La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2023, conosciuta anche come COP28, è stata la XXVIII Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e si è tenuta all'Expo City di Dubai, sotto la presidenza degli Emirati Arabi Uniti, dal 30 novembre al 13 dicembre 2023.

Oltre alla 28ª Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP28), ha compreso anche la 18ª Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP18) e la 5ª Conferenza delle Parti dell'Accordo di Parigi (CMA5).

Contesto In base alla prassi della rotazione tra i gruppi regionali delle Nazioni Unite, l'organizzazione della Conferenza del 2023 spetta all'Asia (la volta precedente è stata nel 2012 a Doha). Che gli Emirati Arabi Uniti avrebbero organizzato la COP28 è stato comunicato da Abdullah bin Zayed Al Nahyan, ministro emiratino degli affari esteri e della cooperazione, alla COP26 2021 di Glasgow.

Dopo la COP27 Impegni non mantenuti Il 14 settembre 2023 è stato pubblicato il rapporto United in Science 2023, realizzato dall'Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) con i contributi di 18 tra agenzie delle Nazioni Unite e organizzazioni internazionali. Secondo tale rapporto solo il 15% degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) è sulla buona strada per essere conseguito entro il 2030. Per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento ben al di sotto dei 2 °C e preferibilmente a 1,5 °C, le emissioni globali di gas serra devono essere ridotte rispettivamente del 30% e del 45% entro il 2030, con l'anidride carbonica (CO₂) avvicinarsi allo zero netto entro il 2050, rispetto alle attuali proiezioni. I progressi senza precedenti nelle scienze e nei servizi legati alla meteorologia, al clima e all'acqua rimangono sottoutilizzati a sostegno dello sviluppo sostenibile, ma devono essere migliorati, accelerati e ampliati per sostenere il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Secondo un rapporto della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), presentato il 14 novembre 2023, che ha esaminato i Contributi determinati a livello nazionale (NDC) dei 195 paesi aderenti, con le tendenze in essere le emissioni globali di gas serra dovrebbero aumentare del 9% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2010, mentre l'impegno è di diminuire del 45% entro la fine del decennio.

Secondo un rapporto dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), pubblicato il 16 novembre 2023, in merito all'impegno a versare 100 miliardi di dollari ai paesi in via di sviluppo a partire dal 2020, ha certificato che nel 2021 risultavano versati 89,6 miliardi di dollari e che l'impegno sarebbe stato raggiunto nell'anno 2022.

Il 20 novembre 2023 il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) ha pubblicato lEmissions Gap Report 2023: Broken Record – Temperatures hit new highs, yet world fails to cut emissions (again), secondo il quale le emissioni globali di gas serra sono aumentate dell'1,2% dal 2021 al 2022, raggiungendo un nuovo primato di 57,4 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente (GtCO₂e), aggiungendo che gli impegni sul cambiamento climatico per il 2030 mettono il pianeta sulla strada per limitare l’aumento della temperatura globale tra 2,5 e 2,9 °C rispetto ai livelli preindustriali.

Presidenza

A presiedere la COP28 è stato nominato Sultan Ahmed al-Jaber, amministratore delegato di Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC, principale compagnia petrolifera degli Emirati), fondatore e presidente di Masdar (compagnia statale di energie rinnovabili), ministro dell'industria e della tecnologia avanzata, ex inviato speciale emiratino per il clima.

Nella stessa sede sono state comunicate altre due importanti cariche per la gestione della COP28, con il compito di ascoltare e coinvolgere attori statali e non statali, tra cui organizzazioni non governative, imprenditori, giovani, donne e popolazioni indigene: Shamma Al Mazrui, ministra emiratina per la gioventù, nominata Young Climate Champion; Razan Al Mubarak, presidente dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), nominata Campione di alto livello del cambiamento climatico delle Nazioni Unite.

A livello diplomatico la nomina di Al Jaber è stata accolta favorevolmente, evidenziando il ruolo a favore delle energie rinnovabili: da John Kerry, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per il clima, a Frans Timmermans, commissario europeo per il clima e il Green Deal europeo.

Molto critico il mondo degli ambientalisti. Tracy Carty, di Greenpeace International: «Greenpeace è profondamente allarmata per la nomina dell'amministratore delegato di una compagnia petrolifera a guidare i negoziati globali sul clima. Questo costituisce un pericoloso precedente, mettendo a rischio la credibilità degli Emirati Arabi Uniti e la fiducia che è stata riposta in loro dalle Nazioni Unite a nome delle persone delle generazioni attuali e future. La COP28 deve concludersi con un impegno senza compromessi per una giusta eliminazione di tutti i combustibili fossili: carbone, petrolio e gas. Non c'è posto per l'industria dei combustibili fossili nei negoziati globali sul clima». Tasneem Essop, direttore esecutivo di Climate Action Network: è «imperativo che il mondo sia rassicurato sul fatto che si dimetterà dal suo ruolo di amministratore delegato di ADNOC. Non può presiedere un processo che ha il compito di affrontare la crisi climatica con un tale conflitto di interessi, guidando un'industria che è responsabile della crisi stessa. Se non si dimettesse dalla carica di amministratore delegato, equivarrebbe a una conquista su larga scala dei colloqui climatici delle Nazioni Unite da parte di una compagnia petrolifera nazionale e dei suoi lobbisti associati». Teresa Anderson, responsabile giustizia climatica di ActionAid: «Stiamo vedendo sempre più gli interessi dei combustibili fossili prendere il controllo del processo e modellarlo per soddisfare le proprie esigenze. Per essere presi sul serio come intermediari onesti per il cambiamento, gli organizzatori del vertice devono fare di tutto per evitare un conflitto di interessi».

Secondo il gruppo investigativo indipendente Center for Climate Reporting, almeno una dozzina di dipendenti dell'ADNOC farà parte del gruppo di esperti che lavorerà all'organizzazione della COP28.

Il quotidiano britannico The Guardian e i giornalisti del Center for Climate Reporting hanno segnalato che nel corso di un'intervista condotta da Mary Robinson, di Global Elders, al-Jaber ha affermato che non esiste evidenza scientifica che indichi che è necessaria l'eliminazione graduale dei combustibili fossili (phase out) per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C e che la loro eliminazione non consentirebbe lo sviluppo sostenibile «a meno che non si voglia riportare il mondo all'età delle caverne». Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha commentato: «Affermazioni assolutamente preoccupanti e sull'orlo del negazionismo climatico».

Lobbismo Il 27 novembre 2023 il Center for Climate Reporting (organizzazione no-profit di giornalismo investigativo) e la BBC hanno pubblicato documenti riservati che rivelavano che gli Emirati Arabi Uniti intendevano utilizzare la COP28 come piattaforma per discutere accordi commerciali con 30 paesi, compreso uno con la Cina per «valutare congiuntamente le opportunità internazionali del gas naturale liquefatto» in Mozambico, Canada e Australia. Sultan al-Jaber ha respinto le accuse definendole un tentativo di minare il lavoro della presidenza della COP28, aggiungendo che gli Emirati Arabi Uniti non hanno bisogno della presidenza della Conferenza per stabilire accordi o relazioni commerciali migliori.

La coalizione Kick Big Polluters Out (KBPO), analizzando la lista dei partecipanti alla COP28, ha segnalato che parteciperanno alla Conferenza almeno 2.456 lobbisti collegati ai combustibili fossili mentre alla COP27 del 2022 erano 636. In confronto i dieci paesi più vulnerabili al cambiamento climatico sono rappresentati complessivamente da 1.509 delegati.

Il quotidiano britannico The Guardian e le agenzie di stampa Bloomberg News e Reuters hanno documentato che il 6 dicembre Haitham al-Ghais, segretario generale dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, ha inviato una lettera ai 13 paesi dell'OPEC e ai 10 paesi dell'OPEC+ con la quale segnala che l'eliminazione graduale dei combustibili fossili (phase out) «potrebbe raggiungere un punto critico con conseguenze irreversibili» sollecitandoli a «rifiutare proattivamente qualsiasi testo o formula che miri all'energia, cioè ai combustibili fossili, piuttosto che alle emissioni».

Lavoratori stranieri FairSquare, organizzazione britannica che si occupa di diritti umani, ha pubblicato un rapporto basato su testimonianze e fotografie, affermando che i lavoratori stranieri sono stati esposti a un clima pericolosamente caldo e umido per preparare la sede della COP28. Secondo FairSquare, nel settembre 2023 una dozzina di lavoratori stranieri provenienti dall'Asia e dall'Africa hanno lavorato all'aperto con temperature che raggiungevano i 42 °C nonostante che la legge degli Emirati proibisca di lavorare nelle ore più calde dei mesi estivi (midday ban). Un portavoce della COP28 ha respinto le accuse e ha affermato che non è stata trovata alcuna prova della violazione della legge, affermando che gli appaltatori dovevano disporre di piani di sicurezza termica per i lavoratori monitorati in base all'indice WBGT (Wet Bulbe Globe Temperature).

Sorveglianza digitale In vista della COP28, Amnesty International ha espresso preoccupazione sul fatto che gli Emirati Arabi Uniti potrebbero continuare a utilizzare la sorveglianza digitale per spiare i difensori dei diritti umani e i membri della società civile negli Emirati, compresi i partecipanti alla COP28. Rebecca White, referente del team Disrupting surveillance di Amnesty International, ha affermato che gli Emirati Arabi Uniti hanno precedenti nell'uso della sorveglianza digitale «usata come un'arma per schiacciare i dissensi e soffocare la libertà di espressione», aggiungendo: «Le autorità degli Emirati Arabi Uniti non devono impegnarsi in una sorveglianza elettronica illegale dei partecipanti alla Conferenza e di tutti i cittadini e residenti degli Emirati. Devono inoltre consentire ai partecipanti alla COP28 di scaricare applicazioni di comunicazione internazionale rispettose della privacy come Signal per garantire che possano utilizzare mezzi di comunicazione sicuri e crittografati».

Il blogger e dissidente Ahmed Mansoor, dopo anni di stretta sorveglianza e di continui hackeraggi, nel 2017 è stato arrestato e condannato a 10 anni di detenzione.

Città ospitante

La Conferenza si è tenuta presso l'Expo City Dubai, un'area di 438 ettari a sud di Dubai, che aveva già ospitato l'Expo 2020.

Per garantire che la COP28 sia un evento sostenibile e a zero emissioni di carbonio la presidenza della stessa si è impegnata a realizzare un sistema di gestione degli eventi sostenibile, certificato secondo gli standard internazionali ISO 20121:2012, oltre a garantire che l'evento sarebbe stato a zero emissioni di carbonio, conforme a PAS 2060:2014.

L'area della Conferenza era suddivisa in due zone: «zona blu» e «zona verde»: la «zona blu», più ristretta, era gestita dall'UNFCCC ed era destinata solo alle delegazioni delle Parti, ai capi di Stato e di governo, agli osservatori autorizzati e alla stampa accreditata; la «zona verde», più ampia, era gestita dalla presidenza emiratina della COP, era aperta al pubblico e ospitava gli stand nazionali, eventi collaterali organizzati da associazioni giovanili, dalla società civile, accademici e imprenditori.

Verso la COP28 Dialogo sul clima di Petersberg