Il è un manoscritto miniato della Geografia di Strabone, realizzato a Venezia o Padova nel 1459 e illustrato probabilmente da Giovanni Bellini, conservato nella biblioteca di Albi ( 77) .
Venne tradotto dal greco al latino da Guarino da Verona su commissione del generale veneziano Jacopo Antonio Marcello per essere offerto al conte di Provenza Renato d'Angiò, come omaggio diplomatico. Faceva parte di una serie di libri inviati dal nobile militare veneziano al principe francese, anch'egli bibliofilio e appassionato di cultura antica. Il prestigioso manoscritto è scritto a in calligrafia umanista e con capilettera imitanti le capitali lapidee romane con ornamenti fitomorfi.
È illustrato da due miniature a piena pagina, concepite come veri e propri piccoli quadri a rappresentare il traduttore, il committente e il destinatario dell'opera con alcuni personaggi del seguito. Sebbene siano stati oggetto di numerose attribuzioni da parte degli storici dell'arte, oggigiorno vengono generalmente attribuiti al pittore Giovanni Bellini. Quest'opera contribuì all'introduzione dello stile rinascimentale italiano in Francia. Dal XV secolo o dall'inizio di quello successivo fu conservato nella biblioteca capitolare della cattedrale di Albi.
Storia del manoscritto
Traduzione e realizzazione
Guarino da Verona (1370-1460), un umanista a quel tempo residente a Ferrara, su commissione di papa Niccolò V, iniziò la versione in latino della Geografia di Strabone. Questo è almeno quanto descritto nel colophon del manoscritto. È controverso il fatto che il papa abbia incaricato, per la seconda parte dell'opera, anche un altro traduttore, Gregorio Tifernate da Cortona, che in effetti, almeno parzialmente, poi ne approntò una propria versione. Certamente alla morte del papa nel 1455 il lavoro di Guarino dovette essere interrotto fino a quando il militare e senatore veneziano Jacopo Antonio Marcello (1399-1464) gli commissionò il completamento della traduzione. il 13 luglio 1458 Guarino consegnò al patrizio veneziano il manoscritto finalmente tradottoIl manoscrtto autografo di Guarino è oggi nella Biblioteca Bodleiana, Oxford, Ms.Canon.Class.lat.301..
Marcello ne fece eseguire due copie tra il 1458 e il 1459L'altra copia commissionata da Marcello è conservata nella Biblioteca Medicea Laurenziana, Plut.30.07, di cui questa di Albi paricolarmente lussuosa. Una volta completata e miniata, la copia fu offerta a Renato d'Angiò, re di Napoli come dichiarato nella dedica datata 13 settembre 1459.
Omaggio diplomatico veneziano a Renato d'Angiò
Il manoscritto Albi appartiene ad un gruppo di preziosi libri scambiati tra il generale veneziano e il principe francese. La Repubblica di Venezia, di cui il Marcello era uno dei rappresentanti, infatti per un certo periodo sostenne le pretese di Renato d'Angiò alla guida del Regno di Napoli. L'angioino dovette combattere contro Alfonso V d'Aragona per la conquista del regno napoletano L'ultima regina Giovanna II di Napoli, morta senza prole, aveva designato nel suo ultimo testamento il fratello di Luigi III Id'Angiò ma l'aragonese si faceva forte della precedente promessa. Il conflitto di Renato contro il re d'Aragona si protrasse sui campi italiani tra il 1438 e il 1442, senza successo. In segno di gratitudine per il sostegno, Marcello fu ammesso all'Ordine cavalleresco della Luna Crescente, creato da Renato nel 1448, assieme a Francesco Sforza, anch'egli sostenitore del principe francese. In questo periodo il generale veneziano inviò alcune opere a Renato d'Angiò e alla moglie Isabella di Lorena. Si generò così una comunanza intellettuale, fondata sullo stesso gusto per i libri e gli autori antichi. Grazie alle dediche presenti all'inizio dei manoscritti è identificabile una decina di opere inviate al re.
A causa della guerra contro gli Sforza, saliti al potere a Milano nel 1450, Venezia, con un'inversione di alleanze, si ritrovò alla fine coalizzata con Alfonso V d'Aragona, il vincitore a Napoli e rivale di Renato. Marcello era favorevole a mantenere l'alleanza con i francesi e continuare i buoni rapporti con Renato d'Angiò. Aveva già inviato infatti al suo siniscalco Jean Cossa, nel 1453, il manoscritto miniato delle Passione di San Maurizio e soci, santo protettore dell'Ordine della Mezzaluna, le cui miniature sono attribuite a Giovanni Bellini o al padre JacopoBibliothèque de l'Arsenal, Ms.940.. Il militare veneziano, divenuto poco dopo governatore di Padova, si inviò al principe angioino l'11 marzo 1457 un'altra opera miniata: la traduzione latina della Geografia (o Cosmografia) di TolomeoBibliothèque nationale de France, Lat.17542., accompagnata da una mappa del mondo, da una sfera, nonché da descrizioni e mappe della Terra Santa. Il pare essere l'ultimo manoscritto di questi scambi diplomatici, interrotti dopo la morte del figlio di Marcello e dalla sua partenza per Udine nel 1461.
Arrivo ad Albi
Non è noto con precisione il percorso del manoscritto verso le mani di Renato d'Angiò e cosa ne avvenne dopo la morte. del re. Soprattutto rimane nel dubbio come giunse ad Albi. La tradizione vuole che l'opera sia pervenuta nella città del Tarn tra il 1474 e il 1503, sotto l'episcopato di Luigi I d'Amboise che era stato consigliere dei re di Francia e aveva lasciato in eredità la sua ricca biblioteca alla cattedrale albigese. Esiste però anche una relazione tra il manoscritto e il precedente vescovo della città, Jean Jouffroy, in carica tra il 1462 e il 1473. Quest'ultimo fu infatti vicino al re Renato per il quale svolse missioni diplomatiche in Italia. Fu un bibliofilo che non aveva esitato a saccheggiare le biblioteche delle abbazie di cui era commendatario ed asportarne manoscritti contenenti testi rari e antichi. È nota anche il suo rapporto con Guarino di Verona: con lui partecipò al Concilio di Ferrara nel 1438 ed era presente in Italia nel 1458, quando fu completata la traduzione di Strabone, inoltre l'umanista accettò di farsi carico dell'educazione del nipote dell'alto prelato francese. Jouffroy, infine, possedeva una Vita Xenophontis, tradotta in latino dal figlio di Guarino.
Quello che è certo, secondo quanto dimostrato dallo storico dell'arte François Avril, è che un gruppo di manoscritti miniati appartenuti a Renato d'Angiò fu conservato per un certo periodo nella biblioteca del capitolo della cattedrale di Albi prima di essere disperso in altre collezioni anche straniere. Dopo la Rivoluzione francese, i manoscritti restanti della cattedrale entrarono nelle collezioni della biblioteca pubblica della città, prima presso l'Hôtel de Rochegude poi nell'attuale edificio della mediateca Pierre Amalric...
Descrizione
Struttura dell'opera ll manoscritto contiene 389 carte scritte in latino, nell'ordine:
prima lettera dedicatoria (carte 1 recto - 2r), scritta da Jacopo Antonio Marcello e indirizzata a Renato d'Angiò, datata 13 settembre 1459; seconda lettera (carte 2r - 3r) scritta da Guarino da Verona e indirizzata a papa Niccolà V, primo committente dell traduzione; due miniature a piena pagina (carte 3 verso - 4r) terza lettera (carte 4v - 6r), scritta anch'essa da Guarino e indirizzata al secondo committente, Jacopo Antonio Marcello; testo dei diciassette libri del di Strabone (f.7v. - 389r.), tradotti in latino da Guarino.
Il manoscritto autografo di Guarino da Verona, con le sue annotazioni, conservato nella biblioteca Bodleiana di OxfordIl manoscrtto autografo di Guarino è oggi nella Biblioteca Bodleiana, Oxford, Ms.Canon.Class.lat.301., permette di ricostruire la formazione del testo del manoscritto albigese. Contrariamente a quanto indicato nella dedica, il testo non è stato tradotto dall'antico manoscritto greco che era conservato nelle collezioni del cardinale greco IsidoroBiblioteca apostolica vaticana, Vat.Gr.174.. I libri I a X furono infatti tradotti da un altro manoscritto greco appartenente a Ciriaco di AnconaLa prima parte è oggi conservata all'Eton College, Ms.141.. I libri XI al XVII furono tradotti da un manoscritto oggi conservato a MoscaMuseo storico di Stato, Mosca, Gr.204.. Questi due manoscritti contengono annotazioni di mano di Guarino. In effetti, il manoscritto di Isidoro gli fu inviato dal bibliotecario pontificio solo nel settembre del 1453, dopo che il lavoro di Guarino era iniziato. Quest'ultimo manoscritto probabilmente gli servì per rivedere la sua traduzione. Il manoscritto originale di Oxford contiene anche la seconda e la terza dedica: non sono scritti di mano del traduttore, ma risultano da lui corretti.
Le lettere dedicatorie, ognuna glorificante il destinatario, segnalano l'uso diplomatico dell'opera. Nella lettera di Guarino a Niccolò V, l'autore paragona il papa a Cristo che resuscita Lazzaro nel suo ordinare la traduzione del testo di Strabone per diffonderlo nell'Occidente cristiano. Inoltre paragona, nella stessa lettera, il testo di Strabone alla Septuaginta, una traduzione dalla Bibbia ebraica al greco commissionata dal sovrano egizio Tolomeo II intorno al 270 a.C. Nella lettera a Marcello, Guarino paragona quest'ultimo a un Ercole che sorregge il globo al posto di Atlante, per descrivere il ruolo del generale veneziano subentrato al papa nel sostenere la traduzione della Geografia. Infine, nella lettera di Marcello a Renato d'Angiò, il veneziano indica al principe francese tutti gli altri doni che avrebbe potuto fargli in luogo di questo libro: potevano essere uccelli, cavalli, cani o vasi preziosi, ma a suo giudizio l'opera di un genio era molto più consona ad un signore del rango dell'angioino.
Calligrafia e capilettera
La calligrafia dell'opera di Albi segue uno stile umanista. Il copista del manoscritto fu sicuramente attivo tra Padova e Venezia negli anni 1460-1470. Sebbene la sua identità sia ancora sfuggente, la sua particolare scrittura è stata rinvenuta in un consistente gruppo di manoscritti tra cui tre opere di Giano Pannonio, amico del Mantegna, e un'opera contenente testi consolatori dedicata a Marcello nel 1461, in occasione della morte del figlioBiblioteca dell'Università di Glasgow, Ms.Hunter 201., un manoscritto del Tacuinum SanitatisBiblioteca municipale di Rouen, Ms.3054., e anche opere destinate ad altri umanisti e prelati come Ermolao Barbaro. I titoli sono scritti in policromia, un espediente rintracciabile anche nella grafia del noto copista umanista padovano Bartolomeo Sanvito, attivo presso la corte pontificia nell'ultimo terzo del XV secolo, che potrebbe essere stato influenzato o formato dal copista del presente manoscritto.
Come nei manoscritti sanvitesi, anche questo di Strabone contiene 23 iniziali "sfaccettate", ispirate alle capitali lapidarie romane e dipinte in modo da dare l'impressione della tridimensionalità, poste su un fondo colorato decorato da racemi e imitazioni di chiodi a dare l'impressione che siano sovrapposte alla pagina. Questo tipo di iniziale si ritrova nel manoscritto della Cosmografia di Tolomeo già offerto a Renato d'Angiò nel 1457. Lo storico dell'arte americano Millard Meiss ha avanzato l'ipotesi che si trattasse di un'opera giovanile di Andrea Mantegna, che a quel tempo era interessato all'epigrafia antica, tanto che questo tipo di capolettera venne soprannominato litterae mantiniane. Ma questa attribuzione non è stata accettata da altri storici infatti questo stesso stile era presente in altre opere padovane precedenti e si diffuse in tutta Italia durante il Rinascimento, come è il caso di un manoscritto del Sanvito, le Vitae Malchi et Pauli di san GirolamoBiblioteca Marciana, Venise, Ms.Lat.II.39.Thiébaut in .
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