Il Ritratto Paolina Adorno Brignole-Sale è un dipinto a olio su tela di Anton Van Dyck datato 1627 e conservato ai Musei di Strada Nuova a Genova.
Storia
Provenienza Il dipinto fu donato nel 1874 al comune di Genova dalla Duchessa di Galliera Maria Brignole-Sale De Ferrari.
Il ritratto raffigura Paolina Adorno Brignole-Sale e venne eseguito assieme a quello del marito, il marchese Anton Giulio Brignole-Sale. Questi due dipinti sono presumibilmente gli ultimi che il pittore fiammingo realizzò a Genova. Appartengono da sempre alla quadreria Brignole-Sale e sono gli unici ad essere rimasti nella residenza della famiglia da cui sono stati commissionati. Vennero portati a Palazzo Rosso dal figlio della coppia, Ridolfo I, dopo la metà del Seicento. Nel 1687 vennero ricomprati dal cadetto Gio. Francesco I per evitare che alla morte del fratello, deceduto senza discendenti maschi, finissero in mani estranee. Sono tutt'ora esposti al secondo piano nobile del Palazzo.
Descrizione e stile
Lo schema compositivo segue da vicino i modelli ritrattistici utilizzati in diverse occasioni da Van Dyck durante la sua carriera artistica. La nobildonna, ritratta all'età di vent'anni, è rappresentata a figura intera e girata di tre quarti, con lo sguardo rivolto direttamente verso l'osservatore. Nella mano destra tiene una rosa completamente sbocciata, simbolo della fugacità della bellezza destinata a sfiorire. Lo stesso significato viene richiamato anche dal pappagallo, le cui piume sono sparse sul cuscino. Entrambi i dettagli sono stati presumibilmente dipinti da Jan Roos che collabora con Van Dyck durante il suo soggiorno genovese grazie all'intermediazione del pittore anversano Cornelis De Wael, maestro del RoosIvi p. 112.
L'ambientazione è contraddistinta da un loggiato con imponenti colonne e un drappo rosso che scende dall'alto. Paolina indossa un sontuoso abito da cerimonia realizzato con una leggera sfumatura di colore blu per rappresentare il tessuto, e con una pasta più densa di colore giallo e bianco, per l'oro dei ricami. Questi ultimi sono resi ancor più visibili grazie al restauro del 1955, che ha eliminato i maldestri interventi del passato. Tutti gli elementi vengono inseriti per soddisfare le esigenze di rappresentanza e di status nobiliare raggiunto dalla famiglia. L’abilità ritrattistica di Van Dyck riscosse infatti un notevole successo tra la nobliltà emergente, decisa a sfruttare il valore simbolico delle immagini per affermare e celebrare il proprio ceto sociale. Sono numerosi gli esponenti dell'aristocrazia cittadina genovese che vollero farsi effigiare dal giovane artista fiammingo giunto a Genova nel 1621 come “miglior discepolo” di Rubens.
Note
Bibliografia
Voci correlate
Musei di Strada Nuova Dipinti di Antoon Van Dyck Barocco Genovese
Altri progetti
Categoria:Ritratti pittorici femminili Categoria:Dipinti di Antoon van Dyck Categoria:Dipinti nei Musei di Strada Nuova