I Tulumello sono una famiglia nobile italiana.
Storia La famiglia è da considerarsi di origine napoletana: secondo il Gravina, di progenie quasi di casa reale di Napoli.
Tra i membri della famiglia si ebbero un Michele, barone della Manfredonia nel 1520, ed un Corrado, magistrato nel 1632.
Un Pietro Luigi si recò a Girgenti di cui fu valente magistrato; quel ramo si spostò dunque nella cittadina di Racalmuto.
In questo luogo, la famiglia si distinse nell’apertura delle miniere di zolfo: particolarmente munifiche furono la solfara Gibellini e la solfara Pietre Bianche; gran parte delle miniere furono date in gabella alla prestigiosa ditta Florio.
In Sicilia, la famiglia assunse la baronia di Gibellini, ceduta dal Principe di Ficarazzi, Giulio Giardina Grimaldi, al vicario foraneo Nicolò Tulumello, il quale investì a sua volta del titolo il nipote Giuseppe Saverio (1797 - 1858) in data 7 giugno 1809.
Questi fu battezzato, nella cappella di famiglia, dal vescovo di Girgenti, don Saverio Granata, da cui trasse appunto il nome. Sposò Maria Grazia Licata, zia del principe di Baucina Biagio, il 29 dicembre 1819.
Costruì, a sue spese, il collegio di Maria del paese affinché vi fossero istruite le educande.
Alla morte di costui, la discendenza proseguì con il fratello Luigi (1781 - 1822), e quindi con il figlio di lui Giuseppe (1816 - 1869).
A sua volta, egli sposòIl 30 novembre 1842 la ricca Mariangela Messana (1820 - 1898), la quale dopo la morte del marito fu filantropa, commissionando il restauro di molte chiese locali ed effettuando copiosa beneficenza. Primogenito della coppia fu Luigi (1850 - 1923), detto appunto il "barone grande": sindaco di Racalmuto per diciannove anni quasi ininterrotti, dal 1889 al 1907, fu un giurista oltre che poetaSi ricorda, in particolare, il libello "Africa", edito a Palermo presso la Tipografia dei Fratelli Vena nel 1897. e coltivatore di interessi storiografici; inoltre, intrattenne rapporti di amicizia con molti intellettuali dell'epoca tra cui anche Giuseppe Pipitone Federico.
Costui ebbe fratello Nicolò Vincenzo (1855 - ?), il quale sposò la nobile palermitana Caterina Stratigò di Galassiil 14 gennaio 1878, di cui assunse i titoli maritali nomine. Tra gli altri fratelli Arcangelo, anch'egli sindaco di Racalmuto, e Salvatore, magistrato.
Essendosi estinta con questi la linea maschile, titoli ed onori passarono al ramo del cugino Luigi (1874 - 1944). Negli anni ‘30 del Novecento, questi donò al Museo civico agrigentino l’amigdala di Realmonte, un reperto preistorico di grande valore archeologico. Il rapporto con Leonardo Sciascia Costui ebbe figlio Giuseppe (1919 - 2004), intimo amico dello scrittore Leonardo Sciascia, che successivamente ne tratteggiò un ritratto nelle sue “Parrocchie di Regalpetra”.
L’amicizia, consolidata dalla comune frequentazione del teatro “Regina Margherita”, allora adibito a cinematografo, proseguì con un nutrito scambio epistolare anche dopo il trasferimento dello scrittore a Caltanissetta, nel 1935.Ciò risulta testimoniato anche da una mostra fotografica, "Fammi sapere che film si proietta. Omaggio a Leonardo Sciascia", esposta presso lo "Spazio Temenos" di Agrigento in occasione del VIII Master di Scrittura "Le parole del cinema" 29 agosto – 6 settembre 2024.
Giuseppe sposò Ida Matrona, famiglia che in precedenza fu rivale ai Tulumello. La coppia ebbe figli Luigi, Clotilde e Pietro.
Arma Stemma della famiglia: Partito: il primo d'azzurro, al giglio d’oro; il secondo palato di rosso e d'oro.
Lo stemma accoglie un giglio d'oro su fondo azzurro, che la tradizione vuole revocare la discendenza dalla Casa di Borbone. I tre pali rossi su sfondo oro, propri della Casa d'Aragona, furono aggiunti all'arrivo in Napoli, il cui sovrano Alfonso ne concesse beneficio.
Curiosità
Lo scrittore Leonardo Sciascia parla della famiglia nella quasi totalità delle sue opere, seppure non citandola direttamente poiché ancora influente quando egli operava.Come per la figura dell'Innominato nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Esempi di questo tipo si ritrovano in Il signor T protegge il paeseLa famiglia è chiamata "Evaristo"., Il mare colore del vino, Le parrocchie di RegalpetraLa famiglia è detta "Lascuda"., Il giorno della civettaLa famiglia "Alvarez"., Nero su nero e molti altri. La famiglia compì molta beneficenza, pagando di proprie spese gli studi di giovani capaci e meritevoli; tra questi, lo storico Nicolò Tinebra Martorana.
Note
Bibliografia Francesco San Martino De Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia, Palermo, 1924 Vincenzo Palizzolo Gravina, Il blasone in Sicilia, ossia Raccolta araldica, Visconti & Huber Editore, 1875 Federico Gravina, Supplemento al Blasone in Sicilia, pagg. 23-24, Messina 1879-80 Antonino Mango di Casalgerardo, Il nobiliario di Sicilia, Palermo, A. Reber Editore, 1912-15 Francesco Palazzolo Drago, Famiglie nobili siciliane, Catania, Gruppo Editoriale Brancato, 1995 Nicolò Tinebra Martorana, Racalmuto. Memorie e tradizioni, Racalmuto, 1897 Ignazio Garofalo, Elogio funebre del barone dr. Giuseppe Tulumello, recitato in Racalmuto li 14 novembre 1869 dal beneficiale Ignazio Garofalo, Montes, Girgenti, 1870 Angelo Lombardo, Elogio funebre della baronessa Mariangela Tulumello nata Messana recitato il 15 giugno 1898 nei solenni funerali, Premiata Stamperia Provinciale-Commerciale di Salvatore Montes, Girgenti, 1898 Eugenio Napoleone Messana, Racalmuto nella storia della Sicilia, Canicattì, Atec, 1969
Voci correlate
Racalmuto Nicola Cirino Gaspare Matrona Leonardo Sciascia
Categoria:Famiglie siciliane