La rivolta cosentina o ribellione di Cosenza è stata un'insurrezione popolare avvenuta il 4 novembre 1943 da parte della popolazione cosentina contro la Prefettura del comune di Cosenza. Contesto Le condizioni critiche della regione
La Calabria del 1943 era una regione contrassegnata da una depressione economica senza eguali, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 211. All’arretratezza endemica del territorio contribuivano un settore agricolo anacronistico, un’industria allo “stato infantile”, scarsamente diffusa e paralizzata dal lungo e catastrofico conflitto (le centrali elettriche della Sila erano fortunatamente salve anche se «la massa di energia elettrica viene in parte trasportata altrove», come nel periodo fascista), infrastrutture civili, come strade e acquedotti di per sé scadenti e insufficienti, che avevano da sempre connotato l’arretrato grado di sviluppo e che adesso si presentavano ancor più ridotte e precarie per gli esiti bellici, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 211. E infine, a suggello del disastro, un territorio completamente disarticolato dalla violenza comunque subita, lontano dal fronte e però martoriato prima dalle bombe alleate e poi dalle distruzioni dei tedeschi in ritirata, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 211. In quel terribile 1943, infatti, l’aviazione anglo-americana flagellò la regione sganciando tonnellate di bombe su paesi e città, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 211, e a peggiorare la situazione erano le opere di demolizione avvenute in tutta la Calabria, realizzate senza risparmio dai genieri tedeschi, che seguirono gli ordini del generale tedesco Albert Kesselring di ritirarsi entro l'8 settembre su Castrovillari e di effettuare la tattica di "terra bruciata" per rallentare le truppe britannicheAlberto Santoni, Le operazioni in Sicilia e in Calabria (luglio-settembre 1943), 1989, pp. 433. Cosenza stessa venne martellata dai bombardieri anglo-americani: il 12 aprile 1943 la città subì un bombardamento in pieno giorno, causando distruzioni di case e infrastrutture, con decine di morti tra la popolazione civile. Nel centro storico venne distrutto il seminario arcivescovile e subì danni anche il Duomo, Mario De Filippis, La morte dal cielo: gli 80 anni delle bombe su Cosenza, 11 Aprile 2023. Dopo il bombardamento chi può abbandona la città e cerca rifugio nei paesi vicini, già invasi di sfollati provenienti anche da altre regioni.
Gli stessi Alleati, di fronte alla gravità della situazione e al disorientamento generale, si mostrarono perplessi sulla possibilità di ripresa. In un rapporto al generale Harold Alexander, il capo degli Affari civili del Governo militare alleato, il nobile inglese Maggior Generale Francis Rennell Rodd, temendo addirittura una ripresa del brigantaggio, manifestò quanto fosse difficile il «governo di una popolazione scoraggiata e apatica», con una «burocrazia incompetente», Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 211. Il tributo di sangue pagato dalla popolazione civile fu oneroso anche in seguito alla caduta di Mussolini, quando la gente pensava di essere uscita dall’incubo della guerra. Basta ricordare i massacri avvenuti alla vigilia dell’armistizio e ancora dopo la sua firma. A fine agosto e ai primi di settembre Catanzaro e Cosenza registrarono centinaia di morti, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 212. Tornando alla depressione della regione, si era determinato un ristagno economico che si evidenziava con redditi bassissimi, disoccupazione enorme, abissale miseria, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 212. Quella miseria che spinse all’azione masse di diseredati, esasperò le tensioni sociali e portò, con un effetto rivoluzionario, alla crisi definitiva del tardo-feudalesimo formato da ceti reazionari aggrappati alla rendita parassitaria che tenevano imprigionato il territorio e ne bloccavano lo sviluppo, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 212.
La mancata epurazione della vecchia classe politica In tale condizione precaria, dominante all’indomani dello sbarco anglo-americano nel continente (Operazione Baytown), non era un compito semplice riavviare la macchina dello Stato, riparare le case, dare cibo alle popolazioni stremate. Il governo militare alleato si adoperò per far ripartire la vita politica e amministrativa senza tuttavia modificare più di tanto l’impalcatura dello Stato fascista, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 212. Anzi, come avrebbe accusato nel marzo 1944 l’organo del Partito Comunista Italiano «L’Unità», tollerava presenze e rigurgiti neofascisti nelle istituzioni, assistendo passivamente all’attività di “agenti hitleriani” che in molti centri della Calabria si muovevano indisturbati, si accanivano sulle organizzazioni antifasciste, commettevano attentati contro tipografie nelle quali si stampavano i giornali democratici, usavano la dinamite per distruggere sedi del PCI, ingaggiavano sparatorie con i soldati, in ciò «incoraggiati dalla criminale complicità delle autorità governative», Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 213. Con i limitati strumenti messi a disposizione dagli anglo-americani, si formò allora una nuova coscienza politica che intravide nei bisogni delle masse da soddisfare il motivo del proprio impegno. La Calabria dunque era una regione in mezzo al guado tra un passato che ancora si prolungava e un futuro tutto da scoprire.
La spinta alla democrazia dovette fare i conti con diversi ostacoli frapposti sulla via di un reale mutamento. In particolare, alle resistenze delle vecchie classi dominanti, fatte da uno schieramento conservatore e reazionario che poggiava su uomini e strutture politico-istituzionali retaggio del fascismo, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 215. Non meno nefasti si dimostrarono il camaleontismo politico di numerosi fascisti subito traslocati nei partiti risorti, che accolsero molti notabili compromessi con il passato ventennio, l’organizzazione del regime ancora in piedi e, infine, la blanda e di fatto mancata epurazione, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 215. Quella che affiora immediata, a ogni modo, è la voglia palpabile di partecipazione popolare che, dopo un avvio stentato per la mancanza di direzione politica e per gli ostacoli frapposti dagli Alleati che temevano una pericolosa instabilità, è documentata dall’adesione sempre più numerosa ai partiti di uomini e donne, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 215.
Le varie insurrezioni La Calabria non era stata silente durante il Ventennio e si erano pure registrate manifestazioni di protesta e di dissenso sociale nonostante il ferreo controllo politico e poliziesco, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 216. Ma erano state ben poca cosa rispetto a quel che si verificò dopo la caduta del fascismo. Forse perché si sentivano “protetti” dalla democrazia armata portata dall’esercito anglo-americano – una democrazia particolare viste le condizioni –, gli abitanti di molti centri calabresi insorsero contro le autorità fasciste locali rimaste ancora al loro posto dopo l’armistizio. Lo fecero, per lo più, con motivazioni di ordine sociale. Le folle davanti ai municipi magari chiedevano solo uno “strappo burocratico” alla tessera del pane, un sostegno alimentare, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 216. Le manifestazioni, però, mostravano spinte di carattere politico viepiù nitide e marcate. Sempre più spesso, infatti, esse erano guidate da agitatori comunisti e socialisti ed esprimevano nette motivazioni antifasciste, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 216. Molte volte queste manifestazioni degradavo in vere e proprie rivolte, diventando violente e causando la morte di più persone. La prima rivolta in Calabria avviene la mattina del 9 settembre a Limbadi, che velocemente trasforma il paese appena liberato in un campo di battaglia, senza però causare alcun morto. Come un'onda, molti dei paesi liberati dall'esercito anglo-americano si ribellarono contro podestà e segretari comunali, Pantaleone Sergi, La Calabria liberata. Tra ripresa democratica e dinamiche conservatrici., pp. 219.
Evento La rivolta La più nota delle insurrezioni calabresi è quella avvenuta a Cosenza il 4 novembre. Sin dalla liberazione da parte degli alleati di Cosenza, il Cln, i partiti antifascisti e la confederazione del lavoro avanzarono richieste d’avvio di un processo di ristrutturazione della cosa pubblica e la rimozione immediata del vecchio prefetto dottor Enrico Endrich che, sicuro della protezione alleata, continuò imperterrito a occupare il palazzo del governo; si trattò di richieste totalmente inascoltate, Prospero Francesco Mazza, Fausto Gullo: una nuova biografia, 2018, pp. 60. Ben presto l’entusiasmo e l’accoglienza fatta alle truppe alleate si trasformò in sentimenti di ostilità. Le medesime truppe iniziarono ad assumere comportamenti poco consoni, nei centri e nelle campagne si manifestarono episodi di ubriachezza, di aggressioni, di assalti animaleschi nelle case, di saccheggi, di stupri, di risse, di furti, ecc. I comandanti alleati rifiutarono l’assegnazione di abitazioni agli sfollati rientrati dal fronte e la negazione di ogni tipo di assistenza, Prospero Francesco Mazza, Fausto Gullo: una nuova biografia, 2018, pp. 60.