Il debito pubblico dell'Italia è il debito contratto dalla pubblica amministrazione italiana e dagli enti statali italiani.

Esso è pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche - amministrazioni centrali, enti locali e istituti previdenziali pubblici - ed è costituito da biglietti, monete e depositi, titoli diversi dalle azioni, esclusi gli strumenti finanziari derivati, e prestiti.

A dicembre 2023 il debito pubblico a livello nominale era a quota miliardi di euro, ovvero pari a circa il 137,25% del PIL italiano nominale dello stesso anno (circa miliardi di euro, dati ISTAT) e a circa 5,96 volte le entrate fiscali (pari a 480,1 miliardi di euro). Alla fine del 2025 lo stock del debito aveva superato i miliardi di euro e nel giugno 2026 ha raggiunto i miliardi, nuovo massimo storico.

Descrizione Storia

Il debito italiano in rapporto al PIL è rimasto abbastanza stabile fino alla fine degli anni settanta, circa al 55%-60%. Il peggioramento del deficit a partire dal 1981, causato principalmente dal divorzio tra il Ministero del tesoro e la Banca d'Italia e inoltre dalla crisi petrolifera dell'anno precedente, dalle prime baby pensioni, dalla ricostruzione seguita al terremoto dell'Irpinia e da altre ingenti spese, ha portato a un netto aumento di tale rapporto negli anni successivi, sebbene alla fine degli anni ottanta esso si fosse quasi stabilizzato.

Nel 1981 avviene la separazione della Banca d'Italia dal Ministero del tesoro, ritenuta da alcuni come concausa dell'importante aumento del rapporto debito/PIL negli anni ottanta. Progressivamente il disavanzo primario venne ridotto in quegli anni, fino a giungere al suo annullamento dal 1991 ad oggi, con l'eccezione del 2009.

Nell'estate del 2011 si genera improvvisamente una crisi finanziaria a causa della supposta non sostenibilità del debito italiano, che porterà rapidamente a varare diverse misure nuove, tra cui un'accelerazione della riforma delle pensioni del 2010, l'inserimento del pareggio di bilancio nella Costituzione e altro ancora. Da allora il debito e il suo "rating" a livello internazionale sono una costante questione di preoccupazione a livello di dibattito pubblico.

Il tasso d'interesse a 10 anni

L'andamento del tasso d'interesse dei titoli di stato italiani a 10 anni ha seguito in buona parte quello delle altre nazioni occidentali nel corso della seconda metà del Novecento: mantenutosi basso fino alla fine degli anni sessanta, è arrivato ad essere a doppia cifra fino a inizio 1993 (oscillando di solito tra il 12% e il 14%), quando cominciò a crollare, e dopo una momentanea risalita nel 1994 si ridusse definitivamente da fine 1995. Dal 1998 al 2013 esso è oscillato tra il 4% e il 6%, toccando il massimo nel novembre 2011 (7,07%). Da fine 2013, in seguito all'intervento pesante della BCE in tutta l'eurozona, anche il tasso d'interesse scende rapidamente e si attesta su una media dell'1,5%-2% tra il 2015 e il 2021, con il minimo raggiunto nel dicembre 2020 allo 0,52%. Dall'inizio del 2022 il tasso d'interesse è cominciato a risalire e dall'estate 2022 esso si trova stabilmente attorno al 4% (ad aprile 2024).

Rating

Il debito italiano cominciò ad essere valutato dall'ottobre 1986, quando Moody's gli assegnò un rating pari ad Aaa, il livello più elevato della scala. Una valutazione relativamente elevata venne mantenuta dai titoli italiani per un venticinquennio, anche per via dell'avanzo primario in cui si trova l'Italia sin dal 1991, pur con un primo declassamento nell'ottobre 2006, quando Standard & Poor's abbassò il proprio giudizio da AA- ad A+.

Dopo oltre quattro anni di stabilità, nel maggio 2011 Standard & Poor's modificò da stabili a negative le prospettive sulla A+ e nel settembre dello stesso anno abbassò ulteriormente la valutazione da A+ ad A, in vista di una nuova emissione di BOT e CCT. Fu il preludio all'autunno del 2011, quando la cosiddetta "crisi dello spread", iniziata improvvisamente qualche mese prima, giunse al suo culmine; i titoli italiani subirono poi ulteriori pesanti declassamenti durante il 2012, fino ad arrivare ai livelli appena sopra quello "spazzatura", a causa del quale diverse istituzioni internazionali e comunitarie non potrebbero più per legge acquistarli.

Il 21 novembre 2025 Moody's ha innalzato il giudizio sull'Italia da Baa3 a Baa2: si è trattato della prima promozione da parte di tale agenzia dopo ventitré anni, sebbene l'Italia si fosse già trovata a lungo su quel livello, dal 2012 al 2018.

A novembre 2025 la valutazione del debito è (rating/outlook): Baa2/stable (Moody's), BBB+/stable (S&P), --/-- (Fitch) e A(low)/stable (DBRS).

Composizione e struttura Vengono emessi periodicamente diversi tipi di titoli di stato, come i BTP (di durata poliennale, emessi dal 1974), i BOT e i CCT. I BTP sono quelli di gran lunga prevalenti, componendo oltre il 70% del valore dei titoli di stato circolanti, con una vita media di circa 7 anni.

Gran parte del debito pubblico italiano è detenuto da privati: nel quarto trimestre del 2023, dei 2862 miliardi di euro di debito lordo ben 2074 miliardi (pari al 72,46%) erano detenuti da privati, il resto da istituzioni come la Banca d'Italia, la BCE e altre comunitarie.

Alla fine del 2010, quando il debito ammontava a miliardi di euro (la soglia dei miliardi sarebbe stata superata all'inizio del 2013), esso era composto per oltre tre quarti da passività a medio-lungo termine ( miliardi), quasi completamente a tasso fisso, con una vita residua media di 7,8 anni; il 46,15% era detenuto dalla Banca d'Italia o da istituzioni finanziarie italiane, il 9,58% da altri residenti e il restante 44,27% da soggetti esteri, con una quota estera in costante, seppur lenta, crescita.

Il debito pubblico è correlato ad altri indicatori. Essi sono: il fabbisogno delle pubbliche amministrazioni, le disponibilità liquide del tesoro e gli effetti della valutazione. La relazione con cui i quattro indicatori sono legati è:

Ciò significa che un aumento del debito può essere originato, per esempio, da un aumentato fabbisogno delle amministrazioni pubbliche e/o da un aumento delle disponibilità liquide.

Spesa per interessi La spesa per gli interessi corrisposti ai detentori delle obbligazioni statali è detta "servizio del debito" e costituisce una delle principali voci della spesa pubblica italiana. Secondo la Banca d'Italia essa si è attestata intorno agli 80 miliardi di euro annui all'inizio degli anni 2010, raggiungendo i 86 miliardi circa nel 2012.

Indebitamento degli enti locali Oltre al debito dello Stato, il 2010 ha segnato i massimi storici per l'indebitamento degli enti locali (Comuni e Province), con un debito pro capite di euro pari al 3,9% del PIL. Gli enti locali sono ammessi alla rinegoziazione dei debiti (legge n. 539 del 1995, art. 5), mentre restano esclusi dai benefici della cosiddetta Bersani-bis e del decreto fiscale del luglio 2009, limitati alle persone fisiche e ai mutui per la prima casa: estinzioni anticipate senza penali, surroga a costi zero e relative penali per le banche che ostacolano l'esercizio di tale diritto.

Dati statistici

I dati riportati di seguito sono tratti dalle rilevazioni del Dipartimento del Tesoro, della Banca d'Italia e dell'Istat e possono discostarsi leggermente da quelli elaborati sulla base della banca dati AMECO della Commissione europea, riportati nella voce Dati macroeconomici italiani.

Serie annuale Andamento del debito confrontato con il PIL (in milioni di €):

Anno Debito (MEuro) PIL (MEuro) % sul PIL 2005 106,60% 2006 106,70% 2007 103,90% 2008 106,20% 2009 116,60% 2010 119,20% 2011 119,70% 2012 126,50% 2013 132,50% 2014 135,40% 2015 135,30% 2016 134,80% 2017 134,20% 2018 134,50% 2019 134,20% 2020 154,10% 2021 145,50% 2022 138,30% 2023 134,00% 2024 134,20% 2025 136,70%

Serie mensile Andamento mensile dal 2018 (in milioni di €): In grassetto il dato record.

Anno Mese Debito2018 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Anno Mese Debito2019 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Anno Mese Debito2020 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Anno Mese Debito2021 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Anno Mese Debito2022 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Anno Mese Debito2023 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Anno Mese Debito2024 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Anno Mese Debito2025 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Anno Mese Debito2026 Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto Settembre Ottobre Novembre Dicembre

Composizione del debito Composizione del debito nel quinquennio 2005-2009 (in milioni di €).

Anno Debito Titoli Stato Diversi 2005 2006 2007 2008 2009

Consistenza e vita media dei titoli di Stato La tabella seguente riporta la consistenza dei titoli di Stato e la loro vita media residua tra il 1982 e il 2009; gli importi sono espressi in miliardi di lire anche per gli anni successivi all'introduzione dell'euro.

Anno Debito (Lire) Vita Media 1982 1,13 1983 1,56 1984 2,58 1985 3,54 1986 3,88 1987 3,64 1988 3,09 1989 2,55 1990 2,57 1991 2,96 1992 2,96 1993 3,33 1994 4,69 1995 4,53 1996 4,49 1997 4,74 1998 5,15 1999 5,63 2000 5,73 2001 5,87 2002 5,56 2003 6,05 2004 6,43 2005 6,56 2006 6,77 2007 6,85 2008 6,82 2009 7,07

Note

Bibliografia

Michel Emi Maritato Debito Pubblicato Roma -Milano pp.230-232.Ospitato su Senato.it

Voci correlate Debito pubblico Economia d'Italia Dati macroeconomici italiani Ragioneria generale dello Stato Sistema tributario italiano Buono del tesoro poliennale Storia del debito pubblico italiano

Altri progetti

Categoria:Economia d'Italia