LAbbazia San Salvatore di Sesto, anche detta brevemente Badìa di Sesto, era un complesso di edifici composto almeno da un monastero di frati Benedettini e da una chiesa, con annesso un imponente campanile quadrangolare, turrito, situato tra l'abitato di Castelvecchio di Compito e l'antico Lago di Bientina, quest'ultimo scomparso dal secolo XIX. Attualmente rimane solo parte del campanile inglobato nel muro settentrionale della Villa Ravano-Cambiaso-Della Gherardesca, oggi Gabin, edificata nel secolo XIX sulle rovine della Badia. Una folta vegetazione ricopre da anni tutta la facciata settentrionale della Villa Gabin, in cui è posto il campanile (n. 294 della mappa illustrante l'area, edificio verde).
Origini del nome Normalmente si ritiene che l'appellativo Sextum starebbe a indicare il nome della località o del villaggio presso il quale sarebbe sorto il monastero nel tardo antico, senza tenere conto che la distanza dal capoluogo lucchese sarebbe di ben oltre sei miglia. Altri hanno pensato che l'abbazia abbia preso il nome dal Lago, denominato di Sesto da un piccolo borgo posto a distanza di sei miglia dal capoluogo lucchese, sito sulla sponda nord del lago. Invece il Ciacagli fa notare come la chiesa della Badia si intitolasse a S. Maria Salimani o Salviani solo prima della visita dell'inviato da parte dell'Imperatore romano d'Oriente, che recava il nome di Sesto Savoino o Sesto Larvino, come narra una Bolla del pontefice Vitaliano, datata 672, ancorché considerata spuria.
Geografia La Badia era posta tra i rilevi del Monte Pisano, che arrivano a Castelvecchio di Compito e l'antico lago di Sesto. Tale posizione strategica, nella frazione di Castelvecchio di Compito (Capannori), le consentiva, dopo la formazione del lago avvenuta nell'epoca del Tardo Antico, di controllare i traffici tra la piana di Lucca e il bacino dell'Arno, sia quelli terrestri, che correvano lungo la via Di Tiglio, sia quelli fluviali che passavano per il lago.Giuseppe Caciagli, La Badia di San Salvatore del lago di Sesto, 1984
L'area è quasi un promontorio, che sporge nell'alveo dell'antico lago di Sesto verso Oriente, in direzione dell'Isola del Lago e di Orentano, che sorgeva sulla riva opposta. A nord persiste ancora l'ultimo residuo del Lago di Sesto, il lago della Gherardesca, peraltro recentemente originatosi dopo un'intensa stagione di piogge, mentre a sud-est si estende l'Area naturale protetta di interesse locale Il Bottaccio.
Architettura Le notizie sulla Badia di Sesto fanno capo alle memorie di Fra' Benigno, monaco camaldolese del XVI secolo, che descrivono o, secondo molti studiosi, immaginano le origini e le vicende dell'Abbazia di San Salvatore a Sesto, facendola risalire al 668 d.C. , all'epoca dell'Imperatore romano di oriente Costante II, che aveva inviato suo figlio Salimano a Roma per trattare con il Papa Vitaliano. Il suo manoscritto è del 1578, andò perso in varie epoche, ma venne ritrovato da Giuseppe Caciagli nell'archivio ArnolfiniArchivio di Stato di Lucca, Archivio Arnolfini, ms. n. 120 . Si noti che gli Arnolffini potevano annoverare tra i propri ascendenti un certo Bartolomeo, che figurava come commendario della Badia di Sesto dl 1511 al 1513., come descrive nel suo libro, " La badia di San Salvatore del lago di Sesto".
"Dalla descrizione di frà Benigno risulta che l'Abbazia era cinta da mura e circondata da un fossato con ponte levatoio che conduceva alla porta; all'interno, un locale definito Arsenale, poi le rovine di un corpo difensivo più piccolo."Viene ricordata la torre campanaria che ospitava eccezionalmente nove campane, fungendo da rifugio dalle incursioni pisane o comunque ostili.
Storia Storia antica
Nel 1954, nel parco annesso alla Badia, emerse una epigrafe funebre in latino risalente al I secolo d.C. che potrebbe fornire la datazione del primo insediamento. Come afferma lo stesso Ciampoltrini, che riferisce la figura in rilievo di una barca sulla lapide: "È dunque possibile che la figurazione della barca rammenti le attività di fabri navales", la defunta avrebbe potuto appartenere a una famiglia impegnata nella costruzione probabilmente di barche, attività che si sarebbe potuta svolgere sulle rive dell'Auser, ben documentata, come lo stesso Ciampoltrini illustra in uno studio sulla pesca e sulla navigazione fluviale lungo l'Auser. Peraltro l'archeologo, in un altro studio, attribuisce alla figura della barca un probabile significato simbolico.
Il testo dell'iscrizione riporta che la stele fu posta da una donna – Laronia Secunda – sulla sepoltura, che accoglieva il fratello Lucius Laronius Rufus e il figlio Aulus Curius Sacerdos, e in cui sarebbe stata poi sepolta anche lei, assieme ai suoi discendenti. Sono riportate le dimensioni dello spazio sepolcrale, quindici piedi, circa 4,5 metri, destinato ad accogliere gli avanzi del rogo funebre.
Attualmente l'epigrafe, la cosiddetta "stele dei Laronii", è conservata presso il Museo Athena di Capannori.Guido Casotti, Al Museo Athena apre una nuova sezione dedicata all’epigrafia, in Noi TV, 7 luglio 1917 (visualizzato il 4 dicembre 2023)
Alto Medioevo Riguardo alle origini del monastero di S. Salvatoris e Salmiani di Sesto, Paul Fridolinus Kehr riporta sulla sua famosa opera Italia Pontificia, III, Etruria: "Sextense monasterium, iuxta lacum de Blentina sive Sextensem situm, antiquissimam repetit originem, quamquam fide omnino carent quae circa eius institutionem a Salmiano, Constantis imp. filio, a. 668 factam pia traditio "Il Kehr riporta le notizie di Fra' Benigno del Massari, monaco di monte Oliveto, ritrovate in copia da Giuseppe Caciagli nel fondo Arnolfini dell'Archivio di Stato di Lucca (da p.10 di La badia di San Salvatore del lago di Sesto , Giuseppe Caciagli, 1984, Ist. Storico Prov. d'Italia) Poi pubblica un brevissimo regesto di un documento del 12 gennaio 672: "Vitalianus concedit, ut abbatia nominetur s. Mariae ac Salmiani Sextensis, confirmat Benedicto abbati institutionem monasterii, eximit monachos ab episcoporum et laicorum temporal! et spirituali iurisdictione." — A. 672, pont. a. 6, ian. 12."Vitaliano (papa) concede che l'abbazia sia chiamata Santa Maria e Salmiano di Sesto, conferma a Benedetto abate l'istituzione del monastero ed esenta i monaci dalla giurisdizione temporale e spirituale dei vescovi e dei laici. — Anno 672, sesto anno di pontificato, 1 gennaio."
Nella chiesa di Sant'Andrea di Castelvecchio di Compito sarebbe stata esposta la seguente epigrafe: "HIC IACET SALVIANUS AN. XXVI AETAT.JUVENIS SED INGENII ACUMINE PREST COSTANTIS IMPIS FILUS QUI OBIIT DIE XXI XXI JUN. AN. DCVIII" . Ciò risulta in un codice epigrafico del XVIII secolo di Bernardo Baroni, conservato nella Biblioteca Statale 1016 c.206 v, mentre l'iscrizione risulta dispersa.Per dovere di cronaca si riferisce che Ciampoltrini e Andreotti, nella stessa pubblicazione Archeologia Medievale, XXX, 2003, All'Insegna del Giglio, Sas, p. 279, fig.15, ipotizzano una falsificazione della iscrizione.
Viene accennata da Kurze la possibilità che il re longobardo Cuniperto durante il suo regno (688-700) abbia fondato il Monastero di Sesto.
Altro documento antico, che si riferisce al Monastero di San Salvatore in Sesto, è datato 754 ed è riportato da Schiaparelli nel Codice Diplomatico Longobardo. Un antico documento risale al 796, quando nella Lucchesia regnava Carlo Magno, re dei Franchi.Abate Domenico Barsocchini Memorie e documenti per servire alla storia di Lucca, Tomo V parte II, documento n. CCLIV, pag.148, 1837, Lucca Il contratto tra il Presbitero Amico e Domenico di Liutperto testimonia che Sesto all'epoca era un vero e proprio centro abitato, dove si trovava il Monastero di San Salvatore e la casa con l'oliveto, oggetti questi della transazione. Se ne deduce che il monastero sia stato fondato in epoca anteriore.
Nel 918, il 27 settembre, il vescovo di Lucca Pietro viene di persona al Monastero per ordinare il nuovo Abate, scelto dai monaci benedettini. "Si placet paternitate vestre istum nobis Abbatem ac patrem concedite". Viene così ordinato Walfred presbyter et monachus.
Nel 937 la Badia fu concessa in dote dal re Ugo ad Adelaide, sposa di suo figlio Lotario.All'epoca contava "mansis duo milia" , come si legge nella donazione sponsale ad Adelaide.
Venne ricostruita dalla madre Willa del marchese Ugo II di Toscana nel 996.
Ottenne vari riconoscimenti imperiali, cioè diplomi e privilegi da parte di:
Ottone III il 21 luglio 986, che le conferiva ampi poteri giurisdizionali;Ottonis III, MGH, II, 219 Enrico II il 25 aprile 1020; Corrado II il 6 aprile 1027,in cui fece grosse concessioni al monastero includendo beni sparsi nella Tuscia, oltre a permettere ai monaci di poter eleggere direttamente il proprio Abate;Conradi II, MGH, IV, 80il privilegio cita tra i beni anche la chiesa di San Benedetto con castello in loco insula; Enrico III il 4 luglio 1053.Heinrici III, MGH, V, 307. Essi ampliarono e confermarono un vasto patrimonio territoriale, esteso soprattutto nel Compitese, ma che arrivò fino a Volterra e oltre l'Appennino, nel Parmense, anche in Corsica, svincolandola dal potere marchionale.
Con la bolla di Sergio IV del 2 dicembre 1010 il monastero ottenne l’immediata sottomissione alla Santa Sede e l'indipendenza assoluta dalla gerarchia ecclesiastica locale.
Basso Medioevo Alessandro II, ovvero il vescovo di Lucca Anselmo I, con una bolla papale datata 7 marzo 1068,Bolla di Alessandro II, conservata in copia presso l'A.S.Milano. Come da Archivio Pescaglini. in cui interviene il futuro Papa Gregorio VII, allora arcidiacono della Santa Sede Ildebrando, conferma all'abate Benedetto e ai suoi successori il monastero e i beni posseduti, che vengono elencati, e la facoltà di consacrare e ordinare clerici e di poter seppellire i defunti.
Nell'XI secolo l'abbazia nel giro di pochi anni munì di fortificazioni quattro luoghi situati nelle sue vicinanze, realizzando così il castello di Compito (a Pieve di Compito), Castelvecchio e Castro Novo de Sesto (a Colle di Compito) e un altro castello sull'isola del lago di Sesto.
Con lo scoppio delle guerre tra Lucca e Pisa, che seguirono i diplomi imperiali concessi a Lucca e a Pisa da Enrico IV nel 1081, l'abbazia vide occupato e devastato gran parte del suo territorio.
Per riformarlo Papa Pasquale II affidò il monastero sestense, che aveva già perso gran parte dei propri beni, ai Camaldolesi prima del 1118. Fallito questo tentativo, nel giugno 1134 Innocenzo II Kehr, IP, III, p.460 n.16, 9 giugno 1134 sottopose la Badia di Sesto all'abate dell'abbazia di San Benedetto in Polirone, Enrico, affinché lo riportasse alla regola monastica, consegnandola come proprietà di cui poteva disporre liberamente.