A differenza delle consorti Moghul che la precedettero, Mariam era una nativa indiana, appartenente alla tribù dei Rajput, ed era quindi di religione indù piuttosto che islamica. Data in sposa ad Akbar per esigenze politiche, ne divenne la consorte principale e più amata, e fu fondamentale nel modellare le politiche di tolleranza religiosa e culturale del marito.
Descritta come dotata di non comune bellezza, grazia, gentilezza e intelligenza, godette di una posizione di alto rango a corte, anche a causa del suo essere la madre dell'erede presunto, ed esercitò una profonda influenza su Akbar, che non di rado la consultava sugli affari di Stato, e sul resto della corte Moghul, alla quale introdusse una serie di usanze indiane.
Nomi e titoli
Il nome di nascita di Mariam non è noto, a causa della ritrosia dei cronisti Moghul a scrivere delle sue origini indù. I nomi con cui è comunemente conosciuta e che furono usati nelle cronache coeve, Mariam-uz-Zamani e Wali Nimat Begum, sono nomi e/o titoli onorifici che le furono assegnati da Akbar dopo il matrimonio, mentre Jodha Bai è un nome improprio usato a partire dal XIX secolo. Fonti postume di varia provenienza le attribuiscono un gran numero di presunti nomi di nascita, fra cui Harkhan Champavati, Harkha Bai, Jiya Rani, Maanmati Bai, Harika Bai, Hira Kunwari, Heer Kunwari, Shahi Bai e Shahi Begum. Nei decreti pubblici, era solitamente chiamata "figlia di Bharmal" o "sorella di Bhagwant Das", a causa della volontà di Akbar che i nomi delle donne della famiglia imperiale non fossero pronunciati in pubblico per preservarne la sacralità, imponendo invece di usare perifrasi che si riferissero alla parentela o al luogo di nascita.
Nel 1564, due anni dopo il matrimonio, Akbar la ribattezzò col nome islamico Wali Nimat Begum (letteralmente "Benedizione divina"), mentre il nome Mariam-uz-Zamani (letteralmente "Maria del suo tempo", col significato inteso di "compassionevole"), le fu dato nel 1569 in occasione della nascita del figlio Salim (futuro imperatore Jahangir), ed è quello solitamente utilizzato nelle cronache Moghul, mentre ufficialmente utilizzava la titolazione completa di Wali Nimat Mariam-uz-Zamani Begum Sahiba. L'uso del nome Mariam come riferimento alla madre di Gesù, unito alla mancanza di dettagli sulla sua origine etnico-religiosa, è stato per un certo periodo ritenuto la prova della sua origine cristiana, tuttavia anche le popolazioni islamiche usano Mariam come nome proprio, senza contare che Maria è l'unica donna il cui nome è citato nel Corano, dove è definita la più grande delle donne. A riprova di ciò, anche ad Hamida Banu Begum, madre di Akbar, fu conferito un titolo simile, quello di "Mariam Makani". La scoperta della cronaca Moghul scritta da Abul Fazl, il Khulasat-ut-Tawarikh, dove veniva specificata l'origine indù di Mariam, pose fine alle speculazioni, ma non prima che Edmund Smith, orientalista del XIX secolo, facesse aprire la sua tomba per verificare la presenza di simboli cristiani, di cui non trovò traccia.
Oltre ai nomi elencati, portava i titoli di Mallika-e-Muezamma (letteralmente "esaltata imperatrice"), Mallika-e-Hindustan (letteralmente "imperatrice dell'Hindustan") e Shahi Begum (letteralmente "signora imperatrice").
Tuttavia, il nome con cui è più conosciuta nella modernità è quello di Jodha Bai, usato per la prima volta negli scritti di James Tod, orientalista e ufficiale della Compagnia delle Indie Orientali, a inizio XIX secolo. Il nome è tuttavia errato, perché implica una parentela coi Rajput di Jodhpur piuttosto che con quelli di Amer (attuale Jaipur), e si ritiene che Tod abbia confuso la moglie di Akbar con una di quelle di suo figlio Jahangir, Jagat Gosain, figlia di Raja Udai Singh di Jodhpur.
Biografia Origini e primi anni
Mariam nacque nel 1542 nel regno di Amer, da Raja Bharmal, un nobile Rajput di Kachwaha noto anche come Bihar Mal, figlio di Prithviraj Singh I e Apurva Devi, figlia di Rao Lunkaran, e da sua moglie Rani Champavati, figlia di Rao Ganga Solanki.
Nel 1561, il padre di Mariam era in aperto conflitto con Sharifuddin Hussain Mirza, il quale era sposato con una sorellastra di Akbar, Bakshi Banu Begum. Bharmal aveva già consegnato a Sharifuddin come garanzia suo figlio Jagannath e due nipoti, Raj Singh, figlio di Askaran, e Khangar, figlio di Jagmal, ma Sharifuddin continuava a minacciare di marciare sulle sue terre. Bharmal si rivolse quindi ad Akbar, a cui offrì in moglie la figlia in cambio di una sua mediazione col cognato affinché si giungesse a un accordo pacifico. Akbar accettò, secondo la tradizione dopo aver avuto una visione a Ajmer Sharif, dove aveva pregato sulla tomba di Moinuddin Chishti. Così, il 6 febbraio 1562, ad Agra, venne celebrato il matrimonio, che rese Mariam la prima nativa indiana e la prima indù a divenire moglie di un imperatore Moghul, nonché la quarta consorte di Akbar in generale.
Imperatrice Moghul
Nata inizialmente come un'alleanza politica, l'unione fra Akbar e Mariam si trasformò presto in un legame anche affettivo. Elevata al rango di consorte favorita, Mariam divenne un pilastro della corte quando diede ad Akbar i tanto attesi eredi maschi (preceduti da una bambina nata nel 1562): due gemelli non sopravvissuti nel 1564 e poi il principe Salim nel 1569, che divenne l'erede presunto al trono. La stabilità della sua posizione le diede il margine politico necessario per influenzare la politica del marito, soprattutto in campo religioso, divenendo il simbolo del nuovo corso di tolleranza culturale e religiosa nell'Impero Moghul. Dopo il matrimonio, Mariam non si convertì all'Islam, mantenne la sua religione e Akbar le concesse di mantenere un piccolo santuario nel Palazzo imperiale, e occasionalmente si univa a lei nel celebrare le festività indù; pp.58-59.
Akbar mostrò il rispetto che nutriva per Mariam anche nel modo in cui trattò i suoi parenti acquisiti, non come vassalli ma come alleati paritari e membri di alto rango della corte. Dei ventisette Rajput Mansabdar elencati da Abu'l-Fazl, tredici erano parenti di Mariam e alcuni avevano incarichi pari o superiori a quelli dei principi del sangue. Subito dopo il matrimonio, il padre di Mariam venne promosso a comandante di cavalleria, con uomini al suo comando, il grado più alto che un nobile di corte poteva detenere, e nel 1585 lo stesso onore fu concesso a suo fratello Bhagwant Das, insieme al titolo di Amir-ul-Umra. Al figlio di Das, Man Singh I, furono concessi uomini, numero mai visto prima e che in seguito fu concesso solo al fratello di latte di Akbar, Mirza Aziz Koka, oltre al titolo di "figlio spirituale"; p.146; pp.134, 143. Nel 1569, Akbar e Mariam, all'epoca incinta di quattro mesi, visitarono la famiglia di lei ad Amer, dove soggiornarono per un mese e mezzo. Akbar si occupò anche di organizzare le nozze della sorella minore di Mariam, Sukanya Bai, il cui promesso era morto nella battaglia di Paronkh nell'ottobre 1582, dopo averla adottata come figlia. Il 13 febbraio 1585, la nipote di Mariam, Manbhawati Bai, sposò suo figlio Salim, venendo in seguito ribattezzata Shah Begum. In segno di rispetto, Akbar portò per un tratto il palanchino della sposa e le assegnò doni per dodici lakh di rupie. Manbhawati divenne in seguito madre del nipote favorito di Akbar, Khusrau Mirza; p.273. Mariam visitava spesso la casa dei suoi ad Amer, un privilegio solitamente negato alle consorti, ad esempio, quando suo fratello Bhopat morì durante la battaglia di Sarnal, Mariam tornò a vivere coi genitori fino alla fine del lutto. L'influenza dei Rajput raggiunse l'apice durante il regno di Akbar, ma dipendeva esclusivamente dalla posizione di Mariam: quando lei, dopo la morte del marito nel 1605, si ritirò a vita privata, i Rajput persero la maggior parte del loro potere, senza più riconquistarlo.
Dopo il matrimonio, a Mariam non fu richiesto di convertirsi all'Islam e le fu permesso mantenere la propria religione; p.136. Particolarmente devota a Krishna e Shiva, Akbar commissionò per lei due templi, uno all'interno del palazzo imperiale e uno, il tempio di Nilkanth, a Madhya Pradesh, che fondeva caratteristiche architettoniche indù e islamiche e il cui Palazzo annesso divenne il rifugio preferito dell'imperatore Jahangir. Pare inoltre che, occasionalmente, Akbar si unisse alla consorte nella celebrazione della Pooja. Oltre alla religione, Mariam mantenne anche altri aspetti della sua cultura, ad esempio l'abbigliamento, che, sebbene giudicato eccessivamente ricco e sensuale dato l'uso di tessuti trasparenti e profusioni di gioielli massicci e preziosi, in pochi anni si diffuse a tutta la corte.
Il 19 ottobre 1564, ad Agra, Mariam partorì due gemelli maschi, Hassan e Hussain, i primi eredi dell'imperatore. Akbar, che aveva raggiunto la consorte dieci giorni prima per presenziare alla nascita, ordinò grandi festeggiamenti e la onorò col nome di Wali Nimat Begum. Purtroppo, entrambi i neonati morirono entro due settimane. Per consolare Mariam, Akbar la portò con sé in campagna e cercò il consiglio di Salim Chisti, un noto santone di Fatehpur Sikri, che predisse ad Akbar la successiva nascita di tre maschi sani che sarebbero vissuti fino a tarda età.
Tuttavia, negli anni seguenti nessuna delle consorti di Akbar rimase incinta, tanto che lui e Mariam si recarono in pellegrinaggio a Ajmer Sharif Dargah per pregare per un erede, percorrendo il cammino a piedi nudi; p.189. Finalmente, alla fine del 1568, Mariam rimase nuovamente incinta. L'intera corte si augurava che il bambino fosse il primo dei tre figli promessi, e durante la gravidanza venne presa ogni precauzione. Nell'ultimo trimestre, Mariam fu mandata a risiedere nel palazzo di Rang Mahal a Fatehpur Sikri, così che potesse beneficiare della vicinanza di Salim Chisti. In più, quando durante una caccia al ghepardo il bambino smise bruscamente di scalciare nella pancia di sua madre, Akbar fece voto solenne di non cacciare più giaguari di venerdì, giorno sacro all'Islam, in cambio della salute del bambino. Sia Akbar che Jahangir mantennero il voto per tutta la vita.
Infine, il 31 agosto 1569, a Sikri, Mariam partorì un maschio che venne chiamato Salim, in onore del santone. Akbar ne celebrò la nascita con sette giorni di festa e rilasciando tutti i prigionieri della città. Akbar avrebbe voluto vedere il figlio immediatamente, ma gli astrologi di corte lo convinsero a rispettare la tradizione dell'Hindustan, che prevedeva che il padre vedesse il figlio solo dopo quaranta giorni. Al quarantunesimo, Akbar onorò la consorte con gioielli d'oro e il titolo di Mariam-uz-Zamani, mentre concesse ai suoi parenti vesti d'oro di valore inferiore solo a quelle dei membri della famiglia imperiale.
Sembra che Mariam non ebbe altri figli biologici, ma Akbar in seguito le affidò due dei figli che generò dalle sue concubine, Daniyal Mirza (nato nel 1572) e Firoze Khanum (nata nel 1575).
Con la nascita dell'erede, il potere e l'influenza di Mariam crebbero in maniera significativa. Descritta come una donna amabile e intelligente, ma anche vivace, carismatica, avventurosa e con una passione per l'ignoto, si guadagnò l'affetto del popolo, sia mussulmano che indù, grazie alle sue doti e alla sua munificenza, che si manifestava tramite grandi elargizioni di elemosine a ogni festa; pp. 150, 177; p.59 - ; p.159. Era una delle poche donne autorizzate a parlare riguardo alle questioni di corte, e l'unica che osasse contraddire Akbar in pubblico: in un'occasione, quando l'ordine di Akbar di indagare sull'omicidio di un bramino da parte di un cortigiano mussulmano fu disatteso, Mariam lo rimproverò in pubblico per la sua mancanza di reazione.