Biografia
Infanzia Bartolomeo Gagliano nacque a Nicosia, in Sicilia, nel 1958 da Antonio Gagliano e da Giuseppina Di Grazia. La famiglia decise poi di trasferirsi a Savona. I primi anni di vita per Gagliano furono tranquilli, passati in una famiglia piuttosto normale anche se umile, finendo anche di frequentare la scuola dell'obbligo, ma col tempo nel ragazzo sorsero i primi squilibri psichici.
Il delitto dell'autostrada Nella notte del 16 gennaio 1981, prossimo al matrimonio con la sua fidanzata, dopo un appuntamento con Paolina Fedi, prostituta di 32 anni ed eroinomane, e le sue minacce di rivelare pubblicamente la loro relazione, Gagliano la uccise sulla Fiat 124 del padre spaccandole la testa con una pietra, su una piazzola di sosta dell'autostrada Savona-Genova, all'altezza di Celle Ligure. Il ragazzo abbandonò l'auto raggiungendo Savona a piedi e il mattino seguente si costituì ai carabinieri. Venne presto considerato incapace di intendere e di volere e, quindi, internato per dieci anni nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.
La conoscenza di Francesco Sedda Il 12 giugno 1983, Gagliano, durante un permesso premio, bloccò la vettura di una famiglia qualunque di passaggio in villeggiatura nella provincia di Massa-Carrara, e la costrinse con le minacce a portarlo fino a Savona. Abbandonato il furgone, Gagliano disarmò un vigile urbano e decise di sequestrare una ragazzina di una scolaresca. Trovò rifugio in un negozio, barricandosi dentro, ma dopo alcune ore si arrese alla polizia. Questa volta, Gagliano venne internato nell'OPG di Montelupo Fiorentino, sito nella Villa medicea dell'Ambrogiana.
A Montelupo, Gagliano conobbe e diventò amico di un altro internato suo coetaneo, Francesco Sedda, originario di Nuoro e anche lui cresciuto in Liguria, a Genova. Sedda era tossicodipendente, cresciuto con le rapine, sieropositivo e come Gagliano aveva un rapporto violento e ossessivo col sesso a pagamento. I due ridussero in fin di vita un altro internato, un certo "Caratù", un piccolo delinquente napoletano che costringeva gli altri internati ad obbedire ai suoi ordini, che si era fatto passare per infermo e gestiva piccoli traffici nella struttura.
I delitti del febbraio 1989
L'11 gennaio 1989 Gagliano e Sedda evasero dall'OPG di Montelupo dopo una lunga pianificazione, superando il muro di cinta della struttura, rubando un'auto e dirigendosi in Liguria.
L'8 febbraio, i due uccisero Nahir Fernandez Rodriguez, un travestito uruguaiano di 32 anni residente a Milano, con un colpo di pistola calibro 7,65, sparato a bruciapelo; il cadavere venne rinvenuto in una boscaglia dell'area di servizio di Cantalupa, sull'autostrada Milano-Genova.
Il 14 febbraio, sulla Circonvallazione a mare, a Genova, Sedda e Gagliano minacciarono la prostituta travestita "Vanessa", nome di Francesco Panizzi, e il suo cliente in auto, un operaio di 34 anni. Gagliano sparò in faccia a Vanessa, che rimase uccisa sul colpo, mentre il cliente restò ferito solo di striscio. Il giorno successivo all'omicidio di Panizzi, sempre sulla Circonvallazione, un'altra prostituta, Laura, che anche lei abitava in vico di Untoria, venne ferita gravemente ma sopravvisse all'agguato. Un testimone descrisse l'assassino, fornendo un primo identikit alle autorità, che portò però all'erroneo arresto di un altro uomo, subito rilasciato. Il 16 febbraio, la redazione de Il Secolo XIX ricevette una telefonata anonima di un uomo, probabilmente Sedda, che dichiarò di aver contratto l’AIDS da una di quelle prostitute uccise e di volerne uccidere altre.
Il 20 febbraio 1989, in centro a Genova, la squadra mobile fermò un'Opel Corsa con a bordo due uomini, uno era Sedda che riuscì a fuggire nei caruggi, l'altro era Gagliano che aveva addosso una P-38 e in auto erano presenti i bossoli calibro 7,65. L'uomo venne subito arrestato e internato in una struttura psichiatrica giudiziaria. Dopo qualche giorno, anche Sedda si consegnò alle forze dell'ordine e si ritrovò, incredibilmente, ancora insieme a Gagliano, questa volta nell'OPG di Reggio Emilia, ma senza più formare la "coppia" degli anni precedenti.
Gli anni successivi e la morte Dopo un'altra evasione, sempre in direzione della provincia di Genova senza Gagliano, Sedda morì di AIDS a Reggio Emilia nel 1994, a soli 36 anni. Gagliano, intanto, a sua volta tentò altre evasioni, tra cui una tra il dicembre 1990 e il gennaio 1991, e un'altra nel giugno 1994. Tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila, in seguito al miglioramento delle proprie condizioni mentali, Gagliano venne inserito in strutture carcerarie regolari. Nel marzo 2005, mentre era ai domiciliari in libertà vigilata, uscì di notte ed aggredì una giovane donna nel quartiere Fornaci a Savona: la ragazza stava rientrando a casa dopo il lavoro. Gagliano la aggredì mentre stava uscendo dall'auto, minacciandola con un coltello la costrinse ad un rapporto sessuale. Arrestato nel frattempo per rapina, nel 2006 Gagliano tornò in libertà grazie all'indulto. Neanche due mesi dopo venne arrestato per estorsione, aggressioni, possesso illegale di armi e trasferito nel carcere di Marassi, a Genova, ma questo non gli impedì di compiere altre rapine durante i permessi in licenza. Anche il nipote Andrea finì in carcere e divise la cella di Marassi con lo zio tra il giugno 2011 e il settembre 2013.
Proprio da Marassi, Gagliano approfittò un'altra volta di un permesso premio per buona condotta, il 18 dicembre 2013, ed evase di nuovo. Rubò una Panda e fuggì oltre il confine francese. La notizia diffuse il panico, data la pericolosità del detenuto in fuga. I reati contestati a Gagliano erano di evasione, sequestro di persona, rapina dell’autovettura aggravata dall’uso dell’arma. Il 20 dicembre Gagliano venne catturato dalla polizia francese a Mentone. In seguito al processo, a Genova, venne condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione da scontare nella casa circondariale di Sanremo. Il mattino del 22 gennaio 2015, una settimana dopo la sentenza, Bartolomeo Gagliano si suicidò, impiccandosi con un lenzuolo alle grate della finestra della sua cella.
Note
Bibliografia
Adolfo Ferraro, Materiali dispersi. Storie dal manicomio criminale, Tullio Pironti, Napoli, 2010.
Categoria:Suicidi per impiccamento