Menaechmi (Menecmi o I due Menecmi) è una commedia di Plauto scritta verso la fine del III secolo a.C. Il nome deriva da quello dei due personaggi principali, nonché fratelli gemelli. La commedia, in apparenza movimentatissima, tratta di un evento molto semplice: lo smarrimento e rapimento di Menecmo I e le peripezie che consentono ai due gemelli di incontrarsi di nuovo e tornare insieme in patria. Attorno all'omonimia e alla straordinaria somiglianza tra i due fratelli viene costruito da Plauto il prototipo della commedia degli equivoci, simile per genere all'Anfitrione e alle Bacchidi: la comparsa di Menecmo II, che non ha mai smesso di cercare il fratello, a Epidamno, dove Menecmo I si è creato la sua nuova vita, scatena un susseguirsi di situazioni confusionali, comiche per necessità.
Trama Prologo (vv. 1-76) Il prologo è forse recitato da Messenione, servo di Menecmo II, il quale espone al pubblico «tutti i particolari della faccenda»Edizione di riferimento: Plauto. I Grandi Classici Latini e Greci, [Fabbri Editori] Testo originale a fronte. Introduzione e note di Cesare Questa. Traduzione di Mario Scandola., ovvero tutte le vicende da conoscere prima di addentrarsi nella commedia. Si tratta della storia di due gemelli. Quando erano fanciulli il loro padre, un mercante di Siracusa, aveva deciso di portare con sé uno dei due gemelli al mercato di Taranto: nella ressa, il bambino si era smarrito, ma era stato ritrovato da un uomo originario di Epidamno che lo aveva adottato come figlio legittimo. Il padre del bambino smarrito si ammalò e morì in pochi giorni per il dolore. Fu così che il nonno decise di dare all'altro gemello il nome del bambino disperso, Menecmo. Menecmo II (così lo chiamiamo per distinguerlo da quello che si era perso nella ressa del mercato) una volta diventato adulto intraprende incessanti ricerche per trovare il fratello, finché non giunge a Epidamno con il servo Messenione.
Personaggi presenti sulla scena Mosco il nonno dei gemelli
Atto I (vv. 77-225) Il primo atto si apre con la presentazione di Spazzola (Scopetta) agli spettatori. Egli spiega, con frasi tipiche del suo personaggio, il motivo (la sua golosità) per cui si chiama così (è detto Spazzola per il modo in cui ripulisce la tavola soprattutto nei ricchi banchetti, degni delle feste di Cerere, offerti dalla liberalità di Menecmo I) e di essere il parassita dello stesso Menecmo I. Dopo aver atteso impazientemente la venuta del suo padrone, che stava litigando pesantemente con sua moglie per l’eccessiva severità di lei, Spazzola lo incontra e, prima di recarsi da Erozia, gli promette che non dirà nulla di quello che accadrà al banchetto, pena la rimozione di un occhio. Menecmo I approfitta volentieri della sua compagnia e cede a Erozia un pregiato mantello da 4 mine, sottratto in precedenza alla moglie, che gli stava bene addosso e lo faceva assomigliare all’aquila che rapisce Ganimede. In attesa del pranzo a base di animella di porco, lardo e testa di maiale imbandito dalla cortigiana, Menecmo I, seguito dal parassita, si reca nel foro a sbrigare una faccenda. Nello stesso tempo Erozia dà disposizioni al suo cuoco, Cilindro, inviandolo al mercato con 3 nummi per comprare il cibo per 3 persone (il parassita viene detto scherzosamente che ne vale 8)
Personaggi presenti sulla scena Spazzola Menecmo I Erozia Cilindro
Atto II (vv. 226-445) L’atto inizia con la presentazione di Menecmo II (in origine Sosicle) e del suo schiavo Messenione, appena giunti ad Epidamno. Terminate le spese al foro, Cilindro incontra Menecmo II, appena sceso dalla nave alla ricerca del fratello (atto che dura da 6 anni lungo tutta la penisola italiana) e, naturalmente, lo scambia per Menecmo I (1º equivoco). Lo straniero rimane sconcertato, ordina al cuoco di prendere un nummo ed immolare un maiale sacrificale vista la sua pazzia (infatti, scambiandolo per Menecmo I, Cilindro gli dice che il pranzo è pronto) e chiede spiegazioni al suo schiavo Messenione, il quale lo mette in avviso, definendo Epidamno «città dei truffatori da cui nessuno esce senza danno». Pensano, dunque, che si tratti del raggiro di qualche cortigiana che manda i suoi servi al porto. Ma ecco che appare Erozia e vede Menecmo II, davanti alla sua casa. Lo invita così a entrare scambiandolo per il suo amante, tornato in anticipo dal foro (2º equivoco). Menecmo II, inizialmente riluttante, accetta l'invito della donna e il compito di portare dal sarto il mantello a lei donato, mentre il suo servo si dirige alla locanda, preoccupato che la meretrice possa portare via ogni bene al suo padrone.
Personaggi presenti sulla scena Erozia Menecmo II Messenione Cilindro
Atto III (vv. 446-558) Menecmo II esce, soddisfatto e con il mantello (che non ha intenzione di restituirle), dalla casa di Erozia. Spazzola, intanto, tornato dal foro, credendo di vedere il suo padrone (3º equivoco), si arrabbia accanitamente con lui, accusandolo di averlo abbandonato all’assemblea ed escluso dalla possibilità di "spazzolare" il pranzo che Erozia aveva promesso. Per vendicarsi, Spazzola decide di svelare tutte le malefatte del marito alla moglie. A Menecmo II viene dato anche un bracciale d’oro, che in precedenza Menecmo aveva rubato alla moglie per donarlo a lei, e a cui Erozia vuole fare aggiungere un’oncia d’oro per rinnovarlo.
Personaggi presenti sulla scena Spazzola Menecmo II schiava di Erozia
Atto IV (vv. 559-700) L’offesa moglie di Menecmo, udite da Spazzola (e di nascosto da Menecmo, che si rimproverava di essere andato al foro ed era soddisfatto di avere rubato il mantello a sua moglie e averlo dato ad Erozia) le azioni spregevoli del marito e di Menecmo II (che aveva insultato Spazzola con indosso una corona di fiori lasciata vicino alla casa dell’amante), caccia di casa lo sposo finché non le riporterà il mantello. Menecmo I decide allora di trovare alloggio a casa di Erozia, ma anche costei lo caccia in malo modo quando egli le chiede la restituzione del mantello, ormai nelle mani del gemello dopo essere stato oggetto di mille peripezie, insieme al braccialetto.
Personaggi presenti sulla scena
Menecmo I Menecmo II Erozia moglie di Menecmo I
Atto V (vv. 701-1162) Menecmo II incontra la moglie di suo fratello (4º equivoco), che lo rimprovera e chiede al suo servo Decio di portare da lei suo padre. Il vecchio, che inizialmente dava ragione al genero, prende le difese dalla figlia quando Menecmo II insiste a negare di esserne il marito. Per sottrarsi a una situazione che si fa sempre più ingarbugliata, Menecmo II inizia a fingersi pazzo, immaginando di parlare con Apollo, il quale gli consiglia di picchiare la cognata e uccidere il vecchio schiacciandolo con una quadriga. Sentite queste parole, il vecchio va a chiamare un medico, a cui chiede una diagnosi del matto. Nel frattempo. sopraggiunge Menecmo I, viene scambiato per il fratello gemello e interrogato dal medico: non comprendendo gli avvenimenti, Menecmo I viene ritenuto pazzo. Il medico gli consiglia una cura a base di elleboro (una pianta medicinale che si prescriveva per curare la pazzia), ma Menecmo I rifiuta, insulta il medico e viene portato via a forza da 4 persone (5º equivoco). Messenione vede catturare colui che crede il suo padrone e lo soccorre prontamente, togliendolo dalle mani degli schiavi fustigatori: Menecmo I, riconoscente, gli promette la libertà e Messenione, a sua volta, gli promette di riportargli il prima possibile la borsa coi soldi e le valigie, che Menecmo II gli aveva affidato prima di entrare per la prima volta in casa di Erozia (6º equivoco). Il servo incontra poi Menecmo II (7º equivoco), che lo rimprovera per non essersi presentato da lui e nega di averlo affrancato. A questo punto, Menecmo I compare in scena e i due gemelli si ritrovano l'uno di fronte all'altro. Messenione capisce e, ponendo a entrambi una serie di domande - il nome del loro padre, ovvero Mosco, la città natale, Siracusa, il ricordo più antico che avevano, ovvero il giorno della fiera di Taranto dove si era perso Menecmo I, quando aveva appena 7 anni - riesce a dimostrare che Menecmo I è il fratello gemello che Menecmo II va cercando da tanto tempo. I due gemelli riescono finalmente a ricongiungersi e Messenione viene liberato. Menecmo I decide di tornare a Siracusa col fratello, ma, prima di farvi ritorno, decide di mettere all'asta - che verrà affidata a Messenione e dovrà tenersi di lì a 7 giorni - tutti i suoi beni, moglie compresa. Messenione bandisce l'asta e sarcasticamente afferma che dalla vendita si ricaveranno a stento 50 sesterzi. Sul bando d'asta di Messenione la commedia si chiude
Personaggi presenti sulla scena
Menecmo I moglie di Menecmo I Messenione
Esame dei personaggi in ordine di importanza Personaggi Presenza sulla scena Menecmo I Proemio. Atto I, scena 2: dialogo con Spazzola. Atto I, scena 3: dialogo Spazzola e Erozia. Atto IV, scena 2: dialogo con Spazzola e sua moglie. Atto IV, scena 3: dialogo con Erozia. Atto V, scena 6: dialogo con schiavi, il Vecchio e Messenione. Atto V, scena 8: dialogo Messenione e Menecmo II. Menecmo II Proemio. Atto II, scene 1-3: dialoghi con Messenione Erozia e Cilindro. Atto II, scene 2-3: dialoghi con la Schiava e Spazzola. Atto V, scene 1-3: dialoghi con il Vecchio e la Matrona. Atto V, scena 5: Monologo. Atto V, scena 8: dialogo con Menecmo I e Messenione. Spazzola Presente in tutto il primo atto: inizialmente con un monologo poi nei dialoghi con Menecmo I ed Erozia. Atto III, scene 1-2: dialogo con Menecmo II. Atto IV, scene 1-2: dialogo con la Matrona e Menecmo I. Messenione Atto II, scena 1: dialogo con Menecmo II. Atto II, scena 2: dialogo con Cilindro e Menecmo II. Atto V, scena 5: (monologo). Atto V, scena 8: dialogo con i due gemelli. Erozia Atto I, scena 3: dialogo con Spazzola e Menecmo I. Atto I, scena 4: dialogo con Cilindro. Atto II, scena 3: dialogo con Menecmo II e Messenione. Atto IV, scena 3: dialogo con Menecmo I. Matrona Atto IV, scena 1: dialogo con Spazzola. Atto IV, scena 2: dialogo con Menecmo I e Spazzola. Atto V, scena 1: dialogo con Menecmo II. Atto V, scena 2: dialogo con Menecmo II e il Vecchio. Cilindro Atto I, scena 4: dialogo con Erozia. Atto II, scena 2: dialogo con Menecmo II. Schiava Atto III, scena 3: dialogo con Menecmo II. VecchioÈ il padre della moglie di Menecmo I. Atto V, presente nella gran parte dell'atto, al soccorso della figlia. Medico Atto V, scene 4 e 5: dialoghi con il Vecchio e con i gemelli. Mosco Menzionato solo nel proemio. Nonno dei gemelli Menzionato solo nel proemio. EpidammoEpidammo è il mercante che a Taranto rapisce il piccolo Menecmo. Menzionato solo nel proemio.
I personaggi della commedia Nei Menecmi è facile individuare alcuni dei caratteri utilizzati più frequentemente da Plauto nelle sue opere pervenuteciBen sedici commedie su venti presentano la medesima struttura fondamentale della trama e dei personaggi utilizzati. Per un approfondimento sui caratteri generali dei personaggi plautini, si veda Garbarino G., Spazi e prospettive della letteratura latina, pagg. 35-36. Paravia, Torino 2001.. I caratteri riscontrati sono: il vecchio (in latino senex): generalmente tirchio, avaro e in conflitto con il figlio. Nella commedia ben si presta alla figura del suocero di Menecmo I. Prenderà le difese della figlia una volta venuto al corrente del tradimento subito: non per una questione morale, ma perché è stata derubata dei suoi averi. il servo (in latino servus): sia egli astuto o sciocco, è sempre alle dipendenze del padrone. Messenione rappresenta il caso limite per le commedie plautine: egli è realmente fedele al suo padrone, è saggio e ritiene che questo sia l'unico modo per poter guadagnarsi, un giorno, la libertà. la cortigiana (in latino meretrix): la donna maliziosa di cui i giovani protagonisti si innamorano. Nel caso dei Menecmi ella è incarnata nel personaggio di Erozia.