LIncidente di Kyūjō (in giapponese: 宮城事件, Kyūjō Jiken) fu un tentativo fallito di colpo di Stato militare, avvenuto nell'Impero del Giappone nella notte tra il 14 e il 15 agosto 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, con lo scopo di impedire la resa contro gli Alleati.Il tentato golpe fu portato avanti dall'Ufficio di Stato Maggiore del Ministero della Guerra del Giappone e da molti membri della Guardia Imperiale, guidati dal maggiore Kenji Hatanaka, con l'obiettivo di entrare in possesso e distruggere la registrazione della dichiarazione di resa dell'imperatore Hirohito, realizzata la mattina del 14 agosto. Gli ufficiali uccisero il tenente generale Takeshi Mori della Prima Divisione delle Guardie Imperiali e tentarono di contraffare un ordine che permettesse loro di occupare il Palazzo Imperiale di Tokyo (Kyūjō) e di mettere l'imperatore Hirohito agli arresti domiciliari. Non riuscirono tuttavia a convincere l'esercito del Distretto Orientale e l'alto comando dell'Esercito Imperiale Giapponese a procedere con l'azione. Constatata l'impossibilità di procedere, i leader golpisti hanno eseguito un suicidio rituale. Di conseguenza, il comunicato dell'intenzione di una resa giapponese continuò come previsto.
Antefatti La dichiarazione di Potsdam
Dopo il suicidio di Adolf Hitler, il crollo militare e la resa incondizionata della Germania dell'8 maggio 1945 con l'arresto dei leader del governo Karl Dönitz e von Krosigk, le forze vincitrici presero ufficialmente il potere di governo in Germania tramite la dichiarazione di Berlino, la costituzione delle zone di occupazione e l'insediamento del consiglio di controllo alleato. In seguito, l'attenzione di tutte le potenze alleate si spostò sul fronte del Pacifico, ancora in corso, motivo per il quale i "Tre Grandi" (Stati Uniti, Impero britannico e Unione Sovietica) si riunirono nella Conferenza di Potsdam, tenutasi a palazzo Cecilienhof tra il 17 luglio e il 2 agosto 1945, per discutere la situazione giapponese e la gestione del dopoguerra. Le decisioni prese nel corso di questo vertice diedero luogo alla Dichiarazione di Potsdam, nella quale, oltre a stabilire le quattro zone di occupazione tedesche e il confine tedesco-polacco, Harry S. Truman lanciò all'Impero del Giappone un ultimatum, dichiarando che se non si fosse arreso avrebbe subito "un'immediata e completa distruzione". La dichiarazione fu ricevuta in poco tempo dal ministro degli affari esteri giapponese Shigenori Tōgō, che ne portò una copia all'imperatore Hirohito, il quale, dopo averla esaminata passo per passo, chiese a Tōgō se quei termini "erano i più ragionevoli da aspettarsi nelle circostanze". Tōgō rispose che lo erano e l'imperatore concordòGordon Thomas e Max Morgan Witts (1977), Enola Gay, 1978 reprint, New York: Pocket Books, "Acceleration", Section 17, pp. 230-231, .. Alla fine di luglio, tuttavia, gli altri ministri non erano pronti ad accettare la dichiarazione, che verrà rivista solo in seguito ai successivi bombardamenti atomici.
I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki
Il 6 agosto 1945, alle 8:15 del mattino, il bombardiere B-29 Enola Gay, pilotato da Paul Tibbets, sganciò sulla città di Hiroshima la bomba "Little Boy", uccidendo all'istante circa persone.. Tre giorni dopo, il 9 agosto, alle 11:02, un altro bombardiere B-29 pilotato dal colonnello Charles Sweeney sganciò la seconda bomba, "Fat Man", su Nagasaki, uccidendo altre persone in pochi secondi. Nelle settimane e nei mesi successivi ulteriori decine di migliaia di persone morirono a causa delle radiazioni. Lo stesso giorno il governo giapponese, in risposta ai bombardamenti atomici, uniti alla perdita effettiva dei territori del Pacifico e dell'Asia continentale, decise di accettare la Dichiarazione di Potsdam. Lo stesso giorno si aprì il Consiglio supremo per la direzione della guerra, durante il quale il primo ministro Kantarō Suzuki, il ministro della marina Mitsumasa Yonai e il ministro degli affari esteri Shigenori Tōgō suggerirono a Hirohito la resa incondizionata. L'imperatore concordò con il parere dei ministri, accettando quindi la dichiarazione. Successivamente, gli ambasciatori giapponesi in Svizzera e Svezia comunicarono la decisione agli Alleati.
La registrazione del discorso di resa
Il testo del discorso imperiale fu completato e trascritto dalla corte ufficiale calligrafica e portato al gabinetto per l'approvazione nella mattina del 14 agosto 1945. Alle ore 23:00 circa, l'imperatore Hirohito lesse il documento e, con la collaborazione di un tecnico dell'NHK, lo registrò su un grammofono. La registrazione fu successivamente consegnata al ciambellano di corte, Yoshihiro Tokugawa, che la nascose in un armadio dell'ufficio della segreteria dell'imperatrice, in attesa della diffusione del testo via radio, prevista per il giorno successivo. Hirohito e i ministri infatti temevano un colpo di Stato militare non appena la decisione di accettare la resa fosse stata resa pubblica, e per questo presero le dovute precauzioni.
Resistenza delle forze armate Il Ministero della Guerra, a conoscenza della decisione di accettare la dichiarazione, subì una feroce reazione avversa da parte di molti ufficiali che intendevano continuare a resistere. Alle 9:00 del mattino, nella sessione di riunione tenutasi al ministero, gli ufficiali di stato maggiore si lamentarono con il ministro Korechika Anami, le cui spiegazioni furono però ignorateToland 1970, p. 814–815.. Dopo la mezzanotte del 12 agosto, una stazione radio di San Francisco trasmise la risposta degli Alleati, che decisero, andando contro ogni richiesta da parte del Giappone, che l'autorità della sovranità del governo giapponese e dell'Imperatore sarebbe stata subordinata alle forze alleate, un sistema militare occupazionale che era stato applicato anche al caduto Reich tedesco. L'esercito giapponese interpretò questa decisione come una forma schiavitù da parte degli occidentali e quindi, dopo queste vicende, alcuni ufficiali dell'esercito decisero che era necessario un colpo di Stato per proteggere il Kokutai e la sovranità nazionaleFrank 1999, p. 316.. A quel tempo, il gruppo centrale di questi ufficiali aveva già preparato alcune truppe a Tokyo. Nella tarda notte del 12 agosto 1945, il maggiore Kenji Hatanaka, insieme ai tenenti colonnelli Masataka Ida, Masahiko Takeshita e al colonnello Okikatsu Arao, capo della sezione affari militari, parlò con il ministro della guerra Korechika Anami, considerato ormai la seconda figura più influente del paese dopo l'imperatore, chiedendogli di fare tutto il possibile per impedire l'accettazione della Dichiarazione di Potsdam. Per quanto avessero bisogno del suo sostegno, che fu negato, Hatanaka e gli altri ribelli decisero che non avevano altra scelta che continuare a pianificare e tentare un colpo di Stato da soli. Hatanaka trascorse gran parte del 13 agosto e la mattina del 14 agosto a raccogliere alleati, a cercare il sostegno delle alte sfere del Ministero e a perfezionare il suo piano. Al Ministero dell'Esercito, Anami annunciò il rispetto dell'editto imperiale, e quindi l'accettazione della resa. Poi un gruppo di alti ufficiali dell'esercito, tra cui Anami, si riunì in una stanza vicina. Tutti i presenti erano preoccupati per l'eventualità di un golpe per impedire la capitolazione e, anzi, alcuni di loro stavano addirittura pensando di lanciarne unoFrank 1999, p. 317.. Dopo un po' di silenzio, il generale Torashirō Kawabe, vicecapo dello Stato Maggiore dell'Esercito imperiale giapponese, propose a tutti gli alti ufficiali presenti di firmare un accordo per eseguire l'ordine di resa dell'imperatore: "L'Esercito agirà in conformità con la decisione imperiale fino all'ultimo". Il documento fu firmato da tutti gli ufficiali presenti.
Leader del golpe Kenji Hatanaka
Kenji Hatanaka (畑中 健二 Hatanaka Kenji) fu un militare giapponese nato a Kyoto il 28 marzo 1912 e il principale leader del tentato colpo di Stato per impedire la resa del Giappone agli Alleati. Hatanaka prestò servizio presso la Sezione Affari Militari del Ministero della Guerra giapponese alla fine della Seconda guerra mondialeHoyt, 1986, pp. 409. Egli, insieme ad un gruppo di ufficiali giapponesi decisi a impedire l'accettazione della Dichiarazione di Potsdam e quindi la resa del Giappone, tentò invano di ottenere l'appoggio del ministro della guerra, il generale Korechika Anami, per fermare la capitolazione giapponese, e non riuscendoci occupò con altri militari il Palazzo Imperiale e il Ministero della Casa Imperiale, con l'obiettivo di distruggere la registrazione dove l'imperatore Hirohito si arrendeva agli AlleatiToland, 1970, pp. 1051Toland, 1970, pp. 1043. Hatanaka abbandonò definitivamente il colpo di Stato solo dopo aver ricevuto l'ordine di fermarsi dal quartier generale dell'esercito del distretto orientale. Poco dopo aver lasciato il palazzo, Hatanaka si recò nella piazza antistante e, insieme all'altro principale leader del golpe, il tenente colonnello Jirō Shiizaki, si sparò, uccidendosi. Nella sua tasca fu ritrovata una poesia, apparentemente scritta prima di morire: "Non ho nulla da rimpiangere ora che le nubi oscure sono scomparse dal regno dell'Imperatore" (in giapponese "今はただ 思ひ殘すこと なかりけり 暗雲去りし 御世となりなば").
Jirō Shiizaki Jirō Shiizaki (椎崎二郎, Shiizaki Jirō) è stato un tenente colonnello dell'esercito imperiale giapponese nella Seconda guerra mondiale, nato il 30 settembre 1911. Prestò servizio come membro dello staff della sezione affari interni e della sezione affari di guerra dell'Ufficio Affari Militari del Ministero della Guerra. Shiizaki fu uno dei diversi membri di quello staff a partecipare al colpo di Stato la mattina del 15 agosto 1945, il giorno in cui sarebbe stata trasmessa la dichiarazione di resa. I ribelli, con l'aiuto della Prima Divisione della Guardia Imperiale, si impadronirono del Palazzo Imperiale, tennero l'Imperatore Hirohito agli arresti domiciliari e cercarono di distruggere le registrazioni fonografiche che erano state fatte del discorso di resa. Verso le sette del mattino del 15 agosto la situazione cominciò a complicarsi, e il generale Shizuichi Tanaka, comandante dell'esercito del distretto orientale ordinò ai golpisti di interrompere tutto, ricordandogli il loro dovere verso il paese e affermando che il disonore portato dal loro tradimento potesse essere assolto solo con il seppukuBrooks, Behind Japan's Surrender. Shiizaki, insieme a Hatanaka e altri ufficiali, commise un suicidio rituale quella mattina, nella piazza del Palazzo Imperiale.
Masataka Ida