La battaglia della Maddalena o battaglia di La Maddalena venne combattuta tra il 9 e il 13 settembre 1943, nell'ambito dei più vasti eventi dell'operazione Achse della seconda guerra mondiale.

Subito dopo l'annuncio dell'armistizio tra l'Italia e gli Alleati la sera dell'8 settembre 1943, i reparti della Wehrmacht tedesca stanziati in Sardegna attuarono il piano di contingenza da tempo previsto per questa circostanza, ritirandosi ordinatamente verso il nord dell'isola per iniziare l'evacuazione in Corsica attraverso le acque delle Bocche di Bonifacio; in questo contesto rivestiva notevole importanza la cattura dell'isola di La Maddalena, dove aveva sede un'importante base navale della Regia Marina italiana e dove erano impiantate numerose batterie di artiglieria costiera e antiaerea che potevano potenzialmente interferire con l'evacuazione dei tedeschi. Approfittando della confusione che regnava nei comandi italiani, presi alla sprovvista dall'annuncio dell'armistizio, un reparto tedesco catturò quindi, con un colpo di mano, le località chiave della base di La Maddalena la mattina del 9 settembre; il comandante delle forze navali italiane in Sardegna, ammiraglio Bruno Brivonesi, e il comandante delle difese dell'isola, ammiraglio Aristotele Bona, furono presi prigionieri, ma la reazione di alcuni reparti impedì ai tedeschi di prendere completamente possesso dell'isola.

Organizzati da alcuni ufficiali inferiori come il maggiore Renato Barsotti e il capitano di vascello Carlo Avegno (poi caduto negli scontri), i reparti italiani organizzarono un contrattacco il 13 settembre, ricatturando buona parte delle posizioni perdute e facendo prigionieri numerosi tedeschi; accordi tra gli alti comandi portarono poi alla pacifica evacuazione delle unità della Wehrmacht da La Maddalena, completata il 16 settembre.

Antefatti Dal 25 luglio all'8 settembre Collocata in posizione strategica per il controllo delle Bocche di Bonifacio tra la Sardegna e la Corsica, sin dal XVIII secolo l'isola di La Maddalena era stata designata come base militare del Regno di Sardegna e dotata di fortificazioni difensive; caduta in disuso nel 1857, la base militare fu riattivata nel 1887 dal neonato Regno d'Italia come centro operativo per azioni nelle acque del Mar Tirreno, e dotata nei successivi dieci anni di strutture di rifugio, rifornimento e riparazione per le unità della Regia Marina nonché di nuove e moderne fortificazioni difensive. Il sistema difensivo fu ammodernato e rafforzato negli anni 1920, quando La Maddalena fu classificata come Base Navale di 2º categoria e designata come sede di una stazione di sommergibili oltre che di un arsenale marittimo; nel corso della seconda guerra mondiale, la base svolse compiti di supporto logistico per le unità italiane impegnate nella battaglia del Mediterraneo contro gli Alleati.

Il 25 luglio 1943Benito Mussolini venne deposto e rimpiazzato alla guida del governo dal maresciallo d'Italia Pietro Badoglio. Dopo un periodo di detenzione a Ponza, lo stesso Mussolini fu poi portato, il 7 agosto, nei locali di Villa Webber a La Maddalena, ritenuti un luogo più sicuro e isolato per prevenire tentativi di liberazione da parte dei tedeschi; dopo movimenti sospetti da parte di militari tedeschi nell'isola, effettivamente intenti a raccogliere notizie circa il luogo dove Mussolini era detenuto, l'ex dittatore fu poi portato via da La Maddalena il 28 agosto e trasferito nella sua ultima prigione, il rifugio di Campo Imperatore sul Gran Sasso. Benché professasse pubblicamente l'intenzione di continuare la guerra a fianco della Germania nazista, il nuovo governo Badoglio avviò ben presto trattative segrete con gli Alleati per arrivare a un'uscita dell'Italia dal conflitto in corso; le trattative sfociarono poi, non senza fraintendimenti e ritardi, nella stipula il 3 settembre 1943 dell'armistizio di Cassibile, tenuto per il momento segreto. Gli alti comandi italiani iniziarono quindi i preparativi per gestire lo sganciamento dall'alleanza con i tedeschi e l'applicazione dell'armistizio, anche se sulla base dell'idea, rivelatasi poi erronea, che l'annuncio di quest'ultimo sarebbe avvenuto tra il 10 e il 15 settembre. Nonostante le clausole armistiziali specificamente rivolte alla flotta (il cosiddetto "Promemoria Dick") prevedessero il trasferimento delle navi italiane in porti controllati dagli Alleati, l'alto comando della Regia Marina concepì autonomamente un piano per spostare da La Spezia a La Maddalena il corpo centrale della flotta da battaglia; due cacciatorpediniere furono poi dislocati a Civitavecchia con l'intenzione di prendere a bordo il re, la famiglia reale e gli esponenti chiave dell'esecutivo per portarli anch'essi a La Maddalena, dove avrebbero costituito un centro di governo lontano dalla minaccia dei tedeschi e dal controllo degli Alleati. Questo proposito fu poi cancellato dopo che, la mattina dell'8 settembre, gli Alleati ebbero comunicato la loro contrarietà al trasferimento della flotta a La Maddalena e richiesto la pronta applicazione delle clausole armistiziali; il capo di stato maggiore della forze armate, generale Vittorio Ambrosio, e quello della Regia Marina, ammiraglio Raffaele de Courten, continuarono comunque a insistere sull'idea di trasferire le navi da battaglia italiane a La Maddalena, anche come modo per vincere le resistenze del comandante della flotta, ammiraglio Carlo Bergamini, che invece era più che riluttante a consegnare le sue navi in porti controllati dagli Alleati..

Alle 18:30 dell'8 settembre la Radio di Algeri, controllata dagli Alleati, diede pubblico annuncio dell'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile; la notizia fu poi confermata da Badoglio stesso tramite la lettura, alle 19:42, di un proclama dai microfoni dell'EIAR. La notizia dell'armistizio colse completamente di sorpresa i comandi militari italiani ovunque dislocati, non da ultimo il responsabile del Comando Militare Marittimo Autonomo della Sardegna, ammiraglio Bruno Brivonesi, il cui quartier generale era collocato a La Maddalena: Brivonesi aveva incontrato de Courten la mattina di quello stesso 8 settembre a Roma, ma questi, senza fare alcun riferimento all'armistizio imminente, gli aveva comunicato solo generiche istruzioni di attenersi ai piani di difesa della Sardegna elaborati dal comandante in capo delle truppe italiane nell'isola, il generale Antonio Basso; Brivonesi era poi ripartito per La Maddalena recando con sé gli ordini da consegnare a Bergamini una volta che la flotta fosse giunta nell'isola..

I piani degli italiani e dei tedeschi

Brivonesi era la più alta autorità della Regia Marina in Sardegna, ma era gerarchicamente subordinato al generale Basso, responsabile di tutte le operazioni militari sul territorio sardo; visto che Brivonesi rispondeva anche direttamente allo stato maggiore della Marina (Supermarina), ciò causava spesso sovrapposizioni di ordini e contraddizioni. Il comando delle difese dell'isola di La Maddalena era affidato all'ammiraglio Aristotele Bona, la base navale era al comando del capitano di vascello Carlo Avegno e l'arsenale era diretto dal colonnello del genio navale Giovanni Battista Ferracciolo.

Al momento dell'armistizio le forze navali alla fonda nell'isola erano alquanto ridotte, composte come erano dalle corvette Minerva e Danaide, dal sommergibile Filippo Corridoni e dalla nave appoggio Antonio Pacinotti.. Il presidio dell'isola era affidato ai fanti del 391º Battaglione costiero, schierati principalmente lungo la linea della costa, mentre il pur numeroso personale di Marina della base era per buona parte privo di addestramento al combattimento e anche delle armi per opporre qualsiasi resistenza. La Maddalena era circondata da batterie di artiglieria antinave e antiaerea (dislocate anche nella vicina isola di Caprera), servite in parte dal personale della Marina e in parte da quello della 3ª Legione della Milizia marittima di artiglieria (MILMART); il personale di quest'ultima unità, proveniente dai ranghi della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, era visto con sospetto da Brivonesi che ne temeva le simpatie fasciste e i frequenti contatti con i tedeschi presenti sull'isola. Le batterie erano organizzate in quattro comandi: il Gruppo Nord con cinque batterie contraeree (tutte della MILMART) e tre antinave (due della MILMART e una della Marina); il Gruppo Est con cinque batterie contraeree (tre della MILMART e due della Marina) e tre antinave (una della MILMART e due della Marina); il Gruppo Sud con cinque batterie antiaeree (due della MILMART e tre della Marina); e il Gruppo Ovest con una batteria antiaerea e quattro antinave (tutte della MILMART). Il tiro dei cannoni antiaerei era diretto dal comando DICAT (Difesa Contraerea Territoriale) collocato sull'altura di Sasso Rosso, mentre quello dei pezzi antinave era diretto dal comando FAM (Fronte A Mare) collocato sulla collina di Guardia Vecchia. Vi era poi anche un distaccamento di Reali carabinieri, con una stazione presso l'arsenale, una tenenza nell'abitato di La Maddalena e un comando di polizia militare presso il Comando Marina. La maggior parte della popolazione dell'isola era stata sfollata all'interno della Sardegna dopo il devastante bombardamento alleato che aveva colpito la base navale il 10 aprile 1943; al settembre 1943 erano rimasti a La Maddalena solo pochi civili impiegati nelle strutture della base o incaricati dei servizi essenziali, oppure rimasti ad abitare in qualche casolare isolato.

Il 3 settembre era stata recapitata al generale Basso la Memoria OP 44, ordine emanato dal Comando supremo militare italiano per preparare i principali comandi del Regio Esercito allo sganciamento dell'alleanza con i tedeschi. Il 6 settembre Basso rese note le disposizioni elencate nella memoria ai suoi principali subordinati: in modo abbastanza generico, la "Memoria" stabiliva per i comandi italiani della Sardegna e della Corsica l'ordine di prendere il pieno controllo delle isole e di mettere fuori gioco le truppe tedesche qui presenti ma, senza indicazioni precise sul tempo in cui dare attuazione a queste disposizioni, gli ufficiali si lasciarono con la sensazione che avrebbero avuto a disposizione un congruo periodo per prepararsi all'azione. In tale contesto, Brivonesi aveva chiesto a Basso l'invio a La Maddalena almeno di un altro battaglione di fanteria con cui costituire una forza di manovra all'interno dell'isola, e del resto la possibilità che il re e il governo si trasferissero lì aveva già portato il generale a predisporre l'invio di truppe meglio addestrate per rinforzare il presidio; il movimento dei primi reparti era stato però fissato per il 9 settembre, giungendo così troppo in ritardo.