La battaglia dell'Ager Falernus (o dell'Agro Falerno) fu uno scontro minore durante la seconda guerra punica tra l'esercito romano e quello cartaginese.

Dopo la battaglia del lago Trasimeno, l'esercito cartaginese entrò per errore all'interno della valle dell'Agro Falerno, dove l'esercito guidato da Quinto Fabio Massimo lo intrappolò, bloccando le uscite dalla valle. Con un geniale stratagemma, Annibale riuscì ad eludere i posti di guardi romani e a far fuggire il proprio esercito.

Contesto storico Esercito Cartaginese Con la vittoria al lago Trasimeno, nulla più ostacolava la marcia di Annibale nell'Italia centrale: l'esercito consolare a protezione di Roma era appena stato distrutto ed il suo console, Gaio Flaminio, ucciso in battaglia, mentre l'altro esercito, guidato da Gneo Servilio Gemino, era ad Ariminum a proteggere la Pianura Padana dalle scorribande dei Galli. Inoltre, quest'ultimo esercito aveva perso la maggior parte della sua cavalleria in un'imboscata tesa dal luogotenente di Annibale, Maarbale, vicino ad Assisi,. immediatamente dopo la battaglia del Lago Trasimeno. Roma ed i suoi alleati erano completamente indifesi.

Tuttavia, Annibale scelse di non marciare su Roma dopo la vittoria del Trasimeno.. Piuttosto, decise di marciare a sud-est, in Umbria, attraverso Perugia. Tito Livio accenna anche ad un fallito assedio di Spoleto, una colonia latina,Tito Livio, 22.9.1-3. mentre Polibio non ne fa menzione, facendo pensare che solo una piccola avanguardia avesse effettivamente attaccato la colonia..

Annibale ordinò ai suoi uomini di uccidere tutti gli uomini in età di leva incontrati nella marcia attraverso il Piceno verso la costa adriatica, raggiunta 10 giorni dopo aver lasciato il Lago Trasimeno. Qui Annibale fece riposare il suo esercito, ammalato di scorbuto, rifornì le truppe libiche con l'equipaggiamento romano catturato e, utilizzando vino locale di bassa qualità (acetum) come un unguento, riportò in salute i cavalli della cavalleria..

Repubblica Romana Panico e disordine si diffusero tra la popolazione di Roma quando le voci sullo scontro de Trasimeno furono confermate dal pretore Marco Pomponio, che annunciò nel Foro la sconfitta, dicendo: "Siamo stati sconfitti in una grande battaglia".. Il Senato si riunì per tre interi giorni per decidere come agire, fino a che la notizia della sconfitta della cavalleria romana da parte di Maarbale giunse in città. Vista la gravità della situazione, si decise di eleggere un dittatore per coordinare le difese della città e riorganizzare l'esercito. Normalmente un dittatore veniva scelto dai consoli, ma viste le circostanze (Gemino era ad Ariminium e Flaminio era recentemente caduto in battaglia), fu il Senato stesso a proclamare il nuovo dittatore.

Fu eletto Quinto Fabio Massimo Verrucoso, un Senatore patrizio della famiglia dei Fabi, dal passato più che ammirevole: aveva combattuto nella prima guerra punica, ed era stato eletto console nel 233 e 228 a.C., censore nel 230 a.C., e gli era stato concesso il trionfo per le sue vittorie sui Liguri. Sebbene la scelta del proprio luogotenente, il "magister equitum", solitamente spettasse al dittatore, in questo caso, con un gesto piuttosto insolito, gli fu affiancato dal Senato Marco Minucio Rufo, un plebeo precedentemente console nel 221 a.C..

Convinto che la causa della sconfitta del Trasimeno fosse da ricercare nella collera degli dei, dovuta ad alcune inadempienze religiose e civili da parte del console Flaminio, Fabio prestò meticolosa attenzione nel seguire correttamente i rituali previsti dalla religione e dalla legge. Inoltre, fece sì che il Senato consultasse i Libri Sibillini e che appuntasse un pretore a gestire i sacrifici per placare la collera degli dei.Terminati i doveri religiosi, Fabio si mise quindi a prepararsi per la discesa di Annibale nel Lazio, seppur non conoscesse la sua posizione o le sue intenzioni.

I preparativi furono notevoli: fece riparare le mura cittadine; fece evacuare le città sprovviste di mura e ricollocò i loro abitanti in centri fortificati; fece abbattere vari ponti per limitare la mobilità dei Cartaginesi, semmai fossero entrati nel Lazio; richiamò l'esercito consolare da Ariminum e assegnò a Minucio il compito di reclutare due nuove legioni e i corrispettivi ausiliari, da tenere di stanza a Tivoli per il momento. Fatto ciò, il dittatore lasciò Roma, prese il comando dell'esercito di Servilio vicino a Narni,Polibio, 3.88.3. o poche miglia a sud di Otricoli,Tito Livio, 22.11.5. poi si unì all'esercito di Minucio a Tivoli e marciò lungo la Via Appia in direzione della Puglia. Servilio fu inviato a comandare la flotta ad Ostia con il grado di proconsole.

Antefatti La strategia fabiana

Mentre Fabio riorganizzava la situazione a Roma, Annibale scendeva lungo la costa adriatica, devastando il territorio al suo passaggio. Fabio partì al suo inseguimento ed i due eserciti presto si incontrarono. Vicino alla città di Arpi, l'esercito romano entrò in contatto con l'esercito cartaginese e si accampò ad Aecae, l'attuale Troia di Puglia, a sei miglia di distanza dall'accampamento cartaginese.. Annibale schierò il suo esercito in formazione di battaglia ma Fabio ignorò l'offerta, decidendo di non uscire dall'accampamento.

Nei mesi successivi Fabio impiegò la stessa strategia, poi passata alla storia come "strategia fabiana" e che gli valse il titolo di "Temporeggiatore". A prescindere dalle provocazioni cartaginesi, Fabio si rifiutò sempre di scendere in battaglia, spostandosi sempre su terreni scoscesi per limitare l'efficacia della cavalleria cartaginese e frapponendosi tra l'esercito di Annibale e la città di Roma, in modo che quest'ultimo fosse sempre costretto ad uno scontro sfavorevole se avesse avuto intenzione di raggiungere la città. L'esercito romano cercò di accamparsi su terreni che difficilmente sarebbero stati attaccati dai Cartaginesi e si assicurò una linea di rifornimenti stabile, facendo scortare gli addetti alle provvigioni da unità di cavalleria e fanteria. I foraggiatori cartaginesi e le unità temporaneamente separate dal corpo principale dell'esercito nemico venivano abbattuti quando possibile.

Agendo in questo modo, Fabio lasciava la piena iniziativa in mano ad Annibale, che poteva distruggere e razziare le proprietà romane della penisola, ma garantiva che il proprio esercito crescesse in esperienza e confidenza, senza che preziose risorsero venissero sprecate in una battaglia campale, che ai Romani sarebbe stata sfavorevole.

Cartaginesi nell'Agro Falerno

Dopo aver lasciato Arpi, Annibale marciò a ovest nel Sannio, per poi trasferirsi a Benevento, devastando le campagne circostanti. Fabio seguì cautamente i Cartaginesi mantenendosi sulle alture. Da Benevento, che aveva chiuso le porte ad Annibale, i Cartaginesi si spostarono a nord per catturare una città chiamata VenosiaPolibio, 3.90.8. o Telesia.Tito Livio, 22.13.1. Da questo luogo Annibale si diresse a sud-ovest verso l'Agro Falerno, una fertile pianura fluviale che si trovava a sud del Lazio e a nord di Capua.

Dopo essere passato per Alife, Caiazzo, attraversando il fiume Volturno fino a Cales, e poi scendendo lungo la pianura, i Cartaginesi arrivarono finalmente vicino a Casilinum.. Per tutta l'estate Annibale lasciò che i suoi uomini razziassero la pianura e facessero scorta di provviste, animali e tesori vari, senza preoccuparsi minimamente delle forze romane. Annibale si era avventato in una potenziale trappola perché le sue guide italiche avevano scambiato Casinum (Cassino, in Lazio) per Casilinum (il porto fluviale di Capua), o forse perché alcuni prigionieri campani avevano suggerito che Capua avrebbe potuto disertare una volta che i Cartaginesi avessero raggiunto la Campania, cosa che in questo frangente non si realizzò. Era stato anche suggerito che Annibale avesse invaso l'Agro Falerno per mostrare agli italici l'incapacità dei romani di difendere le proprie proprietà, dopo aver fallito nel convincere Fabio a combattere direttamente.. Essendo a nord del Volturno, con tutti i ponti saldamente in mano romana, delle otto vie d'uscita dalla valle, solo tre erano davvero percorribili per i Cartaginesi.. Fabio colse questa opportunità e intrappolò l'esercito cartaginese.

Annibale in trappola Fabio rinforzò innanzitutto le guarnigioni di Casilinum, che sorvegliava uno di questi ponti, e di Cales, all'ingresso dell'Agro Falerno. Minucio si posizionò a nord della pianura per controllare con un contingente sia la via Latina sia la via Appia, mentre presidiava anche Teano. Il principale esercito romano si accampò vicino al monte Massico, a nord di Minucio, pronto a sostenerlo se necessario. Un gruppo di soldati fu inviato a sorvegliare i passi del Monte Callicula, a est dell'Agro Falerno e vicino ad Alife, uno dei possibili passi attraverso i quali Annibale avrebbe potuto lasciare la pianura. Pertanto, le truppe romane bloccarono i Cartaginesi nella pianura, intrappolandoli. L'unica opzione per uscire dalla pianura era attaccare direttamente una delle postazioni di guardia romane e l'unica variabile era il momento in cui Annibale avrebbe deciso di attaccare, se prima o dopo che le sue scorte si fossero esaurite. Fabio si era assicurato la migliore situazione possibile per Roma: a suo avviso, tutto ciò che i Romani ora dovevano fare era aspettare che i Cartaginesi finissero le scorte per poi vederli costretti a prendere misure drastiche.

Dopo aver bloccato tutte le possibili strade che Annibale poteva prendere per lasciare la pianura, Fabio rimase a osservare l'esercito cartaginese, senza ingaggiare una battaglia campale. Con questa strategia Fabio mantenne al sicuro il suo esercito, ma la sua immagine a Roma cominciò a offuscarsi. I suoi ufficiali ed il Senato chiesero che intervenisse immediatamente per distruggere i Cartaginesi, ormai intrappolati, ma lui non si mosse. A confermare la correttezza della valutazione di Fabio fu un episodio: Lucio Ostilio Mancino e la sua unità di cavalieri, mandati in ricognizione, osarono ingaggiare i Cartaginesi e furono annientati dalla cavalleria punica, al comando di Cartalo. Nel frattempo, il dittatore si era recato a Roma per svolgere alcune cerimonie religiose, anche se pare che il reale motivo della visita nell'Urbe fossero i ricchi latifondisti romani, che vedevano le loro proprietà nell'Agro Falerno distrutte da Annibale.

La battaglia Prima della battaglia Annibale, spogliata la pianura di ricchezze e provviste, decise di lasciarla, scegliendo di svernare altrove. Al contrario, Fabio, che aveva linee di rifornimento sicure, poteva permettersi il lusso di aspettare fino alla scadenza del suo mandato come dittatore o all'attacco dei Cartaginesi. I Romani, guidati da Fabio, si rifiutarono comunque di attaccarlo a prescindere dalle sue provocazioni. Annibale, d'altra parte, non aveva la minima intenzione di assaltare frontalmente gli accampamenti romani, situati sulle alture, e andare incontro a gravi perdite. Giacché entrambi i comandanti cercavano di combattere in condizioni a loro favorevoli, la situazione di stallo proseguì. L'esercito cartaginese si spostò a est verso il passo del monte Callicula, attraverso il quale erano passati poco tempo prima. Fabio, prevedendo la cosa, aveva bloccato il passo con soldati e si era accampato su una collina adiacente con l'armata principale.. Minucio si unì quindi a questo esercito con il suo contingente.

Preparativi cartaginesi