Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo è un celebre trattato di Galileo Galilei, scritto sotto forma dialogica negli anni tra il 1624 e il 1630, durante il suo soggiorno presso Villa Sagredo nella Riviera del Brenta, e pubblicato nel 1632, con il frontespizio inciso da Stefano della BellaAnna Forlani Tempesti, sta in Stefano della Bella (1610 - 1644) Disegni della Biblioteca Marucelliana di Firenze, Direzione della mostra di Silvia Castelli, Firenze, 16 dicembre 2010 - 16 marzo 2011, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Firenze 2010, p. 14.
L'opera è strutturata come un dialogo verbale fra tre personaggi: Simplicio (che riprende il nome dell'antico filosofo del VI secolo Simplicio di Cilicia), Giovanni Sagredo e Filippo Salviati. Il testo ebbe da subito un enorme successo, ma la Chiesa, che dapprima ne aveva concesso limprimatur, mutò radicalmente la sua posizione, inserendolo nellIndice dei libri proibiti nel 1633.
Il Dialogo si presenta, nonostante la lettera nicodemica iniziale, come una confutazione del sistema tolemaico-aristotelico a favore di un sistema copernicano, benché le teorie moderne rivelino l'inesattezza della dimostrazione galileiana sulle maree.John Losee, Filosofia della scienza. Un'introduzione, Il Saggiatore, 2009, p.65
Si ponePresentazione dell'opera di Ludovico Geymonat. però come un importante scritto filosofico all'interno di quella che sarà l'imminente rivoluzione scientifica, conciliando linguaggio e semplicità divulgativeLa formula dialogica, di domanda e risposta, ripresa dei concetti ed argomentazione, si inserisce nel filone narrativo dedicato in particolar modo al pubblico, così come la scelta del volgare.. Il nuovo metodo scientifico (o appunto metodo galileiano) si muoverà da questa sua pubblicazione, in particolar modo verrà esplicata la teoria della conoscenza di Galileo. Oltre che un trattato scientifico-astronomico infatti si presenta come una grande opera filosofica.
La storia del Dialogo
La fama delle sue scoperte scientifiche fece chiamare Galilei a Firenze come Primo matematico e filosofo, dal Granduca di Toscana, Cosimo II de' Medici. Galilei accettò dunque l'incarico, non solo per onore, ma anche per sopperire alle necessità economiche della madre e dei fratelli, che da sempre lo assillavano. Cresceva però così il rischio di essere esposto maggiormente all'Inquisizione romana: nonostante gli astronomi della Compagnia di Gesù della Specola Vaticana avessero ufficialmente approvato le sue scoperte astronomiche nel 1611 e le avessero difese contro gli scienziati laici, tuttavia iniziavano a diffondersi negli ambienti ecclesiastici le tesi che sostenevano un'eresia all'interno della dottrina copernicana, contraria a ciò che le Sacre Scritture dichiaravano in merito alla cosmologia.
Nel 1616, il libro di Copernico, che sosteneva le tesi eliocentriche, viene messo all'IndiceGalileo Galilei: le verità della scienza e della fede. e, contro ogni prudenza, Galilei decise di recarsi a Roma per perorare la sua tesi davanti al papa Paolo V. Galileo, con l'appoggio dell'Accademia dei Lincei, si esponeva per difendere una dottrina in cui credeva, con la speranza di essere riconosciuto come grande scienziato anche a Roma e infine per evitare quella frattura con la Chiesa che avrebbe avuto gravi conseguenze per la sua sincera fede cattolica e per la verità della scienza. Galilei fu ben accolto formalmente ma, anche se non costretto all'abiura, fu ammonito dal cardinale Bellarmino sul carattere eretico della dottrina copernicana e quindi invitato ad abbandonarla e a non insegnarla. Galilei secondo il decreto del Sant'Uffizio acquievit et parere promisit (acconsentì e promise di obbedire).
Tornato a Firenze, sostenne una polemica sulla natura delle comete con il gesuita Orazio Grassi, il quale sosteneva giustamenteSecondo quindi l'attuale teoria astronomica. che fossero corpi celesti mentre Galilei, erroneamente, credeva si trattasse di apparenza prodotte dalla luce solare sul vapore atmosferico. Nello stesso anno diveniva papa Urbano VIII, il cardinale Barberini, protettore dell'eretico Tommaso Campanella, e Galilei pensò che fosse giunto il momento opportuno di riprendere la sua battaglia scientifica, e pubblicò “Il Saggiatore” in cui ribadì quanto sostenuto in precedenza contro il Grassi (chiamandolo “Sarsi”), e pose le basi del metodo sperimentale modernoPapa Urbano VIII era un forte sostenitore della scienza..
Era previsto che il dialogo, il cui titolo avrebbe dovuto essere Del flusso e riflusso, fosse pubblicato a Roma a cura dell'Accademia dei Lincei e Galileo, completata l'opera nel gennaio 1630, vi si recò in marzo per ottenere l'imprimatur ecclesiastico. Ripartì da Roma il 26 giugno, con le assicurazioni degli esaminatori, i domenicani Niccolò Riccardi e Raffaello Visconti, dell'autorizzazione alla stampa con poche modifiche non sostanziali.
Il 1º agosto moriva però Federico Cesi, il patrono dell'Accademia dei Lincei, e questa rinunciò a pubblicare l'opera, così che Galileo decise di pubblicarla a Firenze: qui ottenne rapidamente l'autorizzazione dal domenicano Giacinto Stefani, ma occorreva anche l'autorizzazione da Roma, che tardava a venire. Finalmente, nel luglio del 1631, padre Riccardi inviò all'inquisitore di Firenze l'autorizzazione alla stampa, una bozza di prefazione e l'ordine di mutare il previsto titolo Sul flusso e riflusso: questo titolo, che richiamava quella che Galileo considerava la prova della correttezza del sistema copernicano, fu mutato in Dialogo di Galileo Galilei Linceo, dove ne i congressi di quattro giornate, si discorre sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, e l'opera poté essere pubblicata a Firenze il 21 febbraio 1632.
L'opera, stampata da Giovan Batista Landini, usava l'espediente letterario di evitare una esplicita presa di posizione facendo intervenire un personaggio neutrale tra i due contendenti - Sagredo. Nella prefazione, con la Lettera al Discreto Lettore, lo stesso Galilei dichiarava che, pur evidenziandosi la superiorità della dottrina copernicana, egli personalmente sosteneva la fermezza della terra, ovviamente per motivi religiosi. Il titolo completo, in principio, fu Dialogo di Galileo Galilei Linceo Matematico Sopraordinario dello Studio di Pisa e Filosofo e Matematico Primario del Serenissimo Gr. Duca di Toscana, dove ne i congressi di quattro giornate si discorre sopra i due Massimi Sistemi del Mondo, Tolemaico e Copernicano, proponendo indeterminatamente le ragioni filosofiche e naturali tanto per l'una, quanto per l'altra parte, anche se Galileo, durante la stesura, era più propenso al titolo De fluxu et refluxu maris: Sul flusso e il reflusso del mare. Il revisore dell'opera però, tale padre Riccardi, si oppose ad un titolo che alludesse a tal modo al copernicanesimo, di cui le maree erano una delle prove fisiche (anche secondo Galileo). L'elezione a pontefice dunque valse limprimatur al libro, ma si capì ben presto che la tesi tolemaica, mediante il personaggio Simplicio, era considerata nel libro erronea: severamente richiamato a Roma dall'Inquisizione, venne condannato poi per aver scritto un'opera più perniciosa della dottrina luterana e calvinistaBisognerà aspettare il 1757 perché la Congregazione dell'Indice abbandoni il decreto che vietava i libri che sostenevano il moto terrestre e il 1979 perché papa Giovanni Paolo II ammetta una possibile revisione del caso Galilei.. Il nemico maggiore di Galileo era da una parte Papa Urbano VIII, per il potere posseduto, dall'altra il gesuita Christopher Scheiner, che scrisse inoltre un'opera intitolata Rosa ursina, appunto contro Galileo. Gli ordini ecclesiastici vietarono ogni forma di diffusione: nel giugno 1633 il libro veniva proibito e Galileo doveva firmare l'abiura. L’opera infine ottenne l’autorizzazione da parte della Chiesa nell’anno 1710. Nel 1740 uscì a Padova un’edizione completa delle opere di Galilei; il Dialogo è contenuto nel IV volumeWalter Brandmüller e Egon Johannes Greipl (a cura di), Copernico, Galilei e la Chiesa: fine della controversia (1820). Gli atti del Sant'uffizio, Firenze, L. S. Olschki, 1992, pp. 29-33..
La Chiesa e il Dialogo
La Chiesa della Controriforma condannava Galilei come eretico, perché la diffusione della sua dottrina metteva in discussione l'interpretazione religiosa della Scrittura già scossa dalla pretesa dei luterani del libero esame della Bibbia. La Chiesa non poteva tollerare, chiusa com'era nella sua autodifesa, che anche dalla scienza le venissero nuovi attacchi alla sua funzione di interprete vera ed unica del verbo divino.
In effetti sia Galilei che la Chiesa si ponevano come "difensori" degli ignoranti. Galilei infatti era portatore di «un cristianesimo sincero riconosciuto nella sua funzione pedagogica e morale...la proclamazione della verità a tutti...assume ai suoi occhi valore di missione... Sagredo nel dialogo lo implora di lasciar perdere gli ignoranti: "...perché ella vuole martireggiarsi da se stessa per convertire gli ignoranti, i quali infine non essendo predestinati e eletti, bisogna lasciarli cadere nel fuoco dell'ignoranza." Risponde Galilei che alla verità è intrinseca la necessità di comunicarsi a tutti e di operare per il bene di tutti.»Eugenio Garin, Scienza e vita civile nel Rinascimento italiano, ed. Laterza, 1993
Ma anche la Chiesa con il suo atteggiamento difendeva, oltre ai suoi princìpi, il diritto all'ignoranza, il diritto alla "non verità" degli umili già sbalestrati da un mondo che cambiava rapidamente e che essi non capivano. Ma la Chiesa avrebbe dovuto «contemporaneamente vincere delle abitudini di pensiero e inventare una pedagogia capace di illuminare il popolo di Dio»dal Discorso di S. S. Giovanni Paolo II ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze riuniti in assemblea plenaria il 31 ottobre 1992 Tuttavia ha scritto Ernst Bloch: premesso che «una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo.»E. Bloch, Das Prinzip Hoffnung, Frankfurt/Main 1959, p.920s.; F. Hartl, Der Begriff des Schopferischen. Deutungsversuche der Dialektik durch E. Bloch und F. v. Baader, Frankfurt/Main 1979, p. 111. Vale a dire il diritto di continuare a conservare una visione, sia pure errata dell'universo, ma conforme al passato e come la più idonea a capire il futuroLo stesso Bloch tuttavia viene così giudicato da Roberto Renzetti: «Il filosofo che tenta di intrecciare ebraismo e marxismo introducendo la Speranza nei concetti filosofici, si è occupato molto poco di Galileo. Bloch non conosce la matematica e le problematiche di calcolo. Racconta cose su Galileo che non corrispondono al vero.» cfr.Roberto Renzetti (in )
Giudizio morale e giudizio storico