Lizzano (Lizzanu in dialetto salentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Taranto in Puglia.

È situata a oriente del capoluogo da cui dista 25 km circa. Si trova nel Salento, sul margine meridionale delle Murge tarantine, dove queste, attraverso la serra di Roccaforzata e San Crispieri e le Serre di Lizzano e della Marina, scendono digradando verso il mar Ionio, dove c'è la località turistica Marina di Lizzano e la zona umida della palude Mascia. Il clima è mediterraneo, le temperature miti, anche nel periodo invernale. Il comune fa parte dell'associazione nazionale "Città del vino", fa parte del GAL "Terre del Primitivo", della strada del vino "Primitivo di Manduria e Lizzano DOC", del consorzio "Grande Salento" e dell'Unione di comuni "Terre del Mare e del Sole". Per dialetto, cultura e tradizioni, Lizzano è a pieno titolo una cittadina salentina..

Geografia fisica

La cittadina di Lizzano, si trova in un territorio pressoché pianeggiante. L'altitudine e varia da un minimo di 0 m s.l.m., in prossimità della marina e della linea di costa, ed una massima di 97 m s.l.m. in prossimità delle serre di Lizzano. La casa comunale è posta ad un'altezza di 42 m.s.l.m. La Marina di Lizzano dista dal centro abitato 6 km. Confina a nord con il comune di Fragagnano, distante 4,5 km, a est con i comuni di Sava, distante 10 km e Torricella, distante 6 km, a sud con il Mar Jonio, distante 6 km, a ovest con l'isola amministrativa del comune di Taranto.

Il litorale, prevalentemente sabbioso e caratterizzato da una fine sabbia bianca, è contraddistinto da un sistema dunale e retrodunale ricchi di vegetazione con la tipica presenza della macchia mediterranea. Il paesaggio agrario è caratterizzato da uliveti, colture arboree miste, ficheti e mandorleti, seminativi e soprattutto vigneti. La vegetazione spontanea e la macchia mediterranea occupano le zone più alte e rocciose. Le campagne, ricche di testimonianze rivenienti dal periodo neolitico, si caratterizzano per la presenza di moltissimi muretti a secco, di specchie, di circa 23 masserie e dei tipici trulli salentini, monumenti della civiltà contadina. Il trullo (Truddu/Tródduri, in dialetto lizzanese), è una costruzione realizzata con le pietre tolte dal terreno roccioso per renderlo coltivabile. Tali costruzioni venivano costruite interamente a secco ed utilizzate come rifugio per animali, attrezzi e persone.

Idrografia Nel territorio comunale è presente un corso d'acqua a carattere prevalentemente torrentizio e stagionale, chiamato fiume Ostone (lu Stoni in dialetto). L'area intorno ad esso è molto interessante sia sotto il profilo ambientale (flora e fauna) e sia sotto il profilo storico. Infatti lungo il suo corso, trovano il loro habitat naturale molte specie animali come (rane, rospi ecc.), pesci (specialmente anguille) e molti volatili (Upupa, Germano Reale, Gazza Ladra, Fagiano, Civetta e molti altri). Anche la vegetazione è molto ricca. Lungo tutto il corso del fiume permane un fitto canneto e molte altre specie vegetali.

Sotto il profilo storico il fiume è molto importante perché sulle sue sponde, ed in particolare vicino al mare, sono stati rinvenuti nel tempo enormi quantitativi di reperti archeologici (vasellame, oro, ceramiche, pietre lavorate, tempietti votivi, necropoli, ossa, monumenti negalitici) risalenti all'età del bronzo, all'età magno-greca e interi villaggi risalenti al Neolitico tra cui il più importante, presso Bagnàra, possiede una notevole cinta difensiva. A nord di Lizzano il fiume viene inglobato in una gravina naturale sulle cui pareti rocciose insistono alcuni insediamenti grottiferi risalenti al periodo bizantino ed utilizzati come rifugio durante le scorribande saracene e come nascondiglio durante il fenomeno del brigantaggio risorgimentale. Successivamente con la stagione delle bonifiche di fine ottocento, il fiume Ostone è servito a prosciugare la Palude Rotonda nei pressi di San Crispieri mediante il canale "dei Cupi", affluente artificiale del fiume. Le sorgenti che fino a pochi anni fa alimentavano naturalmente l'Ostone, sono state obliterate artificialmente a causa della smodata diffusione di pozzi artesiani.

Sismicità Nel corso della storia, l'unico evento sismico di rilevanza avvenne il 20 febbraio 1743, avvertito in tutto il Salento. Il sisma, del nono grado della scala Mercalli, distrusse le vicine città di Francavilla Fontana e Nardò provocando anche morti e feriti. Questo evento, per ciò che riguarda Lizzano, è documentato da alcuni scritti dell'epoca attualmente custoditi in archivio di stato. In questi documenti si racconta di come la scossa di terremoto fu forte e di come la gente ebbe paura a seguito dei crolli avvenuti in paese ove anche il palazzo marchesale subì dei danni statici e si inclinò..

Clima Classificazione climatica: zona C, 1.004 GG. Lizzano presenta clima mediterraneo. La vicinanza del mare mitiga gli inverni, quando le temperature scendono raramente sotto lo zero e le perturbazioni nevose sono rare. L'ultima nevicata abbondante è avvenuta il 30 e 31 dicembre 2014 quando caddero circa 10 cm di neve. In estate la temperatura, supera facilmente anche i 40 gradi. Soprattutto negli ultimi anni, sono frequenti temporali violenti e trombe d'aria. Nella tabella seguente, le temperature medie annuali:

Origini del nome L'origine del nome Lizzano è incerta: alcuni affermano che derivi da "lizza", steccato nel quale, durante il Medioevo, scendevano i cavalieri per combattere, altri fanno derivare la parola da "leccio", pianta della famiglia delle querce di cui la zona era ricca. Il nome potrebbe derivare molto probabilmente da Lecce, oppure dal latino Licyanum.

Storia

Non esistono molte notizie riguardo alla storia di Lizzano. Certo è che il "pagus", il rione di case umili di campagna di Lizzano, risale a prima del mille. Non è possibile precisare date, come non è facile indicare a quale colonia appartenessero i primi abitanti del pagus Lizzanese, benché si creda a quella romana o greca.

Il paleolitico Le prime presenze umane nel territorio lizzanese possono già attestati al paleolitico. Le campagne di scavo condotte dall Università di Ferrara, in collaborazione con il Museo di storia naturale di Milano, il museo civico di Lizzano e la soprintendenza archeologica di Taranto, Brindisi e Lecce, hanno portato alla luce un ambiente frequentato già 40.000 anni fa dall'uomo di Neanderthal, all'interno del complesso della Grotta di Sant'Angelo, ai piedi delle Murge tarantine, a 2 km a nord-ovest dell'abitato. All'interno della grotta sono stati rinvenuti diversi ambienti riferiti alla vita quotidiana di queste presenze umane oltre ad un grossa quantità di reperti e utensili destinati all' alimentazione e alla caccia, alcuni dei quali costituiti in materiale vulcanico proveniente da Lipari. Il sito di Grotta Sant'Angelo è divenuto uno dei più grandi ed importanti luoghi di studio e scavo, riferiti al paleolitico, di tutta l'area meridionale. Le campagne di studio sono ancora in corso e necessiteranno di alcuni anni affinché si possa fare piena luce sulla cronologia frequentativa dell'area. Estremamente notevoli e ricchi anche i reperti e i rinvenimenti di epoca Neolitica.

Il neolitico Atre presenze in questo territorio, si ebbero certamente già nel periodo del Neolitico. Precisamente, in località "Bagnàra" e "San Cassiano" sono stati rinvenuti, dopo alcuni scavi, resti di insediamenti e villaggi capannicoli riguardanti l'età neolitica. Nelle stesse zone, poi, sono stati ritrovati numerosi arnesi e attrezzi di quell'epoca in pietra e in selce così come nel primo tratto del "canale dei Cupi", nelle grotte che si trovano sui lati della piccola gravina.

L'età greco-romana

Oltre le colonie greche, presenti già nel territorio salentino e, in particolare nel tarantino, anche quelle Romane prendevano possesso di queste terre. Nell'anno 206 a.C. fu condotta la colonia Neptunia. Ai tempi di Verone e di Vespasiano altre colonie furono condotte nella Provincia di Taranto. Ai Coloni venivano assegnati degli appezzamenti di terra di 200 yugeri. Di qui sorse la necessità delle casette per i contadini. Così sensibilmente i casolari si raggruppavano e formavano i villaggi. Queste popolazioni, lavorando i campi e rendendoli produttivi diffondevano il benessere in tutta la provincia, aprivano strade, che solcavano tutto l'agro Tarantino, delle quali una conduceva ad Oria, per arrivare alla Via Appia di Brindisi, l'altra direttamente a Taranto e ai villaggi limitrofi.

Il periodo bizantino, e le invasioni longobarde Tramontato l'Impero romano, i Barbari, come un torrente devastatore, invasero tutta l'Italia. Nonostante l’espansione di Totila arrivó fino alle terre salentine, i generali bizantini Belisario prima e poi, nel 555 Narsete, riconquistarono queste regioni in nome dell’Impero romano d’Oriente. Tuttavia nel 568 i Longobardi occuparono Taranto e Brindisi. I bizantini si accordarono con i longobardi alzando un muraglione che segnava il confine tra la foresta tarantina e il marchesato di Oria. Il territorio lizzanese, ora, si trovava sotto il controllo dei longobardi. La pace, però, fu breve. Nel 717 i bizantini, guidati da Leone Isaurico tentarono di rioccupare queste terre. Anche i Saraceni invasero questo lembo d'Italia, distruggendo Oria, Manduria e i villaggi limitrofi fino ad arrivare a Taranto che venne distrutta. Dopo i Saraceni, si scatenarono su queste terre gli Schiavoni e gli Ungari che distrussero tutti i villaggi, dal litorale all'entroterra. L'eccidio e le distruzioni proseguirono dal 924 al 962, fino alla comparsa dell'imperatore Niceforo Foca.

Gli insediamenti religiosi Basiliani I ricordi della permanenza di questi religiosi a Lizzano, si riscontrano nella "valle dei Cupi" prima e nella cripta-monastero dell'Annunziata dopo. I religiosi Basiliani, già presenti da molti anni nel Salento, durante le persecuzioni erano riusciti a salvarsi nascondendosi nella foresta e nelle cripte sotterranee. I primi insediamenti si ebbero intorno ai secoli IX e X.

La nascita del casale Sulla nascita del casale, non ci sono molte fonti, ma alcune di esse attestanoCome afferma lo storico Ferrari che Lizzano sia stato edificato nel 1208 dalla contessa Albiria, figlia di Tancredi, re normanno. Fonti, seppur approssimative, narrano che il re normanno Guglielmo il Malo distrusse Lecce, allora chiamata Rudiae, nel 1147.

Dopo la ricostruzione, i nobili di Rudiae furono accolti nella città a differenza dei poveri che, invece, vennero respinti. La contessa Albiria decise di assegnare a questi poveri sudditi un territorio vicino a Pulsano dove, nel 1208, s'insediarono molti dei novelli lizzanesi. Gli altri che rimasero fondarono vicino a Lecce il paese di Lizzanello. È evidente il legame di Lizzano con Lecce tanto da avere entrambe le città lo stesso simbolo dell'albero del leccio, un tipo di quercia abbondantemente presente un tempo in entrambi i territori.

Da feudo a comune Nel corso dei secoli, Lizzano divenne un grande feudo, con il titolo di marchesato. Diversi feudatari si sono avvicendati al comando di questo feudo: nel 1272 il casale era infeudato da Iacopo de Rephis, nel 1315 passò nelle mani di Goffredo de Pandis, nel 1329 il feudo fu proprietà di Giovanni Sanseverino, dei De Tremblayo nella metà del XIV secolo, dei Francone nel 1475, dei De Raho nel 1569, dei Duchi Clodinio nel 1606, dei De Luca nel 1675 e dei Chyurlia nel 1697. Quest'ultima famiglia controllò il marchesato di Lizzano sino al 1806 quando furono abolite le feudalità.