Un rape kit o rape kit test è un pacchetto di oggetti usato da personale sanitario per raccogliere e conservare elementi di prova in seguito ad una dichiarata aggressione sessuale. Le prove raccolte sulla vittima possono contribuire alle indagini per stupro e all'incriminazione di un sospetto aggressore. La prova del DNA può essere di enorme importanza nelle indagini per aggressione sessuale e nel processo, identificando i colpevoli, rivelando i criminali seriali attraverso la coincidenza del DNA in più casi, e scagionando chi sia stato ingiustamente accusato.

Il kit fu sviluppato a Chicago a metà degli anni 1970, per fornire un protocollo più uniforme per la raccolta di prove dopo un'aggressione sessuale. Benché spesso si attribuisca a Louis R. Vitullo il merito di aver sviluppato il primo kit, esso fu originariamente proposto a Vitullo dalla ricercatrice Martha 'Marty' Goddard, paladina delle vittime e fondatrice dell'organizzazione Citizens for Victims Assistance di Chicago, oltre che essa stessa una sopravvissuta ad aggressione sessuale. Per anni, lo strumento standardizzato è stato chiamato Vitullo kit. In seguito si sono usate informalmente le denominazioni rape test kit o rape kit anche per riferirsi allo specifico elemento di prova ottenuto per mezzo del rape kit. Si usano inoltre i seguenti termini e acronimi: sexual assault kit (SAK), sexual assault forensic evidence kit (SAFE), sexual assault evidence collection kit (SAECK), sexual offense evidence collection kit (SOEC) e physical evidence recovery kit (PERK).. Rape, Abuse & Incest National Network. 2009. Consultato il giorno April 22, 2018.

Storia Negli anni 1970, dopo che il movimento femminista aveva iniziato ad affermarsi, e gli organi di informazione avevano iniziato a pubblicare notizie di stupri ed altre forme di aggressione sessuale, Martha Goddard, una vittima di aggressione sessuale, si impegnò in un'iniziativa volta a creare uno strumento comprensivo di raccolta prove per tali reati, e iniziò una campagna di lobbying perché tale strumento fosse adottato dagli organi di polizia

La mancanza di un protocollo standardizzato per la corretta raccolta di prove in questo campo specifico, e la carente comprensione o solidarietà nei confronti di chi aveva subito il trauma psicologico conseguente a tali crimini, comportavano che i reperti probatori, quand'anche raccolti, non fossero conservati in modo da preservarne l'integrità. Goddard, per risolvere tale problema, fondò il Citizens Committee for Victim Assistance con sede a Chicago, analizzando il processo con la consulenza di professionisti sanitari, agenti di polizia, membri del sistema giudiziario, e studiosi. Anche grazie all'amicizia con l'imprenditrice Christie Hefner, Goddard ottenne fondi dalla Playboy Foundation, organizzazione no-profit costituita dal padre di Hefner, ovvero il fondatore di Playboy, Hugh Hefner.

Il kit fu utilizzato per la prima volta nel settembre 1978, secondo un articolo del 1980 del Chicago Tribune, quando 26 sale di pronto soccorso della Cook County ne adottarono l'uso come pratica standard per raccogliere tracce probatorie quando si occupavano di vittime di stupro. Si trattava di una scatola di cartone contenente oggetti come tamponi, vetrini e un piccolo pettine e le istruzioni per il loro utilizzo. Meno di due anni dopo, 215 ospedali dell'Illinois lo utilizzavano.

Il kit divenne noto come Vitullo kit in riferimento al sergente della polizia di Chicago Louis Vitullo, capo del laboratorio analisi che lavorava sui casi importanti. Questa designazione avvenne su insistenza di Vitullo perché, secondo il suo collega Marian Caporusso, gli esperti forensi avevano "l'ultima parola su molte caratteristiche del progetto". Di conseguenza, la stampa descrisse l'iniziativa di creare e implementare i kit come una collaborazione tra Vitullo e Goddard.

Traendo spunto dall'efficace uso dei kit compiuto a Chicago, New York adottò il sistema di Goddard nel 1982. Nel 1984 Goddard espose una presentazione del progetto pilota di Chicago durante una conferenza dell'FBI. Basandosi sulla presentazione, il Dipartimento della giustizia assegnò a Goddard i fondi necessari per recarsi negli altri Stati USA e facilitare l'avvio di analoghi progetti pilota.

In un'intervista del 2003, Goddard raccontò che grazie al suo lavoro in un centro di accoglienza per adolescenti di Chicago aveva scoperto che solo un'esigua percentuale di stupri sfociava in procedimenti giudiziari.

Descrizione e uso

Contenuto del kit Un rape kit consiste di piccole scatole, vetrini da microscopio e bustine di plastica per raccogliere e conservare prove come fibre tessili, peli, saliva, sangue, sperma o fluido corporeo.

I rape kit variano a seconda dei luoghi, ma in genere contengono i seguenti oggetti:Hess, Amanda (April 9, 2010). . Washington City Paper. Pagina 2 di 3 Istruzioni Bustine e fogli per raccolta di prove Tamponi per raccogliere fluidi da labbra, guance, cosce, vagina, ano, e natiche Contenitori sterili per raccolta delle urine Contenitori sterili per campioni Attrezzi per la raccolta di sangue Pettine per raccogliere peli e fibre dal corpo della vittima Vetrini vergini da microscopio Buste autosigillanti per conservare i vestiti della vittima, capelli, pelo pubico, e campioni di sangue Bastoncino per asportare i frammenti graffiati da sotto le unghie Fogli bianchi per raccogliere prove materiali strappate dal corpo Moduli per documentazione Etichette Acqua e soluzione salina sterili

Esaminatori Le indagini con il rape kit sono eseguite da professionisti sanitari, per lo più medici e infermieri. In alcuni luoghi, gli esaminatori hanno ricevuto una formazione specifica per eseguire test forensi in tema di aggressione sessuale. Per esempio, molti ospedali e strutture sanitarie negli Stati Uniti e in Canada hanno Sexual Assault Nurse Examiner (SANE) che sono addestrati a raccogliere e conservare prove forensi e a dare conforto emotivo alla vittima. Secondo la International Association of Forensic Nurses, il numero di programmi SANE è cresciuto stabilmente in tutto il mondo a partire dalla sua introduzione negli Stati Uniti negli anni 1970. Già nel 2016 esistevano più di 700 programmi SANE negli Stati Uniti, in Canada e Australia. I SANE furono introdotti nel Regno Unito nel 2001. Il Giappone aveva un limitato numero di SANE già dal 2007.

Raccolta delle prove Il processo di raccogliere prove attraverso il rape kit è molto invasivo e ancor più laborioso. L'esame fisico comincia facendo spogliare la vittima in piedi su un grande foglio di "carta per barbecue" (butcher paper), che raccoglie ogni segno di prova che possa cadere dal corpo della vittima o dai suoi vestiti. A tal fine, l'abbigliamento è esaminato attentamente prima che ogni singolo capo sia imbustato individualmente con fogli di carta tra le pieghe per proteggerlo da contaminazione incrociata.

Gli esaminatori poi raccolgono campioni di sperma, sangue, saliva ed altri fluidi corporei passando un tampone su genitali, retto, bocca e superfici corporee della vittima. Gli esaminatori raccolgono anche materiale ("graffiato") da sotto le unghie e prelevano qualche capello e qualche pelo pubico [della vittima]. Se la struttura è attrezzata, e la vittima acconsente, l'esaminatore fotografa le lesioni genitali usando un colposcopio.

Oltre ad agevolare la catalogazione di campioni biologici e ferite, il kit guida la documentazione di anamnesi, stato emotivo della vittima, e suo racconto dell'aggressione. L'intero processo di raccolta del rape kit richiede da 2,5 a 5 ore.Hess, Amanda (April 7, 2010). . Washington City Paper. Durante lo svolgimento dell'esame, la vittima ha in ogni momento il diritto di porre domande e di arrestare del tutto l'esame.

Analisi Una volta completato, il rape kit è sigillato e tipicamente trasferito all'organo di polizia territorialmente competente (o incaricato dall'autorità giudiziaria). Negli Stati Uniti, se la vittima non ha deciso se denunciare o no lo stupro, il kit può essere accantonato nella struttura che ha condotto l'esame o in un posto di polizia come kit "anonimo".

Il corpo di polizia che conduce l'indagine sullo stupro può inviare il rape kit, completo o in parte, al laboratorio di polizia scientifica per analisi. Gli scienziati forensi cercheranno di sviluppare un profilo DNA dell'aggressore, usando i campioni raccolti nel kit. In caso di successo, il laboratorio di polizia scientifica cercherà il profilo DNA confrontandolo con quelli di condannati per reati analoghi e altri luoghi di delitto usando una banca dati del DNA. Per esempio, i laboratori della scientifica USA ricercano profili DNA attraverso il Combined DNA Index System (CODIS) a tre livelli, che fu sviluppato nel 1990 e contiene profili DNA a livello nazionale (tutti gli USA), statale (singolo Stato federato USA), e locale. Analogamente, la necessità di risolvere i crimini di violenza sessuale in Brasile portò l'Istituto per la ricerca forense sul DNA del Distretto federale della Policia Civil a creare una banca dati del BNA nel 1998, contenente prove raccolte specificamente in casi di aggressione sessuale. Le coincidenze di DNA in questi database non solo contribuiscono ad identificare l'aggressore, se ignoto alla vittima, ma anche possono determinare se l'aggressore (noto o ignoto alla vittima) sia un violentatore seriale. Questi rilievi possono alla fine essere resi disponibili in giudizio.

In alcuni casi, il rape kit non produce prova del DNA e lo scienziato forense non è in grado di sviluppare un profilo DNA dell'aggressore. Può avvenire perché l'aggressore non ha lasciato tracce di DNA dietro di sé, o è passato troppo tempo prima che la vittima fosse sottoposta al rape kit, o infine perché la prova scaturita dal rape kit è stata impropriamente raccolta, conservata o maneggiata. A causa dell'arretrato nei casi di violenza sessuale, gli scienziati forensi si sono trovati di fronte al compito di determinare come processare i kit di violenza sessuale in modo efficace ed entro i termini di prescrizione delle aggressioni.Wang, C., & Wein, L. M. (2018). Analyzing Approaches to the Backlog of Untested Sexual Assault Kits in the U.S.A. Journal of Forensic Sciences, 63(4), 1110-1121. doi:10.1111/1556-4029.13739

La prova danneggiata è un evento comune nell’uso dei rape kit, dato che chi sopravvive ad aggressioni sessuali tipicamente desidera lavarsi prima possibile dopo l'attacco. Prima dell'esame, sarebbe raccomandato che le persone da esaminare evitassero di usare la toilette, pettinarsi, fare il bagno, cambiarsi d'abito o ripulire la scena dell'aggressione. La maggior parte delle prove devono essere raccolte entro 72 ore per essere utilizzabili, e si consiglia alle vittime di indossare, o almeno portare con sé, all'esame l'abbigliamento che avevano quando subirono l'aggressione.

Influenza sui casi di aggressione sessuale La prova da rape kit può favorire le indagini sullo stupro e l'incriminazione di un sospetto aggressore. Può anche essere usata per scagionare chi è stato ingiustamente accusato.

Aggressore estraneo Nei casi di aggressione sessuale da estraneo, il colpevole è uno sconosciuto per la vittima. In tali casi, il rape kit può rivelarsi decisivo per identificare l'assalitore mediante profilazione del DNA, che stando alla ricerca può servire a catturare il sospetto. Per esempio, uno studio del 2009 che esaminava casi di aggressione sessuale trattati da due dei 389 laboratori della scientifica negli Stati Uniti, rilevò che i casi di violenza commessa da ignoti in cui erano state raccolte prove forensi avevano una probabilità di produrre un arresto 24 volte maggiore dei casi con aggressore sconosciuto per i quali non era stata raggiunta una prova forense.