagne delle guerre d'Italia che i Francesi condussero per riconquistare il Regno di Napoli. Nel 1525 partecipò alla battaglia di Pavia militando nel campo francese, come ultima speranza di recuperare la vittoria contro gli Spagnoli. Tornato a Parigi e spogliato dall'imperatore Carlo V dei suoi beni in Italia (Ducato d'Atri, Contea di Giulia, Marchesato di Bellante, Marchesato di Bitonto, Contea di Conversano, signorie di Casamassima, Noci, Gioia, Sant'Omero, Arsita, Bisenti, Cellino, Canzano, Teramo, Montepagano, Mosciano, Montesecco e tanti altri feudi a cui dopo la prematura morte del fratello maggiore Giovanni Antonio Battista (sepolto a Cellino), egli avrebbe dovuto subentrare nel diritto di maggiorascato, concessogli dal padre Andrea Matteo III, al posto di tutti gli altri fratelli minori. Morì, probabilmente esiliato a Parigi nel 1527 o nel 1528, ma il suo corpo venne seppellito nel Convento di Santa Chiara in Atri. Egli è ritratto in un noto dipinto di Tiziano Vecellio oggi esposto presso il museo di Kessel in Germania. Discendenza Gianfrancesco sposò Dorotea Gonzaga (1485-1538), contessa della linea Gonzaga di Sabbioneta e Bozzolo, dalla quale ebbe questi figli:
Giulio Antonio II (?-1539), conte di Conversano, sposò Anna Gambacorta (?-1544) Isabella (?-1528), sposò nel 1504 Bernardino II del Balzo, conte di Alessano (?-1524) Camilla, sposò Uguccione Pallavicino, marchese di Polesine (?-1546) Caterina, sposò nel 1514 Enrico Pandone, IV conte di Venafro e duca di Bojano.
Ascendenza
Celebrazioni Il poeta Matteo Bandello ha dedicato a Giovanni Francesco la Novella V della Prima parte (1554).
Note
Bibliografia
Collegamenti esterni
Giovanni Francesco Acquaviva d'Aragona