Lintenzionalità condivisa è un concetto in psicologia che descrive la capacità dell’essere umano nell’interagire con lo stato psicologico degli altri. Secondo il pensiero tradizionale nelle scienze cognitive l'Intenzionalità condivisa (Shared Intentionality) supporta lo sviluppo del tutto, tramite le interazioni di gruppo e dell’assimilazione della conoscenza identità morale (moral identity) e evoluzione culturale (cultural evolution) che fornisce le fondamenta societarie, essendo un pre requisito della realtà sociale.
La conoscenza dell'intenzionalità condivisa si è sviluppata a partire dalla fine del secolo scorso. Questo costrutto in psicologia fu introdotto negli anni ’80 con una definizione semplice di condivisione diretta degli stati psicologici tra i partecipanti senza attribuire l’età in cui inizia.Gilbert, M. On Social Facts. London: Routledge; 1989Searle, J. R. The Rediscovery of the Mind. London: MIT Press; 1992.Tuomela, Raimo. The Importance of Us: A Philosophical Study of Basic Social Notions. Stanford University Press; 1995. Lo sviluppo della conoscenza attraverso l'interazioni madre-bambino ha fornito maggiori informazioni sulla intenzionalità condivisa; questo permette al bambino di un anno di apprendere culturalmente.Tomasello, M.; Rakoczy, H. "What makes human cognition unique? From individual to shared to collective intentionality". Mind & Language, 2003; 18: 121–147. Successivamente, Professore Tomasello et al. hanno ipotizzato che, anche alla nascita, i neonati recepiscono questa Intenzionalità condivisa con i caregivers – tramite chi li accudisce deducendo quindi che questa abilità di condividere stati psicologici con gli altri emerge immediatamente dopo la nascita.Tomasello, M.; Carpenter, M.; Call, J.; Behne, T.; Moll, H. "Understanding and sharing intentions: The origins of cultural cognition". Behavioral and Brain Sciences. 2005; 28: 675–691. Tomasello ha ipotizzato un graduale aumento dei legami sociali tra i bambini e i caregivers attraverso la forza motrice essenziale dell'intenzionalità condivisa che inizia con la condivisione delle emozioni dalla nascita.Tomasello, M. Becoming Human: A Theory of Ontogeny. Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press; 2019.
Nel 2022, Michael Tomasello ha ricevuto il David Rumelhart Prize 2022 della Cognitive Science Society come premio per le sue intuizioni sull'evoluzione della cognizione e, in particolare, per lo sviluppo della conoscenza sul contributo dell'intenzionalità condivisa alla cognizione e alla formazione della realtà sociale.
Il concetto è leggermente vicino all'intenzionalità collettiva. La nozione filosofica di Intenzionalità collettiva definisce la capacità di un gruppo di formare co-interazioni quando gli individui sono congiuntamente interessati ad oggetti, questioni di fatto, stati di cose, obiettivi o valori. Questa co-interazione si verifica quando due o più individui intraprendano consapevolmente insieme un’attività. L’attributo dell’Intenzionalità collettiva è definito nell’interesse all’oggetto in un’intenzione comune ne, nel potere cosciente delle menti di essere congiuntamente diretti verso un obiettivo. Si pensa che l’Intenzionalità collettiva implichi solo intenzioni consapevoli che sono la causa della azioni. Per questo, già a tre o quattro anni, dopo anni di continue interazioni con altre persone, i bambini riescono a sviluppare un’abilità nell’Intenzionalità collettiva che serve per la comprensione dei fondamenti culturali basati su credenze e attività collettive.Tomasello, M.; Rakoczy, H. "What Makes Human Cognition Unique? From Individual to Shared to Collective Intentionality". Mind & Language, Vol. 18, No. 2, April 2003, pp. 121–147. Al contrario, il costrutto psicologico dell’Intenzionalità condivisa, descrive processi inconsapevoli durante l’apprendimento sociale ad inizio vita, quando gli organismi sono in uno stadio di sviluppo cognitivo sensomotorio e non possiedono un pensiero astratto.Tomasello, M. The Cultural Origins of Human Cognition. Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press. 1999. Questa differenza implica la possibilità, tra i due concetti, di due processi neuropsicologici differenti alla base della loro comparsa.
Negli ultimi anni, il costrutto psicologico dell'Intenzionalità condivisa viene esplorato da diverse prospettive studiando: ad esempio, i processi cognitivi coinvolti nella creazione e nel sostegno dell'attività cooperativa del gruppo, l'attività neuronale collaborativa negli studi di neuroscienze inter-cerebrali,Fishburn, F. A.; Murty, V. P.; Hlutkowsky, C. O.; MacGillivray, C. E.; Bemis, L. M.; Murphy, M. E.; Huppert, T. J.; Perlman, S. B. "Putting our heads together: Interpersonal neural synchronization as a biological mechanism for shared intentionality". Social Cognitive and Affective Neuroscience. 2018 Aug; 13(8):841-9.Astolfi; L.; et al.: "Neuroelectrical hyperscanning measures simultaneous brain activity in humans". Brain Topography, 2010; 23:243–256.Szymanski, C.; et al. "Teams on the same wavelength perform better: Inter-brain phase synchronization constitutes a neural substrate for social facilitation". Neuroimage, 2017; 15:425–436.Hu, Y.; et al. "Inter-brain synchrony and cooperation context in interactive decision making". Biological Psychology, 2018; 133: 54–62, 2018. e le prestazioni di gruppo negli studi psicofisiologici.Atmaca, S.; Sebanz, N.; Prinz, W.; Knoblich, G. "Action co-representation: The joint SNARC effect". Social Neuroscience 2008; 3:3–4, 410–420.Shteynberg, G.; Galinsky, A. D. "Implicit coordination: Sharing goals with similar others intensifies goal pursuit". Journal of Experimental Social Psychology, 2011; 47: 1291–1294, ISSN 0022-1031.McClung, J. S.; Placì, S.; Bangerter, A.; Clément, F.; Bshary, R. "The language of cooperation: Shared intentionality drives variation in helping as a function of group membership". Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences; 2017; 284:20171682. http://dx.doi.org/10.1098/rspb.2017.1682. Tuttavia, la natura dell'interazione nell'intenzionalità condivisa non è chiara, del perché si manifesti anche nei neonati, organismi allo stadio di sviluppo dei riflessi semplici.
Definizione Nel pensiero classico, una definizione è una dichiarazione dell’essenza di un qualcosa. L’Intenzionalità condivisa è una variabile latente che può essere dedotta solo indirettamente. La definizione di questo costrutto psicologico dovrebbe essere considerata attentamente perché l’impatto traslazionale della ricerca dipende da come definiamo questo fenomeno implicito. La definizione dell'Intenzionalità condivisa dovrebbe costituire ulteriori direzioni di ricerca, ad esempio per comprendere i processi neurofisiologici alla base dell’individuazione degli obiettivi negli individui. Lo studio sull'Intenzionalità condivisa inizia con la comprensione del processo della capacità di consentire interazioni coordinate e collaborative tramite una motivazione a condividere stati mentali. Tuttavia, il perché questo modello di comprensione reciproca riesca anche nei neonati e l’essenza di questo fenomeno non è chiara. La definizione dovrebbe spiegare i significati di tale costituente così fondamentale per questo costrutto, così come questa condivisione di stati mentali può verificarsi, considerando l’età dell’organismo che manifesta questa capacità. La definizione iniziale non chiarisce come i bambini siano in grado di percepire l'Intenzionalità condivisa quando non riescono a comunicare attraverso segnali sensoriali all’inizio dell’apprendimento sociale. Anche l'essenza di uno stato mentale in questa fase di sviluppo necessita di chiarimenti.
Sulla base di recenti intuizioni nella ricerca neuroscientifica, un'ipotesi di basi neurofisiologiche dell'Intenzionalità condivisa ha specificato che questa interazione collaborativa emerge nelle coppie madre-bambino alla nascita per condividere lo stimolo sensoriale essenziale del reale problema cognitivo.Val Danilov, I; Mihailova S. "Neuronal coherence agent for shared intentionality: A hypothesis of neurobiological processes occurring during social interaction". OBM Neurobiology 2021; 5(4): 26; DOI: 10.21926/obm.neurobiol.2104113 Questo legame sociale consente l'addestramento ecologico degli organismi immaturi, a partire dal sottostadio dei riflessi semplici dello stadio sensomotorio dello sviluppo cognitivo.
Contribuzione L'Intenzionalità condivisa è un mezzo per l’apprendimento degli organismi dell’intorno sin dall’inizio della cognizione.
Il significato di questa nozione è che questa la comunicazione pre-percettiva sia cruciale per all’assimilazione della conoscenza ambientale nel periodo in cui gli organismi non riescono a comunicare attraverso segnali sensoriali. In questa fase gli organismi non sono nemmeno in grado di colpire; possono mostrare comportamenti orientati verso un obiettivo attraverso riflessi primitivi; Neanche la percezione degli oggetti può apparire autonomamente in questa fase di sviluppo. Gli organismi dovrebbero riuscire ad ottenere una rappresentazione olistica dell’ambiente, prima di avere la percezione, per poi riuscire ad elaborare con successo e organizzare, identificare e interpretare le informazioni sensoriali. Questa spiegazione del significato dell’Intenzionalità condivisa fornisce anche un ragionamento analitico sul perché essa viene definita come un’interazione inconsapevole in cui l’organismo ricevente immaturo sperimenta la capacità di selezionare l’unico stimolo che l’organismo contributore maturo prende di mira.Val Danilov, I. "Smartphone in Detecting Developmental Disability in Infancy: A Theoretical Approach to Shared Intentionality for Assessment Tool of Cognitive Decline and e-Learning." K. Arai (Ed.): Proceedings of the SAI 2022, LNNS 508, pp. 1–11, 2022. Springer Nature Switzerland AG 2022 DOI: https://doi.org/10.1007/978-3-031-10467-1_19 . https://link.springer.com/chapter/10.1007/978-3-031-10467-1_19
Una spiegazione dei processi neurofisiologici durante questa interazione iniziale è intrigante quanto essenziale poiché rivela prospettive per comprendere la percezione e la coscienza e promuove anche progressi in molti campi della conoscenza, dalla biomedicina all'intelligenza artificiale. In medicina, la valutazione della grandezza dell'intenzionalità condivisa nella diade madre-bambino può contribuire a valutare lo sviluppo cognitivo dei bambini. I progressi nella conoscenza dei processi sottostanti dell'intenzionalità condivisa possono fornire la gestione delle reti neurali artificiali di arti protesici intelligenti attraverso un legame con la rete sensomotoria umana. La fattibilità dell’integrazione del cervello umano con un computer apre la strada a una nuova fase nella progettazione dell’intelligenza artificiale.
Ipotesi Al giorno d'oggi, solo un'ipotesi tende a spiegare i processi neurofisiologici durante l'Intenzionalità condivisa nella complessità integrativa dal livello delle dinamiche cellulari a quelle interpersonali. Secondo Professore Igor Val Danilov, l'Intenzionalità condivisa emerge nella diade madre (contribuente) e bambino (destinatario) in condizioni specifiche che corrispondono al modello neurocognitivo di madre-feto. Questo modello di interazione tra organismi strettamente imparentati è descritto dai seguenti attributi: (i) apprendimento sociale in una mancanza di interazione sensoriale significativa tra di loro; (ii) stimoli incomprensibili (per il destinatario) in un contesto ecologico condiviso; (iii) un singolo oscillatore armonico a bassa frequenza.