Nel periodo estivo del 1657, Alessandria fu lo scenario di un significativo assedio che ebbe luogo dal 19 luglio al 18 agosto. Vide contrapposte le forze militari di Francia e Spagna per il predominio continentale. L'assedio, descritto in molteplici resoconti storici come una battaglia di proporzioni epiche, non riuscì a infrangere le difese di Alessandria, che rimase sotto l'influenza lombardaUna mappa dell'epoca, riportata anche in questa voce, illustra gli eventi e le posizioni delle forze durante l'assedio, ed è custodita presso l'Archivio di Stato di Alessandria, nel fondo dell'Archivio Storico del Comune di Alessandria (cfr. ASAl, ASCAl, serie III, cart. 2262/2), testimoniando la rilevanza storica e strategica di questo conflitto..

Contesto storico Nel 1657 le mura di Alessandria furono teatro di un episodio significativo delle guerre europee del XVII secolo, quando gli eserciti delle maggiori potenze si confrontarono in quello che rappresentò uno degli ultimi capitoli del lungo e sanguinoso conflitto che devastò l'Italia settentrionale. La regione era diventata un crocevia di interessi strategici per le grandi potenze e i loro alleati, impegnati in una costante lotta per il predominio europeo. In questo contesto, le ultime decadi avevano visto un'intensificazione delle ostilità su scala continentale, con Francia e Spagna al centro di un confronto che aveva coinvolto direttamente anche lo Stato di Milano, sotto l'influenza spagnola, e il Ducato di Savoia, ormai apertamente schierato con la Francia. L'assedio si colloca nella fase finale della guerra franco-spagnola, combattuta dal 1635 al 1659. Le fasi iniziali scaturirono con l'ingresso della Francia nella guerra dei trent’anni alla quale la Spagna già partecipava. Gli scontri fra i due regni si protrassero per undici anni oltre la pace di Vestfalia, che aveva posto termine alla guerra dei trent'anni, per poi chiudersi con la pace dei Pirenei.

Le aree di confine, dove si trovavano città e territori di cruciale importanza strategica, erano state teatro di continui scontri: assedi prolungati, conquiste e riconquiste si erano susseguiti in una serie di operazioni militari che avevano messo a dura prova le popolazioni locali. Precedentemente assorbita nell'ambito di influenza spagnolo, Alessandria è parte di queste aree di confine e divenne un crocevia strategico nella disputa per il controllo continentaleAlcuni storici, tra cui Annalisa Dameri e Roberto Livraghi, hanno sottolineato l'importanza militare acquisita dalla città in questo periodo, cruciale per la difesa occidentale contro le avanzate francesi e sabaude (cfr. )..

In questo scenario, l'arte dell'ingegneria militare assunse un ruolo fondamentale: sia i Savoia sia la Spagna impiegarono i loro migliori ingegneri nella progettazione e rafforzamento delle piazzeforti. La visione strategica che guidava queste operazioni era quella di creare una rete di città fortificate, collegate tra loro come "anelli di una catena", secondo l'espressione di Busca.. Questa concezione mirava a garantire una difesa efficace del territorio e a conseguire una posizione di vantaggio nei confronti degli avversari, in un'epoca in cui il controllo del territorio e la capacità di difenderlo erano essenziali per la sopravvivenza e l'espansione degli stati.

Nel 1655 il pavese Carlo Morello (*? †1665)., ingegnere militare al servizio del Ducato di Savoia, osservò che « vi sono state tentate molte sorprese ancorché niuna sia riuscita e perciò è molto difficile l'attaccarla, poiché passando in mezzo di essa il fiume Tanaro conviene dividere l'armata e perciò vi vorrebbero due ponti sopra il sudetto fiume in caso di assedio per due o tre mesi ».. Morello sottolineò come questa caratteristica imponesse la divisione delle forze assedianti e la necessità di costruire due ponti sul fiume per garantire un assedio efficace della durata di due o tre mesi. Tuttavia, le frequenti inondazioni delle aree circostanti complicavano ulteriormente le operazioni militari, rendendo precaria la stabilità di un accampamento e mettendo a rischio l'integrità dei ponti temporanei, vulnerabili alla forza distruttiva delle acque e ai detriti trasportati dalla corrente.

Per maggiormente contestualizzare l'assedio di Alessandria, è bene ricordare che Francesco I d'Este, duca di Modena, riconosciuto come uno dei comandanti più abili del suo periodo e generale del re Sole, concordò con il duca di Savoia di guidare le forze franco-sabaude in una campagna mirata ad infliggere un colpo decisivo agli spagnoli e a espellerli dall'Italia. Prima di giungere nell'alessandrino, avanzò attraverso il territorio, le sue truppe occuparono successivamente diverse località nelle aree della Valsesia, del Vercellese e della Lomellina. Procedettero, infine, verso la valle Tanaro, dove riuscirono a prendere controllo di Castello di Annone e Valenza.

Tali presupposti portarono gli alessandrini a predisporre con zelo tutto il sistema difensivo. Il conte Alfonso Perez de Vivero, comandante dell'esercito spagnolo, visitò minutamente le fortificazioni della città, facendovi eseguire i lavori necessari per resistere all'assalto dei nemici; il governatore di Alessandria, don Ferdinando Garcia Ravanal, provvide abbondantemente e sollecitamente al vettovagliamento della città.

Cartografia La rappresentazione grafica della città di Alessandria, e del borgo di Bergoglio (o Borgoglio), inserita entro le proprie fortificazioni capaci di resistere a intensi assalti, viene dettagliatamente descritta da Pert attraverso la delineazione dei suoi elementi più caratteristici:

ALESSANDRIA cittadella fortificata; porta Marengo; bastione di San BernardinoCosì chiamato per la vicinanza con il complesso conventuale di san Bernardino.; porta StopaDal dialetto stupà, cioè chiusa. In vero la porta si chiamava Rezolia, ed esisteva già nel XIII secolo, in fondo alla strada che nel XX secolo venne chiamata via Mazzini. Chiusa per un certo periodo, ecco appunto il nomignolo dialettale "Stopa", per ragioni non note, fu riaperta nel 1347 con delibera comunale (cfr. ). Come ricorda il Ghilini (cfr. ), deve il nome Rezolia al vicino gruppo di case, Rezolia o Arzola, situato nel luogo più tardi occupato dall’Ospedale San Giacomo. Sarà in seguito ristrutturata nel 1658 per ordine del governatore Garcia Fernando Ravanal, da cui la nuova denominazione "Porta Ravanale". Venne infine demolita nel 1868.; bastione di San Francesco; posto delle DameDenominato anche "Cavaliere delle Dame" o "Bastione delle Dame". Si veda la descrizione nella sezione dedicata.; porta delli Horti; rocchetta; porta Sotella; torrione Baratta; bastione San Martino; posto degli Hebrei; porta Genovese; ponte coperto sul Tanaro

BERGOGLIO bastione di Sant'Antonio; bastione San PietroDenominato tale per la sua prossimità all'abbazia di san Pietro.; bastione Santa Caterina; bastione San Barnaba; bastione Santa Giuliana; bastione San Michele; rocchetta; porta delle Vigne; porta di Asti;

ASSEDIO chiesa del Crocifisso; chiesa degli Horti; Francia Monsù d'Iclara; ponti fluviali; cascina Panizzona; fortino de francesi; Monsù di Sant'Andrea; cascine Vescova e Moisa; cascine Boida e Boidina; cascina Chiapona; cascina Rocche; Spagna cascina Gambarina; cascina Stampina;

Questa opera non si configura come un disegno tecnico o di rilevamento, come altri esempi di rappresentazioni di Alessandria compresi tra il XVI e il XVIII secolo., bensì come una vera e propria scenografia bellicaNel corso del Cinquecento si assiste all'affermazione del tema dell'esaltazione bellica, fenomeno che trova consolidamento e diffusione particolare tra Seicento e Settecento, soprattutto in Germania e Francia. Il focus dei ritratti urbani si estende oltre l'apparato difensivo, abbracciando anche la celebrazione delle battaglie e la rappresentazione dello schieramento delle forze militari. Questi soggetti iniziano a caratterizzare stampe e fogli sciolti, contribuendo alla creazione di veri e propri atlanti attraverso la rielaborazione di documenti un tempo riservati, ma ormai desueti, che vengono standardizzati in formato e tecnica rappresentativa. L'assedio emerge come motivo iconografico di particolare rilevanza, offrendo spunti su aspetti strategici, sull'ingegneria militare, sull'architettura delle fortificazioni, sulla configurazione urbana e sulle strategie difensive. L'impatto dell'assedio sul territorio circostante diventa un elemento di analisi cruciale, evidenziando come le operazioni belliche, spesso protratte e ciclicamente ripetute, alterino profondamente l'ambiente, trasformando campi coltivati, pascoli e vie di comunicazione in spazi militarizzati, con conseguenze drammatiche sulla vita quotidiana. Le rappresentazioni artistiche degli assedi - che spaziano da arazzi, affreschi e bassorilievi a opere acquerellate, incisioni e stampe - trovano sovente origine nei disegni tecnici degli ingegneri militari, trasformando schemi difensivi e dispiegamenti tattici in testimonianze visive di episodi epici. Nel XVII secolo, l'assedio assume un ruolo centrale nelle dinamiche belliche, segnando una netta evoluzione rispetto alla concezione eroica del combattimento tipica del Medioevo, basata prevalentemente sul confronto diretto. Questa trasformazione influisce radicalmente sull'arte della guerra e, di conseguenza, sulla morfologia delle fortificazioni urbane., dove l'accento è posto sulla raffigurazione di battaglioni, accampamenti e dispositivi di guerra, allo scopo di fissare nella memoria un'epoca di significativa tensione storicaLe artiglierie in azione simboleggiano i fervidi momenti di conflitto, mentre la mappa è animata da minuziose figure che raffigurano soldati, accampamenti e piccole fortificazioni. La presenza di una forca con un condannato evoca inoltre le asperità e le brutalità della guerra..

L'assedio

Forze in campo Le forze in campo erano nettamente delineate: da un lato, l'alleanza composta dall'esercito ispano-lombardo, venuto in aiuto degli assediati di Alessandria, era supportata dalle truppe svizzere dei Grigioni, dagli austriaci e dal duca di Mantova. Dall'altro, l'esercito franco-sabaudo poteva contare sul sostegno del duca di Modena.

Il fronte franco-sabaudi vide l'impiego di un contingente di soldati, guidati da Armando di Borbone-Conti, principe di Conti e dal marchese Gianfranco Villa, con il supporto di Francesco I d'Este, da Modena.

Tentativo di congiura Mentre si disponevano le preparazioni, un evento inatteso fornì agli abitanti di Alessandria e agli Spagnoli l'opportunità di rafforzare le loro difese. Un individuo ebreo., la cui identità è stata omessa dagli annalisti, aveva perfezionato il processo di raffinamento della polvere da sparo, portando a significative economie. Questa innovazione attirò l'attenzione degli alessandrini, che invitarono l'ebreo da Pavia per contribuire alla salvaguardia della città.

Tuttavia, il duca di Modena, venuto a conoscenza della situazione, affiancò all'ebreo il conte Montecuccoli, il quale tentò di persuadere l'inventore, attraverso seduzioni e intimidazioni, a rivelare il suo segreto. Fu offerta una ricompensa di 1500 doppie per l'incendio degli arsenali della città e una somma ancor più considerevole per l'apertura di uno dei varchi urbani.

L'ebreo, temendo per la propria incolumità, simulò di accettare, trascorse un breve periodo con i nemici ad Acqui e successivamente fuggì ad Alessandria, portando con sé informazioni estremamente preziose riguardanti le strategie e i movimenti dell'esercito avversario. Il conte di Fuensaldaña, sfruttando queste conoscenze, si preparò con fiducia all'arrivo del duca di Modena elaborando una efficace strategia difensiva..

Logisitica e strategie