La guerra di Modena (in latino, bellum Mutinense) fu combattuta nel 43 a.C. nei pressi della città di Modena, durante la fase di conflitto civile successivo all'assassinio di Gaio Giulio Cesare. Il breve conflitto vide lo scontro tra le legioni cesariane di Marco Antonio, che nel dicembre 44 a.C. avevano marciato contro le truppe del cesaricida Decimo Giunio Bruto assediandole all'interno della città, e i repubblicani guidati dai consoli Aulo Irzio e Gaio Vibio Pansa, in alleanza con l'altra fazione cesariana guidata dal giovane Cesare Ottaviano, che erano avanzati nel febbraio 43 a.C. in aiuto degli assediati.
La guerra si concluse dopo la battaglia di Forum Gallorum del 14 aprile 43 a.C. e la battaglia di Modena del 21 aprile 43 a.C., con una vittoria tattica dei repubblicani, che sconfissero Antonio sul campo, ma i due consoli morirono nella battaglia e Antonio riuscì a disimpegnarsi con successo marciando lungo la via Emilia per congiungersi con le legioni del suo luogotenente Publio Ventidio Basso. Entro poche settimane la situazione politico-strategica sarebbe completamente mutata con l'accordo tra Antonio e Cesare Ottaviano contro il Senato repubblicano.
La situazione a Roma dopo la morte di Giulio Cesare
Predominio di Marco Antonio
Dopo l'assassinio di Gaio Giulio Cesare il 15 marzo 44 a.C. i cospiratori guidati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, non avevano mostrato realismo e risolutezza dando quindi modo al console superstite Marco Antonio di prendere subito energici provvedimenti e conservare il potere in collaborazione con cesariani fedeli come Lucio Cornelio Balbo, Aulo Irzio e il magister equitum Marco Emilio Lepido. Antonio peraltro non era favorevole a un'immediata repressione dei cesaricidi e indisse quindi una riunione del Senato per organizzare una composizione. I cesaricidi, isolati nel Campidoglio e privi di sostegno popolare, erano deboli e divisi..
Il 17 marzo 44 a.C. in Senato Marco Antonio tenne un comportamento apparentemente equilibrato, non richiese la condanna e la punizione dei cesaricidi, promosse la concordia repubblicana e contemporaneamente propose che gli atti, le disposizioni e il testamento di Cesare fossero confermati e adempiuti; l'accordo fu raggiunto. La tregua peraltro si rivelò fragile; al funerale del dittatore, il 20 marzo, l'orazione di Antonio suscitò l'emozione nella folla che manifestò simpatia per il defunto e minacciò la rappresaglia contro i cesaricidi che all'inizio di aprile dovettero abbandonare Roma e cercarono rifugio nelle cittadine laziali. La posizione di Bruto, Cassio e gli altri cospiratori era particolarmente debole: le legioni di veterani cesariani erano inquiete e minacciose verso gli assassini del loro capo, i tentativi di ottenere l'appoggio di cesariani come Irzio e Publio Cornelio Dolabella fallirono..
Marco Antonio, nonostante la sua forza politica come console e principale esponente della fazione cesariana, continuò in un primo tempo a mostrarsi conciliante: per accattivarsi i conservatori del Senato, propose di abolire per sempre la carica di "dittatore", tenne un atteggiamento amichevole verso Bruto e Cassio, consentì che tre cesaricidi potessero raggiungere le province a loro assegnate: all'inizio di aprile 44 a.C. quindi Gaio Trebonio si recò in Asia, Lucio Tillio Cimbro in Bitinia e Decimo Giunio Bruto partì per la Gallia Cisalpina dove erano presenti due legioni.. Nella stessa circostanza vennero anche deliberate le province che sarebbero state assegnate ai due consoli al termine del loro mandato del 44 a.C.: Dolabella avrebbe ricevuto la Siria mentre Marco Antonio sarebbe andato in Macedonia dove avrebbe ricevuto il controllo di sei ottime legioni di veterani cesariani.. Altri fedeli luogotenenti di Cesare controllavano le province orientali: Publio Vatinio l'Illirico, Tito Sextio l'Africa, mentre Lucio Staio Murco e Quinto Marcio Crispo erano con sei legioni ad Apamea..
Comparsa di Cesare Ottaviano
L'equilibrio politico a Roma ebbe un'inattesa svolta con l'arrivo a Brindisi del giovane Gaio Giulio Cesare Ottaviano; abile, prudente, dissimulatore, spietato e ambizioso, il pronipote del dittatore accettò la pesante eredità e manifestò subito la sua volontà di difendere la causa cesariana in competizione con Marco Antonio e appropriarsi della vendetta contro i cesaricidi; ben presto ebbe contatti con alcuni fedeli cesariani come Cornelio Balbo, Aulo Irzio e Gaio Vibio Pansa; il primo incontro con Marco Antonio a Roma nel maggio 44 a.C. si svolse in un'atmosfera tesa e conflittuale..
Per contrastare il crescente prestigio del giovane Ottaviano, Marco Antonio ritornò a una politica meno conciliante: ricercò il sostegno dei veterani cesariani, entrò in contrasto con il moderato Aulo Irzio e fece pressioni per costringere Bruto e Cassio a lasciare l'Italia. Il 1-2 giugno 44 a.C. riuscì a far approvare in contrasto con la maggioranza senatoria una lex de permutatione provinciarum che prevedeva una variazione dell'assegnazione delle province per l'anno 43 a.C.; secondo questo provvedimento, Antonio avrebbe lasciato il comando della Macedonia ma al suo posto avrebbe ricevuto l'amministrazione della Gallia Comata e della Gallia Cisalpina che sarebbe stata tolta a Decimo Bruto; inoltre Antonio avrebbe mantenuto il controllo delle legioni cesariane presenti nei Balcani..
Nelle settimane seguenti la situazione politica a Roma divenne confusa: Cesare Ottaviano accentuò la sua azione di propaganda filocesariana per accattivarsi il sostegno della plebe e dei veterani; il 1º agosto in Senato furono espresse lamentale contro l'attività del console; Marco Antonio prese l'iniziativa all'inizio di agosto contro Bruto e Cassio che ricevettero l'assegnazione delle province di Creta e Cirene; i due cesaricidi decisero di lasciare l'Italia e recarsi in Oriente. Contemporaneamente ci furono tentativi di riconciliare Antonio e Ottaviano; quest'ultimo continuava la sua attività per organizzare una propria fazione con esponenti cesariani, cavalieri e veterani delle legioni..
Indebolimento politico di Marco Antonio Nei mesi di agosto e settembre del 44 a.C. la situazione politica a Roma precipitò rapidamente verso una nuova fase di conflittualità tra fazioni contrapposte; mentre Ottaviano continuava la sua opera di proselitismo tra i veterani cesariani, Marco Antonio venne attaccato in senato dai membri moderati della vecchia fazione pompeiana, guidata da Marco Tullio Cicerone ritornato inaspettatamente in campo. Marco Antonio ritenne la sua situazione sempre più critica: egli denunciò un presunto complotto di Ottaviano per ucciderlo e replicò duramente agli attacchi di Cicerone; quindi il 9 ottobre decise di prendere l'iniziativa e recarsi a Brindisi per radunare le quattro legioni di veterani cesariani sbarcate dalla Macedonia.. Antonio già in precedenza aveva concentrato sulla via Appia anche la famosa V legione "delle Allodole".. Il console prima della scadenza del suo mandato era deciso a marciare con queste forze contro Decimo Giunio Bruto che rifiutava di cedere il controllo della Gallia Cisalpina.
Antonio era consapevole che a Roma si stava organizzando una eterogenea coalizione contro di lui con gli elementi repubblicani del Senato guidati da Cicerone, i cesariani di Ottaviano e i cesaricidi di Decimo Bruto, Marco Bruto e Cassio; questi ultimi due avevano lasciato l'Italia e si erano recati in Oriente ma non si avevano notizie precise sulla loro azione. Cesare Ottaviano nel frattempo era riuscito, grazie a generose elargizioni, a raccogliere in Campania un cospicuo nucleo di veterani, circa 3000 legionari cesariani, con il quale costituire un esercito privato; il giovane all'inizio di novembre 44 a.C. tentò un intempestivo colpo di forza recandosi a Roma.. Il prematuro tentativo si concluse rapidamente con un fallimento; Marco Antonio era in marcia minacciosamente con le legioni raccolte a Brindisi; il senato non appoggiò il giovane erede di Cesare e i veterani non sembrarono disposti ad uno scontro fratricida; Cesare Ottaviano quindi, accompagnato dai suoi luogotenenti Quinto Salvidieno Rufo, Marco Vipsanio Agrippa e Gaio Mecenate si portò verso nord fino a Arezzo con il suo esercito privato di veterani richiamati che ben presto ricevette un prezioso rinforzo.
In realtà anche Marco Antonio era in difficoltà; egli, giunto a Brindisi, si era trovato di fronte allo scontento e all'indisciplina delle quattro legioni di veterani richiamate dalla Macedonia. Le eccellenti legioni Martia e Quarta rifiutarono di obbedire e abbandonarono il campo di Antonio.. Il tentativo personale del console di persuadere le due legioni ribelli a rimanere nei ranghi del suo esercito non fu coronato da successo di fronte alle proteste dei soldati; egli versò premi in denaro agli altri legionari per evitare nuove defezioni., furono eseguite anche repressioni ed esecuzioni per ristabilire la disciplina.. Le due legioni si concentrarono ad Arezzo e rinforzarono in modo decisivo l'esercito di Ottaviano.
La guerra di Modena L'assedio a Decimo Bruto Il 29 novembre del 44 a.C. Marco Antonio, ormai vicino alla scadenza del suo consolato, decise di passare all'azione e partire da Roma per marciare, con le legioni provenienti dalla Macedonia raccolte a Brindisi, verso la Gallia Cisalpina e battere Decimo Bruto che stava assumendo un atteggiamento sempre più ostile. La posizione di Antonio a Roma si era gravemente indebolita dopo la defezione delle due legioni di veterani e la sorprendente coalizione organizzatasi contro di lui tra cesariani rivoluzionari di Ottaviano, cesariani moderati dei nuovi consoli subentranti Aulo Irzio e Vibio Pansa e repubblicani raccolti intorno a Cicerone.
Due fedeli luogotenenti del console, Lucio Decidio Saxa e Publio Ventidio Basso, vennero inviati a reclutare nuove truppe in Campania e nel Piceno per rafforzare le legioni in marcia verso la Gallia Cisalpina contro Decimo Bruto che era deciso a resistere e aveva a sua volta aumentato le sue forze con reclutamenti sul posto.. L'esercito di Antonio, dopo le nuove leve, era costituito dalle due legioni rimaste di quelle provenienti dalla Macedonia, dalla V Alaudae e da una legione, formata con esperti veterani cesariani richiamati e quindi particolarmente efficiente..
Ottaviano nel frattempo aveva consolidato le sue forze; egli disponeva delle due legioni cesariane, Martia e Quarta, che avevano defezionato dal campo di Marco Antonio, di una legione di reclute e di due legioni incomplete di veterani rinforzate con nuove leve. Ottaviano si affrettò ad entrare in comunicazione con il Senato a cui offrì la sua collaborazione; egli trattenne i suoi legionari da prove di forze per accrescere il suo potere, elargì ricchi premi ai veterani a lui fedeli e sembrò per il momento accettare l'autorità dei repubblicani in Roma; i senatori a loro volta accolsero con sollievo l'aiuto del giovane erede di Cesare, ma erano in attesa dell'entrata in carica dei nuovi consoli per organizzare altre forze per l'attacco contro Antonio..
Marco Antonio ritenne pericoloso affrontare direttamente i veterani cesariani di Ottaviano raggruppati ad Arezzo e quindi si diresse al nord con le sue quattro legioni per raggiungere rapidamente la Gallia Cisalpina. Egli contava anche sul sostegno che avrebbe potuto ricevere teoricamente da tre generali cesariani presenti nelle province dell'Occidente: Marco Emilio Lepido era in Spagna Citeriore e Gallia Narbonese con quattro legioni, Gaio Asinio Pollione aveva due legioni in Spagna Ulteriore; Lucio Munazio Planco governava la Gallia Comata con altre tre legioni. In realtà l'appoggio di questi tre personaggi ad Antonio non era del tutto sicuro: Pollione era lontano e con forze insufficienti, Planco era un prudente opportunista, mentre Lepido era inaffidabile e ambizioso; egli sembrava attendere gli sviluppi prima di prendere chiaramente posizione..