Il castello di Pontevico è un'ex fortificazione edificata in piena età altomedievale a Pontevico, in Provincia di Brescia, attualmente utilizzata come istituto neuropsichiatrico. È stato inoltre rimaneggiato più volte nel corso dei secoli, causa i continui assedi subiti nel corso del tempo. Venne completamente ricostruito nel 1844 e la versione attuale risale alla seconda metà del XX secolo.
Storia Le origini della rocca
Con la conquista franca del territorio per mano di Carlo Magno, risalente al IX secolo, iniziarono le lotte feudali (prima tra vescovati e poi tra comuni) e Pontevico si ritrovò posta in un'importante posizione strategica lungo il corso del fiume Oglio..
La prima costruzione di un castello risale alla fine del IX secolo a causa delle continue scorrerie compiute dagli Ungari in quel periodo,. venendo ricordata dalle cronache dell'epoca come una roccaforte colossale, detta munitissimum castrum. Un ampio fossato munito di ponti levatoi circondava la rocca e ne cingeva i fortilizi. Si pensa all'antica presenza di una via sotterranea che, partendo dal castello, collegava Pontevico alla vicina Robecco d'Oglio..
Il lungo conflitto tra guelfi e ghibellini
XII secolo Il 26 luglio 1127, il Conte Goizone Martinengo concede l'investitura del Castello di Pontevico al Vescovo Villano e ai consoli del Comune di Brescia...
Sembra che nel 1191, il castello di Pontevico fosse stato, per mano dell'imperatore Enrico VI, ceduto ai cremonesi. Tuttavia, si sa per certo che. nel gennaio dell'anno successivo, tornò subito in mano bresciana, tanto che insieme ad esso passarono sotto il controllo di Pontevico non solo le acque del fiume Oglio, ma anche i 100 trabucchi (170 metri) a partire dalla riva destra dell'Oglio, in territorio cremonese, e con essi piantagioni, pascoli e ogni costruzione situata in quell'area..
Sempre sul finire del XII secolo, la fortezza era una delle più importanti del Bresciano, tanto che nello stesso periodo venne ulteriormente rinnovata e ampliata come parte dei grandiosi provvedimenti militari del Comune di Brescia, per far fronte alla crescente minaccia cremonese. In occasione della posa della prima pietra della nuova rocca, si tenne una speciale cerimonia, nella quale i tre uomini più influenti del paese, dopo aver toccato con la destra l'asta dello stendardo pubblico, si inchinarono e baciarono la prima pietra, con la benedizione del vescovo..
Infatti, nel corso del secolo andò sviluppandosi il conflitto tra guelfi e ghibellini: Cremona era una città di tradizioni ghibelline e patteggiava per l'Impero, Brescia invece era guelfa e patteggiava per la Chiesa. I contadi delle due città erano divisi dal fiume Oglio e al centro del confine si trovava Pontevico, che divenne l'antemurale della difesa del territorio bresciano.
XIII secolo
La rocca di Pontevico fu, in questo periodo, mira dei fuoriusciti bresciani che, per ripicca verso la città, provarono a impossessarsi della fortezza per cederla ai cremonesi. Nel 1208, il caso più eclatante: il Marchese Guido Lupo, a comando di un esercito probabilmente rinforzato da soldati Parmigiani e Cremonesi, assediò il castello e se ne impossessò, non si sa se con la forza o per dedizione o tradimento dei comandanti del presidio. Il forte venne ceduto ai cremonesi. Tuttavia, grazie all'aiuto milanese, i bresciani riuscirono nello stesso anno a reimpossessarsi della fortezza, comandati dall'allora podestà di Brescia Obizone Pusterla.. Infatti, i soldati guelfi riuscirono a penetrare nel castello durante la notte con le sentinelle nemiche semiaddormentate, tanto che con quell'avvenimento nacque la frase canzonatoria Dormono i cremonesi nel castello di Pontevico..
Nel 1237, alla vigilia della celebre Battaglia di Cortenuova, si stanziò nella rocca l'esercito della Lega Lombarda. L'armata commise l'errore di spostarsi verso nord-ovest, lasciando a Federico II la possibilità di attraversare il fiume Oglio proprio a Pontevico, dove non trovò resistenza. Lo stesso Imperatore, diede in paese una parata militare, alla quale presero parte non solo i soldati alemanni, ma anche i saraceni, che sfoggiarono per le vie del paese i propri elefanti da guerra... L'anno successivo, con la sconfitta subita nell'assedio di Brescia, Federico fu costretto a lasciare Pontevico (che incendiò nella strada per raggiungere la città) che tornò nelle mani dei bresciani. Tuttavia, nel 1242 i fuoriusciti Malessardi riuscirono a impadronirsi del Castello e a cederlo ai cremonesi.. I bresciani riuscirono a reimpadronirsi di Pontevico nel 1248, a seguito della disfatta subita dall'imperatore a Parma. L'8 marzo 1252, Brescia e Cremona raggiunsero una pace..
In questo periodo, come possiamo trarre da un documento firmato da Alberto Notaio, erano due i castelli presenti in paese. Oltre a questo, quello più grande e posto nella parte alta del paese, ne era presente un altro a difesa della parte inferiore del centro abitato, ancora oggi chiamata borgo, scomparso nel corso di questo secolo..
Nel 1260, Uberto Pelavicino conquistò il bresciano; tuttavia, gli abitanti di Brescia destituirono i governatori imposti dal marchese che, di pronta risposta, rase al suolo molti castelli della Bassa Bresciana, compreso quello di Pontevico. Nonostante ciò, il paese tornò in mano bresciana,. mentre la fortezza ricostruita nel corso degli anni successivi..
XIV secolo Si ricorda, nel 1308, l'episodio del Vescovo Niccolò di Butrinto. Il prelato era portatore di un'importante lettera e si trovava a Soncino, venendo successivamente tratto prigioniero a Pontevico, presidiato da 300 guelfi.. Tuttavia, l'uomo religioso, dopo aver distrutto la lettera incriminata, ordinò ai suoi domestici di disporre al meglio ogni cosa e invitò a pranzo nella struttura militare i tutti i soldati che lo tenevano in custodia. Come si deduce dal suo diario, il vescovo chiese di potersi dirigere a Robecco d'Oglio per del vino, che allora mancava al castello:
Così, attraversato l'Oglio, mantenne sì la promessa di inviare del vino al castello, ma lo fece mandando indietro il frate di Pontevico e fingendo, in accordo con il castellano di Robecco, di essere trattenuto in paese. Riuscì così a liberarsi con un ingegnoso stratagemma..
Nel 1311, la fortezza venne data in potere al ghibellino Giberto da Correggio, in seguito al successo della fazione nell'Assedio di Brescia, che portò l'intero bresciano sotto la Signoria di Milano. Durante gran parte del XIV secolo, essendo Brescia e Cremona assoggettate dai Visconti, a contendersi il territorio furono appunto i Visconti e gli Scaligeri, signori di Verona.
Nel 1362, la Lega antiviscontea si impossessò del borgo ma il castellano riuscì a mantenere il controllo della Rocca, chiamando Bernabò Visconti in suo aiuto. Gli eserciti della Lega, formata dai Signori dei signori di Verona, Ferrara, Mantova e Carrara, con il supporto della popolazione locale (la rocca non conteneva alcun pontevichese), assediò il castello con 28 compagnie di cavalieri e un grande numero di fanti.
Bernabò, raccolto un buon numero di cavalieri, si diresse verso la Rocca. Nel frattempo, gli assedianti, non sapendo quali soccorsi avesse inviato il Visconti, finirono per mettere in secondo piano la conquista della fortezza; così, il castellano avvertì Bernabò, giunto nei pressi di Pontevico, della scarsa vigilanza dei guelfi.
Fu così che, di notte, il Visconti e le sue truppe riuscirono a intrufolarsi all'interno della Rocca tramite i ponti levatoi. Di giorno, l'esercito fuoriuscì dalla fortezza e attaccò i Collegati, i quali risposero in grande numero con il sostegno dei pontevichesi, armati di sassi e lance. Malgrado un'iniziale resistenza, l'esercito della lega non seppe resistere a lungo e fu costretto ad arrendersi. Pontevico venne saccheggiata e i suoi abitanti massacrati o imprigionati, le mura cittadine furono abbattute...
Il secolo dei condottieri
Nel 1404, si ricorda la presenza di Ugolino Cavalcabò all'interno della Rocca, che impiegò come base per le proprie operazioni militari, riunendovi circa 7.000 fanti e 200 cavalli... Sempre all'inizio del XV secolo, nel castello venne firmata una tregua con scambio di prigionieri tra Cabrino Fondulo (che richiese di visitare personalmente la Rocca) e Pandolfo Malatesta, il quale successivamente riparò nella fortezza che fece fortificare per poi usarla a più riprese contro Cremona. Questo secolo, il Quattrocento, è ricordato come il secolo dei Condottieri (o Capitani di ventura), e nel corso di questo periodo la Rocca di Pontevico di condottieri ne ospitò molti..
Nel 1426, nelle fasi iniziali delle Guerre di Lombardia la Repubblica di Venezia, guidata dal Carmagnola, invase il Bresciano e prese il controllo del castello di Pontevico. La Serenissima eresse e rinnovò le principali fortezze sull'Oglio, perciò quelle di Orzinuovi, Asola e appunto Pontevico, affidandone la cura a un Provveditore e a un Castellano. Secondo una descrizione di questo periodo, il castello era circondato da mura e fosse e dotato di baluardi e torri di vedetta, mentre attorno a esso si stendeva il paese, attorno alla strada provinciale e all'antica pieve intitolata a Sant'Andrea..
Nelle prime fasi del conflitto, non si ricordano grandi avvenimenti nei pressi di Pontevico: malgrado venisse usato da molti generali come base per le operazioni militari, le sue dimensioni e il suo armamento scoraggiavano i capitani di ventura, i quali esitavano ad assediare la sua fortezza.
È con la quinta e ultima fase che il castello torna ad essere teatro di scontri. L'8 giugno 1452, a seguito di un assedio durato due giorni, Francesco Sforza riuscì a riportare la fortezza sotto il controllo del Ducato di Milano, potendo contare su un grande numero di uomini e sull'impiego delle bombarde..
Nel mese di maggio 1453, Jacopo Piccinino, a comando dei veneziani, cinse d'assedio la Rocca provando a valersi dell'effetto-sorpresa impiegato dallo Sforza l'anno precedente. Tuttavia, dopo tre giorni di assedio, il castello era ancora nelle mani dei cinquecento uomini di guarnigione posti nella fortezza. Così, il Piccinino la mattina del 29 incitò le genti all'impresa, le quali, spostando tutte le armi in direzione di un singolo baluardo, riuscirono ad aprirvi una breccia e a penetrare nel castello.. A questo punto, nel mese di giugno, dopo diverse scaramucce consumatesi nei boschi nei pressi di Pontevico, il generale veneziano provò, partendo da Pontevico, ad attaccare lo Sforza, posto con i suoi uomini sulla sponda destra dell'Oglio. Così incitò nuovamente le genti all'impresa:
Delle 52 coorti che possedeva nell'accampamento, ne armò 36, le quali la notte passarono l'Oglio e penetrarono nel contado cremonese. Successivamente, il Piccinino stesso passò il fiume con un esercito composto da 5000 fanti, 1000 arcieri e 500 tra schioppettieri, frombolieri e altri artiglieri. L'assalto si rivelò fallimentare e i veneziani vennero respinti oltre il fiume, ritrovandosi costretti a rientrare a Pontevico..
In agosto, da Pontevico (che era diventata la sua base per le spedizioni militari) Jacopo Piccinino si mosse a difesa di Ghedi, inutilmente in quanto venne conquistata delle forze milanesi.
In autunno, Francesco Sforza ricevette rinforzi da Toscana e Francia, ricongiungendosi con l'alleato Renato d'Angiò. In totale, l'esercito dei franco-milanesi accampati a Seniga salì a un totale di circa ventimila fanti e tremilacinquecento cavalieri. Forti di una schiacciante superiorità numerica, gli uomini guidati dal Duca e dal Conte d'Angiò in breve tempo accerchiarono e, il 16 ottobre, cinsero d'assedio Pontevico. Il castello cadde in mano franco-milanese alle ore 22 del 19 ottobre, dopo più di tre giorni e due notti d'assedio. Gli occupanti (specialmente i transalpini) furono particolarmente spietati verso i vinti: compiuto il saccheggio, segnato da brutali crudeltà contro i civili, il centro abitato, castello compreso, venne incendiato e raso al suolo..