La crisi diplomatica del Qatar (), o anche crisi del Golfo, è stata una crisi diplomatica che ha comportato il deterioramento dei rapporti tra il Qatar e alcuni stati della Lega Araba negli anni tra il 2017 e il 2021.
Tutto è iniziato quando l'Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e l’Egitto hanno interrotto le loro relazioni bilaterali con il Qatar e successivamente hanno vietato agli aerei e alle navi qatarioti di utilizzare il loro territorio sovrano via aria, terra e mare; ciò ha comportato la chiusura da parte dei sauditi dell'unico valico di terra del Qatar, avviando di fatto un blocco del paese. Le tensioni tra le due parti si sono concluse nel gennaio 2021, a seguito di un accordo tra sauditi e qatarioti.
La coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha citato il presunto sostegno del Qatar al terrorismo come motivo principale delle sue azioni, sostenendo che il Qatar avesse violato un accordo del 2014 con i membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), di cui il Qatar è membro. L'Arabia Saudita e altri paesi hanno criticato le relazioni di Al Jazeera e del Qatar con l'Iran. Il Qatar ha spiegato di aver fornito assistenza ad alcuni gruppi di opposizione, compresi i gruppi islamici (come i Fratelli Musulmani), ma ha costantemente negato di aiutare i gruppi militanti legati ad al Qaida o allo Stato Islamico (Islamic State - IS). Il Qatar ha anche sottolineato di aver assistito a lungo gli Stati Uniti nella guerra al terrorismo, in particolare attraverso la base militare statunitense di Al Udeid in Qatar, e l’intervento militare in corso contro l’IS. All’inizio della crisi, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha visto l'ingresso della Giordania; successivamente è stata sostenuta da Maldive, Mauritania, Senegal, Gibuti, Comore e dal governo libico con sede a Tobruch nella rottura delle relazioni con il Qatar e nella chiusura delle rotte terrestri del paese per le importazioni alimentari. Le richieste contro il Qatar includevano la riduzione delle relazioni diplomatiche con l’Iran, l’interruzione del coordinamento militare con la Turchia e la chiusura di Al Jazeera; il Qatar ha rifiutato di accettare qualsiasi richiesta della coalizione guidata dall'Arabia Saudita. Le iniziali interruzioni dell’approvvigionamento sono state minimizzate da ulteriori importazioni dall’Iran, con il quale il Qatar ha ristabilito piene relazioni diplomatiche nell’agosto 2017, e dalla Turchia. Il 4 gennaio 2021 il Qatar e l'Arabia Saudita, con la mediazione del Kuwait e degli Stati Uniti, hanno concordato una soluzione della crisi, stabilendo che l'Arabia Saudita avrebbe riaperto il proprio confine con il Qatar e iniziato il processo di riconciliazione. Il giorno successivo, a seguito del vertice del CCG ad Al-'Ula, sono stati sottoscritti i relativi accordi tra i due paesi. Secondo Samuel Ramani, la crisi è stata un fallimento per Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto, perché il Qatar ha rafforzato i propri legami con Iran e Turchia ed è diventato economicamente e militarmente più forte e più autonomo.
Premesse Da quando ha preso il potere nel 1995 come emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa Al Thani ha creduto che il paese avrebbe potuto acquisire maggior sicurezza trasformandosi da un’appendice saudita a uno stato pienamente sovrano, al pari dell’Arabia Saudita. Al fine di esercitare pressioni sul Qatar affinché frenasse tali tendenze individualistiche, l’Arabia Saudita ha ritirato il suo ambasciatore a Doha dal 2002 al 2008, ma questo approccio si è dimostrato ampiamente fallimentare. La primavera araba ha lasciato un vuoto di potere che sia l’Arabia Saudita, sia il Qatar hanno cercato di colmare. Mentre il Qatar si è schierato in sostegno dell’ondata rivoluzionaria, i sauditi si sono opposti ad essa; infatti i due paesi, essendo entrambi alleati degli Stati Uniti, evitano il conflitto diretto tra loro. Il Qatar ha avuto divergenze con altri governi arabi su una serie di questioni: trasmette Al Jazeera, è accusato di mantenere buoni rapporti con l'Iran e in passato ha sostenuto i Fratelli Musulmani. Nel giugno 2017, il primo ministro e ministro degli esteri qatariota, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, ha dichiarato di non sostenere alcuna organizzazione terroristica in un'intervista con France 24.
Nel dicembre 2021, The Economist ha riportato che il Qatar ha chiesto ai membri della Fratellanza Musulmana di lasciare il paese, dimostrando la volontà di adattare le proprie politiche estere al fine di mantenere le alleanze cruciali e affrontare le sfide regionali in modo efficace. Nel settembre 2023, gli Emirati Arabi Uniti hanno rimosso alcune entità qatariote dalla lista delle oprganizzazioni terroristiche.
Il Qatar ha permesso ai talebani afghani di istituire un ufficio politico all'interno del paese. Il Qatar è uno stretto alleato degli Stati Uniti, ospitando la più grande base americana in Medio Oriente, la base aerea di Al Udeid.
Nel marzo 2014 Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto hanno ritirato i loro ambasciatori dal Qatar. Questa rottura delle relazioni è stata la prima di questo genere dall’istituzione del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG). La crisi ha inizialmente influenzato negativamente il CCG, sollevando interrogativi tra gli stati membri, causando cambiamenti nelle agende politiche e modificando in una certa misura gli equilibri di potere nella regione.
Le ragioni esatte della rottura delle relazioni diplomatiche nel 2017 non sono chiare, ma la copertura giornalistica contemporanea l'ha attribuita principalmente a diversi eventi avvenuti nell'aprile e nel maggio 2017.
Trattative sugli ostaggi
Nel 2017 Nell'aprile 2017, il Qatar è stato coinvolto in un accordo con militanti sunniti e sciiti in Iraq e Siria. L'accordo aveva due obiettivi: l'obiettivo immediato era garantire il ritorno di 26 ostaggi del Qatar (compresi alcuni componenti della famiglia reale) che erano stati rapiti dai militanti sciiti durante la caccia ai falchi nell'Iraq meridionale e tenuti in prigionia per oltre 16 mesi; il secondo obiettivo era convincere sia i militanti sunniti, sia quelli sciiti in Siria a consentire il passaggio degli aiuti umanitari e l'evacuazione sicura dei civili. Secondo il New York Times, questo accordo ha consentito l’evacuazione di almeno civili solo dal villaggio siriano di Madaya. Ciò che ha indignato l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti è stata la somma di denaro pagata dal Qatar per garantire l’accordo. Secondo il Financial Times, il Qatar ha pagato 700 milioni di dollari a diverse milizie sciite sostenute dall'Iran in Iraq, 120-140 milioni di dollari a Tahrir al-Sham e 80 milioni di dollari ad Ahrar al-Sham.
Eventi successivi nel 2023 Nel settembre 2023, il Qatar e gli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo in base al quale Washington e Teheran avrebbero liberato cinque prigionieri ciascuno e beni iraniani detenuti in Corea del Sud per un valore di 6 miliardi di dollari sarebbero stati liberati.
Il 7 ottobre 2023 è scoppiato un significativo conflitto armato tra Israele e Palestina. Con l’intensificarsi delle tensioni, i mediatori del Qatar sono intervenuti immediatamente il 9 ottobre 2023 per tenere colloqui urgenti volti a garantire il rilascio di 36 donne e bambini palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. In cambio, hanno richiesto la liberazione delle donne e dei bambini israeliani detenuti da un gruppo militante a Gaza. Il Qatar ha svolto un ruolo cruciale e determinante con gli Stati Uniti nel facilitare il rilascio degli ostaggi americani e australiani bloccati in Israele e sotto il controllo di Hamas.
Summit di Riad del 2017
Nell’ambito del vertice di Riyadh di fine maggio 2017, molti leader mondiali, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, hanno visitato la regione. Trump ha dato un forte sostegno agli sforzi dell’Arabia Saudita nella lotta contro stati e gruppi alleati dell’Iran e dei Fratelli Musulmani, portando a un accordo sulle armi tra i paesi. Il Business Insider ha riferito che "Elliott Broidy, uno dei principali raccoglitori di fondi per il presidente Donald Trump, e George Nader, socio in affari di Broidy, [...] hanno spinto per politiche anti-Qatar ai più alti livelli di governo e si aspettavano grandi contratti di consulenza dall'Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti." Secondo il New York Times, il sostegno pubblico di Trump avrebbe incoraggiato i sauditi e potrebbe aver indotto altri stati sunniti ad allinearsi con loro prendendo posizione contro il Qatar, inducendo in altri stati del Golfo, tra cui Oman e Kuwait, il timore che qualsiasi paese osi sfidare l'Arabia Saudita o gli Emirati Arabi Uniti debba poi affrontare lo stesso ostracismo di cui era oggetto il Qatar. La mossa guidata dall’Arabia Saudita è stata per i membri del CCG e per l’Egitto un'opportunità per punire i loro avversari a Doha, compiacendo allo stesso tempo gli alleati a Washington e distogliendo l’attenzione dai propri problemi.
Operazioni di hacking contro il Qatar Secondo Al Jazeera, con sede in Qatar, e l'FBI americana, il sito web della Qatar News Agency e altre piattaforme mediatiche governative sono stati violati nel maggio 2017, con la conseguente pubblicazione sul sito ufficiale della Qatar News Agency di falsi commenti attribuiti all'emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, in cui si esprimeva sostegno a Iran, Hamas, Hezbollah e Israele. L'emiro avrebbe affermato: "L'Iran rappresenta una potenza regionale e islamica che non può essere ignorata, e non è saggio affrontarla. È una grande potenza nella stabilizzazione della regione". Il Qatar affermò che le dichiarazioni erano false e non se ne conosceva l'origine. Nonostante ciò, tali dichiarazioni sono state ampiamente pubblicizzate nei vari media arabi al di fuori del Qatar, tra cui Sky News Arabia con sede negli Emirati Arabi Uniti e Al Arabiya di proprietà saudita. Il 3 giugno 2017 l'account Twitter del ministro degli esteri del Bahrein, Khalid bin Ahmed Al Khalifa, è stato violato.
Inizialmente, le presunte informazioni raccolte dalle agenzie di sicurezza statunitensi indicavano che dietro l'intrusione segnalata per la prima volta dai qatarioti c'erano hacker russi. Tuttavia, un funzionario statunitense informato dell'inchiesta ha dichiarato al New York Times che "non era chiaro se gli hacker fossero sponsorizzati da uno stato" e il redattore diplomatico del Guardian Patrick Wintour ha riferito che "si ritiene che il governo russo non fosse coinvolto nelle violazioni; invece, hacker freelance venivano pagati per intraprendere il lavoro per conto di qualche altro stato o individuo." Un diplomatico statunitense ha affermato che la Russia e il suo alleato Iran avrebbero tratto vantaggio dal seminare discordia tra gli alleati degli Stati Uniti nella regione, "in particolare se avessero reso più difficile per gli Stati Uniti utilizzare il Qatar come base principale." L'FBI ha inviato una squadra di investigatori a Doha per aiutare il governo del Qatar a indagare sull'incidente. Successivamente, il New York Times ha riferito che gli episodi di hacking potrebbero essere parte di una lunga guerra informatica tra il Qatar e altri paesi del Golfo, rivelata al pubblico solo durante i recenti incidenti, e ha notato come i media sauditi e degli Emirati Arabi Uniti abbiano ripreso le false dichiarazioni in meno di 20 minuti, iniziando a intervistare molti commentatori ben preparati contro il Qatar.