Il Sozialistisches Patientenkollektiv (in italiano Collettivo Socialista di Pazienti), noto anche con l'acronimo SPK, è un collettivo di pazienti psichiatrici e non psichiatrici fondato a Heidelberg, nella Germania Ovest, nel febbraio 1970 da Wolfgang Huber. Il nucleo del programma ideologico dello SPK è riassunto nello slogan "Fare della malattia un'arma" (in tedesco: "Aus der Krankheit eine Waffe machen"), rappresentativo di un ethos che viene continuamente e attivamente praticato sotto la nuova denominazione di Fronte di Pazienti / Collettivo Socialista di Pazienti, PF/SPK(H). Il primo collettivo, lo SPK, dichiarò la sua autoscioglimento nel luglio 1971 come ritiro strategico, ma nel 1973 Huber ne proclamò la continuità sotto il nome di Fronte di Pazienti.

L'SPK parte dal presupposto che la malattia esista come un fatto innegabile e ritiene che sia causata dal sistema capitalistico. L'SPK promuove la malattia come forma di protesta contro il capitalismo e la considera il fondamento su cui creare la specie umana. L'SPK si oppone ai medici, considerandoli la classe dominante del capitalismo e i responsabili dell'avvelenamento della specie umana. Il testo più noto del PF/SPK(H) è il comunicato SPK - Fare della malattia un'arma, che contiene le prefazioni sia del fondatore dell'SPK, Wolfgang Huber, sia di Jean-Paul Sartre.

Contesto e sviluppo La tesi fondamentale dell’SPK era che tutte le malattie avessero come presupposto la società, la quale essa stessa era non sana in quanto capitalistica nella forma dell'epoca. La medicina tradizionale e la psichiatria classica cercherebbero dunque di rendere nuovamente i pazienti “adatti alla società che causa la malattia”. Al contrario, il collettivo dei pazienti socialisti esigeva che prima che la ripresa fosse possibile nella società stessa, si dovesse realizzare il risanamento della società. Nel giugno 1970 Huber dichiarò: “Non deve esistere atto terapeutico che non sia stato precedentemente identificato in modo chiaro e inequivocabile come atto rivoluzionario”, e concluse: “Nell’interesse dei malati può esserci solo una lotta opportuna e causale contro la loro malattia, vale a dire l’abolizione della patogena società patriarcale e mercantile”.

Il SPK iniziò a definirsi come organizzazione quando il dott. Huber, medico assistente della clinica di Heidelberg, fu ripreso e minacciato di licenziamento dalla direzione universitaria per non essere allineato nelle sue posizioni e nel suo approccio ai pazienti al resto del Dipartimento di Psichiatria. Quando Huber riferì questi provvedimenti ai pazienti del suo gruppo di terapia, essi solidarizzarono con lui e giunsero ad una protesta massiva il 27 Febbraio 1970 , ed arrivarono ad occupare gli spazi dell'amministrazione universitaria e indire uno sciopero della fame.

Dopo la sua fondazione come movimento, e l'adozione ufficiale del nome a fine Giugno del 1970, il collettivo crebbe rapidamente e, secondo le sue stesse dichiarazioni, nell'estate del 1970 contava circa 150 membriH. Häfner. Das Sozialistische Patientenkollektiv an der Universität Heidelberg 1970-1971. In: Nervenheilkunde 12/2018; 37: 901–909. Dopo mesi di proteste infatti, il nove luglio 1970 l'università approvò finalmente il progetto SPK, pagando le stanze del gruppo e reintegrando Huber.

Come altri esperimenti di antipsichiatria come Kingsley Hall e Villa 21 (David Cooper) , il SPK problematizzò il paradigma paziente-medico, infine chiamando anche al rovesciamento della "classe medica". Gli avvenimenti che portarono alla sua formazione, non sarebbero mai stati possibili senza le radici poste dai movimenti del Sessantotto, in particolare dalle proteste ispirate da Rudi Dutschke contro il gruppo editoriale Springer, accusato di collusione con la guerra in Vietnam e con il governo.

Intrecciando dunque la lotta al capitalismo con l'antipsichiatria, il collettivo destò progressivamente più interesse negli studenti di Heidelberg e Mannheim

Il collettivo produsse diversi volantini informativi, teneva lezioni e dibattiti, e l'Università di Heidelberg per un periodo considerò SPK parte dell'Università. I "circoli di lavoro" tenevano convegni pubblici su marxismo, sessualità, educazione e religione, ed il SPK condusse anche delle "agitazioni", chiamate "singole" (individuali) e "agitazioni di gruppo" (azioni collettive), tenendosi in attività tutti i giorni dalle 9 alle 22, o a volte anche più tardi.

Tuttavia, le controversie pubbliche e legali sullo status del gruppo presso l'Università di Heidelberg e sulla sua legittimità non finirono. Nella controversia sulla continuazione dell'SPK nell'autunno del 1970, l'Università di Heidelberg sottopose la questione a diverse perizie. Tra i sostenitori del collettivo di pazienti c'erano Horst-Eberhard Richter di Gießen, Peter Brückner di Hannover e Dieter Spazier, l'ex collega di Huber e capo del Policlinico universitario di Heidelberg. Come pareri contrari invece furono nominati: Walter Ritter von Baeyer, l'ex direttore della clinica del dottor Huber, Hans-Joachim Bochnik di Francoforte e Helmut Thomä di Ulm, ex dipendente di Alexander Mitscherlich presso la Clinica universitaria psicosomatica di Heidelberg.Basisgruppe Medizin Gießen und Fachschaft Medizin Gießen (Hrsg.): Dokumentation zum Sozialistischen Patientenkollektiv Heidelberg. Gießen 1971

Prevalse il parere contrario, e il collettivo fu delegittimato: tale decisione portò a un confronto ed un sit-in che attrasse l'attenzione di un ampio pubblico, compresa la polizia. Ciononostante il collettivo fu costretto a lasciare definitivamente la sua sede di Rohrbacher Straße 12, e così trasloco nelle case dei suoi membri.

L'SPK si radicalizzò definitvamente quando un membro del gruppo si suicidò nell'aprile 1971. L'SPK accusò di questo avvenimento i suoi oppositori, arrivando ad occupare più volte le strutture direzionali dell'università. Nel suo picco, il SPK giunse a contare circa 500 membri;

Facendo pretesto di una sparatoria avvenuta il 24 Giugno 1971 vicino alla caserma di polizia di Heidelberg, attribuita comunque alla banda Baader-Meinhof, la polizia iniziò a condurre delle perquisizioni nelle case dei membri del SPK. Di questi, sette vennero arrestati durante queste perquisizioni, compreso Wolfgang Huber, il 21 Luglio 1971; Vennero anche rinvenuti documenti, armi ed esplosivi contraffatti, portando gli investigatori ad identificare un “nucleo interno” che arrivarono a considerare una vera e propria organizzazione criminale. In seguito a questi eventi apparve una dichiarazione pubblica del collettivo: "Se siamo circondati, scapperemo". Le accuse furono di collusione con la Rote Armee Fraktion, tuttavia nessuno dei membri dell'SPK fu infine condannato, ne fu dimostrato alcun legame, ma nel frattempo il SPK ne risultava mediaticamente criminalizzato. Così il SPK venne sciolto ufficialmente (autodefinendolo “ritiro strategico”), ed in seguito fu fondata la IZRU (Information Zentrum Rote Volks-Universität)

Nel 1972, il filosofo francese Jean-Paul Sartre scrisse una prefazione con carattere solidale al movimento per il libro di Huber SPK: Fare della malattia un'arma .SPK - aus der Krankheit eine Waffe machen, Universitätsbibliothek Heidelberg, abgerufen am 8. Dezember 2023

Il processo iniziò il 7 Novembre 1972 presso il tribunale di Karlsruhe, per nove imputati, ma sei non si presentarono al processo in quanto impegnati in un corso di formazione a Monaco; inoltre in prima istanza gli imputati dell'SPK sceglievano alcuni avvocati già difensori dei manifestati del Sessantotto tedesco e della Rote Armee Fraktion, come Eberhard Becker e Klaus Croissant, tuttavia poco prima delle udienze il primo era stato interdetto all'attività forense dalla corte,ed il secondo non partecipò, costringendo alla nomina di avvocati d'ufficio. I capi di accusa erano diversi:

la fabbricazione di esplosivi da parte di Ursula Huber sul suo posto di lavoro tra il novembre 1970 e il luglio 1972, un fallito incendio doloso all'ospedale psichiatrico statale di Wiesloch a cavallo tra gli anni 1970/71, un fallito attentato all'ufficio delle imposte di Heidelberg il 10 maggio 1971. falsificazione di patenti di guida, documenti di veicoli e carte d'identità. aver offerto nascondiglio ad uno dei tre aggressori coinvolti nell'omicidio del capo della polizia Brand il 24 giugno 1971 nel villaggio di Wiesenbach,vicino a Heidelberg;

Il processo terminò nonostante ritardi e richieste di rinvio a causa della mancata collaborazione degli imputati, con le condanne a quattro anni e mezzo di reclusione per Wolfgang Huber e sua moglie, e Siegfried Hausner a tre anni di riformatorio. La sentenza di oltre 100 pagine cerca comunque di isolare l'attività criminale del piccolo gruppo radicalizzato dalla comunità terapeutica formata in precedenza e dall'approccio emancipativo dei pazienti.

Nel 1973, dalla prigionia, Huber chiese il ripristino del fronte dei pazienti .„Aus der Krankheit eine Waffe machen!“ Wo aus Psychiatrie-Patienten Revolutionäre werden sollten – das Sozialistische Patientenkollektiv SPK (1970/71). Unsignierter Artikel aus der Heidelberger Studentenzeitung ruprecht Nr. 35, 16. Mai 1995 (hier auf der Webseite der Fachschaft Math/Phys, zuletzt abgerufen 2. September 2018)

Alcuni membri dell'SPK si trasferirono nella RAF durante questo periodo, tra questi ci furono sicuramente Klaus Jünschke, Margrit Schiller, Lutz Taufer, Bernhard Rössner, Hanna Krabbe e Siegfried Hausner, probabilmente Elisabeth von Dyck, Baptist Ralf Friedrich, Sieglinde Hofmann e Friederike Krabbe . Taufer, Rössner, Hanna Krabbe e Hausner furono coinvolti nella presa di ostaggi nell'ambasciata tedesca a Stoccolma nel 1975, e Dyck, Friedrich, Hofmann e forse Friederike Krabbe furono coinvolti nella serie di attentati nell'autunno 1977.

SPK/PF(H)

Dal 1985 in poi, ci sono state alcune persone provenienti dall'ambiente di Huber che si manifestavano come "Malattia nella legge" Ancora oggi sotto il nome Patientenfront/Sozialistisches Patientenkollektiv (H) o in forma abbreviata SPK/PF (H) viene realizzato un sito webhttp://www.spkpfh.de/ e la distribuzione di documenti e libri. Gli utenti anonimi di “Patopratica con giuristi” (Impressum) si descrivono identici all'SPK, che non avrebbe mai cessato di esistere. Attraverso insulti e minacce, cercano di contrastare le rappresentazioni della storia dell'SPK che non corrispondono a quella che ritengono la loro immagine. Secondo questi infatti, l'SPK non ha e non ha avuto niente a che fare con la RAF, niente con il movimento del '68 e neppure con l'antipsichiatria.Ralf Forsbach: Die 68er und die Medizin. Gesundheitspolitik und Patientenverhalten in der Bundesrepublik Deutschland (1960–2010), V&R unipress, Göttingen 2011 (= Medizin und Kulturwissenschaft. Bonner Beiträge zur Geschichte, Anthropologie und Ethik der Medizin, Bd. 5), ISBN 9783899717600. S. 100, online

Filmografia Attraverso diverse interviste alle persone coinvolte e materiali d'archivio, il regista Gerd Kroske nel suo documentario “SPK Complex” fa luce sull'argomento. Il film è stato presentato in anteprima alla Berlinale 2018 nella serie Forum.Gerd Kroske über seinen Dokumentarfilm „SPK Komplex.“ Deutschlandfunk 14. April 2018. Abgerufen am 5. Dezember 2018Christiane Peitz. Aus der Krankheit eine Waffe machen. In: Der Tagesspiegel, 20. April 2018. Abgerufen am 5. Dezember 2018

Mario Damolin, Ralf Forsbach, Helmut Kretz e Christian Pross, tra gli altri, espressero critiche al film.