Il Sistema delle cinque montagne e dieci monasteri (zh. jp. ), più comunemente reso come Cinque Montagne (zh. jp. ) o Cinque Grandi Montagne,. era una rete di templi buddisti Chán (Zen) sponsorizzati dallo stato creati in Cina al tempo della dinastia Song meridionale (1127–1279)... Il sinogramma è qui reso con significato di "Tempio" o "Monastero" perché la maggior parte dei monasteri, con i relativi templi, erano costruiti su montagne isolate.. Il sistema ebbe origine in India e, per tramite della Cina, fu successivamente adottato anche in Giappone durante il tardo periodo Kamakura (1185–1333).. Il sistema fu creato in Cina per assoggettare al controllo governativo il crescente potere economico e sociale del Chán, ormai divenuto la principale forma di buddismo nel Celeste Impero, facendone uno strumento di propaganda manovrato dall'apparato burocratico confuciano della Corte imperiale.

Nel Sol Levante, in ragione della complessa situazione politica contestuale all'attecchimento del Sistema, le Cinque montagne (jp. Gozan) divennero dieci: cinque a Kamakura e cinque a Kyoto. Ancor più che in Cina, il Sistema creò in Giappone una burocrazia parallela a quella statale ed aiutò lo Shogunato Ashikaga (1336–1573) a stabilizzare il paese durante il turbolento Periodo Nanboku-chō (1336–1392). Sotto i dieci templi Gozan c'erano dieci templi , seguiti da un'altra rete chiamata .. I termini Gozan e "Sistema delle Cinque Montagne" sono usati sia per i dieci templi apicali sia per la rete, includendo quindi anche i templi Jissetsu e Shozan. A Kamakura esisteva un parallelo "Sistema delle Cinque Montagne" di conventi chiamati , di cui il famoso Tōkei-ji è l'unico sopravvissuto..

Il sistema in Cina Al tempo della dinastia Song meridionale (1127–1279), il Buddismo Chán (Zen in giapponese) era la forma dominante di monachesimo buddista in Cina e godeva di notevole sostegno imperiale. Tale patronato costrinse però il Chán ad assumere determinate caratteristiche e a sviluppare una rete di uffici e rituali voluti dallo Stato. Intorno al XII secolo, la ricchezza monastica e i mecenatismo imperiale divennero ancor più pronunciati con la creazione, per ordine imperiale diretto, nel Sud della Cina, del , quando i Song erano stati costretti a ricollocarsi nella Cina meridionale (1127–1279) causa la loro sconfitta nella battaglia di Kaifeng (1127) da parte della dinastia Jīn (v.si Guerre Jin-Song). Trattatasi d'un sistema di templi e monasteri sponsorizzati dallo stato, costruiti per pregare gli dèi per la dinastia e lo stato, minacciato dai nemici della Cina settentrionale (gli Jurchen-Jīn prima ed i mongoli di Gengis Khan dopo). La riforma venne attuata dall'imperatore Ningzong (r. 1194–1224) che, nei fatti, ratificò un modus operandi che la dinastia aveva, sin dal volgere del X secolo, attuato. Il sistema aveva al suo vertice cinque templi famosi e dieci minori immediatamente loro sottoposti. I funzionari-letterati di corte sceglievano sia i cinque templi del livello più alto sia il capo sacerdote che li governava..

Il Wǔ Shān Shí Chà Zhìdù fu ideato appositamente per burocratizzare e controllare il potere dei templi Chán, un potere che andava crescendo con gli anni e preoccupava i funzionari confuciani del governo centrale. La conseguente sottomissione della rete Chán al potere imperiale e ai suoi obiettivi venne ripresa anche dalle dinastie successive ai Song. Il codice della dinastia Yuan Baizhang qinggui (1336) enfatizzò le preghiere per gli antenati monastici e l'imperatore, descritto addirittura come un Nirmāṇakāya (zh. ). La complessa burocrazia monastica descritta dal codice riflette chiaramente l'amministrazione imperiale con la sua distinzione tra ranghi/uffici orientali e occidentali. Da allora il codice fu utilizzato continuamente e non solo all'interno del Buddismo Chán.

Storia

Il Buddismo iniziò a diffondersi in Cina dall'India nel I secolo, complice il protettorato politico-militare esteso dalla regnante dinastia Han (206 a.C.–220 d.C.) sull'Asia centrale e sulla Via della seta (v.si Trasmissione del buddismo tramite la Via della seta), per tramite di missionari Nikāya prima e Mahāyāna poi che, oltre a tradurre in cinese i sutra, seppero/riuscirono ad integrare la loro dottrina con quella del Taoismo allora ormai dominante nel Celeste Impero. Il monachesimo buddista divenne immensamente popolare in Cina a partire dal IV secolo, quando l'esenzione dalle tasse dei monaci convinse i contadini poveri a vestirne l'abito. Furono fondati e mantenuti almeno 4.000 monasteri,. alcuni dei quali «per dimensioni e magnificenza nessuna casa di principe poteva eguagliare», finanziati dal governo che alla fine favorirono diffidenza ed aperta ostilità nei confronti del buddismo, sia per invidie fiscali sia perché la casta cinese dei burocrati, i funzionari-letterati confuciani, criticava il buddismo, pur apprezzandone "privatamente" il rigore e la morale, in quanto ideologia aliena e quindi minaccia all'ordine morale della società.. A partire dal V secolo principiò in Cina una precipua forma di buddismo, la Scuola Chán (zh. ),. rifacentesi agli insegnamenti del semi-mitico patriarca Mahāyāna Bodhidharma (483–540)..

Tra V e X secolo, Quattro persecuzioni anti-buddiste vennero promosse in Cina, la più violenta delle quali durante la decadenza della dinastia Tang (618–907), altrimenti ricordata come "Età dell'oro del buddismo cinese", che, con l'imperatore Wuzong di Tang (r. 840–846), distrusse più di 4.000 templi, costrinse al ritorno nel mondo 260.000 tra monaci e monache e pose le strutture superstiti sotto un rigido controllo governativo.. Il successivo periodo di sconvolgimenti politici e guerre civili noto come Cinque dinastie e dieci regni (907–960/979) colpì duramente il buddismo cinese, con varie tradizioni locali che si contrassero o s'estinsero. In ultimo, l'imperatore Shizong (r. 954–959) degli Zhou posteriori promosse nel 955 l'ultima persecuzione anti-buddista, distruggendo 3.000 dei circa 6.000 templi presenti in Cina..

La "questione buddista" fu pertanto uno dei problemi di politica interna che la dinastia Song (960–1279) si trovò a dover fronteggiare quando riuscì a riunire sotto di sé l'impero dei Tang nel 979. Con la sola eccezione del fervente taoista Huizong (r. 1100–1126), gli imperatori Song non osteggiarono il buddismo, anzi, se ne servirono come strumento di controllo socio-politico... Parallelamente, per opera di Wang Anshi (1021–1086), Cancelliere dell'imperatore Shenzong (r. 1067–1085), e delle sue , la Corte iniziò ad assumere le funzioni d'assistenza sociale precedentemente fornite dai soli monasteri buddisti: orfanotrofi, ospedali, dispensari, ospizi, cimiteri e granai di riserva. Il governo centrale riconobbe ed ufficializzò la presenza di Cinque Scuole Chán tra le quali fu inizialmente (X-XI secolo) la Scuola Fayan (zh. ) a reggere le sorti del movimento. salvo poi lasciare il posto alla Scuola Linjin (zh. ). più gradita ai funzionari-letterati confuciani. Principiò in questo periodo anche l'ibridazione tra il Chán e l'amidismo (zh. ), l'altra grande corrente buddista cinese sopravvissuta alle purghe di Wuzong,. grazie al maestro Yongming Yanshou (904–975), abate del Língyǐn Sì dal 960 e del Jìngcí Sì dal 961. La Corte riconobbe poi taluni privilegi, bilanciati da stringenti regolamenti statali, ai monasteri buddisti della capitale imperiale (Kaifeng) e delle più importanti città dell'impero, un supporto che si tradusse in ovvio benessere economico e portò all'erigenda di complessi monastico templari che secoli dopo, in epoca Ming (1368–1644), sarebbero stati definiti come «impressionanti». Sempre durante il periodo Song, il Chán si diffuse in Corea (il solo Yongming ordinò 36 monaci coreani) ed in Giappone (v.si seguito).

Dopo la devastante sconfitta dei Song da parte dei Jīn nella battaglia di Kaifeng (1127), il nuovo imperatore Gaozong (r. 1127–1162) spostò la corte a sud del Fiume Azzurro e, dopo varie peripezie, rilocalizzò la capitale imperiale ad Hangzhou (Zhejiang) e firmò la pace con gli Jurchen (v.si Trattato di Shaoxing). Tra i transfughi che seguirono la dinastia nel Meridione figurava anche Dahui Zonggao (1089–1163) del Chán-Linjin che, entro il 1140, quale abate del Jingshan Sì, era accreditato come buddista più eminente dell'impero Song. ed annoverava tra i suoi discepoli diversi alti funzionari della Corte.Come anticipato, durante il regno di Ningzong (1194–1224) fu ufficializzato il Wǔ Shān Shí Chà Zhìdù che, tra le altre cose, sancì in modo definitivo il predominio della Scuola Linjin all'interno del Chán e ratificò uno status quo ormai consolidato.. Assoggettata al controllo statale, la monachesi buddista fu allora libera di prosperare in Cina e, al 1221, quasi mezzo milione di monaci e suore buddisti popolavano templi ed abbazie nel Celeste Impero..Il novero dei buddisti presenti in Cina nel periodo era però falsato dal fatto che le "patenti monacali" che esentavano i titolari dal pagamento delle tasse, vendute dai Song a partire dal 1067, monto prima dell'istituzione ufficiale Wu Shan Shi Cha, non implicavano l'obbligo per l'acquirente di tonsurarsi né vestire la Kāṣāya (zh. ) - .

La conquista mongola della Cina (r. 1205–1279) non impattò negativamente sul predominio Chán né sul Wǔ Shān Shí Chà Zhìdù. Anzitutto, i Khagan (imperatori) mongoli, dai tempi di Gengis Khan, furono decisamente tolleranti con tutte le religioni professate nel loro vasto impero. Il Chán in particolare fu inizialmente favorito dalla scelta di Khagan Güyük (r. 1271–1294) di fare d'un monaco chán, Haiyuan, l'amministratore di tutti gli "affari buddisti" nel 1247. La successiva conquista mongola del Tibet (1251) da parte di Khagan Munke (r. 1251–1259) orientò però pesantemente le simpatie dei gengiscanidi verso il Buddismo tibetano. Il fratello e successore di Munke, Kublai Khan (r. 1260–1294), poi fondatore in Cina della dinastia Yuan (1279–1368) come imperatore di Yuan (r. 1271–1294), fu fortemente influenzato da un Lama (zh. ) tibetano, il V patriarca della scuola Sakya/Sakyapa Drogön Chögyal Phagpa (1235-1280, ), prima suo consigliere spirituale e guru e poi e sovrano de facto del Tibet. Da quel momento, ogni imperatore Yuan ebbe un lama come guida spirituale, i cui discepoli esercitarono il controllo sul saṃgha (zh. ) cinese e sui religiosi delle altre fedi presenti nell'impero. Un controllo violento e "terroristico" che provocò forti diffidenze da parte del clero buddista e del popolo cinese nei confronti di credenze e usanze lamaiste, mai pertanto penetrate nel tessuto culturale buddista cinese perché viste come imposizione dei "barbari" sovrani mongoli. Questa diffidenza, se non aperta ostilità, consentì ai monasteri delle scuole buddiste cinesi di costituirsi quali custodi dell'autentica tradizione agli occhi del popolo. Nuove sette Chán, non necessariamente connesse con quelle originarie, prosperarono nel periodo ed il 108º Patriarca Chán, Dhyānabhadra (1289–1363), fu molto attivo in Cina (e in Corea). Al netto dei dissapori tra buddisti cinesi e buddisti tibetani, fu però proprio durante il periodo Yuan che il controllo statale cinese sui monasteri, per tramite del Wǔ Shān Shí Chà Zhìdù, raggiunse il suo apice. Data al regno di Toghon Temür (1333–1368), ultimo imperatore Yuan, il sopracitato codice compilato da Dongyang Dehui che identifica il Gran Khan con il Buddha Incarnato ed impone di pregare per lui! Contestualmente, però, si verificarono diversi casi d'emigrazione in Giappone di monaci Chán (es. Lanxi Daolong), motivati certo da intenti missionari ma anche presumibilmente spinti prima dagli sconvolgimenti della Guerra Mongoli-Song e poi dal malessere provocato dal controllo lamaista sugli affari buddisti dell'Impero Yuan.