La 60ª edizione dell'Esposizione internazionale d'arte di Venezia si è tenuta dal 20 aprile al 24 novembre 2024 (con pre-apertura il 17, 18 e 19 aprile) e si è svolta sotto la direzione artistica del brasiliano Adriano PedrosaAdriano Pedrosa (Rio de Janeiro, 1965) è dal 2014 il Direttore artistico del Museo d'arte di San Paolo - MASP, in Brasile. che ha scelto come titolo della manifestazione Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere.

Il 31 gennaio si è tenuta la conferenza stampa di presentazione nella sede di Ca' Giustinian e in diretta streaming. Il 17 aprile si è tenuta la conferenza stampa di inaugurazione nella sede di Ca' Giustinian e in diretta streaming.

Nella conferenza stampa di chiusura il presidente Buttafuoco e il direttore Pedrosa hanno riassunto i dati della 60ª Biennale Arte: in 31 settimane sono stati i biglietti venduti, per il 59% provenienti dall'estero, di cui oltre i giovani e gli studenti under 26, a cui vanno aggiunte le presenze in pre-apertura e i giornalisti accreditati solo nei giorni di pre-apertura.

Esposizione internazionale

Il direttore della Biennale arte 2024, Adriano Pedrosa, ha scelto come titolo Stranieri Ovunque - Foreigners Everywhere ed è tratto da una serie di lavori realizzati dal collettivo artistico Claire Fontaine, costituito a Parigi e con sede a Palermo, a partire dal 2004. Le loro opere consistono in sculture al neon di vari colori che riportano in diverse lingue la frase «Stranieri Ovunque». L'espressione è stata a sua volta presa dal nome di un collettivo torinese che nei primi anni Duemila combatteva contro il razzismo e la xenofobia in Italia. Adriano Pedrosa ha spiegato: «L'espressione Stranieri Ovunque ha più di un significato. Innanzitutto, vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri: sono/siamo dappertutto. In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri.»

L'Esposizione 2024 si articolava tra il Padiglione centrale, ai Giardini della Biennale, e nel complesso dell'Arsenale (Corderie, Artiglierie, Gaggiandre e Giardino delle Vergini), in due nuclei distinti: Nucleo contemporaneo e Nucleo storico, con la partecipazione di 331 artisti.

Nucleo contemporaneo La parola italiana «straniero» è collegata sul piano etimologico alle parole «estraneo» e «strano», mentre secondo lAmerican Heritage Dictionary of the English Language e lOxford Advanced Learner's Dictionary la parola inglese «queer» significa proprio «strano», «pertanto la Mostra si svilupperà e si concentrerà sulla produzione di ulteriori soggetti connessi»: gli artisti queer, che si muovono all'interno di diverse sessualità e generi e sono spesso perseguitati o messi al bando, saranno presenti in ogni spazio e costituiranno il fulcro di un'ampia sezione nelle Corderie e di un'area dedicata all'astrazione queer nel Padiglione centrale; gli artisti outsider, che si trovano ai margini del mondo dell'arte; gli artisti folk; gli artisti indigeni, spesso trattati come stranieri nella propria terra, le cui opere saranno ospitate nel Padiglione centrale, con un murale monumentale realizzato dal collettivo brasiliano MAHKU (Movimento dos Artistas Huni Kuin) sulla facciata dell'edificio, e nelle Corderie, dove il collettivo maori presenterà una grande installazione nella prima sala.

Alle Corderie una sezione era dedicata a Disobedience Archive, un progetto del curatore Marco Scotini che dal 2005 sviluppa un archivio video incentrato sulle relazioni tra pratiche artistiche e azione politica. Il progetto Disobedience Archive è stato realizzato da Juliana Ziebell, architetto residente del Museo d'arte di San Paolo (MASP), che ha lavorato anche all'architettura espositiva di tutta la Biennale Arte 2024. Questa sezione, suddivisa in due parti appositamente concepite per la Mostra, dal titolo Attivismo della diaspora e Disobbedienza di genere, includeva opere di 39 artisti e collettivi realizzate tra il 1975 e il 2023, tra cui Želimir Žilnik, Carole Roussopoulos, Black Audio Film Collective, Barbara Hammer.

Nucleo storico Il Nucleo storico era composto da opere del XX secolo provenienti dall'America Latina, dall'Africa, dall'Asia e dal mondo arabo, con una rilettura del rapporto tra il Modernismo occidentale e i modernismi del Sud globale, in riferimento al «Manifesto antropófago» di Oswald de Andrade che sosteneva l'appropriazione e l'assimilazione delle culture straniere, quella europea in particolare.

Il Nucleo storico era suddiviso in tre sezioni: Ritratti, con le opere di 112 artisti, per lo più dipinti, ma anche lavori su carta e sculture, per un arco di tempo compreso tra il 1905 e il 1990. Il tema della figura umana veniva esplorato in modi diversi dagli artisti del Sud globale, riflettendo sulla crisi della rappresentazione dell'umano che ha caratterizzato gran parte dell'arte del XX secolo. Astrazioni, con le opere di 37 artisti, quasi tutti esposti insieme per la prima volta, suggerendo connessioni, associazioni e parallelismi inediti. Diaspora di artisti italiani, con le opere di 40 artisti italiani che hanno viaggiato e si sono trasferiti, costruendo le proprie carriere e integrandosi in Africa, Asia, America Latina, nel resto d'Europa e negli Stati Uniti. Le opere erano collocate negli espositori a cavalletto in vetro e cemento dell'architetta Lina Bo Bardi, che aveva progettato il MASP.

Adriano Pedrosa ha segnalato che nel corso della preparazione sono emersi due leitmotiv che caratterizzano la Mostra: il primo è il tessile, esplorato da molti artisti le cui opere rivelano un interesse per l’artigianato, la tradizione e il fatto a mano, così come per le tecniche che sono state a volte considerate estranee o strane; il secondo elemento è rappresentato dagli artisti, molti dei quali indigeni, legati da vincoli di sangue, con la trasmissione di conoscenze e pratiche da padre o madre a figlio o figlia oppure tra fratelli e parenti.

Partecipazioni nazionali

L'Esposizione internazionale del 2024 era affiancata da 86 Partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all'Arsenale e nel centro storico di Venezia. I paesi presenti per la prima volta sono stati quattro: Benin, Etiopia, Timor Est e Tanzania.

Il 26 febbraio 2024 il gruppo ANGA (Art Not Genocide Alliance) ha comunicato di aver coordinato la raccolta di firme per chiedere l'esclusione di Israele dalla Biennale d'Arte. Il 16 aprile gli artisti e i curatori israeliani hanno comunicato che il Padiglione di Israele rimarrà chiuso «fino a quando non sarà raggiunto un accordo per il cessate il fuoco e per la liberazione degli ostaggi» (The artists and curators of the Israel Pavilion will open the exhibition when an agreement is reached for a cease-fire and the release of the hostages).

Il Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, sostenuto e promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, a cura di Luca Cerizza, con il progetto Due qui / To hear (che in inglese si pronuncia come Two here, che in italiano si traduce Due qui) ha presentato una grande installazione sonora e ambientale dell'artista Massimo Bartolini. Due qui / To Hear proponeva un itinerario «in cui l'alternarsi di vuoti e pieni, di movimenti e soste, conducono a incontri inaspettati con opere e installazioni di natura sonora e performativa».

Domenica 28 aprile il Padiglione della Santa Sede è stato visitato da Papa Francesco, prima volta di un papa alla Biennale.