La mistica, e i relativi termini misticismo e misticità (che formalizzano la mistica in dottrine e pratiche), indicano quel sentimento di contemplazione, venerazione o adorazione della dimensione del sacro o della divinità, implicandone un'esperienza diretta al di là del pensiero logico-discorsivo. Questa condizione di intensa partecipazione al divino può interessare i sensi del corpo, o soltanto la sua parte immateriale e trascendente (talora chiamata anima), in forma sovra-razionale o persino irrazionale, dando luogo anche a stati vicini all'incoscienza (come la trance medianica), culminando infine con l'estasi.
Come il credo spirituale e la pratica religiosa al quale sono collegate, resta oggettivamente difficile proporre una definizione sintetica e onnicomprensiva delle possibili esperienze mistiche, così come delle relative condizioni in grado di determinarle o predisporle.
L'esperienza mistica è in genere ritenuta possibile soltanto col necessario intervento di Dio, angeli, demoni, o di una qualche entità non umana o soprannaturale; alcune dottrine professano tuttavia che il singolo essere umano possa giungervi da solo mediante un cammino di ascesi, ed un sufficiente potenziamento delle proprie conoscenze e capacità magiche.
Etimologia e storia del significato
L'italiano "mistico" deriva dal latino mystĭcus,Il sostantivo femminile "mistica" è entrato nella lingua italiana nel XVII secolo, derivando dall'aggettivo, sempre italiano, "mistico", questo entrato nella lingua italiana nel XIV secolo. Il sostantivo maschile "misticismo" entra invece nella lingua italiana solo nel XIX secolo. derivante a sua volta dal greco antico mystikós (μυστικός) usato per indicare i misteri propri dei culti iniziatici, dato che mýstēs (μύστης) significava appunto «iniziato».Il termine mýstēs (μύστης) deriva infatti da mýo (μύω, "celare"), questo dall'atto di socchiudere gli occhi, come le labbra e gli occhi dei partecipanti ai misteri di Eleusi. Sull'etimologia di quest'ultimo termine e sulla sua correlazione con μύστης, nota Pierre Chantraine:
"Mistero"Derivante dal termine latino mystērĭum con analogo significato, e a sua volta dal greco antico mystḕrion (μυστήριον). indicava dunque una cerimonia sacra di carattere segreto, passando poi a significare in italiano ciò che sfugge alle normali possibilità di conoscenza, ciò che è "enigmatico" o appunto "segreto".
L'etimologia di «mistico» attiene dunque alle antiche iniziazioni (in latino initiatio), ed ai termini greci mystikós, mystḕrion, mýstēs che nell'ambito delle religioni misteriche ineriscono alle relative "iniziazioni" cultuali, e alla loro concomitante "segretezza", ma il suo espresso riferimento alla contemplazione del "divino" lo si deve per la prima volta alla lettura che ne dà Plotino:
La categoria concettuale della mistica, sebbene preparata dagli antichi culti iniziatici, passa dunque in ambito neoplatonico a indicare l'avviamento alla contemplazione dell'Assoluto, da cui deriva la sua associazione con la pratica del silenzio, cioè l'apofatismo tipico della teologia negativa.«La categoria della mistica nasce con l'applicazione di tale osservanza alla contemplazione dell'Assoluto neoplatonico, l'Uno inaccessibile. Già il filosofo Plotino (204-270) richiama alla disciplina misterica del silenzio [...]. I maestri a lui successivi seguono le sue orme, tratteggiando liter contemplativo sulla falsariga della prima ipotesi del Parmenide platonico, mentre estendono la terminologia relativa ai misteri a diversi risvolti della dottrina da essi insegnata e alle sue fonti: oltre a Platone, Pitagora, gli Oracoli caldaici e gli scritti orfici. Ciò riflette un clima culturale e cultuale largamente diffuso, in cui un alto numero di esperienze religiose e soteriologiche di matrice orientale si appropria dell'etichetta di "misteri", in origine usata per cerimonie elleniche. Lo stesso Paolo se ne serve per la propria fede, e i padri orientali lo seguono, applicando l'aggettivo "mistico" a una serie di referenti prettamente rituali» (Mario Piantelli, Mistica in "Dizionario delle religioni". Torino, Einaudi, p. 490).
Analogamente Paolo di Tarso, che pure precede Plotino, e così i primi cristiani, si appropriano dei termini misterici riferendoli al loro nuovo culto: «Ognuno ci consideri come servi di Cristo e amministratori dei misteri di Dio».«Οὕτως ἡμᾶς λογιζέσθω ἄνθρωπος ὡς ὑπηρέτας Χριστοῦ καὶ οἰκονόμους μυστηρίων Θεοῦ» (Paolo di Tarso, Prima lettera ai Corinzi, 4,1). Si pensi anche, sempre in ambito proto-cristiano, all'accezione che il termine mystikós riserva alla verità rivelata sottintesa nel significato letterale delle Scritture e quindi non ancora nel comune significato di particolare relazione con il divino:
Il primo autore che utilizza i termini relativi alla "mistica" in un senso puramente "spirituale" (avulso dai significati misterici precedenti)Mario Piantelli, Mistica in "Dizionario delle religioni", Torino, Einaudi, p. 490. è Dionigi l'Areopagita, vissuto nel V-VI secolo, ritenuto uno scrittore cristianoSu questo autore, che nei suoi scritti indica sé stesso come contemporaneo di Paolo di Tarso, esistono numerose problematicità. Mentre Massimo il Confessore, Scoto Eriugena, Alberto Magno, Tommaso d'Aquino e Nicola Cusano gli offrono credibilità considerandolo, tra l'altro, Theologorum Maximus, a partire dal Rinascimento si è certi che le opere del Corpus Dionysiacum non siano altro che degli pseudoepigrafi redatti secoli dopo la data del I secolo attestata dagli stessi. Recentemente uno studio di Carlo Maria Mazzucchi (cfr. Dionigi Areopagita, Tutte le opere, Milano, Bompiani, 2010, pp. 707-762), sostiene l'ipotesi che dietro il nome di Dionigi l'Areopagita si celi l'ultimo scolarca di Atene, il "pagano" Damascio, intenzionato a trasferire nelle teologie cristiane ormai dominanti i contenuti propri delle teologie neoplatoniche "pagane". Giovanni Reale non segue ma la prende in seria considerazione (cfr. Introduzione a Dionigi Areopagita, Tutte le opere, Milano, Bompiani, 2010, pp. 9 e sgg.). e autore della Teologia mistica (Περὶ μυστικῆς θεολογίας), il quale presenta quelle nozioni proprie del tardo neoplatonismo in un linguaggio cristiano: Il trasferimento dei lemmi riguardanti la mistica, riferiti al "divino", dall'alveo neoplatonico pagano a quello cristiano operato da Dionigi l'Areopagita, il quale l'addita come vertice della teologia in quanto consente di giungere all'Assoluto, ovvero al Dio trinitario, per mezzo di paradossi che intendono superare i limiti del pensiero logico-discorsivo, sarà ampiamente ereditato dalle Chiese cristiane greche e orientaliMario Piantelli, p. 490.
Questa separazione dall'antico contesto esoterico proseguirà nel Medioevo, in cui il misticismo neoplatonico riformulato da Agostino divenne una prerogativa soprattutto della scuola francescana di San Bonaventura, basata sulla superiorità dell'intuizione sulla razionalità, e in Germania della mistica renano-fiamminga di Johannes Eckhart. Il teologo Jean de Gerson (1363-1429), cancelliere della Sorbona, definì, nel XV secolo, la teologia mistica come «una conoscenza sperimentale di Dio, ottenuta abbracciando l'amore unitivo».
Mistica e religione
In tutte le grandi religioni del mondo si rinvengono correnti mistiche. Fondate sulla ricerca personale e sul contatto diretto col divino, come ad esempio nel pietismo, tali correnti possono talora apparire sovversive ed in contrasto con le istituzioni delle Chiese, e se da un lato queste ultime potevano a volte reprimere o guardare con sospetto ai movimenti estremistici od ai singoli esponenti di una teologia ritenuta "eretica", è vero anche che tutte le Chiese hanno eletto mistici come i massimi esempi della propria fedeGershom Scholem, Le grandi correnti della mistica ebraica Milano, 1965.
Come scrive Giordano Berti nel Dizionario dei Mistici,Giordano Berti, Dizionario dei Mistici, Milano, Vallardi, 1999, p. 7. «ogni religione è in grado di offrire diverse strade mistiche, che possono assumere toni estremi, persino aberranti, ma che corrispondono evidentemente a una necessità interiore» (si pensi solo alle penitenze cui si sottopongono certi monaci medioevali, alle torture sciamaniche, ai prolungati digiuni degli asceti induisti e jainisti). La mistica dunque può essere al tempo stesso un fattore di contatto oppure di netto distacco fra le diverse religioni proprio perché è relativa a differenti bisogni spirituali, in parte innati e in parte indotti dalle culture e dalle tradizioni locali.
Comune alle varie esperienze mistiche è l'estasi, uno stato di beatitudine che giunge dopo una progressiva separazione sia dalla conoscenza sensibile sia da quella razionale, fino alla perdita dell'"io" che, trasumanandosi o annichilendosi, si identifica nel "tutto", venendo rapito in Dio o nell'anima del cosmo (indiamento). Secondo alcuni mistici l'estasi può essere anche raggiunta spontaneamente, improvvisamente e senza cause apparenti. Gli episodi di estasi spontanea sono le apparizioni ai semplici pastorelli come i momenti fondanti nel percorso di un grande maestro o, addirittura, di una religione.
Terra di mistici è poi in particolare l'India, culla di svariate esperienze spirituali connotate da contemplazione estatica e devozione interiore, tra cui quella di Adi Shankara, fondatore dellaAdvaita Vedānta. Riguardo la genesi della spiritualità mistica, in ambito antropologico sono state distinte tre fasi dello sviluppo di una religione: Il primo stadio è quello primitivo, nel cui contesto Levy-Bruhl parla di "partecipazione mistica", dove il divino è semplicemente presente ovunque, nelle piante, nei fiumi, nella terra, in cielo, negli animali, in ogni cosa e non vi sono distinzioni nella coscienza umana. Il secondo stadio è il momento creativo, a seguito di una rottura con lo stato primordiale, per cui diventa necessaria una ricomposizione, e nella quale le energie sono rivolte allo sviluppo dei temi e dei miti relativi: la mistica non ha un ruolo in questa fase perché le energie sono dedicate alla costruzione. Quando però una religione ha raggiunto ormai un impianto consolidato, una diffusione ed una istituzionalizzazione con gerarchie e riti, in quel momento si sente il distacco dal contatto originale con il divino e lo si ricerca di nuovo, per colmare il baratro che si è venuto a creare. E si sviluppano le mistiche.
I mistici possono avere comportamenti semplicemente anticonformisti o estremi. Nei primi secoli del cristianesimo gli stiliti vivevano sulle colonne una vita di digiuno e di preghiera, mentre i maestri zen impartivano insegnamenti con azioni che sfidavano apparentemente ogni logica. Nel cristianesimo fin dai primi tempi si ritrovano correnti mistiche, alcune integrate e altre osteggiate come eretiche, come lo gnosticismo in Asia minore, ed in Egitto i Padri del deserto. Nell'Ortodossia sono ammesse forme di ricerca mistica come l'esicasmo. In ambito cattolico, tra le personalità mistiche si possono ricordare Ildegarda di Bingen, Meister Eckhart, Teresa d'Avila, Giovanni della Croce, in quello protestante Jakob Böhme; ma la mistica non disdegna gli umili, per esempio la piccola Bernadetta di Lourdes. San Tommaso d'Aquino, la cui opera non è certo di stampo mistico, pure sembra avere vissuto alcune intense esperienze mistiche verso la fine della sua vitaBiografia di San Tommaso su santiebeati.it riportate anche nel famoso inno Adoro te devote. Nel 1900 si è sviluppata in Italia una corrente mistica all'interno del movimento pentecostale guidata da Domenico Zaccardi. Nell'ebraismo, la cabala è la corrente esoterica che affonda le radici negli stessi luoghi e negli stessi tempi della formazione delle correnti mistiche cristiane ma si sviluppa vigorosamente dal X secolo in poi (Abramo Abulafia), vi è poi cassidismo nato in Polonia nel XVIII secolo e l'anomalo movimento del sabbatianesimo di Sabbatai Zevi nel XVII secolo.